Drunkoressia: in Australia ne soffre 1 studentessa su 3

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18 Maggio

La drunkoressia consiste nel ridurre la quantità di cibo assunto per poter aumentare l’assunzione di alcol senza aumentare il peso corporeo: in Australia ne soffre addirittura una studentessa su tre.

Il termine drunkoressia è stato coniato nel 2008 per descrivere la pratica della restrizione delle calorie in modo da poter consumare più alcol e non aumentare di peso.
Ciò che attrae gli adolescenti e i giovani adulti è la tendenza a continuare a consumare grandi quantità di alcol, pur mantenendo, o forse diminuendo, il peso corporeo.

L’abuso di alcol e i disturbi alimentari rappresentano due fenomeni purtroppo popolari in tutto il mondo. Negli ultimi anni, diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato un’associazione tra abuso di alcol e abitudini alimentari non salutari, soprattutto tra i giovani. La globalizzazione dei modelli di consumo alcolico ha causato l’ingresso in Italia di abitudini proprie degli Stati Uniti e dell’Europa del Nord, come il “binge drinking“.

Il binge drinking consiste nell’assunzione di molte bevande alcoliche in successione con lo scopo di un’ubriacatura immediata.

Quest’ultimo consiste nell’assunzione di 5 o più bevande alcoliche in successione per gli uomini e 4 o più bevande alcoliche in successione per le donne in un’unica o più occasioni. In questa definizione non è importante il tipo di sostanza che viene ingerita né l’eventuale dipendenza alcolica: lo scopo principale di queste “abbuffate alcoliche” è l’ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo.

Una nuova ricerca australiana ha esaminato i modelli di consumo di alcool di 479 studentesse di età compresa tra 18 e 24 anni. Si tratta del primo studio empirico al mondo che ha esplorato i modelli di convinzioni sottostanti che possono contribuire alla Drunkorexia.

I risultati sono purtroppo davvero sconcertanti: l’82,7% delle studentesse negli ultimi tre mesi aveva assunto comportamenti drunkoressici.

Inoltre, oltre il 28% dichiara di aver saltato regolarmente e di proposito i pasti e consumato bevande alcoliche a basso contenuto calorico o senza zucchero.

La psicologa clinica e ricercatrice principale Alycia Powell-Jones afferma

A causa della loro età e stadio di sviluppo, i giovani adulti hanno maggiori probabilità di assumere comportamenti a rischio, che possono includere il consumo di alcol in eccesso.

Il consumo eccessivo di alcol combinato con schemi alimentari restrittivi e disordinati è estremamente pericoloso e può aumentare notevolmente il rischio di sviluppare gravi conseguenze fisiche e psicologiche, tra cui ipoglicemia, cirrosi epatica, deficit nutrizionali, danni al cervello e al cuore, perdite di memoria, blackout, depressione e deficit cognitivi.

La stessa ricercatrice prosegue

Certamente, molti di noi hanno bevuto troppo alcool almeno una volta nella vita. Sappiamo come ci sentiamo il giorno dopo e anche che questo non è un bene per noi, ma ora che osserviamo che quasi un terzo delle giovani studentesse universitarie stanno intenzionalmente assumendo comportamenti drunkoressici, dobbiamo seriamente preoccuparci.

L’uso dannoso di alcol è un problema globale, con un consumo eccessivo che causa milioni di morti, molto spesso tra i giovani.

In Australia, una persona su sei consuma alcolici a livelli pericolosi: la combinazione di un’eccessiva assunzione di alcol con comportamenti alimentari restrittivi per compensare le calorie può provocare un cocktail altamente tossico.

Ma ecco un po’ più nel dettaglio come è stato condotto lo studio e quali altre informazioni sono state ricavate.

La ricerca è stata condotta in due fasi: nella prima sono state misurate la prevalenza di attività auto-segnalate, compensative e restrittive in relazione al consumo di alcol.

Nella seconda fase sono stati identificati i “Early Maladaptive Schemes (EMS)” dei partecipanti – o modelli di pensiero – scoprendo che il sottoinsieme di schemi più predittivi di drunkorexia erano “autocontrollo insufficiente“, “privazione emotiva” e “isolamento sociale“.

Powell-Jones afferma che identificare gli schemi disadattivi collegati alla drunkoressia è la chiave per comprenderne appieno la condizione dannosa che risiede in primo luogo nella mente e che poi riversa ovviamente i suoi danni anche sul fisico.

Questi sono temi profondi e pervasivi riguardanti se stessi e il proprio rapporto con gli altri, che possono svilupparsi durante l’infanzia e quindi influenzare tutti gli ambiti della vita, spesso in modi disfunzionali. I primi schemi disadattivi possono anche essere influenzati da norme culturali e sociali.

Il comportamento drunkoressico sembra essere motivato da due norme sociali chiave per i giovani adulti: consumo di alcol e magrezza.

Questo studio ha fornito spunti preliminari per una migliore comprensione del perché le giovani donne adulte prendano queste decisioni per impegnarsi in comportamenti drunkoressici: non solo può essere una strategia di coping per gestire le ansie sociali attraverso l’accettazione e l’adattamento alle aspettative dei gruppi di pari o delle culture, ma mostra anche la dipendenza da strategie di coping evitanti.

È importante che medici, educatori, genitori e amici siano consapevoli dei fattori che motivano le giovani donne a impegnarsi in questo comportamento dannoso e pericoloso, tra cui norme culturali, convinzioni che guidano l’autostima, un senso di appartenenza e connessione interpersonale.

C’è ancora da studiare, ma una cosa è certa: bisogna combattere su più fronti questa nuova e gravissima piaga sociale.

 

 

 

Silvia De Stefano

Silvia De Stefano a.k.a. silviads

Laureata in Fisica, dottorata in Scienze dei Materiali. Mi sono occupata per quasi 10 anni di ricerca scientifica nell'ambito della biofisica. Attualmente insegno fisica e matematica nella scuola secondaria superiore e collaboro con la casa editrice De Agostini per la realizzazione di libri di testo. Ho un master in Giornalismo Scientifico e Comunicazione Istituzionale della Scienza conseguito all'Università di Ferrara. Sono stata per otto anni vice presidente di Scientificast, blog e primo podcast indipendente scientifico in Italia. Sono multitasking di natura: non mi sono mai occupata di sola scienza, anche se, forse per deformazione mentale, la vedo un po' in tutto quello che ho intorno. Amo il mare, il cake design e tutte le persone con mentalità aperta e che non si arrendono davanti alle difficoltà.
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lunedì 18 maggio 2020 - 13:53
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