Oudeis di Carmine di Giandomenico non è solo il fumetto dei record o un tentativo di far rivivere in chiave moderna l’Odissea di Omero. È la ricerca ancestrale della propria identità e della propria libertà espressiva, processo in cui l’autore sceglie di liberarsi di ogni zavorra e di esprimersi senza freni. Correndo verso casa.

Carmine di Giandomenico è senza ombra di dubbio uno dei fumettisti italiani più conosciuti ed apprezzati al mondo. D’altronde un tratto come il suo è impossibile da dimenticare o confondere. La maggior parte di noi lo conosce per le sue importanti collaborazioni con le major americane.

Per Marvel ha infatti realizzato le miniserie di Spider-Man Noir (scritta da David Hine) e le toccanti Magneto Testamento e Battlin’ Jack Murdock rispettivamente sui testi di Greg Pak e Zeb Wells.

Per la distinta concorrenza DC Comics (come era solito definirla il Sorridente) ha poi contribuito in tempi recenti con le sue incredibili tavole al rilancio di Flash, sui testi di Joshua Williamson, già autore della bellissima serie Image Birthright (edita in Italia da Saldapress).

Ma per quello che sto per raccontarvi dobbiamo tornare indietro nel tempo di oltre 15 anni, quando la carriera di Carmine sembrava ancora tutta da costruire.

Il talento di Carmine era cosa nota a molti, con le varie pubblicazioni  come Examen, La Dottrina ecc., ma evidentemente dentro al suo cuore c’era un’esigenza diversa, più primordiale.

 

 

E così da un’idea originale del 1997 ha preso forma Oudeis, non una semplice ri-narrazione a fumetti del mito omerico di Ulisse e del suo ritorno a Itaca, ma un vero e proprio progetto di ricerca di sé, intimista e di grande respiro.

Saldapress pubblicò i due primi volumi nel 2004 e nel 2006, ma il progetto originariamente prevedeva l’uscita di ben 10 volumi, ognuno a descrizione di un anno narrativo di Oudeis (che vuol dire “nessuno”, il nome che usa Ulisse per fuggire dai ciclopi), alla ricerca della propria identità e del modo per tornare a casa.

Inutile dire che il progetto si fece notare e non solo grazie allo straordinario talento grafico di Carmine.

Da qui, improvvisamente, il boom.

 

 

 

 

L’allora editor in chief di Marvel Joe Quesada (sempre sia lodato) lo nota sul web e lo ingaggia nella Casa delle Idee, affidandogli compiti sempre più prestigiosi (addirittura farà parte del team creativo del numero 600 dei Fantastici 4, commemorativo dei 50 anni), oltre ai lavori in Sergio Bonelli e al successivo passaggio in DC Comics.

Quindi la nostra storia editoriale iniziata nel 2004 fa un salto in avanti di 12 anni, arrivando alla decisione, tanto folle quanto geniale da parte di Carmine, di realizzare l’ultimo e conclusivo capitolo del suo personale viaggio spirituale all’edizione 2016 di Teramo Heroes.

Segnando un Guinness World Record: 56 tavole 70×100 in 42 ore.

 

Perché quella conclusione troppo a lungo rimandata era probabilmente qualcosa di insopportabile e per fortuna nostra ha visto la luce, con una potenza espressiva davvero unica.

Oudeis ci mostra un protagonista afflitto da un loop di amnesia causato da una divinità capricciosa e vendicativa, forse proprio Poseidone anche se non viene mai chiarito esplicitamente, in un’ambientazione però che appare subito aliena, fondendo elementi sci-fi e cyberpunk in un delirio onirico complesso e caratterizzato, oltre che dalla tematica del viaggio, anche della ricerca interiore, dato che il protagonista sarà obbligato a cercare le chiavi di accesso per sbloccare i propri ricordi nel proprio subconscio.

Un subconscio in cui abitano creature come Ego, un pagliaccio misterioso che sembra intenzionato ad aiutare Oudeis e recuperare alcuni importanti ricordi, fornendo frammenti di informazioni affinché il nostro eroe possa trovare la strada verso “.it”, luogo non meglio precisato ma che indubbiamente rappresenta casa.

Ma le vicende si svolgeranno anche sul piano reale, o almeno in apparenza, tramite l’incontro con un ragazzino di nome Then e il suo cane Thriller, che diventeranno subito compagni del nostro eroe senza memoria e identità, ma che sono anche l’eco di lontani ricordi sopiti.

 

 

Nel suo viaggio, fisico e metaforico, Oudeis incontrerà personaggi incredibili che, poco alla volta, cercheranno di aprire gli occhi dell’eroe alla verità o di ostacolarlo; personaggi come Netneuroma, entità della rete che sembra conoscere il mistero legato al blocco di memoria, o la conturbante versione di Circe, che ovviamente tenterà di sedurre il nostro eroe.

 

 

 

 

Ogni vignetta reca evidenti simbologie e richiami al mito classico di Ulisse e di Itaca, ma come vi dicevo all’inizio non si limita a questo. Si percepisce quanto Carmine abbia infuso cuore e anima in queste pagine.

Ogni vignetta reca evidenti simbologie e richiami al mito classico di Ulisse e di Itaca, ma come vi dicevo all’inizio non si limita a questo. Si percepisce quanto Carmine abbia infuso cuore e anima in queste pagine, creando nel contempo un design generale veramente suggestivo ed azzeccato, che alle volte richiama i grandi manga come Appleseed, Ghost In The Shell, Akira, ma anche tracce di Moebius.

La narrazione non è lineare, siamo nella mente di una persona disorientata, persa nel mare in tempesta dei suoi affanni e continuamente in balia delle onde.

Eppure non è confusa.

 

 

 

 

Quando alla fine del secondo capitolo si giungerà allo scontro decisivo, tutti i pezzi cominceranno a riunirsi per poi trovare compimento assoluto nelle spettacolari tavoli del terzo capitolo, quello conclusivo, quello dei record.

Dal punto di vista narrativo non si sente alcun strappo o forzatura che ci si poteva aspettare da un silenzio lungo dieci anni; il cambio di stile tra i primi capitoli e il finale ha perfettamente senso, visto il tipo di conclusione che Carmine ha voluto realizzare.

E vi garantisco che stilisticamente è uno spettacolo davvero intenso: se già le tavole dei primi due capitoli erano sensazionali, per dettagli, storytelling e decostruzione della gabbia, nel conclusivo capitolo raggiungono un’intensità emotiva davvero elevatissima.

Carmine ha usato di tutto per realizzarle: pennelli, varechina, matite, dimostrando di essere un artista davvero incredibile e consegnandoci una prova eccellente e non solo per l’importante record stabilito.

 

 

Il ritorno a Itaca di Odisseo è un viaggio intimo e personale, affascinante ed impegnativo.

C’è tanta poesia in questo fumetto, con un Carmine di Giandomenico che, svincolato dalle logiche ferree delle consegne e della serialità, riesce a mettere tutto sé stesso in un’opera che si fa ricordare.

Nel progetto originale sarebbe dovuto essere molto di più, vero.

Ma con questa Omnibus ci troviamo di fronte ad un grande esempio di nona arte, fatta con il cuore da un artista che il cuore in questo medium ce lo ha messo per intero.

 

80
Oudeis Omnibus
Recensione di Giovanni Zaccaria
ME GUSTA
  • L'arte di Carmine è sensazionale così come il suo storytelling
  • I dieci anni intercorsi tra il secondo capitolo e quello conclusivo non generano alcuna frattura nella narrazione
  • Viaggio intimista emozionante e complesso, ricco di poesia e simobolismi
  • Splendida cura editoriale: un vero volume da collezione
FAIL
  • La rottura della gabbia e i balloon sparsi rendono le lettura complessa. Non è propriamente un difetto ma richiede una certa preparazione per essere apprezzata al meglio
  • Viene la pelle d'oca a pensare cosa sarebbe potuto essere secondo il progetto iniziale