Apple e Google vogliono tracciare l’infezione, ma Singapore mette in guardia

15
1 anno fa

smartphone e mac

Apple e Google vogliono monitorare l’infezione Covid-19, ma Singapore solleva dei dubbi sulla tecnologia che stanno utilizzando.

Venerdì, i due mastodonti dell’informatica hanno annunciato di star collaborando per dare vita a un software che mappi la trasmissione della pandemia. Si tratta di un progetto complesso che intreccia i sistemi Android e iPhone per garantire lo scambio anonimo di dati Bluetooth, un programma che dovrebbe somigliare al TraceTogether usato a Singapore, ma che solleva perplessità di un ufficiale del governo asiatico.

Si tratta di Jason Bay, direttore anziano del Agenzia Governativa sulla Tecnologia (GovTech), il quale ha pubblicato una lettera aperta per ricordare a tutti che l’utilità dei sistemi di tracciamento è limitata: non sostituisce in alcun modo le vigenti norme sanitarie e non può sostituirsi al giudizio umano, solo affiancarlo.

Qualsiasi tentativo di convincersi del contrario è un esercizio di hybris e di trionfalismo tecnologico. Ci sono vite in ballo. Falsi positivi e falsi negativi hanno reali conseguenze nella vita (e nella morte). Stiamo usando TraceTogether per supportare la ricerca dei contatti – non per sostituirla. […]

Visto che la ricerca dei contatti basata sul Bluetooth non può, per sua stessa natura, registrare i dati relativi a luogo/ambiente, questa informazione deve essere ottenuta in altra maniera – con colloqui guidati dall’essere umano.

ha scritto nella sua analisi.

L’app orientale si basa su un interconnessione Bluetooth degli smartphone. Quando il proprietario di un apparecchio risulta positivo al test per Covid-19, viene inoltrata una notifica a tutti coloro che sono stati nelle sue vicinanze, suggerendo l’applicazione di un’auto-quarantena preventiva.

 

tracetogether singapore

 

Con il mondo occidentale che mira a tornare alla normalità il prima possibile, si sta diffondendo l’idea che mascherine e tecnologia siano sufficienti a permettere alle persone di rimettersi a lavoro. Bay ci ricorda che non è così semplice, soprattuto per paesi che, come noi, evitano accuratamente di automatizzare il monitoraggio dei propri cittadini.

«Non puoi trovare una soluzione “big data” partendo da una situazione “no data”. Punto.»

Questo non vuol dire che gli sforzi di Apple e Google nel combattere l’infezione siano da considerarsi vani: nonostante la condizione di Singapore stia progressivamente peggiorando, la diffusione dell’epidemia sull’isola procede infatti a velocità modesta, offrendo ad amministrazione e sanità il tempo necessario a strutturare efficaci strategie di contenimento.

Piuttosto bisogna applicare le nuove risorse con maturità, senza cedere né alle mitologie populiste né alle fobie della recessione finanziaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda che è ancora troppo presto per revocare le misure di contenimento, ma Paesi quali la Spagna stanno cercando di salvarsi dal default finanziario riavviando le attività professionali, rischiando di contro un ritorno in forze dell’infezione.

 

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