Mini rover: si arrampicherà scalciando e pagaiando

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15 Maggio

Scalciando e pagaiando il mini rover marziano è pronto ad affrontare le sfide di free climbing su terreni accidentati: una nuova tecnologia lo renderà capace di muoversi anche sulle superfici planetarie più impervie senza impantanarsi nella sabbia.

Meglio non impantanarsi con i mezzi sulla Terra, figuriamoci poi se siamo a 225 milioni di chilometri e non c’è nessuno che può soccorrerci.

Ecco perché il nuovo Mini Rover combinerà movimenti diversi come la camminata, la rotazione e la “scalciata rotante posteriore” per andare a zonzo senza timori per le superfici dissestate della Luna o di Marte.

Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology, in collaborazione con la sezione di robotica della NASA e con l’Esercito statunitense, ha sperimentato con successo un nuovo modello di rover destinato ad affrontare le future sfide dell’esplorazione planetaria.

Il Mini Rover è dotato di un complesso sistema di locomozione con quattro ruote che possono agire con numerosi gradi di libertà.

Il Mini Rover appena testato in laboratorio, è dotato di un complesso sistema di locomozione e di quattro ruote in grado di agire con numerosi gradi di libertà combinando movimenti diversi come la camminata, la rotazione e un movimento simile a quello della pagaia, soprannominato dai ricercatori scalciata rotante posteriore, grazie alla quale riuscirà a cavarsela in qualsiasi situazione tra le colline di qualche pianeta del sistema solare.

L’idea del Mini Rover è stata ispirata dal prototipo del rover Rp15, pensato dagli ingegneri del Johnson Space Center della Nasa nel 2015 per il progetto Resource Prospector e destinato all’esplorazione delle zone polari della Luna. Rp15 era dotato di quattro ruote capaci di muoversi su e giù e di “spazzare” il terreno nel caso in cui la sola rotazione non fosse stata sufficiente a farlo procedere sulla superficie della Luna, configurandolo come un pioniere del suo genere e aprendo le porte alla nuova generazione di rover.

Abbiamo utilizzato il nostro Mini Rover senza doverci preoccupare di fare danni al vero rover a cui ci siamo ispirati – RP15 – concentrandoci su soluzioni completamente nuove per superare i limiti delle prestazioni dei rover attualmente in attività e sperimentando nuovi schemi di movimento.

Ha raccontato il primo autore dello studio, Siddharth Shrivastava, studente di ingegneria meccanica del Georgia Institute of Technology.

La particolarità di questo nuovo rover è la capacità delle sue ruote posteriori di divincolarsi muovendosi in modo indipendente una dall’altra, sollevandosi e ruotando con un movimento che potrebbe ricordare quello della pagaia in acqua o di un bambino a carponi che si scrolla la sabbia da mani e piedi.

Dan Goldman, del Georgia Institute of Technology spiega:

l’accumulo di materiali friabili può creare problemi all’avanzamento del rover sulla superficie. Questo tipo di rover è in grado di tirarsi fuori dai pasticci con disinvoltura. Il materiale sdrucciolevole e sabbioso che incontra viene spostato dalle ruote anteriori creando un avvallamento locale per le ruote posteriori che il rover è capace di gestire in autonomia, adattando il suo movimento all’ostacolo e riuscendo a proseguire nel suo percorso.

Il nuovo Mini Rover quindi promette davvero bene e se la caverà alla grande su qualunque superficie planetaria. Sebbene sia progettato per l’esplorazione del suolo lunare o di altri pianeti, le nuove conoscenze tecnologiche potranno essere applicate anche agli spostamenti terrestri in condizioni particolarmente difficili… chissà quindi se presto ci arriverà un nuovo “Regalo dallo spazio“.

 

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Silvia De Stefano

Silvia De Stefano a.k.a. silviads

Laureata in Fisica, dottorata in Scienze dei Materiali. Mi sono occupata per quasi 10 anni di ricerca scientifica nell'ambito della biofisica. Attualmente insegno fisica e matematica nella scuola secondaria superiore e collaboro con la casa editrice De Agostini per la realizzazione di libri di testo. Ho un master in Giornalismo Scientifico e Comunicazione Istituzionale della Scienza conseguito all'Università di Ferrara. Sono stata per otto anni vice presidente di Scientificast, blog e primo podcast indipendente scientifico in Italia. Sono multitasking di natura: non mi sono mai occupata di sola scienza, anche se, forse per deformazione mentale, la vedo un po' in tutto quello che ho intorno. Amo il mare, il cake design e tutte le persone con mentalità aperta e che non si arrendono davanti alle difficoltà.
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venerdì 15 maggio 2020 - 16:50
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