Uno scudo anti polvere spaziale: al via i test della NASA

Uno scudo anti polvere spaziale: al via i test della NASA

27 Aprile 2019

La polvere, si sa, può essere un problema… specie se può depositarsi su delicati apparecchi da milioni di dollari, con rischio di guasti e malfunzionamenti letali.

Durante le missioni Apollo infatti furono molti i problemi causati dal pulviscolo lunare, sopratutto con le lenti delle videocamere e dei visori, trasportandolo persino all’interno del lander.

E se di polvere lunare si tratta, dobbiamo considerare  il fatto che la forma affilata dei granelli possa esser pericolosa anche per i polmoni dei coraggiosi astronauti, che potrebbero inalarla inavvertitamente.

Durante le missioni Apollo infatti furono molti i problemi causati dal pulviscolo lunare, soprattutto con le lenti delle videocamere e dei visori, trasportandola persino all’interno dei lander.

Alla NASA però niente viene lasciato al caso: nonostante l’utilizzo attuale di semplici spazzole, si è compreso che ciò potesse non bastare, sopratutto in ottica futura di colonizzazione della Luna e di Marte; è per questo che il dottor Carlos Calle ha creato, insieme al suo gruppo di otto scienziati,  l’Electrodynamic Dust Shield (EDS).

Lo scudo funziona tramite elettrodi trasparenti, che,creando un campo elettrico dinamico, permetteranno la rimozione della polvere da visori, lenti di telecamere, pannelli solari, strumenti ottici, finestre dei futuri habitat, oblò dei lander e addirittura tute spaziali; attraverso la modalità manuale l’EDS permetterà la rimozione della polvere dalle superfici in pochi secondi, mentre con l’attivazione della modalità autonoma si creerà un campo elettrico dinamico costante che permetterà la deviazione continua delle particelle.

Il 17 aprile, alcuni campioni contenuti all’interno di contenitori della dimensione di una scatola da scarpe sono stati lanciati in orbita, destinazione ISS, per un anno intero di test facenti parte del programma “Materials International Space Station Experiment (MISSE)-11“.

L’idea è di esporre l’EDS all’ambiente spaziale in orbita bassa terrestre, considerato approssimativamente simile alla superficie lunare durante il giorno, in modo da validare la tecnologia e testarlo in seguito proprio sulla superficie lunare, ed anche in futuro su Marte.

 

 

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sabato 27 aprile 2019 - 14:19
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