The Punisher – Diario di Guerra: la crociata e il mito di Frank Castle

3 anni fa

7 minuti

Sapete qual è l’ingrediente principale del successo editoriale di The Punisher? La sua terribile e sempre attuale credibilità. Nessun superpotere, nessun compromesso, chiunque potrebbe diventare il Punitore. E con Punisher War Journal, mitica serie del 1988 di Carl Potts e Jim Lee, tutto il mondo se n’è reso conto.

The Punisher War Journal è frutto del primo grande successo editoriale del character nato nel 1974 dalla mente di Gerry Conway con i disegni di Ross Andru (e lo zampino del leggendario John Romita Sr.). Ma partiamo dall’inizio, con calma.

La storia la sapete: prendete un veterano di guerra del Vietnam con un enorme bagaglio di orrori addosso, una famiglia sterminata in un conflitto a fuoco della malavita newyorkese e un terribile senso di abbandono e disperazione che porteranno il tenente Francis Castiglione (poi divenuto Frank Castle) ad indossare un teschio gigantesco sul petto divenendo giudice, giuria e carnefice dei criminali, nel tentativo di colmare un vuoto impossibile da riempire.

Per l’epoca il personaggio era un azzardo:

un villain (non a caso nella sua prima apparizione tenta di uccidere l’Uomo Ragno) destinato a diventare un eroe molto borderline, ma affiancato a personaggi di maggior peso che lo potessero sostenere in una mutua condivisione di benefici.

 

In effetti dovranno passare ben 12 anni dalla sua creazione prima che l’ex tenente Frank Castle potesse godere di una sua serie regolare, proprio per merito e volontà del suo editor Carl Potts.

Nel 1986, nel pieno della rivoluzione che vede Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro di Frank Miller come principale esempio,  i tempi erano finalmente maturi per assistere alla ribalta di uno dei main character più oscuri di tutto il mondo Marvel.

Nel 1986, nel pieno della rivoluzione che vede Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro da Frank Miller come principale esempio,  i tempi erano finalmente maturi per assistere alla ribalta di uno dei main character più oscuri di tutto il mondo Marvel.

Niente superpoteri, niente grandi ideali, solo la fredda e brutale determinazione di un uomo che ha perso tutto e che cerca un ultimo terribile appiglio per dare un senso alla sua vita.

La prima serie regolare riscosse talmente tanto successo  da sembrare inarrestabile come la furia omicida del suo protagonista. E Carl Potts da editor della stessa divenne talent scout prima e poi autore, chiamando alle armi quello che diventerà poi il mitico  Jim Lee, per lavorare su una nuova serie spinoff chiamata WAR JOURNAL, Diario di Guerra, la cui prima parte è proprio racchiusa nel volume di cui parliamo oggi.

 

 

E davvero non poteva esserci titolo migliore per la serie dedicata ad un uomo talmente ossessionato dal suo bisogno di vendetta da appuntarsi tutto su un diario, giorno dopo giorno, preda dopo preda, in una cronaca scritta fatta di strategie e pallottole.

Nei primi 10 numeri della serie che troverete in questa Punisher Collection – “Diario di Guerra: Occhio per Occhio”, le missioni di Frank Castle ci porteranno a scoprire nuovi dettagli sulla cruciale e triste giornata a Central Park che lo ha privato di tutta la sua famiglia e trasformato nel Punitore, mediante il coinvolgimento di un nuovo personaggio, Hector Montoya, che avrà un ruolo più che determinante nella vicenda.

Favolose le tavole del primo capitolo con la sequenza esatta del massacro di Central Park riportata nella parte bassa delle pagine, a dimostrazione di cosa c’è nella mente del Punitore ogni volta che chiude gli occhi.

A nulla servirà la presenza di Matt Murdock (Daredevil) per cercare di distogliere Frank dal suo obiettivo (dando una chiara idea del rapporto conflittuale che il Punisher ha sempre mantenuto con gli eroi in calzamaglia, esclusione fatta per IL CAPITANO Steve Rogers, che in qualche modo vede come un superiore).

Ma sarà anche l’occasione per esplorare il passato del tenente Castle e del suo battaglione in Vietnam, in particolare delle attività illecite del collonello Schoonover (molto vicine a quelle raccontate nella serie Netflix con John Bernthal) per poi contrapporlo al Cecchino, ex commilitone ora spietato mercenario al soldo della DEA e dei Servizi Segreti.

 

 

Siamo in pieno periodo di collaborazione con Microchip (David Lieberman) quindi il Punitore ha disposizione molti gadget tecnologici con il quale compiere il suo sterminio sistematico di criminali e a testimonianza delle atmosfere un po’ “spy” infine

vedremo Punisher anche far coppia con il più temuto dei mutanti, Wolverine, a Madripoor e addirittura con Natasha Romanoff aka Black Widow in una caccia selvaggia contro alcuni vertici militari corrotti.

 

 

Nelle varie pagine il Punisher spara, viene colpito, picchiato, accoltellato, si ferisce e viene ricucito;

Nelle varie pagine il Punisher spara, viene colpito, picchiato, accoltellato, si ferisce e viene ricucito;

Frank Castle è umano al 100% e abbiamo come la sensazione che in ogni sequenza stia quasi per non farcela, che stavolta potrebbe non rialzarsi più. D’altronde se Miller ci ha mostrato un Batman vecchio e sfinito ormai alla fine della sua crociata e un Superman sanguinante, come potrebbe essere trattato diversamente The Punisher?

Ed ecco svelato il segreto del successo di cui vi parlavo nell’introduzione: la verosimilità delle azioni di Frank Castle (anche considerando gli anni di cui stiamo parlando) è talmente palpabile che non possiamo non immedesimarci in lui e provare dell’empatia.

 

Leggiamo ogni suo pensiero, con quei bellissimi periodi corti, ricchi di punteggiatura, che ne hanno delineato la personalità. E i suoi pensieri quando non sono impegnati ad elaborare strategie di attacco o sparatorie non sono piacevoli. Ho detto tutto.

Carl Potts riesce a costruire una serie di vicende appassionanti, adulte, violente (se consideriamo l’epoca di pubblicazione) che tracciano una linea netta di divisione con le altre testate Marvel dell’epoca.

E poi signori, Jim Lee, alla sua prima vera prova di successo con Marvel (dopo Alpha Flight), proprio dopo esser stato notato dal Carl Potts.

 

 

Il leggendario disegnatore e co-fondatore di Image Comics e Wildstorm esprime un talento cristallino enorme, trasmettendo una personalità unica su ogni tavola. I personaggi sono accattivanti, le espressioni e la statuarietà delle proporzioni contribuiscono a regalare un dannato senso di meraviglia che non ti abbandona nemmeno dopo che hai chiuso il fumetto.

Il volto di Frank Castle è granitico, per certi versi un po’ batmaniano, ma decisamente più segnato, più oscuro, corrotto dal tocco dell’odio.

Non poteva che essere un successo: Punisher War Journal andò avanti per 80 numeri, fino al 1995, proiettando Jim Lee nell’Olimpo dei disegnatori, portando milioni di dollari nella casse di Marvel, facendo nascere un’ulteriore serie spinoff dedicata a Castle (Punisher War Zone) e contribuendo a rendere il Punitore il simbolo che oggi conosciamo.

La pubblicazione da parte di Panini Comics di questa collection è un’occasione ghiotta perché questa serie mancava dagli scaffali italiani da tantissimi anni.

E sono felicissimo che il successo dell’ottima serie tv Netflix abbia portato un rinnovato interesse per il più controverso personaggio della Marvel di sempre.

In ogni caso se ci state ancora pensando se acquistare o meno questo gioiello della storia dei comics Marvel, siete veramente dei pazzi. Anche se mi rendo conto che detto da uno che si fa chiamare Zeth “Castle” possa sembrare un pochino di parte.

 

 

90
ME GUSTA
  • I disegni di Jim Lee sono semplicemente incredibili
  • Dialoghi serrati, cinici, asciutti: il Punitore non ha tempo per rimuginare troppo, deve uccidere
  • Ottimo l'impiego di personaggi come Devil, Wolverine e Black Widow
  • Questa serie mancava dagli anni 90 sugli scaffali delle fumetterie italiane
FAIL
  • Ma davvero chiedete ad uno di nome Zeth Castle se questa serie ha difetti?
  • Ad essere pignolissimi si sente l'influenza Milleriana nei dialoghi (ammesso che possa essere un punto debole)
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