Il prossimo 21 settembre arriverà nei cinema Valerian, nuovo film di fantascienza scritto e diretto da Luc Besson. In attesa che il film arrivi al cinema la stampa italiana ha avuto il piacere di incontrare uno dei registi francesi più amati ed apprezzati.

Luc Besson è uno di quei registi che non ha bisogno di presentazioni.

Luc Besson è uno di quei registi che non ha certo bisogno di presentazioni. Nato a Parigi nel 1959, dopo aver lavorato come assistente alla regia esordisce dietro la macchina da presa nel 1983 dirigendo il fantascientifico Le Dernier Combat. Dopo essersi fatto conoscere grazie al poliziesco Subway e al discusso Le Grand Bleu, grande successo di pubblico in Francia.

Gli anni novanta sono un periodo d’oro per il regista. Prima Nikita (1990) e poi Lèon (1994) lo consacrano e lo fanno divenire uno dei registi più amati dal pubblico. Ma sarà nel 1997 grazie a Il quinto elemento che conquisterà l’America. Pellicola che per quasi un decennio è stata il più grande successo commerciale di un film francese negli USA.

Gli anni novanta sono un periodo d’oro per il regista.

Dopo aver diretto nuovamente Milla Jovovich in Giovanna d’Arco ed aver fondato nel 2000 la sua casa di produzione, la EuropaCorp, si dedica all’animazione con la trilogia dedicata ad Arthur e il popolo dei Minimei, film ispirati a libri per bambini scritti dallo stesso Luc Besson.

 

Luc Besson Valerian

 

Luc Besson torna alla fantascienza nel 2014 con Lucy.

Nel 2010 decide di portare al cinema il fumetto Le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec girando Adèle e l’enigma del faraone, a cui seguono il biopic sulla leader birmana Aung San Suu Kyi nel film The Lady e la commedia thriller Cose nostre – Malavita.

Luc Besson torna alla fantascienza nel 2014 con il thriller action Lucy, film che vede protagonista Scarlett Johansson nei panni di una studentessa che grazie ad una nuova sostanza aumenterà a dismisura la capacità di sfruttamento del suo cervello.

A distanza di tre anni il regista parigino torna dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo il suo nuovo action fantascientifico. Ispirato al fumetto anni ’70 Valérian et Laureline scritto da Pierre Christin e illustrato da Jean-Claude Mézières, Valerian vede protagonisti Dane DeHaan e Cara Delevigne.

Il 21 settembre arriva nei cinema Valerian, nuovo scy-fy scritto e diretto da Luc Besson.

In concomitanza con l’uscita nei cinema italiani il prossimo 21 settembre, la stampa italiana ha avuto il piacere di incontrare uno dei registi francesi più amati ed apprezzati. Disponibile e chiacchierone il regista che non si è risparmiato, raccontando del suo rapporto con il fumetto, con gli attori protagonisti e molto altro, ha esordito con le seguenti parole:

Vorrei ringraziarvi per l’accoglienza, è raro avere dei giornalisti che mostrano interesse. È dal 1841 che non mi accadeva!

 

 

Luc Besson Valerian Dane DeHaan Cara Delevigne

 

 

Lei è cresciuto leggendo fumetti, tra cui Valerian e Laureline. Luc Besson oggi legge ancora fumetti?

Si leggo ancora fumetti. È strano perché mi sento spesso dire che sono infantile, ma io sono perfettamente adulto. Gestire 2000 mila per 4 anni per un film o crescere 5 figli dimostra che non sono così infantile. Semplicemente non ho dimenticato il piccolo Lui che sono stato, e con il quale ho ancora degli ottimi rapporti. Mi fa pensare al filosofo che ha detto che il bambino è il padre dell’uomo.

 

Oltre al fumetto si è ispirato a qualche film sci-fi?

Quando si inizia a girare un film di fantascienza si deve assolutamente evitare di continuare a vedere film del genere. È fondamentale. Si deve cercare di dimenticare quanto si è assorbito in precedenza. Per questo film ho scelto 6 artisti e li ho fatti lavorare senza dargli indicazioni e senza farli incontrare tra loro. La prima cosa che mi sono chiesto è com’è il 28° secolo.

Come si vive, come si mangia e soprattutto come sono gli alieni, che sono più di 8 mila. Questo ci ha portato ad esplorare creativamente tale aspetto. Dopo un anno hanno prodotto 5/6 mila disegni, alcuni dei quali folli, da portarli alla neuro! [ride, ndr]. Poi sono intervenuto ed ho scelto. Per il secondo anno ho scelto altri sei disegnatori ma questa volta abbiamo dato loro lo script.

 

I suoi film sono resistenza alla degradazione umana. In Valerian ritroviamo riferimenti alla forza delle donne e ad un potere superiore. Questi aspetti erano nel fumetto?

Per quanto riguarda la degradazione umana è un fatto istintivo, è un modo per lottare contro la mia degradazione. È un modo per vedermi allo specchio e non vergognarmi di me stesso. Per quanto riguarda il potere delle donne io sono convinto loro siano l’avvenire degli uomini. Ho un grande rispetto per le donne, anche perché se devono difendersi non usano la forza come l’uomo ma il cuore e l’intelligenza. Un atteggiamento sano. Sono un buono esempio per gli uomini. Non ci sono donne che abbiamo dichiarato guerra. Sono a favore di un trasferimento del potere alle donne, se la cavano meglio degli uomini. Noi però giochiamo a calcio meglio! [ride, ndr].

Ovviamente il vero tema del film è quello dei popoli che nella storia dell’uomo sono stati massacrati in nome della religione, dell’economia o del progresso. Pensiamo ai nativi americani, alle popolazioni dell’America Latina ed ovviamente gli ebrei. Ho notato che con i miei figli quando parlo loro di cosa è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale non riesco ad ottenere la loro attenzione. Ho cercato di fare in modo diverso. Mio figlio a proposito del film mi ha detto: è terribile, hanno sterminato un intero popolo. Io ne ho approfittato per parlare dell’argomento e ho potuto approfondire la cosa. Mi tocca fare film costosi per educare i miei figli!

Quando ho fatto Arthur e il popolo dei Minimei, che ha uno stampo molto ambientalista, un mio amica mi ha detto che i suoi figli non camminavano sul prato perché avevano paura di schiacciare uno dei minimei.

 

Ha annunciato che vorrebbe fare di Valerian una trilogia. Ce lo conferma? Come mai la Cara Delevigne non ha i capelli rossi come nel fumetto?

Mi piacerebbe molto se fosse possibile. Non dipende solo da me. Se il film avrà successo sarà una cosa possibile. Per quanto riguarda Cara avevo provato un colore rosso per i capelli, ma non mi convinceva. e poi probabilmente mi avrebbero detto che somigli a Leeloo de Il quinto elemento. Ho scelto la soluzione che stava meglio a Cara.

 

Luc Besson Valerian Cara Delevigne

 

La tecnologia è un limite per un regista?

La tecnologia se utilizza bene ti libera. Oggi l’unico limite è posto dall’immaginazione, che fortunatamente a me non manca. È quello che rimprovero ai film di fantascienza americani, sono sempre uguali. C’è sempre un supereroe e raccontano sempre la stessa storia con il solito cattivo. Inoltre hanno tutti lo stesso fornitore di calzamaglia!

 

Valerian è dedicato a suo padre, il quale le ha regalato il fumetto. È stato lui in qualche modo ad instradarla? Che debito ha nei confronti di James Cameron e di Avatar?

Si c’è una dedica a mio padre che è stato colui che mi ha regalato il fumetto quando ero piccolo. Ma non credo all’epoca immaginasse ne avrei tratto un film. Purtroppo è venuto a mancare durante la lavorazione di Valerian e non potrò farglielo vedere. La cosa è stata molto frustrante, ma sono convinto che lassù ci siano delle sale per vedere i film in 3D. Di sicuro organizzeranno una proiezione per mio padre insieme a David Bowie ed altri. Visto che siamo vicino al Vaticano magari chiedo di metterci una buona parola. Inoltre è anche una decina al piccolo Luca, anche lui è mio padre.

Non solo io ma tutti i registi sono in debito con James Cameron. È stato un precursore, la tecnologia che uso in Valerian l’ha inventata lui per Avatar. Come spesso accade con i grandi artisti è stato molto generoso. Mi ha invitato sul set del film, mi ha dato consigli. È uno di quei fratelli maggiori molto generosi. Lui lo è proprio così di carattere. Abbiamo organizzato proiezioni per la stampa in molti Paesi e quella che temevo di più è quella in cui ha partecipato.

 

In Valerian c’è spazio anche per l’ecologismo. È presente anche nel fumetto? Avrebbe voluto svilupparla più approfonditamente?

Si è un tema già presente nel fumetto. In un film si deve sempre raggiungere un buon equilibrio. Se si insiste troppo su alcuni temi si rischia di essere controproducenti. Ho cercato di sensibilizzare senza insistere. Però secondo me il messaggio più importante è l’assenza dell’istinto di vendetta. Una cosa nuova. Quando si distrugge qualcosa la prima reazione è la vendetta. Per me l’importante era mostrare questo. È importante far capire ai giovani che la vendetta non è una risposta.

 

Come è stato lavorare con un cast giovane?

Cara Delevigne e Dane DeHaan sono due giovani attori ma sono molto bravi. Avevo voglia di chiamare dei giovani per cercare di rinnovare le schiere degli attori che vediamo al cinema. Spesso troviamo i soliti nomi. Se vediamo in altri settori come la Formula 1 ci sono piloti di 17 anni. Così ho pensato che nel 28° avrebbero potuto esserci piloti di 12 anni. Le cose si accelerano molto.

 

Luc Besson Rihanna Valerian

 

Può raccontarci la genesi della scena del ballo di Rihanna. È stata pensata appositamente per lei?

Il personaggio interpretato da Rihanna è presente nel fumetto dal 1975. È un personaggio importante perché si trasforma, mi piace il fatto che soffra per questa sua capacità. Non è nessuno e può essere chiunque. È la sindrome dell’attore. È un problema di identità. Rappresenta l’apice del ruolo dell’attore. Per il ruolo ho subito pensato a Rihanna. Ha accettato subito.

Dalla sua biografia si nota un’evoluzione particolare del suo cinema. Ha iniziato con pellicole dai contenuti forti per poi dedicarsi man mano a temi più adatti al grande pubblico. È stato naturale tale passaggio?

Le mie scelte non hanno rapporto con il voler arrivare ad un determinato pubblico. Quando ho iniziato molti anni fa avevo voglia di sovvertire la società borghese dell’epoca. Poi sono invecchiato e la società intorno a me si è degradata, e quindi mi è passata la voglia di scuotere l’ordine delle cose. Volevo fare qualcosa di diverso.

 

Valerian ha avuto una gestazione lunga. Cosa l’ha spinta a non mollare? È presente molta ironia, tale aspetto era già presente?

Per quanto riguarda il desiderio di non mollare non so fare altrimenti. È istintivo. Anche perché se sei su una nave in mezzo l’Oceano non puoi fermarti e scendere. Un’opzione impossibile. anche la paura è una possibilità che non esiste. Se si sceglie di andare si deve arrivare fino in fondo. L’ironia è un arma potente, utile quando si vuole dire qualcosa di importante. I messaggi arrivano meglio.

 

Come si è trovato a lavorare con Alexandre Desplat? Le piace Star Wars?
È stato molto facile lavorare con lui, è un gran compositore. In genere lavoro con Eric Serra, ma collaborando da 35 anni siamo ormai come una vecchia coppia sposata, non riusciamo più a sorprenderci. Ogni tanto fa bene staccarsi, per la salute di entrambi. Così a volte lo tradisco brevemente per poi tornare a lavorare insieme. È il mio migliore amico.
Sono un grande fan di Star Wars. George Lucas ha rivoluzionato il genere. Per me è un monumento, ho avuto la fortuna di incontrarlo diverse volte.