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Si alza il vento, lo struggente addio di Hayao Miyazaki

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3 anni fa

9 minuti

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Nel 2013 il regista premio Oscar Hayao Miyazaki portava al cinema Si alza il vento, suo ultimo film e lettera d’addio al cinema e ai fan. Prima del ripensamento e dell’annuncio di un nuovo film.

Un testamento e una lettera d’amore e di addio di struggente bellezza. Non c’è altro modo per definire Si alza il vento (風立ちぬ Kaze tachinu), ultimo capolavoro scritto e diretto da Hayao Miyazki.

Si alza il vento è un testamento e una lettera d’amore e di addio di struggente bellezza.

Un film che inizia a prendere forma nel 2008 dopo la conclusione di Ponyo sulla scogliera. Da sempre appassionato di volo ed aerei, il regista iniziò a dare vita ad una storia sulla vita di Jirō Horikoshi. Miyazaki decise di dare trasportare il racconto in manga, il quale venne pubblicato da aprile 2009 a gennaio 2010 sulla rivista mensile Model Graphix. Il titolo scelto fu Kaze tachinu che richiama il romanzo omonimo di Tatsuo Hori, a suo volta ispirato a Le vent se lève, un passo del poema Le Cimetière marin di Paul Valéry.

Il film racconta la vita del progettista realmente esistito Jirō Horikoshi. Inizialmente il progetto avrebbe dovuto fermarsi al manga.

Inizialmente il progetto avrebbe dovuto fermarsi al manga, ma l’insistenza del produttore Toshio Suzuki convinse il regista a trasportare la storia sul grande schermo. Così il regista iniziò a lavorare sulla sceneggiatura e sullo storyboard.

Un lavoro che richiese molto tempo, sia perché era timoroso sulla ricezione da parte del pubblico, sia perché era la prima volta che lavorava su una storia basata un personaggio realmente esistito. A questo va aggiunto il fatto che un film su un progettista d’aerei da guerra poteva essere visto come una sorta di apologia della guerra.

 

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Il motivo per cui il regista decise di dare vita ad un film sul progettista dei caccia Zero fu chiarito da Miyazaki in persona in un intervista sul quotidiano giapponese Asahi Smimbun:

Me incluso, una generazione di giapponesi che è cresciuta in un certo periodo ha dei sentimenti molto complessi a proposito della seconda guerra mondiale, e lo “Zero” simboleggia la nostra psiche collettiva. Il Giappone è sceso in guerra per cieca arroganza, ha causato problemi in tutta l’Asia orientale e infine si è distrutto da solo. […]

Ma nonostante questa storia umiliante, lo Zero rappresentava una delle poche cose di cui noi giapponesi potevamo andare fieri. C’erano 322 caccia Zero allo scoppio della guerra.

Erano una presenza veramente formidabile, così come i piloti che li guidavano. Fu il genio straordinario di Jirō Horikoshi, il progettista dello Zero, che lo rese l’aereo più avanzato del suo tempo.

È chiaro come l’intento del regista fosse il voler sottolineare la magnificenza degli aerei e di come le cose belle, anche se usate per scopi sbagliati, siano sempre opera del genio e della dedizione di qualcuno.

Il film è la summa della poetica di Hayao Miyazaki.

Il film del Maestro è una summa della sua poetica, ancor più di Principessa Mononoke – in cui si ritrovano tutti i temi che il regista ha sempre affrontato – perché con questo ultimo lavoro il regista ci ha trasmesso tutto se stesso, i suoi sogni, le sue paure, la sua anima, per farci capire non solo la sua visione del mondo e della vit,a ma che a prescindere dalla visione che si ha bisogna sempre inseguire i propri sogni senza lasciarsi mai sopraffare dalle difficoltà.

 

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Perché per Miyazaki una vita senza sogni è una vita incompleta, che rimane inchiodata a terra e non riesce a volare lontano, in posti così meravigliosi che sembrano delle favole. Per lui il sogno è l’ingrediente segreto della ricetta della vita, e senza non è tale.

Il sogno è l’ingrediente segreto della ricetta della vita.

Non è un caso che Si alza il vento inizi e finisca con due sogni del protagonista simili, perché fatti dalla stessa persona che è riuscita a mantenere un cuore puro nonostante tutto. Ma allo stesso tempo tanto diversi perché fatti dal Jiro bambino e dal Jiro adulto, i cui sogni sono mutati nel tempo. Dal sogno di fare il progettista al sogno di riuscire a creare un aereo meraviglioso e di poter continuare a vivere con la persona amata.

 

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Miyazaki tramite il conte Caproni sprona le nuove generazioni a vivere i propri sogni senza riserve.

Si alza il vento è un testamento perché Miyazaki tramite il Conte Caproni, alter ego animato di sé stesso, tramite la frase «Il periodo di attività di un artista, così come quello di un progettista, è di circa un decennio» sprona Jiro, alter ego di suo figlio Goro e per estensione dei giovani registi dello Studio Ghibli e non solo, a dare fondo a tutta la sua creatività, continuando a vivere il proprio sogno senza riserve e a creare opere meravigliose, anche più belle di quelle fatte da lui. Un benestare e un nulla hosta alla nuova generazione di artisti che hanno iniziato il loro lungo e tortuoso cammino e in cui si rivede.

 

 

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Ritroviamo la passione per il volo.

La pellicola è, come già detto, è una lettera d’amore in cui il regista riversa tutta la sua passione per il volo, elemento presente in ogni suo film, e per il suo lavoro a cui negli anni si è dedicato sempre con passione. Così tanta da lasciarlo sfinito alla fine di ogni progetto. Ma è anche una storia d’amore nel senso più letterale del termine, quella tra due persone.

Due persone che sono i protagonisti di una moderna tragedia greca. Sia perché l’azione si svolge in un tempo in cui lo spettatore può riconoscersi, sia perché Jiro e Nahoko si (ri)troveranno anni dopo il loro primo incontro. Infine perché il loro amore sboccia in un momento di difficoltà, messo a dura prova sin da subito (prima il terremoto e poi la malattia di lei).

Si alza il vento è una moderna tragedia greca dove l’amore non è più platonico ma diventa “fisico”.

Ma si sa nulla è più forte dell’amore e in Si alza il vento Miyazaki lo dimostra ancora una volta. I due protagonisti coroneranno il loro sogno d’amore nonostante tutto e, tramite la figura di Nahoko, il regista giapponese mostrerà ancora una volta la forza delle donne, capaci di fare l’impossibile per la persona amata. Un amore non più platonico ma “fisico”, e non poteva essere altrimenti essendo i protagonisti degli adulti. Tanto dolce e tenero quanto puro.

 

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Jiro e Nahoko sono la summa di tutti i personaggi dei film precedenti, ma con la consapevolezza e la maturità di un uomo e una donna.

Ma sopratutto è una lettera d’amore, e purtroppo anche di addio, rivolta a tutti i suoi fan. Lo si capisce sia tramite le parole di Caproni: «io con quest’ultimo volo me ne vado in pensione». Perché i personaggi presenti nella storia, in particolare i due protagonisti, sono la summa di tutti i personaggi dei suoi precedenti film, ma con la consapevolezza e la maturità di un uomo e di una donna. Jiro e Nahoko non sono altro che la versione adulta di Ashitaka, Sosuke, Pazu, Porco Rosso, Nausicaa, Mei, Satsuki, Sheeta, Kiki, Fio, Mononoke, Ponyo che sono finalmente cresciuti e hanno acquisito lo stadio ultimo della maturità.

Miyazaki invita gli spettatori a vivere appieno la propria vita, senza rimpianti.

Sin dall’inizio del film con la frase di Paul Valey«Le vent se lève!… il faut tenter de vivre» (Si alza il vento… dobbiamo provare a vivere) Miyazaki invita gli spettatori a vivere appieno la propria vita, senza rimpianti. Come sempre sottolinea come l’uomo da sempre non faccia che usare la tecnologia per scopi bellici, facendo divenire oggetti di grande magnificenza (gli aerei in questo caso specifico) frutto della fantasia dell’uomo armi di distruzione. Conferendo quindi loro una proprietà che non gli appartiene.

Sin da subito il regista premio Oscar ci trascina e ci conduce per mano in una realtà tanto bella quanto malinconica, dove sogni, speranze, amore e guerra si confondono tra loro. Un viaggio di circa due ore che lascerà un segno negli spettatori.

 

 

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Il film non è stato esente da polemiche. Il regista è stato accusato di apologia nei confronti di Jirō Horikoshi e di anti nazionalismo.

Si alza il vento non è stato esente da polemiche. Il film è stato accusato di apologia nei confronti di Jirō Horikoshi, persona realmente vissuta. È l’ingegnere che ha inventato i caccia zero, aerei usati nell’attacco giapponese a Pearl Harbor, e di anti nazionalismo poiché contiene un chiaro messaggio anti bellico.

Accuse infondate poiché da sempre Miyazaki nei suoi film mette elementi che li ancorano alla realtà per dar loro credibilità, per farli essere delle vere e proprie storie in cui riconoscersi e non semplici favole. In tutte le sue opere il Maestro si è sempre schierato contro la guerra e la violenza. Tant’è che ha deciso di ambientare il film negli anni a cavallo tra le due guerre. Anni in cui il Giappone faceva di tutto per colmare il divario con le grandi potenze mondiali, intraprendendo un percorso che l’avrebbe portato all’autodistruzione, volendo sottolineare come spesso la foga di voler raggiungere un obiettivo ci fa perdere di vista cosa è veramente importante e le dirette conseguenze delle nostre scelte.

Si alza il vento è l’addio in grande stile di un poeta che ha fatto dell’immagine la sua parola e del grande schermo il foglio su cui scrivere le sue meravigliose e commoventi poesie.

Si alza il vento è l’addio in grande stile di un poeta che ha fatto dell’immagine la sua parola e del grande schermo il foglio su cui scrivere le sue meravigliose e commoventi poesie.

 

 

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