Nomen Omen: la recensione

3 anni fa

5 minuti

Era stato annunciato da Panini Comics a Lucca Comics 2016 e un anno dopo finalmente lo possiamo trovare sugli scaffali delle fumetterie: parliamo di Nomen Omen, attesissima serie scritta Marco B. Bucci e disegnata (egregiamente) da Jacopo Camagni.

Al di la del marketing e dei claim tipo “la serie che rivoluzionerà le regole del genere” dobbiamo ammettere che quando escono certi fumetti ci si sente davvero molto fieri di essere italiani.

Ma su questo ci arriveremo tra un po’.

Nomen Omen, Total Eclipse Of Hearth ci racconta la storia di Becky, una ragazza di 21 anni residente a Manhattan, afflitta da acromatopsia, ovvero la totale incapacità di percepire i colori. In verità la cosa non sembra avere una grande influenza sulla protagonista la quale si destreggia comunque sul suo profilo instagram, riscuotendo anche un discreto successo con le sue originali foto.

Tuttavia Becky ha appena subito un evento particolarmente traumatico, un incidente stradale, il quale ha portato alla morte del suo migliore amico che magari, chissà, era pure qualcosa di più. Nonostante gli sforzi dei suoi amici più cari e delle sue “due mamme” (bella la visione di famiglia “moderna” inserita dall’autore), i festeggiamenti per il compleanno della nostra protagonista non sortiscono gli effetti voluti e proprio durante il party serale avviene il primo evento incredibile: dal nulla Becky comincia ad avere delle visioni, sempre più reali e verosimili, ma l’ultima, la più minacciosa, sembra essere qualcosa di più di un semplice sogno. Un uomo, forse un demone, dopo averla catturata le strappa il cuore, portandolo con sé, affermando di averla cercata per tanto tempo. Fine di tutto? Un sogno?

 

 

 

 

Al risveglio Becky è ancora più confusa ed inquietata di prima.

Al risveglio Becky è ancora più confusa ed inquietata di prima. I suoi amici, al ritorno dalla serata vivranno tuttavia un’esperienza altrettanto incredibile: assisteranno allo scontro, per le strade di New York, tra esseri sovrannaturali, che – si – hanno le sembianze di uomini, ragazzi e ragazze, ma quanto ai poteri…

Tali creature sono leggende, esseri magici di un’altra dimensione che in qualche modo conosciamo tramite i racconti e i miti tramandati di generazione in generazione e dalla letteratura, ma che di fatto esistono realmente.

L’equilibrio tra i due mondi è rotto, due fazioni sono in guerra e le due realtà rischiano di mischiarsi dando origine a conseguenze catastrofiche.

E in mezzo a tutto ciò Becky, privata del suo cuore, ma ancora in vita, sintomo di un potere enorme che alberga in lei e la rende una strega moderna, capace di vedere letteralmente la magia che circonda il nostro mondo, proprio sotto forma di colori che hanno un potere simile a quello dei nomi (che hanno sempre rappresentato un importante simbolismo nelle arti mistiche).

Non sarà sola, fin da subito sarà affiancata da misteriosi alleati, che la accompagneranno al centro di questo urban fantasy davvero ottimo.

 

 

Fin dalla prima pagina, dal look di Becky e dei suoi amici, dalla collocazione geografica (una Manhattan imbiancata dalla neve a metà tra realtà e sogno) si capisce quanto ampio sia il potenziale di questa serie.

Scritta davvero bene, con un buon ritmo, e disegnata in maniera egregia (lo stile di Jacopo è crossover, piace davvero a tutti) Nomen Omen rischia di diventare un fenomeno internazionale.

Tutto sembra essere sviluppato per diventare una nuova serie di Netflix o di Prime Video,

anche sulla base di una certa somiglianza di fondo con American Gods che ha riscosso tanto successo negli ultimi mesi.

A differenza di una diffusa tendenza a non svelare mai un granchè nel primo numero di tante serie comics, Nomen Omen parte subito sparando colpi certi a ritmo serrato, proprio per catturarci fin dal primo minuto di lettura. Questo fumetto pur raccogliendo molti riferimenti esterni (più o meno espliciti come l’idea di fondo che ricorda un pochino il grande romanzo di Neil Gaiman come vi ho detto prima) porta una ventata di originalità che si vede raramente anche oltreoceano.

Motivo validissimo per essere orgogliosi di questi nostri due ragazzi (lo Studio Dronio) che stanno davvero spaccando.

 

 

Jacopo ha un tratto bellissimo, morbido, affascinante.

Jacopo ha un tratto bellissimo, morbido, affascinante, potrebbe ricordare certe serie americane ma si vede che c’è anche qualcosa di giapponese dietro, pur mantenendo una personalità chiara. L’idea di non far vedere i colori a Becky è vincente: le tavole in bianco e nero ci immedesimano in lei (oltre ad essere più rapide da realizzare) ma ci permettono di sospirare “WOW” quando entrano a sorpresa poi entrano i colori.

Ho “testato” i disegni sul pubblico femminile e i feedback sono stati ottimi, anche perché c’è un’importante attenzione sui dettagli, sul look dei personaggi, soprattutto di Becky che è davvero notevole (ricordiamo che da quasi 10 anni Jacopo lavora per Marvel a testate importanti). Marco e Jacopo meritano davvero di vedere il loro fumetto esplodere e dopo il cliffhanger del primo numero non vedo l’ora di leggere il secondo capitolo.

Con fumetti del genere, possiamo tranquillamente andarcene in giro per l’Europa e oltreoceano a testa alta. Anzi, sono certo che, soprattutto negli States, un’opera del genere potrebbe spopolare.

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