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Kick-Ass: La nuova tipa

3 anni fa

8 minuti

Kick-Ass è tornato e questa volta è una donna. Finalmente arriva in Italia la nuova serie di Mark Millar e John Romita Jr, che ci porta nel mondo dei supereroi che pur senza avere alcun tipo di potere, tentano comunque di fare la differenza. Nel bene o nel male. Comunque in mezzo ad un inferno di guai.

Kick-Ass, ovvero Dave Lizewski, è ormai diventato un personaggio iconografico.

La serie facente parte del progetto Millarworld, la linea di fumetti di Mark Millar, ha riscosso un successo così globale da ottenere due seguiti e uno spinoff e successivamente due adattamenti cinematografici che tutti abbiamo visto.

Millar ha questo potere: molto di quello che tocca ottiene uno straordinario successo e diventa un riferimento da seguire, molto redditizio peraltro.

D’altronde, nel caso di Kick Ass, non sarebbe potuto essere altrimenti: un nerd letteralmente sfigato, appassionato di fumetti, che decide di indossare un improbabile costume ed andare a dispensare la giustizia tra i criminali, con ovvi esiti tragici. Già dal claim iniziale le aspettative erano alle stelle.

E nella formula vincente, oltre ad una serie di mafiosi letali e pittoreschi villain (tra tutti Red Mist, divenuto poi Mother Fucker) e improvvisati eroi in calzamaglia più scapestrati che mai, Millar ha aggiunto il personaggio strepitoso di Hit-Girl (Mindy Mcready), letale supereroina in miniatura, tanto esagerata nei modi e nelle tecniche di combattimento, quanto incapace di condurre un’esistenza “normale” al di fuori del costume. Un’irresistibile anti-eroina, armata fino ai denti.

Tutto assolutamente vincente, anche perché ai disegni c’è la presenza del mai troppo osannato John Romita Jr, uno di quelli che sa fare la differenza anche con due semplici inquadrature.

E la coppia Millar/Romita ha saputo tenere un livello alto e anche abbastanza costante per tutte e tre le serie, superando anche il pericolo insito nel creare un sequel di un prodotto di successo, anche sulla spinta commerciale.

Arriviamo finalmente a questa nuova e attesa serie, celebrativa del 10° anniversario della prima originale uscita, questa volta non più sotto il cappello di Icon Comics (e quindi Marvel), ma sotto l’etichetta Image Comics.

Squadra che (stra)vince non si cambia e ora ci troviamo a fare la conoscenza di Patience Lee.

 

 

Patience è una veterana di guerra, un soldato addestrato e tenace, parte di quelli che sono chiamati i Predatori Notturni, ovvero una quadra speciale di incursori Marines.

E’ abituata alla leadership e a beccare pallottole sul suo bullet proof al posto dei suoi uomini. Ha visto la morte in faccia, più volte, ma questo non è riuscito a scalfire il suo spirito, coraggioso e forte.

 

 

Ma Patience è anche una madre afroamericana, con una famiglia che attende il suo ritorno. Il problema è che quando questo accadrà tutto il suo mondo crollerà.

Il suo compagno e padre delle sue figlie, nel periodo di distaccamento in Afghanistan, se ne è andato di casa con una nuova fidanzata più giovane e non ha la benchè minima intenzione di rifarsi vivo o di pagare gli alimenti.

Il suo compagno e padre delle sue figlie, nel periodo di distaccamento in Afghanistan, se ne è andato di casa con una nuova fidanzata più giovane e non ha la benchè minima intenzione di rifarsi vivo o di pagare gli alimenti.

Le difficoltà economiche diventano insostenibili, e nonostante i lavori precari e l’impegno profuso da Patience, la situazione sembra senza uscita.

Anzi, un’uscita ci sarebbe, ma significherebbe fare un patto col Diavolo. Il cognato di Patience, Maurice, è da sempre immischiato in loschi affari di gang. Le sue proposte sono inaccettabili per una persona dalla retta condotta morale come la protagonista di questa storia.

Ma ad un certo punto arriverà l’illuminazione.

Ormai i supereroi sono perseguiti dalla legge perchè illegali. Lo stesso Dave Lizewski, dopo i fatti descritti nella terza serie, è diventato un poliziotto e Mindy “Hit-Girl” si trova chissà dove in Colombia.

Ma quel costume vuol dire ancora qualcosa e forse Patience sa come usarlo: Kick-Ass sta tornando, vuole una montagna di soldi e sa a quali gangster rubarli.

E non importa se dovrà rompere qualche osso, lei terrà per sé solo lo stretto necessario per vivere e sostentare la propria famiglia; il resto sarà dato in beneficenza.

Cambia radicalmente il punto di vista in questa nuova serie di Kick-Ass, dato che non ci troviamo più a condividere le tragicomiche avventure di un “dilettante allo sbaraglio” come Dave, ma ci troviamo alla presenza di un soldato le cui capacità sono realmente “super”.

 

 

Ovviamente, una volta indossato il costume verde-giallo di Kick-Ass, le missioni di Patience non andranno tutte bene, e presto si troverà nei guai fino al collo, rischiando la vita con dei pericolosissimi criminali (alcuni psicopatici come Violencia o individui misteriosi come Mister Solo), che porteranno la nostra eroina a dover superare i limiti umani di resistenza e ingegno, pur di cavarsela.

 

C’è la storia di una donna che non si abbatte neanche per un istante e, con una lucidità e una determinazione incredibile, decide di affrontare la vita in maniera pericolosa e assurda.

Nonostante il fumetto sia decisamente piacevole e strutturato in maniera ottima, sia per ritmo che per dialoghi, il radicale cambio di direzione, quanto meno in questi primi numeri, è un po’ fuorviante perché fa mancare l’ingrediente fondamentale che aveva decretato il successo delle precedenti serie.

Dave Lizewski era un palese idiota, mosso dalle migliori intenzioni, ma destinato a ficcarsi nelle peggiori situazioni senza saperne uscire.

Hit-Girl era una pazza scatenata, antieroe per eccellenza, letale e brutale, incapace di capire quando fermarsi. E poi era già assuefatta a diversi tipi di droghe e altre pratiche discutibili, specie per una ragazzina di 13 anni.

Anche tutti gli altri personaggi erano assolutamente sopra le righe, da Chris Genovese (Red Mist) a Mother Russia, lasciando solo genitori, qualche poliziotto e qualche compagno di classe come contro-altare di normalità per enfatizzare ancora di più le esagerazioni dei protagonisti.

Patience Lee è sicuramente una neofita del mondo della “giustizia privata applicata sommariamente” ma fin da subito manifesta capacità e motivazioni incredibili e fuori dal comune. Combatte come Frank Castle, pensa come Frank Castle anche mentre si sta facendo spaccare le ossa, non perde la bussola manco per un secondo. Proprio come Frank Castle.

A questo punto, quasi quasi, pare di leggere Punisher, ma senza il cinismo e l’oscurità costante delle storie del Punitore.

 

 

Nonostante il ritmo crescente e il complicarsi delle vicende, la storia narrata è molto lineare e solo il finale riesce a dare quel giusto colpo di scena che trasforma la serie in “potenzialmente molto interessante”.

Sembra che Mark e John abbiano voluto spostare la narrazione su un binario apparentemente più tradizionale (il personaggio tradito dalla vita che cerca di riscattarsi, ponendosi a metà tra la giustizia e il crimine, alla Robin Hood, e  concentrandosi sul suo ideale di bontà), pronti per creare il colpo di scena che cambierà l’intero registro narrativo.

Un colpo di scena che sembrerebbe quasi preannunciato, il che fa ancora più strano visto che una delle caratteristiche di questi due grandi artisti è saperci sorprendere ad ogni pagina voltata.

Ma intanto, a parte qualche bella battuta e gli incredibili disegni di “JRJR” sempre a livelli altissimi, non stiamo leggendo qualcosa di originale e caratterizzante.

Tutta l’originalità e la verve creativa delle prime tre serie (ottimamente concatenate tra loro e di livello abbastanza costante, non mi stancherò mai di ripeterlo) qui si viene a perdere e mancano anche il black humor e le sequenze più pepate che caratterizzavano il morboso rapporto di Dave con l’altro sesso.

 

 

C’è sempre molto sangue e molta violenza, cosa a cui siamo abituati, i combattimenti sono avvincenti e i disegni di John Romita Jr sono sempre strepitosi e unici al mondo.

Anche Patience uccide ma non lo fa con lo stile o la demenzialità di Hit-Girl.

Mark Millar non ha mai avuto problemi di originalità e  quindi posso solo pensare che stia tenendo in serbo una bomba, pronta ad esplodere quando meno ce lo aspetteremo, tipo un plot twist alla “Nemesis” o qualcosa del genere.

Non posso pensare ad altro perché, nonostante questo primo questo primo volume cartonato sia un ottimo fumetto, porta sulle spalle come retaggio un nome molto importante quanto ad originalità e stile narrativo e non si può ignorare la cosa.

C’è da dire che già dalla terza serie di Kick-Ass, Millar ha creato un suo universo coeso dove convivono i protagonisti di tante sue opere (dal sopraccitato Nemesis, ai ragazzi della serie MPH), quindi non mi stupirei nemmeno se ad un certo punto saltassero fuori dei veri meta-umani ad arricchire una testata che può avere ancora molto da dire.

 

 

73
ME GUSTA
  • John Romita Jr è sempre a livelli altissimi
  • Ottimo ritmo di narrazione e sviluppo degli eventi
  • Patience è un personaggio carismatico, fin troppo per come eravamo abituati (Dave Lizewski)
  • Il finale aperto lascia be sperare
FAIL
  • Trama piuttosto lineare: Patience si dimostra quasi subito una sorta di Punisher dalla volontà d'acciaio, sfumando il senso di "trasformazione" in eroe
  • Si è persa l'originalità e la demenzialità che hanno caratterizzato le prime serie
  • Speriamo in un colpo di scena
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