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Frontiera: al confine tra interesse e insipidezza

4 anni fa

6 minuti

il 20 gennaio 2017 Netflix distribuisce Frontiera, avventura drammatica prodotta da Discovery Channel Canada, ideata da Rob e Peter Blackie, ambientata nel Canada del XVIII secolo. Nonostante il risultato finale ricordi molto la serie televisiva Black Sails, seppur restando obiettivamente qualche gradino sotto, è stata confermata per la seconda stagione, vediamo insieme limitando al massimo gli spoiler di capire cosa non ha convinto.

Frontiera si svolge nel mezzo della cruda natura del Nord America, gruppi di contrabbandieri e affaristi cercano di apporsi al predominio commerciale della Compagnia della Baia di Hudson nel duro mondo della compravendita di pellicce.

Ambientazione molto interessante come contesto, nelle prime puntate la serie dimostra fedeltà storica con scorci e costumi davvero ben riusciti che richiamano alla perfezione l’epoca dell’America coloniale, come da ogni episodio pilota che si rispetti ci viene dato un quadro generale dei fatti e ci vengono presentati i personaggi tra cui Declan Harp, il cupo e tenebroso mezzosangue irlandese-nativo americano, avvolto dal mistero del suo passato, a capo di un gruppo di affaristi in combutta con i pellerossa.

 
E’ colpa vostra, questa non è la vostra terra, non dovreste stare qui ma non temete ci rivedremo presto.

Per Declan la presenza imposta sul suo popolo dei conquistatori  è un affronto alla convinzione comune di onorare la Terra come vera e propria presenza divina su cui si reggeva un intera popolazione, diversa per stili di vita (alcuni praticavano la caccia altri l’agricoltura) e addirittura con svariati sistemi di governo, unita però dalla stessa saggezza spirituale.

Proprio per queste prerogative, di intensità ed energia di questo popolo che stupiscono un bambino tanto quanto un adulto, per la durezza della natura e lo scopo di primeggiare su altri per sopravvivere le aspettative su questa serie, non solo per il sottoscritto erano altissime: cosa quindi non ha funzionato?

 

 

Scene molto costruite e distaccate le une dalle altre con cambi di ambientazione troppo impattanti

Con un panorama tanto “wild“, è un vero peccato non aver mostrato più scene alla “Bear Grylls” o alla “The Revenant”, ormai è infatti assodato che qualche survival actions in più, dall’accendere un fuoco al mangiarsi un serpente crudo, oltre che stimolare l’interesse di gran parte del pubblico sono anche molto utili per staccare un po’ dalle scene principali tutte sviluppate fine a se stesse e dare un po’ di respiro allo spettatore dalla “pesantezza” generale di una trama così drammatica.

Anche i personaggi sia da un punto di vista introspettivo che relazionale lasciano trasparire poco di loro, queste lacune narrative oltre ad aver impoverito la serie ha sicuramente attentato all’interesse del pubblico, gran parte delle serie di successo punta infatti sulla capacità di un personaggio, se ben scritto, di far innamorare il pubblico di sé.

Il mio avversario mortale non potrà ferirmi più dell’odio dell’Inghilterra e la morte sarà comunque la benvenuta se accadrà una cosa del genere

L’autonomia di ogni scena da un’altra è paragonabile e anche sormontata dall’affiancarsi di frasi a inizio puntata che accoppiano personaggi come  Elisabetta I, la regina (sopra citata) ad Ice Cube, il rapper (vedi citazione sottostante) dando ancora più corda al primo pensiero che mi è balenato in mente appena arrivato alla terza puntata:

“Questa serie si prende troppo sul serio”

Insomma se persino Omero nell’Iliade si è scomodato tra un battaglia e l’altra di inserire scene “casalinghe”, “familiari” dallo scudo di Achille, all’incontro tra Ettore, Andromaca e Astianatte nella torre di Troia sopra le porte Scee per far respirare il lettore, vuoi che gli sceneggiatori non potessero mettere una macchietta, una relazione comica tra due personaggi, qualche misunderstanding che prendesse un po’ in giro la pesantezza della situazione in modo da alleggerirla un minimo? La risposta è : No, tutti seri, concentrati sul loro scopo, sull’attenti come soldatini a Buckingham Palace.

Credo che la nostra società si sia trasformata in un sistema piramidale nel quale certe persone sono relegate al fondo e altre sentono il diritto di stare sulla cima della piramide.

Dopo quest’ennesima frase a effetto di capo puntata ho raggiunto la consapevolezza che il messaggio principale che lega tutte queste citazioni è di innalzare il concetto di uguaglianza perché in fondo l’unico elemento realmente democratico nella società umana è la morte, che presto o tardi ci accomuna tutti. Toccatevi pure se siete superstiziosi.

Proprio per questa incapacità di prendersi in giro e questa serietà a tratti ostentata ho dovuto etichettare Frontiera nella lista di serie TV da guardare tornato a casa da una bella serata con gli amici, in compagnia, sennò non ti passa più, e soprattutto con qualche bicchierino di troppo nella pancia.

 

Il protagonista Jason Momoa

 

Il pluripagato attore hawaiano convince ma non soddisfa.
E’ ormai chiaro quanto Momoa ci manchi nei panni di Khan Drogo e quanto lo amassimo; proprio per questo non so quanto Declan sia stato all’altezza del selvaggio capo Dothraki, personaggio che parlando pochissimo riusciva comunque trasmettere molte sfaccettature del suo carattere irruente, il problema di base di Momoa, non solo in questa serie, attendo con ansia la sua interpretazione nei panni di Aquaman, è che continua ad affrontare ruoli sulla falsa riga dei precedenti, un po’ come dare a Willem Dafoe la parte di un cattivo psicopatico, si va sul sicuro ma a lungo andare non stupisce.
 
 
Frontiera in conclusione è una buona serie con ambientazioni e costumi bellissimi, un po’ carente sulla scrittura dei personaggi, e quasi completamente priva di colpi di scena, non riesce quindi a sfruttare il bel vestito che si è cucita addosso, mandando anche il bel Momoa in giro per gli show televisivi vestito da Declan Harp a lanciare accette contro assi di legno e centrando pure il bersaglio, il tutto con una pinta in mano.
In un discorso basato prettamente sulla competizione: Frontiera per quanto di qualità si trova inevitabilmente in ombra non essendo in grado di fronteggiare lavori del calibro di Stranger Things o Vikings, un po’ come essere un bravo studente in una classe di secchioni, il livello sarà talmente alto che ti sentirai sempre con l’acqua alla gola, devi solo sperare di migliorare col tempo e stare al passo dei tuoi compagni, fiducioso di questo miglioramento aspetto con ansia la seconda stagione, sperando vengano analizzati di più i personaggi e un po’ meno le pellicce.
  • Fonti: La saggezza degli indiani d’America, Kent Nerburn
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