Sarà Leggendario

196
2 anni fa

24 minuti

Marshall, Ted e Barney sono seduti sui divanetti di una caffetteria simil-Starbucks, stanno bevendo in silenzio i loro caffè dai bicchieroni col nome sopra e tutti noi spettatori aspettiamo che accada qualcosa, ci chiediamo chi parlerà per primo e che cosa dirà; poi, mentre siamo lì col fiato sospeso, ecco che Barney alza improvvisamente gli occhi e dice: “No, in una caffetteria non è così divertente”.

Spoiler Alert
Questo articolo contiene spoiler su How I Met Your Mother e Friends.

 

 

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Friends VS How I Met Your Mother

Friends e How I Met Your Mother sono indubbiamente le sitcom della nostra epoca, ma il pubblico, se non sceglie subito e senza riserve, è sempre stato divisissimo fra le due; dopotutto per citare le liste di Ted sul suo quaderno giallo, ci son pro e contro in entrambe: senza Friends non esisterebbe How I Met Your Mother, fondamentalmente e questo potrebbe bastare, ma How I Met Your Mother fa più ridere. Friends è decisamente più bella, comunque, ma How I Met Your Mother è davvero verosimile… eccetera.

Io, invece, ho scelto questa scena dalla seconda stagione di How I Met Your Mother perché qui Barney non solo prende in giro Friends, il gruppo di Ross&Co. passava il suo tempo in una caffetteria, appunto, ma anche perché la seppellisce con una risata.

Per quel che mi riguarda, insomma, la sfida non ha senso e non ha mai avuto senso di esistere, visto How I Met Your Mother ha vinto e vincerà sempre e comunque.

Ora, per arrivare a questo giudizio perentorio e impietoso bisogna sacrificare sia chi è cresciuto con una o con l’altra serie, perché la loro preferenza sarebbe solo emotiva, sia chi le serie le ha viste, ma entrambe a più di trent’anni, perché questi, non potendo riconoscersi direttamente nei personaggi, sceglierebbero solo per rimpianto o nostalgia, e quindi ancora una volta troppo emotivamente.

In sostanza a dare un giudizio obbiettivo restano solo i millenials che hanno visto le serie in questi anni qua o che le vedranno prossimamente, e i millenials sceglieranno, nesono certo, How I Met Your Mother.

 

 

Il punto è che Friends è una serie degli anni ’90, quando si dice che gli anni ’90 sono Friends non si è solo molto retorici, ma si ha anche fottutamente ragione, ed essendo così radicata in un’epoca conclusasi da tempo potrebbe essere scelta dai millenials solo per qualche ragione soggettiva: una passione sfrenata per le camice vintage di Chandler, un feticismo per i cercapersone, un amore incondizionato per i colori retrò, per i tempi comici lenti e al limite dell’assurdo o per la sensazione di nostalgia per il futuro che assale mentre le vicende si susseguono.

How I Met Your Mother, invece, è finita nel 2014, e chi oggi la guarda o la guarderà non potrà che ritrovare il suo mondo, un mondo che in Friends non esisteva ancora, un mondo fatto di Twitter e di Facebook, un mondo popolato dai primi smartphone, un mondo in cui le battute sono più esplicite, i tempi compici più briosi e i tormentoni molto più “condivisili” e ricorrenti, come “l’uomo nudo”, il leggendario, la sfida accettata, la cravatta con le paperelle, il “fare un Mosby”, il tu-lo-conosci-Ted, gli schiaffi di Marshall o il corno francese blu contro l’ombrello giallo.

Non dico che questi siano utilizzabili anche in una conversazione normale fra amici, ovviamente, però sono tutti estraibili dal contesto e immediatamente comprensibili: il “tu-lo-conosci-nome-a-caso” può essere un modo molto nerd, molto simpatico e anche molto stupido per approcciare davvero, in fondo, mentre parlare di hashtag-team-ombrello-giallo è una cosa che rimanda direttamente alla serie.

How I Met Your Mother, senza Friends, non esisterebbe affatto.

Ora, anche se How I Met Your Mother sarà la scelta quasi obbligatoria di chi si approccia per la prima volta alle due serie, è comunque innegabile, davvero, che senza Friends non esisterebbe affatto, quindi, in un certo senso, se le due sitcom sono così indissolubilmente legate, la sfida perde significato ancora una volta.

Esempi sparsi a sostegno di questa tesi:

  1. non si sa quale sia il lavoro di Barney, e così per Chandler;
  2. Ted insegna all’università, e così Ross;
  3. Barney è un donnaiolo, e così Joey;
  4. Marshall e Lily sono perfetti insieme, e così Monica e Chandler;
  5. Ted è un po’ incapace con le donne, ne passa diverse, torna con le stesse, si tormenta, e così Ross;
  6. Ted e Robin sono destinati a stare insieme, e così Ross e Rachel;
  7. in entrambe le serie il gruppo si ritrova sempre nello stesso locale;
  8. in entrambe le serie ci sono episodi speciali per il giorno del Ringraziamento;
  9. in entrambe le serie ci sono flashback dei tempi del college;
  10. i personaggi di How I Met Your Mother possono sovrapporsi a quelli di Friends quasi perfettamente: Ted è Ross, Barney è un po’ Joey e un po’ Chandler, Robin è Rachel, Marshall è un po’ Chandler e un po’ Joey, Lily è un po’ Monica e un po’ Phoebe.

 

 

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Il finale

Fondamentalmente, quando si parla o si scrive di How I Met Your Mother si finisce sempre a parlare o a scrivere del finale, prima ancora di cominciare la serie avevo sentito dire che il finale era orrendo, che rovinava nove intere stagioni e che era il peggiore della storia dei finali peggiori.

Eppure, a me il finale è piaciuto, sì, ci sono un sacco di difetti ed è confusionario, però non l’ho trovato così degradante o offensivo; anzi, mi è sembrato molto verosimile, e quindi, essendo il finale di una sitcom, anche molto potente.

Per carità, posso capire chi per nove anni ha seguito settimanalmente la serie e poi si è ritrovato con quel finale, probabilmente hanno bestemmiato o rotto qualcosa, posso capire il loro odio e la loro frustrazione per un finale non solo triste, perché è veramente triste, ma anche caotico e velocissimo, che in dieci minuti ribalta nove fottuti anni di serie, però non è un finale così orribile.

Con quello che seguirà non voglio criticare chi odia il finale, chi è rimasto deluso dopo un’attesa promettente di nove anni o chi l’ha trovato triste e schifoso; quello che voglio fare è molto più sottile e complessato: innanzitutto, cercare di andare a fondo agli eventi degli ultimi due episodi e provare a “rivalutarli”, magari cercando anche di far cambiare idea a qualcuno, perché no, e poi, partendo dal fatto che How I Met Your Mother per me e per i miei coetanei è migliore di Friends, cercare di spigare come questo influenzi le nostre vite, e come le cambi.

 

 

 

 

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Il tempo della storia e il tempo del racconto

Il tempo della storia e il tempo del racconto sono due unità di misura narratologiche: il tempo del racconto è il tempo che fisicamente ci si mette a leggere un testo; il tempo della storia è il tempo che passa davvero nelle vicende raccontate.

Se il tempo del racconto è minore del tempo della storia, per esempio, c’è un sommario, cioè in pochi minuti vengono raccontati fatti che si svolgono in un tempo molto più lungo, mentre se il tempo del racconto è maggior del tempo della storia allora c’è un’estensione, cioè il racconto di eventi brevi in poco tempo.

Ora, il difetto più grande del finale di How I Met Your Mother è che il tempo del racconto è molto, ma molto inferiore al tempo della storia, anche troppo, e quindi, in pratica, gli ultimi due episodi sono solo un sommario della serie, e non un epilogo, una storia che finisce con un sommario non è solo brutta, ma è anche insensata (questo iato si vede bene se si considera che nell’ultima stagione di How I Met Your Mother i primi ventidue episodi coprono meno di tre giorni e gli ultimi due ben dieci anni!).

Se le prime otto stagioni sono un lungo flashback in cui il Ted del 2030 racconta ai figli come ha conosciuto la loro madre, ed è una storia contortissima e super-dispersiva, se la nona stagione racconta le ore prima dei preparativi del matrimonio fra Robin e Barney, ed è una storia contortissima e super-dispersiva, e se gli ultimi due episodi raccontano dieci anni in dieci minuti, allora cazzo! cioè, porca troia, voglio dire, un tempo del racconto complessivo di nove anni che non serve quasi a niente perché tutto l’intreccio si risolve in dieci minuti fa girare le palle e non poco, no?!; cioè, ci credo che la gente si sia sentita fregata!

Chiaramente la reazione rabbiosa al finale è naturale, chiunque sarebbe frustrato, ma è una reazione di pancia, una reazione emotiva; riflettendoci, il finale non è assurdo, è solo costruito male (malissimo).

Partiamo dall’inizio:

 

 

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Il divorzio di Robin e Barney

Robin e Barney impiegano quasi tutta la serie per piacersi, mettersi insieme, capire di non essere adatti l’uno per l’altra, lasciarsi, accorgersi di aver sbagliato, rimettersi insieme, sposarsi; poi, dopo praticamente nove stagioni di tira e molla e finalmente-ce-l’hanno-fatta!  dopo una stagione intera incentrata solo sulle ore precedenti al matrimonio, Robin e Barney, in una delle ultime scene nei fatidici dieci minuti, prima litigano perché lei è sempre in giro per lavoro e lui deve seguirla se vuole stare con sua moglie, e poi, stacco, annunciano al gruppo di aver divorziato.

Ora, in sé per sé il divorzio non è insensato, perché comunque è abbastanza credibile che i continui viaggi di lavoro di lei incrinino il rapporto di coppia, soprattutto perché nessuno dei due poteva prevedere la sfolgorante carriera di Robin dal matrimonio in poi, ma quello che non va, l’errore di costruzione, insomma, è che tutto questo viene sviluppato solo in pochi secondi, su due piani temporali diversi e con tre battute in croce, in pratica bisogna farsi tutto un film mentale per cercare di “giustificare” il loro divorzio, e certamente da una serie che passa interi episodi ad analizzare i sentimenti dei protagonisti questo non è ammissibile.

 

 

Giustificato il divorzio, però, o facendo finta di averlo fatto, ci si rende conto che questo non è niente, se confrontato a quello che viene dopo; in particolare:

 

 

 

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La madre, in realtà, è già morta da sei anni

Non voglio dire che questo non abbia senso; anzi, è il vero colpo di scena della serie, l’unica cosa, nel finale, senza sbavature, anzi-per-due: dopo averlo visto sono stato tutta la giornata con un magone fra la gola e lo stomaco che non voleva andarsene; mi ci è voluta una lunga notte di sonno per farmelo passare. In sostanza, comunque, la scena è questa: quando Ted è quasi arrivato alla fine della storia, dice a noi spettatori che la madre in realtà si era ammalata tempo prima e che è morta già da sei anni.

 

 

Se a Friends ero legato per il fattore nostalgia e perché lasciarla dopo averla seguita per mesi era un po’ come lasciare degli amici cari per mai più rivederli, questo finale mi ha fatto dimenticare tutto quanto e pensare solo una cosa: cazzo.

Voglio dire, sia Friends che How I Met Your Mother sono due sitcom, e per definizione una sitcom è una serie ambientate in determinati luoghi con determinati personaggi che fanno cose a volte anche al limite dell’assurdo o della commedia degli equivoci ma che in ogni caso indagano gli aspetti umani tristi e felici della quotidianità (spesso con risate e applausi preregistrati e con episodi autoconclusivi ma legati da una trama orizzontale), sono due sitcom, dicevo, che però essendo ambientate ai “giorni nostri” parlano un po’ anche di noi, buttandola spesso sul ridere e meno spesso sul piangere.

How I Met Your Mother no; How I Met Your Mother finisce malissimo: la madre muore, la coppia che per una stagione intera abbiamo seguito nei preparativi del loro matrimonio divorzia in trenta secondi e il gruppo inizia a vedersi solo una volta all’anno se va bene, anche Friends finisce “male”, ma le virgolette sono obbligatorie perché l’ultimo episodio si interrompe con gli amici che escono dall’appartamento e scendono le scale, quindi si interrompe sostanzialmente prima di scoprire (come facilmente intuibile) che ora Chandler e Monica e Ross e Rachel avranno meno tempo per gli altri visto che sono diventati genitori (e che pure Phoebe avrà una sua vita da sposata lontana dal gruppo).

Il finale di How I Met Your Mother, fondamentalmente, spiega negli ultimi due episodi quello che Friends lascia intuire dall’ultima scena, e per farlo non ha paura di spingersi fuori dal sentiero della sitcom e di entrare nel drammatico o nella post-commedia, e lo fa perché la vita è anche triste e dolorosa, a volte, e non ha timore di dircelo chiaramente (e lo fa usando un momento triste alla fine, senza nessuna sdrammatizzazione o battuta divertente subito dopo a farci stare meglio).

Tuttavia, la velocità con cui questo finale si consuma non aiuta certo a renderlo più bello; ovvero…

 

 

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Corno francese blu Vs.
Ombrello giallo

Mentre Ted racconta la storia ai figli, durante soprattutto le ultime due stagioni, vediamo scene che alla fine della serie diventano indizi a posteriori sulla morte della madre, come per esempio il flashforward rispetto al flashback in cui Ted e la madre sono insieme nel 2024.

Ebbene, in questa scena dai toni molto drammatici Ted racconta a Tracy, la madre, cioè, alcune storie dei suoi amici, e Tracy dice che queste storie le sa già, e che lui non dovrebbe rifugiarsi così nel passato e nei ricordi, gli dice di non rimanere ancorato alle sue storie perché gli faranno solo male.

Ora, quando vidi la scena pensai boh, che cavolo sta dicendo Tracy?, cosa vuol dire non rifugiarsi nei ricordi?; dopotutto, i ricordi sono tutto ciò che abbiamo, no?, sono una cosa bella, e poi le storie di gioventù di Ted sono stupende, sono fra i momenti più felici della sua vita, perché non dovrebbe ricordarseli?

Sì, è tutto vero, ma Tracy non si riferiva a quello, perché facendo due calcoli si scopre facilmente che nel 2024 la madre era già malata, se nel 2030 quando Ted racconta la storia ai figli sono già sei anni che è morta, per cui quello che Tracy in realtà cercava di dire a Ted era di non rimanere bloccato su di lei ma di andare avanti con la sua vita, di cercare, , di ricordarsi di lei, ma di non farne l’unico motivo della sua esistenza.

Il secondo colpo di scena, però, oltre a quello della madre che è morta, dico, arriva subito dopo, sempre nei fatidici dieci minuti finali, ed è pure peggio: i figli capiscono che tutto il polpettone fatto dal padre era: 1), un modo per ammettere senza farlo davvero che lui è innamorato di Robin; 2), chiedere indirettamente il loro permesso per tornare da lei, molto alla Ted Mosby, in effetti.

Tuttavia, un finale del genere, sviluppato così com’è, è solo una becera trovata narrativa per giustificare decentemente il fatto che lui ama ancora Robin e che “grazie” a questo ha superato il lutto, perché, e torniamo ancora una volta ai fottuti dieci minuti, succede tutto troppo velocemente per giustificare le cose in altra maniera.

Se facessimo finta per un attimo che la donna da cui Ted va alla fine non sia Robin ma una tizia qualsiasi conosciuta nel 2028, per dire, allora non ci sarebbe nulla di strano in lui che chiede il permesso ai figli, perché vorrebbe dire che dopo sei anni è riuscito a fare quello che Tracy gli aveva chiesto di fare; certo, così non avrebbero senso né il flashback né la serie, ma almeno sarebbe dimostrato oltre ogni dubbio e senza forzature che in sei anni è possibile superare un lutto, soprattutto se è la moglie a chiedere questo al marito (e soprattutto se quel marito è Ted Mosby, cioè un uomo ancora giovane e inventore del “Mosby”, ovvero innamorarsi di una donna e dirglielo al primo appuntamento). Però questo non succede, e la donna da cui torna è Robin.

 

 

Robin, dopo il divorzio, ha una scena in cui si rende conto che forse l’uomo giusto per lei non era Barney, ma Ted, e in cui capisce di aver sbagliato a lasciarselo sfuggire; si accorge, soprattutto, che se Ted ha lasciato andare lei, nella bellissima scena in cui prende il volo come un palloncino, lei forse non ha lasciato andare lui.

Però, come sempre, Robin si reprime perché ora ha una carriera e perché non gli sembra giusto quello che prova nei confronti di Ted, visto che lui è fidanzato, sì, Tracy è ancora viva, nel momento di questa scena.

Per farla breve, insomma, diciamo che è umanamente e verosimilmente possibile che in sei anni Ted abbia superato il lutto e Robin si sia accorta di amare (tenere a?) Ted, e diciamo anche che lo stesso Ted può rendersi conto che dopotutto Robin è stato l’altro grande amore della sua vita e che forse potrebbe aver senso riprovarci; tuttavia, dicendo questo nei famosi dieci minuti, sembra quasi che Ted sia solo un’ipocrita che tradisce la memoria di una donna meravigliosa che si preoccupava per lui e che lo amava tornando dalla sua ex storica.

Probabilmente, invece, quello che accade davvero fra le righe del sommario è che il gruppo, continuando a vedersi e creando nuove dinamiche, riavvicina Ted e Robin al punto da “costringere” Ted a mettere in discussione se stesso e a risolvere i suoi dubbi raccontando la storia ai figli per capire se la ama davvero, e per chiedere il loro permesso, anche, perché dopotutto sono i figli a dire al padre che la vera protagonista della storia è Robin, e non la mamma.

Certo, sono al limite della fan-fiction, ma se volessi giustificare il finale o se non volessi arrendermi all’insensatezza narrativa con cui è stato costruito, questo è l’unico modo, tra l’altro tornare da Robin dopo averla lasciata andare non è strano come sembra, perché le vicende della vita hanno portato Ted in certi luoghi che non immaginava neppure (e poi è un po’ una regola delle sitcom quella di mettersi insieme, lasciarsi, restare amici e tornare insieme, no?).

Quello che voglio dire quindi è che no, non mi è piaciuto il ritorno da Robin così veloce e tirato via, del resto, l’ho detto subito che il finale è costruito male, ma sì, posso leggere, e mi piacere leggere, il racconto di Ted ai figli come la fine del superamento del lutto con lo strumento, il racconto, il ricordo, che Tracy sapeva avrebbe potuto fregare suo marito, l’ultima, insomma, prova d’amore, l’ultimo passaggio di mano dell’ombrello giallo.

 

 

 

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Barney

Visto che ormai siamo in tema, e visto che ho parlato di tutti, tanto vale commentare brevemente anche la conclusione narrativa di Barney, che parimenti a quella di Ted e Robin è stata discussa parecchio.

Ora, Barney è sempre stato molto sopra le righe, esagerato, se vogliamo, sicuramente adatto a una sitcom, che almeno uno di questi personaggi “inverosimili” ce l’ha sempre, il fatto che abbia un Playbook pieno di strategie per rimorchiare, il fatto che abbia un Codice dei fratelli in cui sono elencate le regole da rispettare fra amici e donne e madri degli amici, il fatto che sia ricchissimo ma non si sappia che lavoro faccia… sono tutti elementi al limite dell’assurdo.

Tuttavia, nel tempo, il personaggio cresce e matura diventando un personaggio “verosimile” e un uomo “adulto”, che si innamora e che decide addirittura di sposarsi, e che regala il Playbook a due ragazzi del college che saranno senz’altro il gruppo di Ted&Co. del futuro (tra l’altro sottolineando il gesto con una delle morali della serie, e cioè che le cose potranno essere leggendarie solo se si hanno degli amici con cui renderle tali).

Barney diventa così maturo che nei trenta secondi in cui divorzia tenta anche di arginare la perdita e risolvere la situazione, ma questo non basta e dopo la separazione torna a fare quello che aveva sempre fatto, riscrive addirittura un Playbook II e comincia a lavorare al mese perfetto, cioè farsi una donna diversa ogni sera per un mese.

La critica maggiore che viene fatta a questo arco narrativo è che non ha senso per Barney tornare indietro, perché ormai è cresciuto e maturato e dovrebbe affrontare le cose diversamente, di certo non passandoci sopra senza pensarci.

Io credo che questa regressione sia necessaria per un motivo e verosimile per un altro. Innanzitutto, è verosimile perché Barney è una persona insicura e introversa che sì, fa lo sbruffone e lo spavaldo ma che in realtà nasconde un lato tenero, romantico e sicuramente anche fragile; penso che la sua regressione sia dovuta al fatto che è talmente impaurito dalla separazione con Robin, ha talmente smarrito la strada, la direzione, la bussola, che pur di non rendersi conto di aver perso con lei tutto quello che aveva, pur di far finta che sia tutto normale, scrive un Playbook II e torna a fare quello che ha sempre fatto, per non ammettere che la sua vita è cambiata in peggio, se non finita.

Intermezzo: c’è una scena, a questo punto, in cui Lily rimprovera Barney per questa regressione e in cui Barney si lamenta, dice gnegnegne, si alza e per prendere in giro lei e gli altri si avvicina ad una donna a qualunque dicendo una cosa del tipo: “Cosa dovrei dire alle donne? Tutto ciò che sono e tutto ciò che ho sarà tuo?”, o una cosa del genere.

Il secondo motivo della regressione, quello necessario, è che Barney aveva bisogno di regredire, perché solo così poteva tornare e fare sesso in giro e mettere incinta una tizia che lo facesse diventare padre, proiettandolo verso la crescita definitiva, come poi accade (anche se la tizia ingravidata a caso non appare nemmeno, rendendo la trovata narrativa molto più debole di quello che è). Barney ora è ancora più disperato, si sente così finito che vorrebbe solo scappare, ma quando poi prende in braccio la bambina e la guarda, e si commuove, ogni cosa passa, e quello che le dice è: “Tutto ciò che sono e che ho sarà tuo per sempre”.

 

 

Ho sempre trovato questo finale, più che realistico o verosimile, simbolico: Barney crede che Robin sia la donna della sua vita e che per essere vivi basti farsi una “squinzia” diversa ogni sera, e invece alla fine si rende conto che l’unica donna della sua vita che merita la sua attenzione ogni sera è solo la figlia; è una specie di epifania, se vogliamo, e anche un ribaltamento del personaggio, ovvero la sua maturazione definitiva.

 

How I Met Your Mother, a prescindere da tutto, mi ha cambiato e mi ha educato sentimentalmente. Woody Allen cita L’educazione sentimentale di Flaubert come una delle cose per cui vale la pena di vivere, e Woody Allen è per Ted&Co. una delle cose per cui vale la pena di vivere, praticamente, e lo dice perché è vero: noi amiamo, ci lasciamo, odiamo e riamiamo, e lo facciamo talmente spesso, ed è una cosa così naturale ed umana, che non ce ne rendiamo neanche conto, e impariamo a farlo , attraverso le esperienze personali, ma anche grazie ai libri e ai film. Io, per esempio, ho imparato molto dai film di Woody Allen, appunto, e molto dai libri di Foster Wallace, per dire; in particolare, certi aspetti delle relazioni, certi comportamenti e certi tipi di rapporti li ho imparati a riconoscere e a capire proprio grazie a loro. How I Met Your Mother è solo l’ultima voce, per ora, della lista.

 

 

 

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L’educazione sentimentale

L’educazione sentimentale attraverso i libri o i film, però, avviene solo se quel libro o quel film capitano nella nostra vita al momento giusto: Io e Annie è perfetto subito dopo la fine di una relazione, per esempio, mentre un libro come L’amore ai tempi del colera no, al contrario, potrebbe cambiare la vita solo se letto agli inizi di una storia adolescenziale.

È vero che molti film o libri che non ci hanno detto niente la prima volta potrebbero la seconda diventare importanti, se i tempi sono diversi, ma quelli che davvero contano nell’educazione sentimentale sono solo quelli che vediamo o leggiamo al momento giusto, quelli che l’Universo ci ha mandato come segnali, quelli il cui tempismo è perfetto. How I Met Your Mother è uno di questi casi: il nevrotico e introverso Ted Mosby che cerca l’amore, lo trova, lo perde, si sente solo ma ha degli amici dalla sua parte che lo sostengono… in questo momento della mia vita avevo bisogno di tutto ciò.

L’educazione sentimentale attraverso i libri o i film, però, avviene solo se quel libro o quel film capitano nella nostra vita al momento giusto.

Per capire l’importanza di How I Met Your Mother nella mia educazione sentimentale, però, che poi è l’educazione sentimentale di tutti i ventenni un po’ sfigati, tristi e soli, è importante capire questo: sin dai primi episodi, il primo pensiero che ho avuto guardando la serie è stato: “Io sono Ted Mosby”, o, più filosoficamente, “Noi siamo Ted Mosby”, nel senso che Ted è l’archetipo del ventenne (trentenne) un po’ sfigato, triste e solo che cerca l’amore (come tutti noi, del resto). Detto questo, in ogni cosa che Ted faceva o diceva riconoscevo una cosa che avrei fatto o detto anch’io; se escludiamo il suo relativo successo con le donne, ogni aspetto della sua vita l’ho trovato incredibilmente declinabile nelle mia: lui è un architetto e io scrivo, okay, però lui cerca sempre di coinvolgere gli amici in discussioni culturali e assurde mentre loro non reagiscono come vorrebbe e io pure; lui spesso si lascia prendere dai palazzi e comincia a descriverli anche a nessuno e io mi incanto su altre cose del genere tipo fumetti o film; quando Tracy dice alla sua coinquilina che Ted non vorrebbe mai vedere la sua collezione di monete io ho pensato: “Diamine!, anch’io ho una collezione di monete”, e sicuramente a Ted sarebbe piaciuta.

Ted va alla fiera risorgimentale, ha una spada appesa al muro, cita La principessa sposa… e sarà perché è un archetipo o perché io non sono molto originale, ma mi sono riconosciuto e affezionato a lui molto meglio che, per dire, a Ross di Friends, ecco perché How I Met Your Mother mi piace molto di più, anche, perché sono io.

 

Ted Mosby, quindi, mi ha insegnato come comportarmi: se un giorno fossi in difficoltà, o se avessi bisogno di sdrammatizzare il dolore, o se cercassi un modo per essere più felice o più contento di quello che faccio… ecco che penserei a cosa farebbe Ted in quella situazione, e sapere cosa fare o pensare di sapere cosa fare e farla è decisamente meglio che brancolare nel buio.

Ted Mosby, Marshall Eriksen, Lily Aldrin e gli altri mi hanno insegnato tanto sull’amore e sulla vita quotidiana; mi hanno insegnato a ridere spesso, anche nella fine di una relazione, mi hanno insegnato a reagire, a sapere che quando si sta con una persona non è tutto perfetto, che certe cose funzionano e certe altre no; mi hanno insegnato che “l’uomo nudo” funziona due volte su tre, e che se spesso vale la pena rinunciare un po’ a se stessi per una persona è vero anche che invece di sacrificare se stessi è meglio sacrificare il legame; mi hanno confermato che le relazioni a distanza non funzionano, che I’m gonna be è una canzone perfetta per i viaggi in auto e che a volte è meglio prendere tutto con una risata, piuttosto che con una lacrima; mi hanno insegnato che le storie e i ricordi sono importanti ma che non esistono solo quelli, perché esistono anche il presente e il futuro per costruirne di nuovi; mi hanno insegnato che il tu-lo-conosci-Ted è un metodo infallibile per rimorchiare e che fare un Mosby è sempre controproducente; mi hanno insegnato che anche le serate tranquille passate a giocare a Marsh-gammon o ad altri giochi da tavolo sono momenti felici, che il tacchino ripieno di tacchino non è una grande idea e che “The Gentleman” è possibile; mi hanno insegnato a non aver paura di ciò che sono e che sì, l’Universo forse manda anche dei segnali, ma noi non siamo molto bravi a coglierli; mi hanno insegnato che aspettare e aspettare non ha molto senso, ma che è così comodo farlo…

Mi hanno reso felice e mi hanno fatto stare bene mentre la guardavo e mi hanno insegnato meglio cos’è l’amicizia; mi hanno spiegato che anche se la vita va avanti e si diventa adulti il gruppo continua ad esistere nonostante questo, e che tutto, sì, sarà leggendario, ma solo con degli amici veri vicino.

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