Dipendenza da videogiochi: è realmente dannosa?

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14 Maggio

Uno studio a lungo termine dell’Università di Brigham esamina l’effetto del videogioco e come si sviluppi nel tempo la dipendenza da videogiochi. Ma non preoccupatevi ci sono delle buone notizie.

Per la maggior parte degli adolescenti, giocare ai videogiochi è una forma di intrattenimento divertente e spesso anche sociale.

Ma se, da una parte, giocare ai videogiochi è un passatempo divertente, c’è una crescente preoccupazione che passarci troppo tempo possa compromettere lo sviluppo e diventare una vera e propria dipendenza.

Il 90% dei giocatori non gioca in maniera dannosa e non causa nessuna conseguenza negativa a lungo termine.

Un recente studio durato addirittura sei anni, che rappresenta l’analisi più lunga mai condotta sulla dipendenza da videogiochi, ha rilevato che circa il 90% dei giocatori non gioca in modo dannoso o causa conseguenze negative a lungo termine.

Una minoranza significativa, tuttavia, può diventare veramente dipendente dai videogiochi e di conseguenza può soffrire mentalmente, socialmente e dal punto di vista comportamentale.

Lo scopo di questo studio nello specifico è stato quello di analizzare l’impatto a lungo termine nel giocare ai videogiochi e cosa questa azione produca nelle persone nel tempo.

ha affermato Sarah Coyne, professoressa all’Università di Brigham e autorice principale della ricerca che prosegue dicendo:

per vedere l’impatto, abbiamo esaminato le “traiettorie” del gameplay video patologico per sei anni, dalla prima adolescenza all’età adulta emergente.

Oltre a trovare le conseguenze a lungo termine per i giocatori dipendenti, questo studio, pubblicato su Developmental Psychology, rompe anche gli stereotipi legato ai giocatori e ha scoperto che il gioco patologico non può legare a tutti i disturbi.

Solo circa il 10% dei giocatori rientra nella categoria patologica.

Chi sviluppa una patologia legata al troppo utilizzo dei videogiochi è caratterizzato da un eccessivo tempo trascorso a giocare ai videogiochi, difficoltà a disimpegnarsi da essi e interruzione del suo corretto funzionamento comportamentale in altre aree a causa dei videogiochi. Solo circa il 10% dei giocatori rientra in questa categoria patologica.

Per i giocatori appartenenti a questo gruppo sono stati evidenziati livelli più alti di depressione, aggressività, timidezza, uso problematico del telefono cellulare e ansia dall’età adulta emergente. Poiché l’analisi iniziale non aveva trovato differenze significative, i ricercatori sono propensi a pensare che i videogiochi potrebbero essere stati determinanti nello sviluppo di questo stato patologico.

385 adolescenti hanno compilato questionari più volte all’anno per sei anni.

Per misurare i predittori e i risultati della dipendenza da videogiochi, Coyne ha studiato 385 adolescenti mentre passavano all’età adulta. Ogni individuo ha completato più questionari una volta all’anno per un periodo di sei anni. Tali questionari hanno misurato depressione, ansia, aggressività, delinquenza, empatia, comportamento prosociale, timidezza, reattività sensoriale, stress finanziario e uso problematico del telefono cellulare.

Sono stati trovati due principali predittori per la dipendenza da videogiochi: essere maschi e avere bassi livelli di comportamento prosociale (ossia avere volontariamente comportamenti a beneficio di altre persone).

Mentre avere livelli più alti di comportamento prosociale, tendeva ad essere un fattore protettivo contro i sintomi della dipendenza.

A parte i predittori, Coyne ha anche trovato tre distinte traiettorie dell’uso dei videogiochi. Il 72% degli adolescenti ha sempre mostrato bassi livelli nei sintomi di dipendenza durante i sei anni di raccolta dei dati. Un altro 18% degli adolescenti ha iniziato con sintomi moderati che non sono cambiati nel tempo e solo il 10% degli adolescenti ha mostrato livelli crescenti di sintomi che sono sfociati nella patologia durante lo studio.

I risultati suggeriscono che mentre circa il 90% dei giocatori non gioca in modo disfunzionale o dannoso per la vita dell’individuo, c’è ancora una considerevole minoranza che è veramente dipendente dai videogiochi e soffre di sintomi di dipendenza nel tempo.

Questi risultati smontano lo stereotipo dei giocatori che vivono nel seminterrato dei loro genitori, incapaci di sostenersi finanziariamente o di ottenere un lavoro a causa della loro fissazione sui videogiochi. Anche gli utenti patologici dei videogiochi sembrano essere finanziariamente stabili e all’avanguardia come i giocatori che non sono dipendenti.

Penso davvero che ci siano cose meravigliose nei videogiochi

ha detto Coyne.

L’importante è usarli in modo sano e non farsi risucchiare dai livelli patologici.

 

 

Silvia De Stefano

Silvia De Stefano a.k.a. silviads

Laureata in Fisica, dottorata in Scienze dei Materiali. Mi sono occupata per quasi 10 anni di ricerca scientifica nell'ambito della biofisica. Attualmente insegno fisica e matematica nella scuola secondaria superiore e collaboro con la casa editrice De Agostini per la realizzazione di libri di testo. Ho un master in Giornalismo Scientifico e Comunicazione Istituzionale della Scienza conseguito all'Università di Ferrara. Sono stata per otto anni vice presidente di Scientificast, blog e primo podcast indipendente scientifico in Italia. Sono multitasking di natura: non mi sono mai occupata di sola scienza, anche se, forse per deformazione mentale, la vedo un po' in tutto quello che ho intorno. Amo il mare, il cake design e tutte le persone con mentalità aperta e che non si arrendono davanti alle difficoltà.
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giovedì 14 maggio 2020 - 15:20
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