Groenlandia e Antartide, scioglimento dei ghiacciai sei volte più veloce rispetto agli anni ’90

12 Marzo

Le calotte polari della Terra, Groenlandia e Antartide, stanno perdendo la loro massa sei volte più velocemente rispetto agli anni ’90 a causa del riscaldamento globale.

Precisamente, 6,4 milioni di tonnellate di ghiaccio sono andate perse durante il periodo 1992-2017 in Groenlandia e in Antartide. Numeri rilevati grazie ai dati satellitari acquisiti su entrambi i poli, difficili da ignorare e che evidenziano in maniera inequivocabile la tendenza di accelerazione, come sottolineano gli scienziati. A causa di questo sempre più veloce scioglimento si è registrato un conseguente innalzamento dei mari pari a 17,8 mm.

Non è una bella notizia – ​​ha dichiarato a BBC News il professor Andrew Shepherd dell’Università di Leeds nel Regno Unito – Oggi le calotte glaciali contribuiscono per circa un terzo di tutto l’innalzamento del livello del mare, mentre negli anni ’90 il loro contributo era in realtà piuttosto ridotto, circa il 5%. Ciò ha importanti implicazioni per il futuro, per le inondazioni costiere e l’erosione.

A seguire questa ricerca gli studiosi del progetto Imbie, team di esperti che ha esaminato le misure polari attraverso alcuni satelliti nel corso di quasi tre decenni, durante i quali è stato analizzato il cambiamento di volume, flusso e gravità delle calotte. Il resoconto dell’Antartide da parte di Imbi è stato presentato alla rivista Nature nel 2018, mentre la valutazione sulla condizione della Groenlandia è stata pubblicata nell’edizione cartacea del periodico questa settimana.

Lo studio mette in discussione le proiezioni generate partendo dai modelli utilizzati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), secondo i quali i livelli globali del mare sarebbero aumentati di 53 cm entro il 2100. In realtà – stando appunto allo studio di Imbie – lo scioglimento dei ghiacciai di Antartide e Groenlandia potrebbero portare a risultati ben peggiori, probabilmente si dovranno aggiungere altri 17 cm a quelle previsioni di fine secolo. Se ciò dovesse accadere, rischierebbero la vita 400 milioni di persone che abitano nelle aree costiere del mondo, come spiega il professor Sheperd:

Ciò che le nostre ultime stime indicano è che i tempi previsti dalle persone saranno più brevi. Qualunque misura di pianificazione della città o costiera che si intende mettere in atto, deve essere costruita prima.

 

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giovedì 12 marzo 2020 - 16:46
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