In attesa del nuovo film con protagonista Alicia Vikander nei panni di Lara Croft, ripercorriamo la storia di una delle saghe videoludiche più amate di sempre, quella di Tomb Raider.

Il 2018 sarà un anno ricco per il franchise Tomb Raider. A marzo uscirà al cinema il nuovo film con Alicia Vikander (Ex Machina, The Danish Girl) basato sul reboot videoludico del 2013 e nel corso dell’anno molto probabilmente Square Enix presenterà il nuovo capitolo del gioco che le indiscrezioni vorrebbero chiamarsi Shadow of the Tomb Raider.

Visto il recente traguardo del ventunesimo anno di vita del franchise e la prossimità dei nuovi progetti. ci sembra interessante offrire una retrospettiva sulla serie di videogiochi con protagonista l’archeologa inglese, dal primo capitolo originale fino al più recente Rise of the Tomb Raider che ha proseguito le vicende introdotte col reboot.

 

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L’evoluzione grafica di Lara Croft durante tutti gli episodi di Tomb Raider

 

 

Lara Croft, un’icona pop

Nel 1996 l’originale Tomb Raider, sviluppato da Core Design e pubblicato da Eidos Interactive, attirò subito su di sé i riflettori degli addetti ai lavori poiché offriva un tipo di esperienza totalmente nuova per l’epoca: grandi ambienti totalmente tridimensionali in cui il giocatore poteva saltare e arrampicarsi, combattendo con armi da fuoco contro animali selvaggi e affrontare diversi enigmi ambientali per avanzare. Il tutto nelle succinte vesti di Lara Croft, archeologa inglese dalle forme prorompenti e dalla forte personalità, una vera e propria versione femminile in salsa videoludica di Indiana Jones.

La critica fu praticamente unanime nel premiare con recensioni entusiaste Tomb Raider, titolo che ebbe il merito, oltre a quello di aver dato il via ad un nuovo genere, anche di aver trainato le vendite della prima PlayStation (sebbene il gioco fosse uscito in origine su SEGA Saturn) e donato al mondo Lara Croft una delle icone pop più importanti degli anni ’90.

Lara Croft aveva messo le radici nella cultura di massa, diventando predominante rispetto al gioco stesso.

Ben presto infatti, anche gli altri media subirono il fascino dell’eroina creata da Toby Gard, che, a partire da quel periodo, si vide praticamente dappertutto: dalle copertine di magazine come Financial Time e The Face, a francobolli, pubblicità, concerti e videoclip musicali.  Il personaggio di Lara Croft aveva ormai messo piene radici nella cultura di massa, diventando predominante rispetto al gioco stesso. A causa di questa “mercificazione” di Lara, Toby Gard, che aveva capito di non avere più il controllo sulla sua creatura, decide di lasciare Core Design prima della pubblicazione dell’atteso secondo capitolo, che avrebbe raggiunto gli scaffali dei negozi a neanche un anno dal suo predecessore.

 

 

Tomb Raider II: Il Pugnale di Xian, pubblicato nell’autunno del 1997, fu il primo di una serie di sequel pubblicati a cadenza praticamente annuale fino al 2000. Se il secondo capitolo godette nuovamente dei favori di critica e pubblico, che ne decretarono ancora il successo commerciale, già dal terzo capitolo, Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft, la formula riproposta iniziava a stancare. Lara poteva utilizzare più armi e più veicoli, ma non era stato introdotto nessun altro elemento innovativo, e i miglioramenti grafici erano quasi irrilevanti.

Nonostante le tiepide recensioni della stampa di settore e le vendite in calo, Core Design continuò sulla stessa strada con i successivi Tomb Raider: The Last Revelation (1999) e Tomb Raider: Chronicles (2000). Il fenomeno sembrava stesse lentamente per sgonfiarsi, avendo ormai raggiunto l’inevitabile saturazione.

L’ultimo capitolo dell’originale pentalogia è stato infatti il meno venduto di tutti; l’attenzione dei videogiocatori ormai si era spostata su altri titoli.

Il franchise era comunque ben lontano dall’essere messo in naftalina: mentre nel 2001 usciva nei cinema la prima trasposizione con Angelina Jolie, Lara Croft: Tomb Raider (che a fronte di un investimento di 115 milioni di dollari ne ha guadagnati quasi 275), Core Design stava già sviluppando il nuovo capitolo della saga, il primo ad essere pubblicato su PlayStation 2: The Angel of Darkness.

 

 

Morte e resurrezione del franchise

Tomb Raider: The Angel of Darkness venne pubblicato nel 2003, dopo continui rinvii, ma quel gioco, che avrebbe dovuto rilanciare la saga, fece esattamente il contrario. Il titolo era stato rilasciato largamente incompleto e tagliato in diverse parti, con sezioni mancanti e nuove features solo accennate (come la crescita delle abilità e della forza di Lara), ed era inoltre minato da frequenti bug e controlli pessimi che lo rendevano quasi ingiocabile. La causa era ascrivibile alle pressioni di Eidos che voleva pubblicarlo entro la fine dell’anno.

Il flop del gioco influenzò negativamente anche le performances al botteghino di Tomb Raider – La culla della vita, secondo film con Angelina Jolie, che incassò molto meno del predecessore, coprendo a mala pena costi di produzione. Il disastro spinse il publisher ad affidare il nuovo corso della serie a Crystal Dynamics, con il ritorno di Toby Gard, papà della serie, in veste di consulente. Così, nel 2006, vide la luce Tomb Raider: Legend, capitolo che ripresentava ai giocatori una Lara in gran forma: con un’impronta più action, introduzione di elementi moderni come il bullet time nelle fasi di shooting e di Quick Time Event, una veste grafica nettamente migliorata e controlli in generale più semplificati.

 

 

In occasione del decimo anniversario della serie arrivò Tomb Raider: Anniversary, remake dell’originale del ’96.

L’anno successivo, il 2007, in occasione del decimo anniversario della serie, venne pubblicato Tomb Raider: Anniversary, remake dell’originale episodio del 1996. Il titolo non era però una semplice riproposizione del gioco originale con veste grafica aggiornata: erano presenti le ambientazioni principali ma con elementi inediti, e, in generale, il gioco venne reso più semplice e meno longevo dell’originale, alterando alcuni punti della trama in modo da poterlo collegare a Legend. Nel 2008 poi uscì l’ultimo capitolo della prima trilogia targata Crystal Dynamics, Tomb Raider: Underworld.

Pur mantenendo invariate le caratteristiche dei predecessori, Underworld proponeva un approccio maggiormente ragionato ai livelli e agli enigmi, rendendo il titolo più longevo e meno semplice degli altri due, senza tuttavia apportare innovazioni alla formula di gioco.

 

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Tomb Raider Underworld fu l’ultimo episodio della serie principale prima del reboot del 2013

 

 

Lara Croft o Lara Drake?

Nonostante l’obiettivo di dare nuova linfa al franchise fosse stato raggiunto in pieno, la resurrezione di Lara non consentì a Eidos di risolvere i propri problemi finanziari, finendo con l’essere acquisita da Square Enix nel 2009. La casa giapponese confermò la propria volontà di proseguire la saga, facendola però ripartire completamente da zero, affidando la nuova rinascita di Lara Croft ancora alle sapienti mani di Crystal Dynamics.

Square Enix voleva un titolo maturo e realistico, completamente slegato dalle precedenti atmosfere, con una Lara molto diversa dal personaggio cool degli anni ’90. Nella primavera vide la luce il primo titolo del terzo ciclo, intitolato semplicemente Tomb Raider. Il gioco era palesemente ispirato allo stile di Uncharted, sia nelle atmosfere che nelle meccaniche, con un taglio fortemente cinematografico e una protagonista debole e inesperta, che nel corso dell’avventura impara a lottare per sopravvivere, affinando gradualmente le proprie abilità.

L’accoglienza di critica e pubblico nei confronti della “nuova” Lara fu estremamente positiva, tanto che il titolo vendette un milione di copie nella prima settimana di lancio. Ovviamente il sequel non si fece attendere troppo e nel 2015 uscì sul mercato, in esclusiva temporale per Xbox One. Rise of the Tomb Raider seguiva la regola del “squadra che vince non si cambia”, risultando un more of the same del primo capitolo, con un’impronta più open world/stealth.

La qualità complessiva del titolo si confermò su alti livelli, e dopo un anno venne pubblicato anche su PlayStation 4, con un’edizione celebrativa per i vent’anni del franchise contenente anche tutti i DLC usciti.
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La nuova Lara Croft è completamente differente dal personaggio originale

Come sottolineato all’inizio dell’articolo, l’anno in corso vedrà nuovamente protagonista la nostra cara miss Croft con il nuovo film e, si spera, con la presentazione del nuovo titolo di questo corso videoludico, che alcuni rumors vorrebbero in uscita addirittura entro l’anno. E a quanto pare, proprio come Lara, il mito di Tomb Raider è davvero duro a morire.

 

La serie Tomb Raider è composta da 11 episodi principali e numerosi spin-off usciti principalmente su telefoni cellulari. I due titoli più significativi sono Lara Croft and the Guardian of Light e Lara Croft and the Temple of Osiris, avventure dinamiche con visuale isometrica pensate per essere giocate principalmente in modalità cooperativa.

 

 

La nostra recensione del nuovo film con la Vikander: