L’amica geniale torna su Rai 1: la gabbia di un nuovo cognome

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1 anno fa

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L'amica geniale

Abbiamo visto in anteprima due episodi della nuova stagione della serie Rai-HBO, tratta dalla celebre tetralogia di Elena Ferrante, L’amica geniale. Il racconto televisivo della storia di Elena e Lila continua ad essere una brillante scintilla per la serialità italiana.

In un panorama televisivo perlopiù monopolizzato dalle produzioni statunitensi (e britanniche) vedere una grande eccellenza italiana è più un’eccezione che una regola, e quando accade che davvero un prodotto nostrano su questo campo brilla, bisognerebbe cercare di farlo notare, come fatto di recente ad esempio con The New Pope. Non l’aveste capito, sono (e direi siamo, visto il giusto plebiscito) innamorato della trasposizione televisiva de L’amica geniale, che a breve tornerà sulle reti Rai (e HBO) con la sua seconda stagione, tratta appunto dal secondo romanzo della tetralogia dell’omonima serie cartacea di Elena Ferrante.

Questo fantasma un po’ inquietante – come lo ha chiamato Saverio Costanzo, regista della serie, in conferenza stampa -, il cui nome e la cui reale identità non sono noti, ha non solo dato luce a degli scritti dal successo internazionale sconfinato, ma ha posto pure le basi per una delle migliori serie mandate in onda dal nostro servizio pubblico.

La malinconica e sensibile storia di formazione di Elena e Lila è uno splendido spaccato non solo dell’evoluzione di due ragazze, ma anche della società italiana a partire dal secondo dopoguerra, con tutte le sue storture, chiusure e contraddizioni, sempre con lo sguardo di una complessa ottica femminile.

Negli uffici romani Rai ho avuto quindi modo di partecipare all’anteprima mondiale dei primi due episodi (su otto) di Storia di un nuovo cognome, il cui racconto prende il via subito dopo la conclusione della prima stagione.

Prima di proseguire, vi ricordo che la seconda stagione de L’amica geniale, Storia di un nuovo cognome, arriverà su Rai 1 (e poi su RaiPlay) da lunedì 10 febbraio, con due episodi ogni settimana. I primi due episodi arriveranno invece nelle sale italiane con una proiezione speciale per tre giorni già dal 27 gennaio, distribuiti da Nexo Digital.

 

L'amica geniale

 

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome parte esattamente dove avevamo lasciato Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco), con la prima appena sposatasi con Stefano Carracci (Giovanni Amura) e la seconda nel pieno di una forte turbolenza emotiva a causa del rapporto con Antonio Cappuccio (Christian Giroso) e della cotta per Nino Sarratore (Francesco Serpico).

Le scarpe ideate da Lila indossate e sfoggiate da Marcello Solara (Alessio Gallo) al matrimonio Cerullo/Caracci non avevano fatto presagire nulla di buono, dando vita ad un finale di stagione che ovviamente è alla base di un secondo atto più cupo, sfaccettato e maturo rispetto al passato, che già era tutto meno che banale.

Costretta in un nuovo cognome, Lila è indomabile e ribelle

Un’amicizia vera, quella tra Lila ed Elena, puntellata da invidia, competizione ed ambizione, eppure – nonostante gli alti e i bassi che le accompagneranno per la vita – punto fondamentale e critico nella loro giovane esistenza. Costretta in un nuovo cognome, violento sia psicologicamente che fisicamente sul suo carattere e sulla sua persona, l’ormai ex-Cerullo è indomabile, incostante, adamantina, ribelle e disposta a tutto per emanciparsi da un marito riscopertosi violento e frustrato.

 

 

Gaia Girace regala l’interpretazione migliore della serie

L’impressione è quella di una Lila forzata a crescere forse troppo in fretta, troppo brillante per chinare il capo di fronte ad una vita mediocre e semplicemente terrorizzata dall’idea della maternità e della famiglia. Gaia Girace riconferma a proposito un’interpretazione eccellente, senza cui dubito il personaggio avrebbe lo stesso impatto a schermo; cosa che mi fa anche sperare in una futura carriera rosea per il talento dell’attrice.

Speculare alla grande rosa di temi che la serie porta avanti attraverso Lila c’è Elena, che in questa fase della storia manca ancora di quella maliziosa risolutezza vantata dall’amica e incendiata dalla sofferenza, riducendosi quasi a osservatrice passiva di un legame di cui è in balia.

Al netto dell’evidente disparità sociale, la personalità di Elena è in qualche modo determinata dalla Cerullo (o dovrei dire Carracci?), che la ragazza mette a riferimento, insegue, mettendo da parte i vari dispetti/cattiverie e l’atteggiamento opportunista spesso volto a strumentalizzare l’ingenuità.

Il rapporto tra Lila ed Elena è legame di simbiosi tra due personalità complementari

É un rapporto di simbiosi tra due personalità complementari, intorno al quale ruota tutta la sceneggiatura della serie, che si fa forte di un soggetto (i libri della Ferrante, ndr) di per sé granitico e al tempo acclamato. Non c’è mai la volontà di limitarsi al compitino, ma c’è invece già in queste prime due puntate il tentativo – riuscito – di toccare temi cari all’universo femminile tutto, oltre che riflessioni più generali (tuttavia non meno mature) sui chiaroscuri di personaggi tipicamente negativi.

 

L'amica geniale

 

Storia di un nuovo cognome come la stagione precedente vanta un grande cast che premia con una grande sceneggiatura

Ciascun personaggio, pure il più infame, a parte rare eccezioni, ha una sua quadra coerente, e dietro l’inettitudine e la prepotenza c’è un insieme di prospettive che rende giustizia non solo come naturale alle due protagoniste, ma anche alla maggior parte dei ruoli secondari. Questo grazie in primis ad un grande cast e una perfetta rappresentazione di un’Italia alle porte del boom economico e delle turbolenze politiche.

Il modo di affrontare la maternità, vedrete, è un buon esempio di come questa seconda stagione possa essere coraggiosa e magari divisiva, eppure straziante nel modo di dipingere la realtà concreta di una bolla sociale, di un rione napoletano, di una realtà locale a trazione maschile che tutto fagocita dell’identità femminile.

Questa stagione è firmata dalla regia di Saverio Costanzo e Alice Rohrwacher

In questo, nel forte impatto anche visivo di alcune scene, bisogna dare merito alla direzione di Saverio Costanzo, che insieme ad Alice Rohrwacher (Il Lazzaro Felice) firma questo gruppo di otto episodi. Tralasciando un rapido montaggio a proiezione terminata, gli episodi che ho avuto modo di vedere erano con la regia di Costanzo, mentre Rohrwacher si è occupata di quarto e quinto, la coppia ambientata ad Ischia, ovvero una delle parentesi più significative dell’intreccio de L’amica geniale.

 

 

La ragione del dividere i compiti sta tutta racchiusa negli eventi del secondo libro della Ferrante (che non vi spoilero), ma tanto vi basti sapere che è naturalmente una scelta tecnica volta a creare un vero e proprio stacco in seno agli episodi, a disorientare e spezzare in parte la continuità, in modo da supportare visivamente la rabbiosa frattura tra Lila ed Elena in seguito ad un certo tradimento.

Costanzo ci ha promesso una regia orchestrata in tandem con la sceneggiatura nel corso della stagione, tramite anche qualche chicca di montaggio e sonoro, e sono davvero curioso di capire cosa sia effettivamente riuscito a fare con Rohrwacher. Ma tant’è, ho visto solo i primi due episodi, rimanendone comunque sorpreso.

Si nota un bel salto in avanti creativo rispetto alla prima stagione, con una fotografia più elaborata e con intuizioni notevoli, spesso mirate ad hoc per specchiare lo stato d’animo di Lila/Elena. La percezione del rione, come di qualsiasi altro ambiente e situazione, è tanto reale quanto frutto del punto di vista delle due ragazze.

 

L'amica geniale

 

Al di fuori dei tecnicismi, di cui vi importa il giusto, più in generale i valori produttivi della serie – non a caso c’è lo zampino di HBO –  si sentono tutti, sia nella scenografia, sia nel sonoro, con il ritorno delle musiche di Max Richter. La cura maniacale nella riproduzione dell’epoca, nella scenografia e nei costumi, è fonte ora come era fonte in passato di gran parte del fascino de L’amica geniale, pure per la capacità di andare pari passo con i limiti imposti dal racconto.

Il rione (che è un immenso set costruito, sottolineo) con la sua grezza semplicità dà a tutti gli effetti la sensazione di un luogo ovattato, quasi fuori dal tempo, a perfetto contrasto con tutto ciò che le ragazze scopriranno nel corso del tempo, dal lungomare di Napoli al centro della città e alle spiagge di Ischia, passando per gli orizzonti inediti che Elena scoprirà a racconto inoltrato di Storia di un nuovo cognome.

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