Due italiani alla corte di Kirkman: intervista esclusiva a Lorenzo De Felici e Annalisa Leoni

3 anni fa

19 minuti

In occasione dell’uscita della nuova serie di Robert Kirkman, Oblivion Song (edita da Saldapress e uscita in contemporanea con gli States, di cui potete trovare la recensione e lo speciale episodio de Il Trono Del Re) abbiamo avuto il piacere di intervistare la coppia di artisti che ha realizzato l’intera parte grafica, ovvero Lorenzo De Felici (ai disegni) e Annalisa Leoni (ai colori).

Ne è nata una chiacchierata molto interessante non solo sul nuovo titolo uscito, ma anche sulla professione di fumettista.

 

 

Lorenzo De Felici controlla le prove di stampa in tipografia

 

Innanzitutto complimenti per questo straordinario obiettivo di carriera. È sempre un grande vanto quando alcuni nostri artisti riescono ad approdare a realtà americane così imponenti e a serie che in qualche modo faranno il giro del mondo. Lorenzo, il tuo primo contatto con Kirkman avviene con una mail, un giorno, in cui lo stesso autore di Invincible e The Walking Dead ti contatta direttamente per chiederti di lavorare con lui (se non sbaglio tempo fa avevi anche parlato dello zampino di Cory Walker in questa cosa). Vuoi raccontarci qualcosa di più di come è avvenuta la cosa e quali sono state le tue reazioni? Come funziona in questi casi, esiste un “periodo di prova” da superare o siete passati subito alla fase creativa?

(LDF) Beh, innanzitutto grazie! La mia prima reazione davanti a quella mail notturna è stata incredulità. Ho subito pensato ad un simpaticissimo scherzo, ma dopo aver verificato al volo tramite terzi che si trattava del vero Robert Kirkman ho dovuto arrendermi alla realtà. Non c’è stato un periodo di prova, anzi sono io che ho dovuto chiedere a Robert di aspettarmi perché avevo appena cominciato a lavorare sul mio albo di Infinity 8 per Rue De Sèvres.

Lui ha accettato, a patto che realizzassi subito il primo numero della serie. Così ho messo in pausa il lavoro per la Francia, e per un mese mi sono gettato a capofitto nel design della serie e nelle prime 30 pagine. Ancora oggi non so bene come io abbia fatto a realizzare tutto in così poco tempo. Una decina di mesi dopo, concluso il numero di Infinity 8, sono tornato su Oblivion Song e non ho più smesso.

 

Ecco, questa cosa mi incuriosisce molto. Cosa vuol dire in termini puramente lavorativi mettersi all’opera su una serie del genere che in America avrà cadenza mensile? Dal momento in cui si programma il vero e proprio “start”, quante ore al giorno di lavoro per la parte di disegno e per quanto? E per i colori?

(LDF) Quella delle 20 pagine mensili è una vera e propria macina impietosa. Bisogna prenderci le misure, ma devo dire che Robert mi è venuto incontro in questo, questo larghissimo anticipo ha avuto anche lo scopo di darmi il tempo di regolarmi. In realtà alla fine il numero di ore che dedico al lavoro è lo stesso di quando lavoro per la Francia o per l’Italia. Dalle 9.00/9.30 alle 12.30, e dalle 13.30 alle 19.30 circa. Alcuni giorni di più, altri di meno.

(AL) Per quanto mi riguarda spaventa un po’ mettersi a lavorare su una serie che uscirà ogni mese e su cui lavoro da sola come colorista. Ho sempre lavorato in serie , per esempio Orfani, in cui esisteva un team di coloristi, ci si alternava nella lavorazione dei numeri e quando possibile ci si aiutava a vicenda, ora sento un po’ il peso della responsabilità e delle tempistiche.

Per fortuna stiamo lavorando con largo anticipo su Oblivion Song. In ogni caso sia io che Lorenzo cerchiamo di mantenere delle tempistiche strette per non arrivare impreparati al momento in cui saremo di pari passo con le uscite americane.

Solitamente per il colore ci vuole un giorno per una tavola ( 8-9 ore di lavoro al giorno), ma è molto relativo, se si tratta di splash-page molto elaborate ci vuole un po’ più tempo, se si tratta invece di scene principalmente di dialogo riesco a farne anche due al giorno. Senza però contare il tempo per delle possibili revisioni.

 

 

 

 

Lorenzo, Oblivion Song ti vede non solo in qualità di disegnatore ma anche di co-creatore, dato che il mondo dall’altra parte, l’Oblivion appunto, è un universo “alieno” ricco di dettagli e dal design decisamente ricercato. Quali sono state le indicazioni che Robert ti ha trasmesso a riguardo e quali sono stati i tuoi apporti alla storia che possiamo leggere? Com’è nato il character design di Nathan, ad esempio, e delle creature dell’Oblivion?

(LDF) Robert mi ha descritto inizialmente il tipo di mondo che avrebbe dovuto essere Oblivion: un ambiente ostile che contenesse nella vegetazione una sorta di elemento “colonizzatore”.

Così ho pensato a questa specie di muffa che si espande e ricopre ogni cosa con, si insinua nelle crepe e si estende con delle spire fino ad inglobare tutto ciò che circonda. La struttura di Oblivion, che sembra essere un fitto groviglio di liane senza fine e senza una vera e propria superficie, è una conseguenza di questa scelta.

A sua volta l’anatomia delle creature è pensata in funzione della struttura dell’ambiente che le circonda (la presenza di arti lunghi, numerosi e pluriarticolati, la grande quantità – o totale assenza- di occhi).

Per quanto riguarda i personaggi, Robert mi ha fornito la descrizione di ogni personaggio con indicazioni di carattere, appartenenza etniche, e qualche suggerimento sull’aspetto. Per Nathan ad esempio mi ha chiesto di evitare il classico eroe con mascella squadrata e fisico scolpito: Nathan è un uomo qualunque, uno scienziato in forma ma senza allenamento o addestramento militare.

Per lo stesso motivo la sua “divisa” da incursione in Oblivion poi non avrebbe dovuto risultare minacciosa, così gli ho piazzato la croce rossa sul petto. Ad un certo punto eravamo soddisfatti del suo aspetto, ma mancava qualcosa che lo rendesse iconico: così ho pensato di avvolgerlo in questa cappa, cucita con una fibra derivata dalla muffa di Oblivion, che Nathan usa anche per mimetizzarsi e passare inosservato dalle creature di Oblivion.

 

Mmmh. Tutti questi dettagli ci fanno già pensare che potrebbe uscire molto materiale di approfondimento, “laterale” al fumetto stesso, come artbooks e simili… C’è già qualcosa nell’aria?

(LDF) E chi lo sa.. per adesso no.

 

Torniamo un attimo a Robert Kirkman. Per chi ha avuto l’occasione di incontrarlo a Lucca è sembrato una persona estremamente alla mano, eppure non dimentichiamo che è uno dei Re Mida del fumetto statunitense. Ci raccontate un po’ del metodo di lavoro che avete instaurato con lui? Siamo particolarmente curiosi di conoscere anche certe dinamiche da “dietro le quinte” di un lavoro che ormai è iniziato oltre 2 anni fa.

(LDF)Il nostro modus operandi è il più classico immaginabile. Di numero in numero Robert mi manda la sceneggiatura, io gli rispedisco indietro i  layout. Non appena questi sono approvati da lui e da Sean Mackievicz, procedo con la definizione delle tavole e gli inchiostri. Quando anche questi sono approvati, la palla passa ad Annalisa. Alla fine di ogni arco narrativo (all’incirca ogni 6 numeri americani) Robert mi dice quale sarà la trama del prossimo e mi chiede cosa ne penso, se ho idee o suggerimenti.

Sin dall’inizio della collaborazione Robert mi ha sempre spinto a proporgli senza esitazione idee per qualsiasi cosa, e io ne ho approfittato selvaggiamente. Ogni mese gli scrivo almeno un paio di email in cui gli propongo idee, non tanto sulla macrotrama quanto su vari aspetti di Oblivion e le sue creature.

È una cosa davvero, davvero divertente. Lavorare con Robert è un’esperienza abbastanza surreale per me, che davvero non sono abituato a questo tipo di esposizione mediatica e professionale. Ancora più surreale è stato constatare, prima via mail e poi dal vivo, che Robert è una persona piacevolissima, incredibilmente gentile e alla mano. Mi ha messo sin da subito a mio agio, prima di tutto perché mi è stato chiaro sin da subito che vive questo lavoro con la passione di uno che ha appena cominciato.

(AL) Continuando il discorso qui sopra riguardante la lavorazione: la prima cosa che faccio in assoluto nel momento in cui mi arrivano le tavole inchiostrate, è studiare il numero. Ancor prima di mettere effettivamente mano al colore, decido una palette di colori specifica in base alle differenti scene.

Cerco di capire in base alla sceneggiatura e al disegno che atmosfera creare. Il mio obiettivo è distinguere bene ogni scena dall’altra, renderle immediatamente riconoscibili al primo colpo d’occhio. Una volta colorato il numero, sottopongo le tavole a Lorenzo, Robert e Sean, con cui correggo il tiro se necessario e decido gli ultimi aggiustamenti.

 

 

 

 

Siete stati in America alla Skybound? Per voi che avete già collezionato un notevole curriculum anche all’estero, esistono delle caratteristiche uniche del modo di lavorare delle major americane rispetto alle nostre europee? Con l’avvento del digitale credo che i processi si siano ormai unificati, ricordo ancora tuttavia Milo Manara quando ci raccontava che dalla Marvel gli arrivavano i pacchi di carta speciale da usare per produrre le tavole, oppure di coloristi ai quali, in base al periodo, veniva proibito l’uso di determinate palette…

(LDF) Ancora no! Quando quest’anno andremo a San Diego in occasione del Comicon faremo anche un tour degli Skybound Headquarters. Per quanto riguarda il processo lavorativo non so, mi sembra che  gli step siano grossomodo gli stessi, c’è anche da dire che la mia in Skybound è un’esperienza un po’ particolare: ho lavorato “all’europea”, con largo anticipo sull’uscita.

 

Già dalla prima lettura Oblivion Song dimostra un potenziale televisivo incredibilmente elevato. L’accordo stretto da Kirkman con la sua Skybound Entertainment e Amazon fa presupporre che anche Oblivion Song potrebbe diventare una serie tv (ed io ne sarei assolutamente entusiasta). Siete pronti a vedere il vostro lavoro sullo schermo della televisione? Per come avete elaborato i personaggi chi vedreste bene nei ruoli di Nathan Cole, Duncan, Bridget, Edward ecc?

(LDF) Noi incrociamo l’incrociabile, poi, chissà! Non mi sono ancora soffermato a fare il “casting” di un’eventuale trasposizione di Oblivion Song, l’unico attore che mi viene sempre in mente nel ruolo di Nathan è Jimmi Simpson, anche se forse sarebbe un tantinello troppo giovane per la parte.

 

Jimmi Simpson nei panni di Nathan Cole? Perchè no?

 

(AL) Da fruitori quasi eccessivi di serie tv, sarebbe sicuramente un’emozione grandissima se accadesse realmente, ma chissà…vedremo.

Meglio rimanere con i piedi per terra. Se mai facessero una serie tv… beh da grandissima fan di The Walking Dead, sia il fumetto che la serie tv, continuo ad immaginare Norman Reedus come perfetto per la parte di Edward, ma non voglio scatenare la furia dei sostenitori del movimento “ if Daryl dies we riot!”, quindi me le terrò per me e non lo dirò neanche a Robert.

 

In America Oblivion Song è uscito anche in una versione variant, con tanto di statua di Nathan Cole super dettagliata. Ve ne hanno spedita almeno una? Scherzi a parte, nel caso questo fumetto generasse un riscontro tale da dover produrre statue, action figures ecc, quale sarebbe il vostro apporto  creativo alla realizzazione delle stesse?

(LDF) Al momento ancora non abbiamo ricevuto un esemplare della statua, ma dovrebbe arrivarci a giorni. Per quanto riguarda il nostro coinvolgimento nella produzione della statua, siamo stati coinvolti da vicino nel processo, dalla modellazione 3D alla scelta dei materiali e dei colori. Siamo stati presenti passo dopo passo con correzioni e appunti, io personalmente credo di essermi fatto odiare abbastanza… il risultato però, almeno in foto, sembra eccellente!

 

Annalisa Leoni e il lavoro di colorista

 

 

Annalisa sei indubbiamente uno dei maggiori talenti tra i coloristi italiani (e non solo). Ti abbiamo visto all’opera su Orfani e su molte altre opere senza mai sbagliare un colpo. Lavorare alla colorazione di un fumetto è come essere il direttore della fotografia di un film, tuo è il compito di far vivere i disegni di Lorenzo. Con Oblivion Song hai dovuto affrontare molteplici atmosfere: un mondo alieno, crepuscolare, quasi post apocalittico, la dimensione attuale fatta di quotidianità urbana, ma anche tante scene intime e riflessive. A cosa ti sei ispirata per la colorazione? Che strumenti hai utilizzato per realizzarla?

(AL) Innanzitutto grazie mille! Per quanto riguarda le scelte cromatiche di Oblivion Song, cioè i colori di base di personaggi, flora e fauna mi sono sempre consultata con i due creatori, in modo da trovare i punti d’incontro che rendessero tutti soddisfatti.  Il primo elemento in assoluto che ho studiato è stato il fungo, o muffa, che ricopre l’altra dimensione. Ho realizzato svariate prove che ho inviato sia a Lorenzo che Robert ed insieme abbiamo deciso quale fossero le combinazioni più adatte.

Una volta deciso quello sono riuscita a “muovermi” più agilmente nel mondo di Oblivion, scegliere i giusti colori per le diverse ore del giorno, per gli animali e soprattutto per Nathan. Avevamo la necessità che alcuni personaggi ed animali spiccassero su quel mondo, mentre che altri si confondessero bene, quindi in pratica appena abbiamo messo bene il primo tassello, il resto del puzzle è venuto da sé. Riguardo invece la decisione dei colori delle scene ho potuto essere un po’, come dicevi nella domanda, il direttore della fotografia della storia.

Credo che la prima cosa che un colorista deve studiare, sia la fotografia nei film ed ormai anche le serie tv che hanno raggiunto qualità altissime. I lavori dei grandi direttori della fotografia e dei visual artists di film d’animazione o videogiochi sono una fonte inesauribile di studio ed idee che ogni colorista non dovrebbe mai smettere di assimilare e fare propri.

Il punto chiave del loro lavoro è sempre quello di legare a doppio nodo emotività delle scene ed atmosfera e questa è una cosa che mi è sempre appartenuta e mi ha sempre entusiasmato, sin dai tempi di Orfani e che credo che sia di regola una caratteristica che dovrebbero avere tutti i coloristi.

 

Parliamo del lavoro del colorista? E’ un compito decisamente arduo specie se non si ha un notevole feeling con il disegnatore di turno, visto che una luce sbagliata può cambiare completamente il senso di una tavola. Quali sono le maggiori difficoltà che si possono incontrare e quali nello specifico quelle di Oblivion Song? Immagino che il tuo rapporto con Lorenzo renda le cose in qualche modo più “agevolate”.

(AL) Nel lavoro di colorista si possono riscontrare diverse difficoltà: prima di tutto bisogna ogni volta riadattarsi al disegnatore e al suo disegno. Bisogna naturalmente anche adattarsi ai diversi tipi di prodotti e target a cui ci si rivolge. Il trucco è riuscire a capire quanto “agire” sulle tavole che ci si trova davanti, in modo da esaltarle, ma mai sovrastare o far perdere l’anima al disegno ed è difficile, soprattutto all’inizio riuscire a mantenere questo equilibrio.

A volte mi è capitato di colorare disegnatori bravissimi ma che non fossero abituati a vedere i propri lavori colorati tanto da rimanere scandalizzati, a volte capitano disegnatori che ti danno piena e completa fiducia ed apprezzano ogni cosa che fai, a volte capitano disegnatori che a loro volta sono bravissimi coloristi e quindi fanno tantissima difficoltà a non dire la loro.

Lorenzo per esempio fa parte di quest’ultima categoria ed è una reazione normalissima per un professionista che si è sempre colorato da solo e che è abituato a “completare” il proprio disegno con il colore.

La nostra difficoltà in Oblivion Song, è stata forse proprio questa, trovare il tipo di colorazione che ci soddisfacesse entrambe, avendo gusti ed idee a volte molto diversi, abbiamo dovuto stabilire dei confini per rendere la collaborazione equilibrata e devo dire che il nostro rapporto in realtà ha reso il tutto forse più complesso. Per fortuna abbiamo capito presto come far funzionare il tutto.

 

Mi piacerebbe conoscere anche qualcosa di più su di  voi, non solo del vostro lavoro, ma anche dei vostri gusti e passioni. Autori e artisti preferiti (ovviamente sia nel disegno che nella colorazione), fumetti e libri preferiti, musica, passioni…

(LDF) Io, oltre ad essere un grande appassionato di fumetti e arti visive in genere, sono anche un avido videogiocatore. Buonsenso vorrebbe che dopo una lunga giornata di lavoro dedicassi un tot di ore al sonno: molte di queste, tuttavia, le sottraggo al riposo per giocare fino a notte fonda. Sbagliatissimo.

Al di là di questo sono un grande appassionato di cinema e serie televisive, che per gran parte consumo mentre lavoro. Sono così abituato a fare due cose contemporaneamente adesso che quando mi capita di fare una sola cosa alla volta mi annoio.

(AL) Per quanto riguarda gli artisti devo dire che ho gusti un po’ schizofrenici, cambio spesso idea e mi piacciono cose diametralmente opposte, quindi non saprei indicare qualcuno in particolare. Nella colorazione apprezzo moltissimo il lavoro di Dave Stewart, Marte Gracia ed Elizabeth Brietweister.

Due delle mie passioni più grandi sono il disegno e la scrittura, appena riesco a ritagliarmi un po’ di tempo tra una colorazione e l’altra, sono tra le prime cose a cui mi dedico.

 

Adesso mi avete incuriosito. Lorenzo, Annalisa, mi dite gli ultimi 3 fumetti e libri che avete letto e  gli ultimi 3 film (o serie tv, dato che prima avete detto di esserne avidi consumatori) che vi hanno particolarmente colpito? E perché ne consigliereste la lettura o la visione?

(LDF) Sono in una fase di recupero di vecchi classici sia in quanto a fumetti che in quanto a film, quindi temo che i miei consigli risulterebbero abbastanza datati o scontati. Le ultime cose che mi è capitato di leggere e vedere però sono la run su Dr Strange di Aaron e Bachalo, anche io ho letto I’m a hero sotto consiglio di Annalisa, e infine Polpette Spaziali di Craig Thompson. Serie Tv/Film per me Mother! di Aranofsky, The Killing of a Sacred Deer di Lanthimos e The Marvelous Mrs Maisel.

 

 

(AL) Parliamo di ultime cose viste e lette  che ci hanno colpito giusto? Se parliamo di tempistiche e non di lista dei preferiti in generale direi…

Ultime cose lette: ho recuperato la collana di I’m a hero di Kengo Hanazawa ( serie interessantissima nei primi numeri e che gestisce una sorta di strana invasione zombies in un ambiente nuovo che non è la solita America ), La saggezza delle pietre di Thomas Gilbert ( ha provato sentimenti contrastanti per questo fumetto,  i disegni sono obiettivamente strani ed incompleti, a volte anche brutti, ma veicolano le emozioni in maniera perfetta.

Dal punto di vista del messaggio ho trovato dei punti molto veri ed emozionanti ed altri un po’ troppo pretenziosi, ma comunque mi ha colpito il che è sempre una cosa positiva)  e “La gioventù di Mickey” di Tebo ( che dire, è uno spasso, sia dal punto di vista della storia che dei disegni).

Ultime serie tv:  River (serie scritta benissimo, con un immenso Stellan Skarsgård che non si è risparmiato un secondo, il suo personaggio è nuovo, particolare e vero e lo svolgimento della storia è così emozionante  da farti male), Big Little Lies ( l’ho odiato all’inizio e l’ho amato alla fine, lo svolgimento della storia è secondo gestito con pura maestria, arricchito da una splendida colonna sonora),  anche per me The Marvelous Mrs Maisel ( una serie brillante e spassosa, una gioia per gli occhi e per l’animo).

Ultimi film : Room ( se si inizia a vederlo senza sapere di che parla fa uno strano effetto, è un bel film, anche questo solido ed emozionante, scritto e recitato molto bene, la prima parte mi ha tenuta incollata allo schermo), Super Dark Times ( strano filmetto trovato su Netflix che nonostante la “furbizia” dell’ambientazione anni 90 che ormai è un po’ abusata, ha una storia interessante ed uno svolgimento non del tutto scontato, con dei guizzi di regia che non sono affatto male),  La forma dell’acqua ( una bella favola, forse non da Oscar, ma mi ha fatto sorridere e mi ha intrattenuto benissimo) .

 

Oblivion Song fonde una buona dose di sci-fi con le tematiche “survival” tanto care all’autore di The Walking Dead. Come nella serie zombie più conosciuta al mondo, anche qui la crisi dell’Oblivion serve come contesto per andare ad indagare sulla psicologia dei personaggi e sui loro segreti più profondi. Ora che avete già un discreto numero di uscite già pronte, qual è secondo voi l’elemento più innovativo e caratterizzante di questa serie?  Quella cosa per cui si farà ricordare nel tempo…

(LDF) Secondo me l’elemento più caratteristico della serie è il taglio che prende nei confronti della tematica post-apocalittica. Dopo l’avvenimento pseudoapocalittico l’umanità non è finita, non è nemmeno cambiata così profondamente: piuttosto sta cercando di mettersi questo terribile avvenimento alle spalle. Trovo veramente interessantissimo il modo in cui Kirkman indaga gli aspetti e le ripercussioni sugli individui e sull’umanità in generale di questo processo di assorbimento.

 

 

 

 

Quanti numeri della serie avete chiuso ad oggi? Sapete già quale sarà la durata prevista del progetto o siamo ancora lontani dal definire la lunghezza di Oblivion Song?

(LDF) Sulla durata del progetto non c’è nulla di definito: non abbiamo parlato di una fine-fine. So però che gli archi narrativi saranno nettamente definiti. Al momento siamo al lavoro sul numero 12.

 

Al di la dell’impegno temporale prolungato quali sono le differenze sostanziali tra il lavorare ad una serie e  lavorare ad un progetto autoconclusivo? Il bello (e a volte il brutto) di certe serie è notare come ad esempio il disegno si evolva numero dopo numero (a volte generando anche pericolosi sensi di discontinuità).

(LDF) Ah questo è un capitolo che incuriosisce anche me! Non ho mai lavorato ad una serie, spero di essere il più possibile nello stile anche se sento già di aver già evoluto molto il mio segno dal numero 1. Se mai si avvertirà un cambiamento, spero che sia per il meglio.

 

Nel farvi ancora i miei più vivi complimenti, vi lascio la parola per i saluti di rito. Volete lanciare un messaggio ai lettori e al buon Kirkman (per esempio una raccomandazione sul lasciarci in vita un numero sufficiente di personaggi nei prossimi numeri, ahahhaha)?

(LDF / AL) Leganerdiani, mi raccoman-FWWAAASSHHH! –

 

 

 

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