Ultraman

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2 anni fa

6 minuti

La serie Netflix su Ultraman è finalmente disponibile. Scoprite come ci è sembrata con la nostra recensione.

Prima di tutto, chi è Ultraman? Beh, bisogna fare un salto nel passato bello grosso per rispondere a questa domanda, precisamente fino al 1966, anno in cui in Giappone è uscita la prima serie televisiva che ha dato vita al franchise Ultra (poi declinato anche in innumerevoli altre serie, film, videogiochi e, soprattutto, toys).

Di sicuro vi sarà capitato di imbattervi quantomeno nei giocattoli di questo curioso eroe con gli occhi gialli da alieno e una tutina attillata rosso e argento, figura estremamente nota in Giappone e, più in generale, nell’immaginario asiatico, un po’ meno qui da noi.

 

 

La storia originale racconta che l’alieno Ultraman si unì a Shin Hayata, ora ministro della difesa giapponese, per difendere la Terra dalle minacce esterne. Solo grazie al Beta Capsule, una sorta di catalizzatore, Ultraman potè assumere la sua forma originale e utilizzare i suoi super poteri anche se solo per un periodo limitato di tempo (3-5 minuti). Salvato il pianeta però Hayata perse la memoria rimanendo all’oscuro dei suoi stessi poteri.

La serie Netflix rielabora il “mito” originale di Ultraman e riparte circa dieci anni più tardi di questi eventi. Siamo a Tokyo e ormai Ultraman è un ricordo del passato visto come eroe e salvatore del pianeta. Ma proprio quando il mondo sembra ormai in pace, un alieno decide di attaccare un aereo causando la morte di civili innocenti, e l’agenzia governativa che Hayata e i suoi hanno creato si riattiva per gestire la minaccia. Così Hayata deve fare i conti col suo passato, ricordare di essere stato Ultraman e riconoscere che i poteri con cui ha protetto il mondo sono stati trasferiti anche al piccolo Shinjiro, suo figlio.

 

Shin Hayata, padre di Shinjiro, nel presente

 

Passano altri dieci anni e ora tocca a Shinjiro assumere la responsabilità del padre nel difendere la Terra dalle minacce esterne diventando Ultraman. Le cose però sono un po’ cambiate, gli alieni non arrivano più (o almeno non solo) a ruggire nel centro di Tokyo in attesa che l’eroe li sconfigga. Shinjiro deve navigare in un mondo più sfumato, pieno di soggetti tra i quali è difficile distinguere in modo netto i buoni dai cattivi.

Come da tradizione per molti eroei moderni, all’apparenza Shinjiro è solo uno studente di liceo che cerca di integrarsi con un gruppo di amici e raccogliere il coraggio necessario per provarci con la ragazza da cui è attratto (la figlia dell’ispettore di polizia che incolpa Ultraman – Hayata padre – per la morte della madre durante uno scontro, ma lo elogia in pubblico per tirare l’acqua al mulino della sua carriera da idol). Dietro questo velo di mediocrità però si nascondono capacità straordinarie ereditate dai poteri del padre.

Shinjiro ha una forza sovraumana, può compiere salti enormi da un grattacielo all’altro e muoversi super velocemente. Dosare questo enorme potere e usarlo responsabilmente saranno i due scogli più grandi per far sì che diventi davvero Ultraman.

Ho apprezzato molto che la serie non acceleri la progressione di Shinjiro da zero a eroe.

Gli scrittori usano saggiamente tutti e 13 gli episodi per sviluppare il suo personaggio attraverso una rigorosa ordalia (tenendo sempre a mente il target piuttosto giovane a cui questo prodotto vuole rivolgersi). Non lasciatevi scoraggiare quindi dai primi 4-5 episodi un po’ lenti, perché l’arco di Shinjiro ripaga negli ultimi momenti culminanti della stagione.

 

 

La consapevolezza di Shinjiro nel diventare Ultraman parte dal momento in cui il padre rimane gravemente ferito in una lotta contro il potente Bemular. L’evento costringe uno Shinjiro ancora del tutto inesperto a indossare l’armatura di Ultraman, permettendogli di mettere alla prova le proprie abilità contro un avversario temibile. Questo primo scontro è visivamente molto accattivante ma lascia anche una forte impronta sulla narrazione.

L’aspirante Ultraman non perde lo scontro, ma non vince nemmeno. Da qui in poi Shinjiro vive un percorso in salita contro questo misterioso e formidabile nemico.

Shinjiro all’interno della tuta di Ultraman

 

La storia di Ultraman aumenta di ritmo insieme al suo eroe, diventando man mano sempre più frenetica: non si è mai abbastanza sicuri di quando il prossimo Kaiju o un alieno salterà fuori e attaccherà Shinjiro, parallelamente però si sente un po’ l’assenza dei momenti più leggeri, relegati ai soli primi episodi. Ad esempio, una delle relazioni che avrebbero avuto bisogno di più tempo per svilupparsi è quella tra Shinjiro e suo padre, e anche tra altri due personaggi (con un rapporto simil padre-figlio) che arriveranno nella seconda parte della serie, ma sul quale non ci soffermiamo per evitare spoiler di sorta.

Bene invece per il rapporto tra Shinjiro e la idol Rena Sayama, che parte in sordina ma si evolve nel migliore dei modi fornendo forti motivazioni tanto a Shinjiro quanto a Ultraman e aprendo una riflessione sui danni e le vittime collaterali che un eroe genera, anche se sta cercando di fare la cosa giusta. Sul fronte dell’azione invece Ultraman funziona molto bene grazie all’uso di tecniche di animazione 3D lisce e dettagliate, che accentuano con effetti vibranti ogni calcio e pugno sferrato nei combattimenti.

 

 

 

 

Guardare il protagonista scoprire un po’ alla volta le proprie capacità e prendere sempre più consapevolezza della tuta è emozionante, soprattutto quando finalmente sblocca le risorse più potenti da usare contro i suoi nemici. Shinjiro viene picchiato parecchio, il che è positivo: solo perché è il figlio dell’Ultraman originale non significa che il suo viaggio sarà facile. Alla fine dei 13 episodi Shinjiro è cresciuto, e lo siamo anche noi con lui. Poi di carne al fuoco ne viene messa parecchia, per cui tutto lascia sperar bene per almeno un’altra stagione di questo progetto targato Netflix.

Tirando le somme, questa serie stupisce per l’avvincente storia sul viaggio di Shinjiro che da studente un po’ impacciato di un liceo di Tokyo, diventa il protettore della Terra. Tra un mix riuscitissimo di azione ininterrotta ed emozionante, con sfondo alcune tra le location più iconiche della metropoli giapponse (i mostri attaccano inevitabilmente all’incrocio di Shibuya, un po’ come nei film americani puntano sempre a Times Square), e misteri che si infittiscono, Ultraman saprà catturarvi. Dategli una possibilità.

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