1983

29
2 anni fa

6 minuti

Dal 30 novembre è disponibile su Netflix la nuova serie originale polacca, 1983. Scoprite come ci è sembrata nella nostra recensione.

1983 è la prima serie polacca Original Netflix, arrivata interamente sulla piattaforma di video on demand con i suoi otto episodi il 30 novembre. Se state pensando che il titolo sia un po’ di richiamo a un’opera ambientata un anno dopo, scritta da un tale George Orwell, forse avete anche già intuito dove si vada a parare quanto a setting e tematiche.

Sono rimasto colpito positivamente da questo prodotto, anche perché il rischio di creare un racconto poco verosimile e banale con tematiche simili era dietro l’angolo. Invece con 1983 ci troviamo di fronte a un prodotto meno derivativo di quanto non possa apparire a un primo sguardo, pieno di punti di forza narrativi ma anche stilistici.

Diretta da Kasia Adamik, Olga Chajdas e Agnieszka Holland (già candidata all’Oscar come miglior film straniero per Raccolto Amaro e migliore sceneggiatura non originale per Europa Europa), la serie presenta un racconto ucronico che assume sfumature di utopia e distopia allo stesso tempo, su un doppio binario narrativo articolato in 20 anni. Curiosi di saperne di più? Allora non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione.

 

 

Anno 1983. Negli Stati Uniti veniva presentato per la prima volta l’Apple Lisa e l’ARPANET cambiava ufficialmente protocollo per usare Internet Protocol, che poi avrebbe dato vita a Internet; nell’Antartico veniva registrata la temperatura più bassa di sempre nella base di Vostok (-89,2°C); Björn Borg, per cinque volte di seguito campione a Wimbledon, si ritirava dal tennis, e l’Europa era in piena Guerra Fredda.

Vi risparmio la lezione di storia, si spera sappiate già quale fosse la situazione creatasi nel vecchio continente dopo la fine del secondo conflitto mondiale, e in particolare c’è da dire che la Polonia ha subito uno dei momenti più sfortunati della sua già tortuosa storia.

Insomma, visto che Hitler il patatrac l’ha iniziato proprio invadendo la Polonia (e vista la sua posizione estremamente centrale tra il blocco est e il blocco ovest), il ruolo strategico di quei territori per l’Unione Sovietica ha continuato a protrarsi per parecchio. Non a caso alla NATO si contrapponeva il Patto di Varsavia, per cui nel 1983 la Polonia era ancora totalmente controllato dal regime comunista.

 

 

In questa cornice storica si va a collocare la trama della serie, proprio in un momento di forte paura e fermento per il popolo polacco. Serpeggiava infatti da tempo un diffuso e crescente malcontento contro il regime, e nel 1980 gli scioperi dei lavoratori portarono alla formazione del sindacato indipendente Solidarność, (che nella realtà diventerà una forza politica appoggiata dagli ambienti occidentali), ma ben presto le sue attività furono sospese con l’imposizione della legge marziale in Polonia.

Qui parte l’ucronia della serie, dal momento che a Varsavia, nel 1983, si verificano una serie di attentati terroristici che piegano letteralmente il paese. Le esplosioni uccidono un sacco di innocenti e creano uno squarcio nella storia che conosciamo, cambiando il suo corso a tal punto da evitare la disgregazione del blocco sovietico e rafforzare la forza del Partito anche agli occhi dei cittadini, ora estremamente impauriti.

Sono passati 20 anni, siamo nel 2003, e quella che ci viene presentata inizialmente è una realtà che pare avere tutti i connotati di un’utopia. Attraverso gli occhi del nostro protagonista, Kajetan Skowron (Maciej Musial), vediamo una società che sembra del tutto efficiente, evoluta tecnologicamente anche più di quanto la nostra non fosse in realtà agli inizi del nuovo millennio, ma soprattutto pacifica e sicura.

 

 

Kajetan è un brillante studente di legge, la sua vita appare quantomai lineare e serena nelle prime battute della serie: egli è infatti ciecamente convinto dello schema con cui la sua società vive, la dottrina comunista che gli è stata inculcata fin da bambino, per cui il Partito fissa gli obiettivi e la Legge permette di realizzarli. La società ha bisogno sia della Legge che del Partito, semplice, pulito ed efficace.

Ma non è sempre oro quel che luccica, e ad instillare il dubbio nello spettatore attraverso il caro Kajetan sarà il suo professore e mentore, un ex giudice che proverà a risvegliare la sua coscienza ponendolo davanti a un terzo fattore, la verità. Kajetan inizia così ad interrogarsi sulla cosa, sull’importanza della verità e di come questa possa non essere corrispondente alla situazione che Partito e Legge hanno fissato, perché in fondo anche il partito è fatto da esseri umani, volubili e pieni di contraddizioni.

 

 

La sua ricerca interiore si scontrerà però inevitabilmente con una ricerca concreta di questa verità che il suo paese pare aver dimenticato, e quella che inizialmente si era mostrata come un’utopia si rivela in realtà una distopia tremenda. Ben presto la vicenda porterà Kajetan a incontrare l’altro protagonista della serie, un’ispettore di Polizia ormai disilluso e stanco del sistema, Anatol Janów (Robert Wieckiewicz), che sta portando avanti la sua personale ricerca della verità, in un’indagine sui ribelli della cosiddetta Brigata Leggera.

Non esiste un regime che non abbia oppositori. Chi sta, dunque, dall’altro lato della barricata?

La Brigata Leggera è un gruppo di sovversivi ritenuti terroristi dal Partito, capeggiati da una giovane ragazza di nome Ofelia Ibrom (Michalina Olszanska), che risulta a tutti gli effetti un terzo protagonista di questa storia. Non posso dirvi altro circa gli intrecci che i tre avranno nel corso della vicenda per non incorrere in spoiler, ma pur presentando un tema piuttosto abusato, 1983 riesce ad essere anche originale e a spingerci ad andare volentieri dalla prima all’ultima puntata in modo scorrevole e mai noioso.

 

 

Partendo con aspettative piuttosto modeste sono rimasto notevolmente sorpreso dal tipo di produzione adottato, in modo analogo a Dark (la serie Original Netflix tedesca), dove sopperisce a una recitazione piuttosto standard di attori non particolarmente noti un tono nella narrazione e una messa in scena davvero di buon livello.

Qui in particolare, dal punto di vista visivo, si è giocato tanto sul color grading per dare risalto al blu e al giallo, colori complementari che appagano l’occhio e contribuiscono a delineare i contorni di una realtà ucronica, non la nostra ma un what if, il risultato di un singolo trauma che ha fatto sì che la Guerra Fredda non finisse agli albori degli anni ’90 e che ci mostra una Polonia dove libri come 1984 e Harry Potter sono messi al bando.

Concludendo,1983 non è certo un capolavoro, ma è una serie ben fatta che si lascia guardare senza mai risultare pesante. Certo manca quel guizzo in più (probabilmente sul lato attoriale) che le avrebbe permesso di spiccare, ma se vi piace il genere non ha nulla da invidiare ad altri esponenti quali The Man in the High Castle.

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