Le Sei Gemme del Marvel Cinematic Universe

5 anni fa

12 minuti

Il 2 Maggio 2008 usciva nelle sale americane “Iron Man” di Jon Favreau, primo capitolo di quella che sarebbe diventata una delle più famose saghe della storia del cinema e che avrebbe raccontato non solo le avventure del genio, playboy, miliardario, filantropo interpretato da Robert Downey Jr., ma anche quelle di centinaia di personaggi partoriti dalla Marvel nel corso della sua illustre storia di casa editrice di fumetti.

In dieci anni esatti, il Marvel Cinematic Universe è diventato un titano dell’industria cinematografica producendo ben 19 pellicole e facendo una spropositata montagna di soldi.

Come ha fatto la Casa Delle Idee a portare il fumetto dalle camerette dei nerd al pubblico mainstream?

Ho voluto individuare sei motivi, sei “Gemme”, come quelle incastonate nel Guanto Dell’Infinito del fantastico Thanos di Avengers: Infinity War, ultimo film del MCU, per cui questa saga ha così successo.

 

 

 

1. L’età d’oro della serialità

Guardando Infinity War al Cinema mi sono reso conto di quanto siano cambiate le aspettative del pubblico nell’approcciarsi ad un’opera multimediale (sia essa TV o Cinema) al giorno d’oggi.

Quindici anni fa molta meno gente era interessata alle serie TV e la maggior parte dei telefilm in onda all’epoca avevano perlopiù puntate auto conclusive, mentre la trama orizzontale era appena accennata e raramente richiedeva allo spettatore qualcosa in più della mera visione passiva.

Certo, non fraintendetemi, le serie con una spiccata trama orizzontale c’erano anche più di venti anni fa. Basti pensare alla pioneristica Twin Peaks del maestro Lynch, o ad Alias di J.J. Abrams, ma erano una indubbia minoranza ed inoltre non erano di amplissima fruizione.

Il vero punto di rivoluzione si ha a mio avviso nel 2004, quando sugli schermi approda LOST. La serie sui naufraghi di casa ABC si abbatte come un tornado sul mondo della serialità televisiva spingendo al massimo il concetto della trama orizzontale e sfidando i fan a trovare riferimenti , rimandi, indizi in ogni singola puntata, richiedendo una attenzione e una fidelizzazione di livello altissimo.

Il concetto di “filler” , ma soprattutto di episodio autoconclusivo venivano messi in crisi dalle avventure di Jack, Kate, Locke, Sawyer ecc. così piene di citazioni ed easter egg che hanno fatto impazzire i fan dello show. E così, partendo da LOST, passando per Breaking Bad, Game Of Thrones, Stranger Things e molte altre, ci troviamo ad oggi a vivere nell’età d’oro delle serie TV, dove tutti le guardano, tutti ne parlano e tutti le amano.

Quando la Disney ha comprato la Marvel e ha formato i Marvel Studios nel 2009 si è ritrovata a ricreare sul grande schermo quello che funzionava a meraviglia in TV.

Infatti ogni film dei Marvel Studios è ancorato ad un universo unico e fa parte di un’unica macrostoria che appassiona e tiene col fiato sospeso gli affezionati a queste pellicole.

Il fatto che ogni film che i Marvel Studios sputano fuori sia un pezzo di un puzzle più grande, rende ogni lungometraggio imperdibile, e così si spiega come un film sull’Uomo Formica (!) abbia registrato un successo al botteghino di tutto rispetto, non lontano dai film di punta della concorrenza, ad esempio.

O ancora come un film su degli eroi fumettisticamente di quarta fascia, i Guardiani della Galassia, sia stato non solo un successo di critica, ma anche di pubblico il quale si è subito affezionato agli antieroi spaziali diretti magistralmente da James Gunn.

Ogni film dei Marvel Studios è ancorato ad un universo unico e fa parte di un’unica macrostoria che appassiona e tiene col fiato sospeso gli affezionati a queste pellicole
Quindi le persone in questi giorni in sala a vedere Infinity War accettano senza problemi di andare a vedere “solo” una puntata di una storia ben più ampia, e anzi ne sono eccitati. Lontani mi sembrano i tempi in cui Matrix Reloaded col suo finale aperto si beccò qualche vaffa in sala da chi, probabilmente, non aveva ancora grossa esperienza di cliff-hanger.

 

 

 

 

2. QUA-LI-TA’!

(Da leggere con la voce di Renè Ferretti)

In barba a tutti i finti puristi del Cinema d’Autore, bisogna accettare un dato incontrovertibile: mediamente i film del MCU sono buoni. Ben diretti, ben fotografati, ben recitati.

Alcuni magari hanno degli scivoloni dal punto di vista della sceneggiatura, molti di essi soffrono di villain non ispirati, ma nonostante ciò posso affermare senza troppa paura che mai ho avuto la sensazione di aver buttato soldi dopo essere andato al cinema a vedere un film dei Marvel Studios.

 

 

Neppure i film volutamente in tono minore mi hanno lasciato totalmente insoddisfatto.

Neppure i film volutamente in tono minore (un esempio su tutti, Thor Ragnarok) mi hanno lasciato totalmente insoddisfatto. Infatti, i film MCU hanno la peculiarità di non prendersi mai troppo sul serio, così che anche lo scivolone passa sotto traccia e può essere perdonato.

 

Quindi sono film paraculi? Un po’ sì. Ma in mezzo ad una media più che sufficiente si stagliano delle piccole perle.

Su tutti spiccano i due Guardiani della Galassia del già menzionato James Gunn. Due assolute eccellenze che ogni amante del cinema di fantascienza e delle Space Opera non può che amare. Gunn è riuscito a fare due VERI film d’Autore con un procione parlante e un albero tra i protagonisti.

Mi sento di aggiungere alle “chicche” di casa Marvel anche i tre film dei fratelli Russo, cioè Captain America Winter Soldier, Civil War, e il recentissimo Avengers Infinity War. I primi due dal taglio molto spionistico, con una fotografia meno accesa rispetto ai canoni dell’Universo Marvel e da un taglio leggermente più serioso, mentre l’ultimo è un film molto ben bilanciato e diretto col solito mestiere dai due fratelli, seppur si avvicini come stile per forza di cose ai primi due Avengers diretti da Joss Whedon.

Infine, la scelta di affidare ruoli chiave dell’universo ad attori di primissima fascia (Robert Downey Jr, Christopher Ecclestone, Scarlett Johansson, Benedict  Cumberbatch ecc., per non parlare dei villain, molto spesso one shot, su tutti Michael Keaton in Spiderman Homecoming, Mads Mikkelsen in Dr. Strange, Josh Brolin in Infinity War), ha dato una dignità a tutto il progetto e ha favorito la buona riuscita di interi film e personaggi che si sono basati sulle interpretazioni di attoroni di alto livello.

Con buona pace di chi considera i cinecomic la morte del cinema, anche nei film d’intrattenimento puro può esserci qualcosa di straordinario che soddisfa sia chi vuole spegnere il cervello, sia chi cerca il tocco autoriale o la grande interpretazione.

 

 

 

3. Il Potere del Marketing

Non nascondiamoci dieto ad un dito, come si dice dalle mie parti “Senza soldi non si cantano messe”, ovvero, senza la gigantesca macchina da marketing di cui è disposta la Disney difficilmente il MCU e tutto quello che gli gira intorno avrebbe prodotto i risultati economici clamorosi di questi anni.

Dai quaderni per scuola, alle Funko-pop, a giocatolli, magliette, gadget, fino alle pubblicità e alle operazioni di marketing, siamo stati bombardati per dieci anni da supereroi e affini.

Grazie al suo clamoroso potere mediatico, Disney ha saputo plasmare una intera generazione sull’adorazione di personaggi, diciamocelo, fino a quel punto non di primissimo piano. Se aveste chiesto al me stesso ottenne quali fossero i suoi supereroi preferiti, avrebbe sicuramente risposto Batman e Spiderman.

E non tanto perché io avessi avuto la possibilità di leggere un buon numero di fumetti e da lì avessi potuto scegliere i miei preferiti, ma perché non è che io conoscessi tanti altri supereroi oltre ai portabandiera di DC e Marvel. Oggi invece non mi stupirebbe di sentire come risposte alla stessa domanda eroi come IronMan, Captain America o Thor.

 

 

Grazie al suo clamoroso potere mediatico, Disney ha saputo plasmare una intera generazione.

Approfittando della dormita generale in casa Warner/DC, la Disney ha praticamente preso il quasi totale controllo del mondo supereroistico nell’immaginario collettivo, facendo una vera e propria rivoluzione culturale in questo ambito. In questo modo la Disney ha fatto quello che qualsiasi venditore aspira a creare: una domanda lì dove prima non c’era (“Vendimi questa penna”, diceva Jordan Belfort in “The Wolf of Wall Street”).

Una lezione che alla concorrenza non hanno saputo ancora imparare.

 

 

 

4. Nerd is the new Sexy (forse)

Un altro cambiamento importante nella cultura pop degli ultimi anni è quello che riguarda la figura del “nerd”. Se come me siete figli degli anni ’90, inizio anni ’00, e se avete vissuto il web 2.0, saprete che la figura del nerd ha vissuto dei cambiamenti sensibili nel corso del tempo.

 

Partiamo dalla concezione “classica” dello sfigato occhialuto sociopatico, poco incline a lavarsi e che ha come unici interessi i videogame, la scienza, il mondo sci-fi (StarTrek, Star Wars et simila) o, per l’appunto, i fumetti, e arriviamo alla concezione moderna, che si libera delle caratteristiche negative dello stereotipo ed arriva a disegnare una personalità che non necessariamente si va ad infognare nella categoria dello “sfigato”.

Il nerd moderno ha sempre come passioni i videogiochi, i fumetti ecc., ma non è più ghettizzato, ed anzi, sfrutta queste passioni per creare comunità sempre più grandi sfruttando anche il mondo globalizzato.

 

 

La figura del nerd ha vissuto dei cambiamenti sensibili nel corso del tempo.

In questo frangente è forse più difficile individuare il rapporto causa/effetto: cosa è nato prima, il successo del MCU o la “liberalizzazione” del nerd? Io penso che i due fenomeni vadano a braccetto, con i cinecomic quale branca del fenomeno nerd.

Ad oggi infatti nessuno si vergogna più di avere come passione i fumetti o i cinefumetti, e sebbene dubito che siano argomenti gettonati nei locali della movida notturna, non generano più imbarazzo, ma anzi sono spesso oggetto di discussione in qualsiasi tipo di comitiva di giovani, dalle scuole elementari fino ad arrivare agli over 30.

Insomma, portate pure la ragazza che vi piace a vedere il nuovo film degli Avengers, sono sicuro che non si annoierà.

 

 

 

5. L’Era degli Eroi

A partire dall’iconico Superman interpretato dal compianto Christopher Reeve tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, il Cinema ha sempre avuto una speciale attrazione verso il mondo fumettistico.

Le pellicole con protagonisti i supereroi sono sempre state prodotte ad Hollywood, seppur con risultati altalenanti. Ci sono da ricordare gli anomali Batman (1989) e Batman Returns (1992) di Tim Burton, pieni della visione gotica del regista, e gli orripilanti Batman Forever (1995) e Batman & Robin (1997) di Joel Schumacher che hanno quasi ucciso l’Uomo Pipistrello al Cinema.

 

 

Il Cinema ha sempre avuto una speciale attrazione verso il mondo fumettistico.

E la Marvel? Forse la Casa delle Idee, tramite la produzione FOX, ha dato vita al primo Cinecomic moderno, X-Men di Bryan Singer, prodotto nel 2000. La saga sui mutanti ha sempre avuto un buon successo di pubblico e di critica, atteggiandosi da antesignana ai film del Marvel Cinematic Universe e preparando la strada a tutti i film tratti dai fumetti che sarebbero usciti a valanga negli anni ’00 e negli anni ’10.

Come non citare poi due trilogie cardine, non solo del mondo cine-fumettistico ma della settima arte in generale, e cioè la trilogia di Raimi su Spiderman e la trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan. Entrambe c’entrano poco col concetto di Universo Condiviso che tanta fortuna ha portato a Disney-Marvel, ma indubbiamente grazie alla loro enorme qualità hanno “educato” lo spettatore al rispetto dei supereroi sul grande schermo, facendo scoprire una unione assoluta tra intrattenimento e qualità filmica. Menzione d’onore anche per l’Hellboy di Del Toro. 

Insomma, il fenomeno dei cinecomic esisteva anche prima del capostipite del MCU Ironman (2008), ma ancora una volta non possiamo che fare i complimenti alla Disney per aver intercettato l’ennesima tendenza e aver carpito al volo i gusti degli spettatori dandogli quello che volevano: più superpoteri, più villain, più botte da orbi, più supereroi.

 

 

 

6. La Filosofia degli Eroi non ha età

E per ultimo mi sento di sottolineare un aspetto che forse è in realtà il più grande motore di forza di questi film: la trasversalità, specialmente tra grandi e piccini.

In un’era di pura crisi di idee ad Hollywood, piena zeppa di sequel, reboot ed universi condivisi morti sul nascere, la Disney ha confezionato il film per famiglie definitivo.

Si diverte il bimbo, mentre osserva i suoi idoli in calzamaglia darsele di santa ragione, si divertono e si tranquillizzano i genitori, rassicurati da film con tematiche non troppo adulte, tendenzialmente privi di parolacce e oscenità, ma che nemmeno fanno totalmente scendere il latte alle ginocchia del pubblico più smaliziato.

Senza voler rischiare la bestemmia, possiamo fare un paragone (di intenzioni) coi film Pixar, capaci di commuovere ed emozionare anche gli adulti che vanno al Cinema solo per accompagnare i più piccoli.

 

 

In un’era di pura crisi di idee ad Hollywood, piena zeppa di sequel, reboot ed universi condivisi morti sul nascere, la Disney ha confezionato il film per famiglie definitivo.

Ampliando il discorso, e chiudendo questa mia modesta analisi, possiamo dire che in realtà è tutta la filosofia del supereroe come categoria a non avere età ed è destinata ad affascinare sempre l’uomo. La mera fantasia che possa esistere sulla Terra o in un angolo remoto della galassia, un essere dotato di poteri talmente eccedenti l’ordinario tali da risolvere con facilità i problemi di noi poveri e semplici esseri umani, emoziona l’uomo fin dalla nascita dei tempi.

Senza addentrarsi in riflessioni religiose o filosofiche, è insito nella natura dell’uomo, compreso nel suo slancio evolutivo, alzare gli occhi al cielo e cercare in esso risposte che le proprie limitate capacità non riescono a cogliere.  Almeno nelle due ore di durata di un cinecomic possiamo riporre speranza in qualcun altro che alla fine non ci deluderà, battendo il male. Forse.

(Schiocco di dita)

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