Alaska a rischio tsunami (alto 30 metri), è ancora colpa del riscaldamento globale

19 Maggio 2020

Qualora dovesse distaccarsi, un pendio instabile di una montagna in Alaska, sopra il ghiacciaio Barry, potrebbe causare un vero e proprio tsunami nel fiordo di Harriman mettendo a rischio la vita di 290 mila persone. È l’avvertimento di un gruppo di esperti.

A lanciare il grido di allarme un team di quattordici scienziati (11 statunitensi, due canadesi e uno tedesco) con grande esperienza in frane, tsunami e cambiamenti climatici.

L’avvertimento – pubblicato come lettera aperta  – è piuttosto chiaro e non lascia spazio ad interpretazioni: un pendio montuoso in Alaska, oltre il limite del ghiacciaio Barry, è diventato piuttosto instabile e se dovesse franare potrebbe generare uno tsunami nel sottostante fiordo di Harriman, che si trova a quasi 100 chilometri da Anchorage, città che ospita circa 291.000 residenti.

Da diversi anni il ghiacciaio Barry si sta ritirando, molto probabilmente a causa del riscaldamento globale. Lo tsunami generato da un eventuale distaccamento del pendio oltre il ghiacciaio Barry potrebbe essere alto fino a 30 metri e si farebbe strada, riducendosi a 10 metri, fino a Port Wells e poi Prince William Sound, un’area dove risiedono 290 mila persone.

“Questo tsunami potrebbe avere un impatto su aree frequentate da turisti, pescherecci e cacciatori (potenzialmente centinaia di persone contemporaneamente)”, avvertono gli scienziati.

La pendenza si sta muovendo lentamente ora, ma potrebbe trasformarsi in una vera e propria frana in qualsiasi momento, probabilmente innescata da forti piogge, un’estate calda, molta neve o un terremoto. Al momento gli scienziati non possono stabilire con certezza quando il pendio potrebbe cedere, e sottolineano che ciò potrebbe accadere in qualsiasi momento da qui ai prossimi 20 anni.

Sembra però esserci, anche questa volta, un ruolo chiave del riscaldamento globale: quando i ghiacciai come quello di Barry si ritirano, le valli che li “contengono” perdono il supporto del ghiaccio e quindi gli smottamenti possono verificarsi con più facilità.

In futuro, sempre secondo il gruppo di scienziati, è probabile che le frane saranno più comuni in Alaska a causa del riscaldamento dell’area e il conseguente indietreggiamento dei ghiacciai. E quando queste frane finiranno in acqua, l’inevitabile risultato saranno degli tsunami.

 

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martedì 19 Maggio 2020 - 13:01
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