Passare a miglior vita dopo aver contribuito così fortemente alla cultura popolare mondiale, non è morire: è entrare nella leggenda. Stan Lee ci ha lasciato a 95 anni e noi ora non possiamo fare altro che omaggiarlo.

La storia di Stan Lee è l’esemplificazione dell’American Dream, del self-made man che parte dal basso, da umili origini e si arrampica sempre più in alto fino a raggiungere la vetta.

Quando fu assunto da Martin Goodman era appena un ragazzo, un semplice portalettere dell’allora Timely Comics.

Erano da pochissimo nati Superman (Joe Shuster e Jerry Siegel) e Batman (Bill Finger e Bob Kane), rispettivamente nel 1938 e nel 1939.

Il mondo stava per sperimentare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e molte cose di li a poco sarebbero cambiate per sempre.

 

Il giovane Stanley Martin Lieber nel 1941 si ritrovò a firmare un articoletto in apertura del Capitan America di Joe Simon e Jack Kirby. Nacque quel giorno il nome di Stan Lee.
Passano  20 anni, poi un giorno scaturisce la scintilla che fa divampare il fuoco della creatività e cambierà la cultura popolare americana prima e di tutto il mondo poi.

Ma la leggenda del Sorridente avrebbe dovuto ancora aspettare parecchi anni prima di realizzarsi.

Passano  20 anni, poi un giorno scaturisce la scintilla che fa divampare il fuoco della creatività e cambierà la cultura popolare americana prima e di tutto il mondo poi.

Nascono i Fantastici Quattro, la prima famiglia di supereroi e così nasce anche la Marvel Comics, generando un successo ben al di sopra di ogni previsione.

Stan Lee e Jack Kirby avevano iniziato senza volerlo, o forse senza comprenderla del tutto, una rivoluzione.

L’entusiasmo porta immediatamente un’ondata di creatività clamorosa: nel 1962 Lee e Kirby creano l’Incredibile Hulk e poi è il turno di Spider-Man (con il compianto Steve Ditko), per poi passare ad Iron Man, il Potente Thor e gli originali X-Men l’anno successivo, seguiti da Dr. Strange (ancora con Ditko) e Daredevil (con Bill Everett) nel 1963.

E, preso da una pulsione quasi ultraterrena, Stan rispolverà persino i personaggi di Capitan America e Namor il Sub Mariner, donando loro una seconda vita e ruoli migliorati che tuttora rimangono pressoché immutati.

 

 

Di fatto Stan Lee, assieme a tutti i grandi artisti che lo affiancarono, donò umanità e un maggior spessore ai personaggi dei fumetti, rendendoli migliori, più vitali e riconoscibili, collocandoli vicino alle persone e creando un legame empatico tra lettori e storie.

 

 

 

Supereroi con superproblemi

Laddove Superman era un Dio che camminava in mezzo agli uomini, buono e coraggioso, ma di fatto invincibile, Peter Parker era invece un ragazzo dei sobborghi di New York, anch’egli orfano dei genitori ma con una montagna di problemi in più, sia sociali che lavorativi o sentimentali.

Era un personaggio credibile, con il quale era facilissimo immedesimarsi.

Ed era piacevole farlo.

 

 

Batman incuteva timore e rispetto con il suo mantello scuro e le tenebre sempre ad accompagnarlo.

Invece Spider-Man con la battuta sempre pronta (che rappresenta il vero contributo personale di Stan Lee al personaggio) lo avresti voluto come amico, come vicino di casa.

Superman era un alieno, diverso dagli uomini quanto a capacità, ma nessuno si permetteva di discriminarlo per questo, anche per il suo aspetto bellissimo e non dissimile dal nostro.

L’incredibile Hulk invece era un mostro, spaventato dalla sua stessa natura incontrollabile e incapace di comunicare normalmente con il mondo. Era il frutto dell’energia atomica, quindi le sue origini al tempo erano estremamente attuali così come lo era la fobia legata ad una potenziale guerra nucleare. Hulk rappresentava le reazioni più basse dell’uomo, ma che possono essere anche usate a fin di bene, per proteggere i più deboli.

Potremmo parlare del fascino dei miti norreni introdotti con Thor e dei suoi frequenti problemi famigliari con Odino, che fin dall’inizio lo esilia sulla Terra per impartirgli una lezione di umiltà, incarnandolo nel medico Donald Blake.

 

Jack Kirby e Stan Lee

 

Potremmo parlare degli X-Men che, in quanto mutanti, risultavano i veri “diversi”,  discriminati per la loro natura bizzarra, proprio negli anni 60, all’apice delle tensioni razziali negli States.

O di come Tony Stark sia la versione specchiata di Bruce Wayne, un miliardario che si fa carico del ruolo di difensore dei più deboli e giustiziere senza tuttavia rinunciare alla luce del sole (e il sorriso di Tony spesso è stato associato al sorriso di Stan).

Il merito di Stan Lee è quello di essere riuscito a capire e a cavalcare prima di chiunque il cambio dei tempi.

È riuscito a prendere idee e germogli creativi nati in quella che amava definire “la distinta concorrenza” o altre fonti (romanzi, film, la stessa storia) e a personalizzarli quel tanto che bastava per renderli un successo esplosivo e duraturo.

Ma sarebbe riuscito a diventare quello che oggi celebriamo senza l’apporto degli artisti che ha avuto al suo fianco, in particolare Jack Kirby e Steve Ditko (ma anche John Romita Sr. e John Buscema, giusto per citare due nobili esempi)?

Ma sarebbe riuscito a diventare quello che oggi celebriamo senza l’apporto degli artisti che ha avuto al suo fianco, in particolare Jack Kirby e Steve Ditko (ma anche John Romita Sr. e John Buscema, giusto per citare due nobili esempi)?

Forse no, ma di sicuro la sua caparbietà lo avrebbe portato comunque ad ottenere grandi risultati.

 

 

 

Stan Lee è stato certamente un grande creativo, ma forse è stato un ancor più grande comunicatore e anche un eccezionale imprenditore.

Di tutti i fumettisti dell’epoca, quanti possono dire di essere diventati così conosciuti come il baffone di New York? Pensate a Joe Shuster o Bill Finger, o allo stesso Steve Ditko.

Stan Lee ha inventato un modo di comunicare rivoluzionario, instaurando un rapporto diretto con i lettori mediante le sue celebri rubriche di posta. Il Metodo Marvel da lui inventato, per quanto non popolare tra i disegnatori e i vari collaboratori, ha permesso alla Casa delle Idee di decollare e di colmare oltre venti anni di ritardo di personaggi creati presso DC Comics.

 

 

Se ti trovavi per caso in una stanza con Stan Lee, c’era il concreto pericoloso di scomparire letteralmente, tanto era vasto il suo carisma.

Fin da subito Stan Lee è stato un “man of the people”, magari più per opportunità che per vocazione, ma chi può dirlo, specie ora?

Soprattutto Stan Lee scelse di essere non solo una mente creativa, ma volle essere anche un volto: riconosciuto, familiare per i suoi lettori.

Non a caso negli anni 70 si mise in prima persona a contrastare il Comics Code Authority. E non a caso, pur alla sua veneranda età, ha collezionato quasi 40 cameo in altrettanti film.

 

 

Alla faccia del marketing a lungo termine. Questo lo ha reso immortale, tanto quanto i suoi personaggi.

Tutti noi ricorderemo per sempre il sorriso di The Man e i suoi baffoni, associandolo in eterno al concetto di supereroi, anche se non fu certamente il primo ad avere certe brillanti trovate creative. I problemi dei supereroi esistevano già in DC Comics con la Doom Patrol o Solomon Grundy, ma fu Stan Lee con i suoi personaggi a rendere il concetto popolare e a farlo diventare un marchio di fabbrica, ammirato e redditizio.

 

 

Oggi siamo tristi per la perdita di un uomo eccezionale, ma il suo lascito è molto importante e dovremmo tutti ricordarlo con il sorriso: il talento, da solo, non basta, serve l’abnegazione, serve l’impegno costante. Serve anche sapersi promuovere.

Oggi siamo tristi per la perdita di un uomo eccezionale, ma il suo lascito è molto importante e dovremmo tutti ricordarlo con il sorriso: il talento, da solo, non basta, serve l’abnegazione, serve l’impegno costante. Serve anche sapersi promuovere.

E in questo lui è stato un maestro.

Non mi stupirei di venire a conoscenza di corsi di studio universitari ispirati proprio all’operato di Stan Lee.

E se questo servisse a creare nuovi grandi creativi e comunicatori nel mondo, non solo nella nona arte, sarebbe in assoluto una grande benedizione per tutti.

Addio Stan, prima o poi ci rivedremo.

Ora probabilmente starai discutendo col Padreterno per convincerlo a pubblicare una qualche storia con dei cherubini con superpoteri che indossano costumi appariscenti…sfoderandogli il tuo solito sorriso, qualche “nuff said” o “excelsior” o “face front” di troppo. E la cosa che fa più sorridere è che se esiste davvero un aldilà, la probabilità che ciò stia accadendo veramente è davvero alta.

 

RIP Stan Lee 1922-2018 😢

Posted by Lega Nerd on Monday, November 12, 2018