Il cervello viene plasmato morfologicamente dalle esperienze

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12 Marzo

Cervello

Degli studi approfonditi del cervello e delle sue potenzialità ha rivelato che, in base alle esperienze, esso può adattarsi persino fisicamente.

Di passi in avanti ne sono stati fatti quando si parla dello studio del cervello: da quando Ivan Pavlov studiò il modo per far salivare a comando (tramite un campanello) un cane, le conoscenze che ora abbiamo sulla materia grigia sono decisamente maggiori. Hebb affermò che il momento in cui una persona apprende qualcosa è fatto di due segnali sinaptici che, inviati in simultanea, fanno si che si crei un legame, una memoria, un’esperienza.

Purtroppo (o per fortuna) è tutto più complesso di così: sebbene l’esperimento del cane provi ciò, dimostra anche (erroneamente) che per imparare qualcosa deve sempre esserci un premio. L’essere umano invece è esempio vivente del fatto che non tutte le esperienze (appunto generate da due impulsi sinaptici contemporanei) rimangono impresse, e quindi non sempre si crea questo collegamento.

La memoria quindi, almeno quella complessa, non si crea dal rafforzamento di un collegamento sinaptico, ma ha molti altri processi complessi e non troppo chiari. Imparare e ricordare richiede un’attività composta da milioni di neuroni, perché creare una memoria coerente richiede accesso a informazioni quali le emozioni, la vista, il suono, l’odore, il collegamento ad altre epserienze, una cognizione temporale e persino una propriocezione.

 

Sinapsi

 

Ma se quindi tutto ciò non è fatto solo da due sinapsi, allora come funziona? Grazie alla risonanza magnetica degli scienziati hanno appurato che il cambiamento morfologico avviene nel cervello in base alle esperienze. Tempo fa si pensava che un cervello con una corteccia uditiva fosse segno di una predisposizione naturale alla musica; oggi, invece, si è certi che questo sia frutto di esperienza, di una metamorfosi graduale dovuta proprio alle attività fatte dal soggetto.

Un altro test è stato svolto dal neuroscienziato Bogdan Draganski, che insieme ai suoi colleghi ha osservato un aumento della materia cerebrale nei suoi studenti di medicina dopo aver studiato. Insomma, cose da imparare del cervello ce ne sono ancora: un cambiamento morfologico dovuto all’esperienza è segno evidente anche di possibili trasformazioni della materia grigia per rendere le memorie indelebili, oppure velocizzare l’apprendimento stesso. Nel caso foste interessati allo studio completo, potete trovarlo qui.

 

 

 

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giovedì 12 marzo 2020 - 18:47
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