Una vita spericolata: rapine, inseguimenti e Matilda De Angelis #LegaNerd

A metà tra Robin Hood e il cinema pulp di Tarantino, Una vita spericolata segna il ritorno alle origini di Marco Ponti, tra humor nero, musica a tutto volume e una voglia insaziabile di vita. Abbiamo intervistato il regista e i suoi protagonisti, Eugenio Franceschini e Matilda De Angelis.

Rossi (Lorenzo Richelmy) e BB (Eugenio Franceschini) a nemmeno trent’anni sentono di aver perso la grande occasione della vita: il primo sta per perdere l’officina, mentre il secondo è un ex campione di rally che ha accantonato le corse. La richiesta di un prestito si trasforma, involontariamente, in una rapina: i due si ritrovano, senza nemmeno capire bene perché, con 20 milioni di euro per le mani, e un ostaggio auto-offertosi, l’attrice in declino Soledad (Matilda De Angelis). La fuga è necessaria: non solo perché la polizia sta loro addosso, ma soprattutto perché quei soldi sono di una potente boss (Michela Cescon).

Un po’ Robin Hood, un po’ Una vita al massimo, con qualcosa di di La casa di carta (presto la gente comincia a fare il tifo per i tre ragazzi, che “sono i buoni”) e Jules e Jim (il mènage à trois è dietro l’angolo), Una vita spericolata, in sala dal 21 giugno, segna un ritorno alle origini, almeno nello spirito, per il regista Marco Ponti, con l’humor nero di Santa Maradona e A/R Andata + Ritorno, la musica a tutto volume e la voglia di pulp alla Quentin Tarantino.

Abbiamo incontrato a Roma il regista e due dei protagonisti, Eugenio Franceschini e Matilda De Angelis, che si conferma l’attrice emergente di maggior talento che abbiamo al momento in Italia, in grado di affrontare qualsiasi genere, dalla commedia all’azione, fino a Soledad, femme fatale sexy e cialtrona.

 

 

Dopo l’esordio in Veloce come il vento di Matteo Rovere, dove è un’aspirante pilota, De Angelis si è detta sollevata per aver potuto cedere il volante al collega Franceschini:

È stato un sollievo, ho dovuto preoccuparmi meno. Eugenio è un guidatore molto più bravo di me: faceva i testa-coda già dal primo giorno, mentre sul set di Veloce come il vento ci sono arrivata alla seconda settimana.

 

Valentina Ariete

Valentina Ariete a.k.a. valentinaariete

Il primo film della mia vita è stato Biancaneve e i sette nani, avevo 3 anni. L’effetto è stato devastante: non volevo più uscire dalla sala e ho costretto i miei poveri genitori a vederlo due volte. La gioia che mi ha dato vedere delle immagini in movimento su un grande schermo è stata pari soltanto a quella che ha suscitato in me un'altra scoperta “giovanile”, quella del gelato (per la cronaca: di anni non ne avevo nemmeno 1 ed era una coppetta crema e panna). Poi sono cresciuta, ora anche altre cose mi danno gioia, ma ho fatto della passione per il cinema (e le serie tv) il mio lavoro. In un'altra vita (non tanto lontana) ero un dottore, oggi scrivo di mondi di celluloide per Deejay, TvZap, Movieplayer e Lega Nerd.
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lunedì 25 giugno 2018 - 11:47
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