The Dead Don’t Die

33
2 anni fa

4 minuti

The Dead Don't Die

Ad aprire il 72° Festival del Cinema di Cannes ci pensa Jim Jarmusch con il suo The Dead Don’t Die, pellicola con un cast stellare tra cui spiccano i nomi di Tilda Swinton, Adam Driver, Bill Murray e Chloë Sevigny. Fn dal primo trailer il film ha alimentato moltissime aspettative: saranno state soddisfatte?

Si apre ufficialmente il 72° Festival del Cinema di Cannes. All’apertura di questa edizione del 2019, con il Concorso Ufficiale, troviamo il nuovo lavoro di Jim Jarmusch, regista molto amato dal Festival che era stato tra i protagonisti della kermesse nel 2016 con la pellicola Paterson.

Rispetto al suo solito registro questa volta Jarmusch ci vuole stupire con un titolo davvero molto particolare che vede come protagonisti tre poliziotti di una tranquillissima e carinissima – come recita lo stesso film – cittadina, alla prese con un’inaspettata e paradossale apocalisse zombie.

The Dead Don’t Die è un grande omaggio al cinema di George Romero in chiave paradossale.

Prendendo in prestito il titolo dall’omonima canzone di Sturgill Simpson (in realtà creata appositamente per il film), The Dead Don’t Die è un grande omaggio al cinema di George Romero in chiave paradossale, cercando anche di fare satira sulla società e sul mondo politico di oggi.

 

The Dead Don't Die

 

Pur avendo dei momenti incredibilmente geniali la pellicola di Jarmusch non è tanto accattivante quanto prometteva di essere.

Pur avendo dei momenti incredibilmente geniali, e delle trovate che usano lo stereotipo per mandare un messaggio più profondo, la pellicola di Jarmusch non è tanto accattivante quanto prometteva di essere. Un inizio brillante, una parte centrale che va un po’ a tentoni e un finale sconclusionato e ben poco convincente.

The Dead Don’t Die usa lo zombie come immagine di una società addormentata, schiava dei propri vizi e succube di tutto ciò che le viene detto e inculcato, come una sorta di lavaggio del cervello.

Gli zombie sono il nostro io atrofizzato e per potersi salvare dal massacro, dal diventare dei semplici morti che camminano comandanti solo dai propri impulsi più frivoli, ci si può solo estraniare dalla società abbracciando uno stile di vita immerso nella natura o, nei casi più audaci, puntare proprio ad un nuovo mondo, magari una nuova civiltà aliena.

 

The Dead Don't Die

 

Non a caso l’apocalisse zombie in questione viene ambientata in una cittadina tanto tranquilla quanto dimenticata. Un luogo in cui sembra che non viva davvero nessuno, se non alcuni strambi personaggi come lo sceriffo Cliff Robertson (Bill Murray) e gli agenti Ronald Peterson (Adam Driver) e Minerva Morrison (Chloë Sevigny).

Accanto a loro troviamo la becchina Zelda (Tilda Swinton), l’eremita Bob (Tom Waits) , il razzista Miller (Steve Buscemi) e il commesso Bobby (Caleb Landry Jones) appassionato proprio di occulto e zombie.

Pacati, misurati e dall’umorismo grottesco, questi personaggi si muovono su uno scenario che strizza l’occhio al cinema di Romero, ma che al tempo stesso funge da parabola sui risvolti di una società ormai lobotomizzata.

La pellicola parte con un ritmo decisamente interessante, introducendo i principali protagonisti della storia che si interrogano su alcuni elementi strani che stanno avvenendo quel giorno, come la scomparsa degli animali, le intermittenze dei televisori o gli strumenti tecnologici del tutto bloccati.

Questo è solo il preludio di quella che è un’apocalisse del paradosso, grottesca e divertente, dove negare l’evidenza dei fatti è all’ordine del giorno. Lo zombie non esiste, un po’ come non esiste il razzismo, le discriminazioni di genere, il bullismo, il potere di alcuni politici sempre più pericoloso. Pur avendoceli praticamente davanti agli occhi.

 

The Dead Don't Die

 

Questa brillante partenza iniziale, contornata da battute grottesche, si arresta però a cominciare dalla parte centrale del film, dove ci aspettiamo di arrivare al succo, alla svolta della pellicola, che purtroppo non arriva mai.

Sembra di trovarsi a girare costantemente nel vuoto o, più propriamente, all’interno di una città dominata dagli zombie (non troppo convincenti) senza via di fuga, dove l’interesse dello spettatore viene perso passaggio dopo passaggio.

La sceneggiatura si fa meno accattivante e approssimativa, la regia svogliata, gli attori stessi sembrano recitare senza capire davvero cosa stiano facendo davvero. Si arriva a respirare un’aria quasi dozzinale che stona del tutto con lo stile molto più raffinato e tagliente a cui ci ha abituato in tutti questi anni il regista.

Un vero e proprio morto che cammina, bisognoso di caffè come Iggy Pop, che sicuramente fa sorridere con battute e riferimenti geniali, a volte autoreferenziale, altre volte metacinematografico, ma che alla fine ci sembra di aver assistito un po’ al classico “tutto fumo e niente arrosto”.

 

The Dead Don't Die

 

Jim Jarmusch con The Dead Don’t Die lancia qualche spunto interessante, ma senza mai approfondirlo davvero, mostrando un’opera a metà, che non ha creduto fino in fondo a questo progetto.

Un’apertura decisamente sottotono con una pellicola che, nonostante qualche risata, dimenticheremo piuttosto facilmente all’interno della carriera del regista.
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