"Martemoti" captati dall'udito speciale del SEIS #LegaNerd
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Il Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS), un sismografo dotato di un udito particolarmente sensibile ha registrato nuove scosse su Marte. Con queste registrazioni gli scienziati intendono studiare il movimento delle onde sismiche all’interno del pianeta per capire la struttura più interna e profonda del pianeta rosso.

Il Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS) è un sismografo molto sensibile progettato per captare vibrazioni sottili come una brezza: ha dei sensori a banda molto ampia che lo rende particolarmente sensibile alle frequenze più basse.

Avevamo parlato qui del primo martemoto registrato ad aprile:

 

 

I suoni sono stati accelerati e leggermente elaborati affinché fossero udibili.

Il sismografo non ha problemi a identificare i terremoti silenziosi e nel tempo gli scienziati hanno imparato a riconoscerli e ad isolarli dai molti rumori di fondo. Il SEIS con il suo udito sopraffino ha captato ancora questi suoni che sono stati riconosciuti come le scosse più rappresentative fino ad ora rilevate: il 22 maggio 2019 (il 173 ° giorno marziano, o sol, della missione) e il 25 luglio 2019 (sol 235). Come spiegato nell’articolo della Nasa che li ha pubblicati il 1 ottobre scorso, i suoni sono stati accelerati e leggermente elaborati affinché fossero udibili.

 

 

 

Lo strumento posizionato su InSight è stato fornito dall’agenzia spaziale francese, Centre National d’Études Spatiales (CNES) e dai suoi partner. InSight è un lander che si trova sulla superficie del pianeta rosso ed è il primo robot che dalla superficie studia le profondità del pianeta: la sua crosta, il mantello e il nucleo.  Attraverso lo studio della struttura interna e della composizione di Marte la missione InSight cerca di scoprire come un corpo roccioso si forma e si evolve per diventare un pianeta.

Dai suoni è possibile ipotizzare che la crosta marziana ha similitudini con la crosta terrestre e con quella lunare.

Anche se con la sua superficie piene di crateri Marte è leggermente più simile alla Luna, con onde sismiche che rimbombano per circa un minuto.

Le crepe nella crosta terrestre con il passare del tempo si sigillano grazie all’acqua che li riempie di nuovi minerali consentendo alle onde sonore di continuare ininterrottamente mentre attraversano vecchie fratture.

Le crepe lunari invece sono asciutte e restano fratturate dopo gli impatti disperdendo così le onde sonore per decine di minuti.

Ogni sisma rilevato è un rombo sottile. Il sisma al sol 235 diventa particolarmente pesante verso la fine dell’evento.

 

 

 

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martedì 8 ottobre 2019 - 11:34
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