Un nuovo metodo non invasivo permetterà di capire se una testata atomica è stata disarmata #LegaNerd
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I ricercatori del MIT hanno testato con successo un nuovo metodo altamente tecnologico che potrà  aiutare gli ispettori a verificare se una testata atomica sia stata disarmata o meno.

In passato i trattati di riduzione degli arsenali vertevano sullo smantellamento dei sistemi di trasporto e sgancio delle testate atomiche, come missili e aerei, ma non sulla distruzione delle testate stesse: questo perché quando gli stati aderiscono ai trattati di disarmo, spesso non garantiscono accesso completo alle proprie tecnologie, per il rischio di compromissione del segreto militare.

Quando gli stati aderiscono ai trattati di disarmo, spesso non garantiscono accesso completo alle proprie tecnologie, per questioni di segretezza militare.

Per esempio, in USA, per rispettare i termini del trattato START, i B-52 venivano smontati e ammassati nel deserto del Nevada, dove i russi avrebbero potuto confermare visualmente il disarmo.

Si tratta sicuramente di un approccio logico, ma non perfetto, poiché le testate poi accumulate potrebbero essere rubate, vendute o accidentalmente detonate, con effetti disastrosi per l’umanità.

La procedura messa a punto dai ricercatori nasce proprio con l’intento di ridurre o addirittura azzerare questi rischi, verificando velocemente che le testate considerate smantellate siano effettivamente tali, ma contemporaneamente evitando di accedere a dati sensibili e protetti.

 

I bombardieri disarmati

 

Il principio applicato sfrutta le risonanze nucleari indotte da fasci di neutroni

Intitolato “A physically cryptographic warhead verification system using neutron induced nuclear resonances“, è stato pubblicato su Nature Communications, dagli autori Areg Danagoulian ed Ezra Engel.

Il principio applicato sfrutta le risonanze nucleari indotte da fasci di neutroni, tipiche di diversi elementi come Molibdeno, Tungsteno, Uranio e Plutonio, per riuscire ad avere immagini ad alta risoluzione degli isotopi.

 

Lo schema dell’esperimento, non in scala

 

Il concetto proposto dai ricercatori è relativamente semplice: un fascio di neutroni viene inviato attraverso la testata, passando attraverso un filtro al litio che li “rimescola” e ne permette il transito verso il ricevitore, che provvederà a registrare i dati del fascio, determinando l’energia di ogni neutrone e creando un profilo energetico unico confrontabile.

La crittografia fisica del raggio di neutroni altera alcuni dettagli della traccia, permettendo l’analisi senza svelare i dettagli di costruzione delle armi e registrando una distinta firma dell’oggetto utilizzabile per i controlli.

 

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lunedì 7 ottobre 2019 - 13:16
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