La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri

4 anni fa

8 minuti

Ci sono storie talmente importanti e incredibili che meriterebbero di essere raccontate a tutti. E da queste storie, come per destino, ogni tanto, nascono dei libri così belli che sarebbe un delitto ignorarli. Quando questi libri giungono a noi diventa un giorno di festa, come oggi che finalmente possiamo leggere in italiano La Mia Cosa Preferita sono i Mostri di Emil Ferris.

Farò una cosa che non si dovrebbe fare nelle recensioni: questo libro è un capolavoro.

Ecco, l’ho fatto, vi ho già svelato il giudizio finale. Ora potete chiudere la finestra del vostro browser e andare fuori, magari a comprare questo libro fresco di stampa (e soprattutto di adattamento) da parte dei ragazzi di Bao Publishing.

Oppure potete continuare a leggere, capendo le motivazioni che mi hanno portato ad esprimermi in modo così repentino e deciso, gustando ancora di più l’attesa verso il momento in cui aprirete questo bel tomo di oltre 400 pagine. Ma mettetevi comodi, perché di cose davvero singolari da raccontarvi ne ho un bel po’.

 

 

Emil Ferris con questo libro a fumetti è al suo esordio nel settore. Un esordio “tardivo”, visto che l’autrice ha 55 anni.

Eppure la sua storia è incredibile, come vi dicevo nell’intro:

25 anni fa la carriera artistica di Emil Ferris si è bruscamente interrotta per  la contrazione di un virus che l’ha costretta ad una lunga paralisi delle gambe e addirittura della sua mano destra. Stop. Fine della strada.

Emil Ferris, la straordinaria autrice di questo fumetto

 

Ma la Ferris non si è rassegnata e ha combattuto, ampliando i suoi studi, ottenendo un diploma presso l’Art Institute di Chicago, imparando a disegnare anche con l’altra mano, contrariamente anche ai pareri medici. E mentre concepiva questo graphic novel ha comunque cresciuto una figlia e riabilitato l’uso della mano destra.

Ma non è finita, perché quando il libro era ormai stampato (nel 2016) e il male sconfitto, a causa del fallimento della compagnia di trasporto che lo doveva distribuire via nave, lo stesso rimase bloccato per mesi a Panama. Ma potremmo dire che la fortuna premia non solo gli audaci ma anche i tenaci, visto che questo ritardo in qualche modo ha contribuito a rendere La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri in un piccolo ed interessante caso editoriale.

Vi rendete conto che già su questo ci si potrebbe fare un graphic novel?

Veniamo ora però al nostro fumetto.

La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri racconta in una sorta di “diario speciale” due storie.

La prima riguarda Karen Reyes, ragazzina di origini messicane che vive con la madre e il fratello nella Chicago di fine anni 60, appassionata di fumetti pulp e horror e di mostri (che vede e disegna un po’ ovunque); lei stessa si vede come una piccola “licantropa”, proprio per enfatizzare il suo sentirsi fuori dagli schemi convenzionali dei compagni di scuola, della famiglia, dei vicini. Ha un’innata curiosità e ha sviluppato un grande gusto per l’arte, complice la passione e il talento del fratello Diego, che conduce una vita con parecchie ombre.

 

La sua avventura investigativa comincerà quando Anka Silverberg, la vicina di casa di Karen di origini tedesche, sarà trovata morta nel suo appartamento con un colpo di pistola in pieno petto.

 

La polizia dice suicidio, ma ci sono troppi elementi contrastanti. Anka è una sopravvissuta all’Olocausto della Seconda Guerra Mondiale: una donna tanto bella quanto fragile emotivamente e psicologicamente.

La polizia dice suicidio, ma ci sono troppi elementi contrastanti. Anka è una sopravvissuta all’Olocausto della Seconda Guerra Mondiale: una donna tanto bella quanto fragile emotivamente e psicologicamente.

I suoi comportamenti bizzarri nascondono un tremendo trauma irrisolto del passato e molti misteri che cattureranno l’attenzione della piccola Karen.

La seconda storia di questo diario è proprio quella di Anka, svelata dalle indagini di Karen. Una storia dettagliatamente riportata sul diario davanti ai nostri occhi, in parte raccontata dal compagno, Sam Silverberg, in parte da misteriose registrazioni audio che sveleranno un passato fatto di abusi, terribili orrori infantili e le tenebre della persecuzione nazista in Germania.

 

 

 

 

Le due storie si fonderanno, dando origine ad un graphic novel giallo, ma che è anche un racconto di crescita e denuncia. L’arte camminerà a braccetto con le copertine dei fumetti horror e pulp e ogni pagina del libro (che riproduce esattamente le fattezze di un quadernone ad anelli, come quelli che usavate a scuola) vi immergerà in un mondo fatto di fantasie e ricordi, ma anche di una concreta realtà che ci fa venire in mente una domanda sempre attuale:

Chi sono i veri mostri? Che sembianze hanno?

 

La prima parte del fumetto è tutta dedicata a Karen e volutamente a tratti è un po’ confusa, anzi per essere più precisi ci racconta le cose come lo farebbe un’intelligente ragazzina di 10-12 anni.

Vediamo il mondo come lo vede lei quindi è piuttosto naturale saltare da una situazione all’altra, da una fantasia ad un evento realmente accaduto. Eppure non riusciamo a non rimanerne sempre più affascinati, pagina dopo pagina.

Fino alla parte centrale, quella in cui l’indagine diventa racconto dettagliato: la storia di Anka, che poi è anche il cuore della vicenda, ci coglie all’improvviso e ci tira un pugno allo stomaco.

Se parliamo della parte grafica de La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri non ci si può esimere dal rimanere meravigliati.

I disegni a penna e pennarello di Emil Ferris (bellissimo l’utilizzo di mezzi “comuni” per rendere ancora più verosomile il diario di Karen e quindi più vicino a noi) sono incredibilmente vari: ritratti molto realistici e dettagliati si accompagnano a schizzi e (quasi) scarabocchi che rappresentano le cose che in realtà Karen non capisce del tutto. E poi ci sono i mostri, le copertine dei fumetti, le opere d’arte. I colori sono coerenti con i mezzi impiegati e sono particolarmente azzeccati, anzi a tratti ci si chiede come sia possibile creare delle palette così interessanti utilizzando solo delle penne colorate e dei pennarelli.

 

 

Ricordatevi che siamo pur sempre nel diario di una ragazzina e che quindi,  in molte pagine, vediamo il mondo attraverso il suo filtro, quindi la vera chiave di lettura dei disegni è l’interpretazione: il significato simbolico è una parte di fondamentale importanza nella lettura di questo fumetto.

È difficile inquadrare l’arte di Emil Ferris perché è di proporzioni gigantesche.

Ricordatevi che siamo pur sempre nel diario di una ragazzina e che quindi,  in molte pagine, vediamo il mondo attraverso il suo filtro, quindi la vera chiave di lettura dei disegni è l’interpretazione: il significato simbolico è una parte di fondamentale importanza nella lettura di questo fumetto.

Le immagini si susseguono in un caleidoscopio fittissimo, con pochi balloon, tanti testi scritti in tantissimi modi diversi nella pagina (in un angolo, in cerchio, a comporre titoli grafici, come un tema ben scritto) e – si – un pochino rimaniamo storditi da tutta questa ricchezza, salvo poi prendere confidenza con Karen e con la sua fantasia, o forse sarebbe più giusto dire con Emil.

Questo libro, che è stato definito un capolavoro da artisti del calibro di Art Spiegelman (Maus), è davvero una miniera d’oro di significato:

l’odio razziale, gli orrori della guerra del passato, troveranno fin troppi elementi in comune con la Chicago degli anni 60/70, ma continuando nella lettura ci renderemo anche conto di quanto gli elementi mostruosi della società siano ancora terribilmente attuali, specie in questi ultimi anni di intolleranza e xenofobia.

E pensare al coraggio, la tenacia e l’onestà morale della piccola Karen nel perseguire la sua indagine, nonostante una famiglia problematica, in un quartiere problematico, ci fa riflettere.

Lei, che si vede come un piccolo lupo mannaro, allontanata dalle amiche, con una sessualità accennata e ancora non compresa del tutto, si rivelerà tutt’altro che un mostro.

 

Mi rendo conto solo ora di non aver accennato ad un altro fatto incredibile legato a questo libro: il lavoro editoriale svolto da Bao Publishing.

 

Ecco un esempio dell’ottimo lavoro di adattamento di Bao Publishing: il lettering in alto è stato completamente rifatto.

 

L’opera di traduzione e di adattamento ha richiesto una paziente e chirurgica trasformazione di parecchie pagine, testi, elementi grafici e titoli.

Il libro è corposo, l’arte della Ferris così “intoccabile” che non si può non togliersi il cappello di fronte ad un risultato così eccellente.

Complimenti Bao, un altro colpo a segno.

 

94
ME GUSTA
  • Graficamente è uno dei volumi più belli e ricchi degli ultimi anni
  • Sin dalle prime pagine si è rapiti da Karen e dalla sua visione del mondo
  • La storia di Anka Silverberg è profondamente toccante
  • la denuncia storico sociale sul nazismo e sulla Chicago degli anni 60 è incredibilmente attuale
FAIL
  • Bisognerebbe essere dei veri mostri per trovare difetti in un libro tanto eccezionale
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