Elementare, Matsuda! I manga che hanno reinventato il giallo

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2 anni fa

6 minuti

Igiapponesi e gli italiani hanno due cose in comune: adorano i manga, ma adorano ancora di più i romanzi polizieschi. Elementare, Matsuda! di Gianluca Lamendola racconta questo strana storia d’amore che parte da Sherlock Holmes e arriva fino a Lupin III

Il segreto di ogni romanzo poliziesco è il suo meccanismo, un gioco che coinvolge il lettore, lo sfida a scoprire quale sia la verità che si cela dietro l’apparenza di una storia scossa alle fondamenta da un delitto.

Naturalmente il bravo autore di romanzi gialli sa depistare, ingannare e portare fuori strada il suo lettore ma, anche se quella dell’autore è una posizione di vantaggio, si impone di giocare pulito dandogli la possibilità di vincere.

Questo genere di sfide piace tantissimo in occidente e ha trovato anche in estremo oriente, in Giappone, sviluppi molto interessanti nel manga.

Il suiri è un tipo di manga in cui si mettono in scena dei delitti e, cosa piuttosto comune nei manga di questo tipo, dei liceali vengono chiamati a trovare i colpevoli.

Ma quali sono i punti di contatto tra la tradizione del poliziesco occidentale e i manga? Quali dinamiche e quali meccanismi narrativi sono comuni a entrambi i mondi? È possibile identificarli e descriverli?

Gianluca Lamendola con il suo Elementare, Matsuda! (Società Editrice La Torre) si è dato questo compito per nulla semplice.

In Psycho-Pass, un ibrido tra fantascienza e poliziesco, un computer è in grado di stabilire la colpevolezza e l’innocenza delle persone e i detective sono chiamati solo ad arrestare o a giustiziare i criminali. Ma può una macchina, per quanto perfetta, sostituirsi al lavoro di un bravo investigatore?

 

 

 

Elementare Watson

La versione manga di Sherlock, di Steven Moffat e Mark Gatiss, pubblicata in Giappone nel 2012

La versione manga di Sherlock, di Steven Moffat e Mark Gatiss, pubblicata in Giappone nel 2012

L’investigatore occidentale è antipatico.

Deve esserlo perché è lui l’ingranaggio perfetto che farà funzionare il meccanismo. Senza possibilità di fallire risolverà il mistero spesso grazie alle sue peculiarità: intelligenza, capacità di osservazione, logica, deduzione, fiuto.

Insomma ha una marcia in più rispetto ai comuni mortali, è quella marcia in più che, per fare un esempio, lascia il povero dottor Watson frustrato e allo stesso tempo ammirato di fronte alla sagacia di Holmes. Onestamente però è difficile provare empatia per un egocentrico arrogante come Holmes.

La copertina dell'edizione italiana del primo numero di Detective Conan strizzava l'occhio alla famosa grafica dei Gialli Mondadori

Nei manga polizieschi invece l’empatia tra investigatore e lettore è fondamentale. Si cerca di stabilire un forte legame emotivo, il lettore deve essere partecipe delle vicissitudini umane del detective di turno e non solo ammirare le sue impeccabili risoluzioni dei delitti.

Per esempio il detective Edogawa Conan, pseudonimo di Shinichi Kudo, è sì un geniale liceale ma è anche stato intrappolato nel corpo di un bambino di 6 anni dai suoi nemici.

Così conciato Shinichi non può, per ovvi motivi, coronare la sua storia d’amore con l’amica di infanzia Ran Mori. La sfortuna, normalmente, muove a compassione, ecco perché il lettore fa il tifo per lui.

Già nel nome il detective Conan omaggia due grandi scrittori di romanzi polizieschi: Edogawa Ranpo e Arthur Conan Doyle padri letterari dei detective Kogoro Akechi e Sherlock Holmes.

 

 

 

 

Dalla parte del ladro

Lupin III come appare nella serie "La donna chiamata Fujiko Mine"

Lupin III come appare nella serie “La donna chiamata Fujiko Mine”

 

Nei manga polizieschi il confine tra bene e male non è mai così netto.

Nei manga polizieschi i delinquenti hanno sempre le loro buone ragioni e il confine tra bene e male non è mai così netto. Un aspetto questo che non manca nemmeno nella letteratura poliziesca occidentale per esempio nell’Arsène Lupin di Maurice Leblanc e ovviamente ritroviamo nel personaggio di Lupin III, di Monkey Punch, sua diretta discendenza nipponica.

Luin III è un ladro, dovrebbe essere il cattivo della sua storia a cui si contrappone il goffo ispettore Zenigata, però non disdegna di aiutare chi è in difficoltà e di derubare o punire chi ha commesso qualche crimine (più grave dei suoi).

 

 

Lupin the Third - La donna chiamata Fujiko Mine

 

 

Ecco perché è gentiluomo, perché ha una sua morale condivisibile o meno, però pur sempre basata su delle ragioni comprensibili a tutti.

Con lui i lettori stabiliscono da subito un legame emotivo forte anche perché Lupin III, come loro, non è privo di difetti e raramente riesce a raggiungere i suoi veri obiettivi (di solito andare a letto con una donna).

 

Death Note. scritto da Tsugumi Ōba e illustrato da Takeshi Obata

Death Note. scritto da Tsugumi Ōba e illustrato da Takeshi Obata

 

La storia di Light Yagami è un altro esempio di eroe negtivo.

La storia di Light Yagami è un altro esempio di eroe negtivo. Il protagonista di Death Note, trova un quaderno magico ed entra in contatto con entità dell’oltretoma (gli shinigami). Il quaderno funziona secondo delle regole precise, che qui risparmieremo per brevità. Per semplificare: scrivendoci sopra il nome di una persona e il modo in cui dovrà morire, permetterà di uccidere senza lasciare traccia.

Light, benché in possesso di questo strumento onnipotente, rimane un liceale modello e concentra la sua azione sui criminali più efferati che scopre attraverso quotidiani e tv, li uccide per rendere il mondo un posto migliore.

La vera sfida lanciate ai lettori da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, gli autori del manga, non è scoprire come in castrare Light Yagami, ma bensì capire se è un assassino, oppure se sta solo facendo giustizia?

 

 

 

Il libro

City Hunter, di Tsukasa Hōjō

Non fanno fatica i lettori (maschi) di City Hunter a entrare in sintonia con Ryo Saeba, abile detective, ma anche un pervertito senza speranza che impazisce alla sola vista di un paio di mutandine

 

In Elementare, Matsuda! procedendo per quattro grandi aree tematiche (“Da Londra a Tokyo: alcune tendende del Giallo”, “Metodi d’indagine”, “L’ombra del movente” e “Dalla parte del ladro”) Gianluca Lamendola mette a confronto i meccanismi del giallo occidentale con le sue incarnazioni nei manga.

Lamendola, italianista specializzato in Filologia Moderna con una tesi in Letterature Comparate, si destreggia con grande facilità nell’enorme mole di materiale che è riuscito a sintetizzare, a beneficio del lettore, in poco più di 200 pagine.

La scelta di procedere “per argomenti” rende la lettura molto agile. I continui rimandi e le citazioni ai testi incuriosiscono quanto basta per condurre il lettore, senza alcuna fatica, alla fine di questo volume denso di spunti di riflessione e approfondimento. Peccato manchi un apparato iconografico a supporto, sarebbe stata la proverbiale ciliegina sulla torta.

 

 

 

 

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