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Voci bulgare per storie tese: 25 anni di Pipppero

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4 anni fa

9 minuti

Il 1992 fu l’anno della morte di Salvo Lima, uomo di fiducia di Andreotti in Sicilia freddato da due killer sul lungomare di Mondello. Fu anche l’anno di Tangentopoli, iniziata quando Mario Chiesa fu denunciato dall’ex moglie per non averle pagato gli alimenti. Significativamente, Povera patria di Battiato vincerà la Targa Tenco come miglior canzone.

È però anche l’anno in cui un gruppo milanese conosciuto per canzoni divertenti e un po’ sboccate come John Holmes e Born to be Abramo, fedele allo stile del loro idolo Frank Zappa, porta al grande pubblico una musica che circolava allora solo tra cultori del folk remoto o seguaci di una raffinata etichetta britannica.

Il risultato è un pezzo di genialità rara che fece sentire agli Italiani il canto di un Paese fino allora noto forse solo per la marmellata di rose.

 

 

Insalata turca

L’antica Tracia, con popolazione affine ai Daci e di cultura greca prima e romana poi, nel VII secolo fu conquistata dai Bulgari, nomadi turchi o iranici che si cristianizzarono assimilando i costumi bizantini e creando un impero, a volte sotto il controllo di Costantinopoli.

Si ripresero dall’invasione mongola e resistettero agli Ottomani per 20 anni, diventandone una provincia nel 1396: il rinascimento nazionale iniziò nel 1762 e l’indipendenza arrivò nel 1878, dopo quasi cinque secoli.

La lunga dominazione turca lasciò tracce importanti nei costumi, nella cucina e non da ultimo nella musica: le dissonanze, le diplofonie e i ritmi particolari tipici del folk bulgaro derivano proprio dalla commistione di elementi turchi, slavi, bizantini e occidentali.

 

Il bulgaro è la più antica lingua slava con una forma scritta, prima in glagolitico e poi in cirillico, sviluppato proprio nella scuola letteraria di Preslav nel X secolo: si distinse poi dalle altre perdendo gli infinitivi e parte delle declinazioni nominali, prendendo dal turco l’articolo definito al suffisso. Mantenne le ricche coniugazioni verbali dello slavo antico: il moderno macedone ne è di fatto un dialetto.

 

Alleata degli Imperi Centrali nella Grande Guerra per continuare le guerre balcaniche contro la Serbia, la Bulgaria entrò nella Seconda nel 1941 al fianco dell’Asse, conservando però rapporti con l’URSS: l’invasione tedesca di quest’ultima provocò la resistenza dei comunisti locali, che nel 1944 accolsero l’Armata Rossa.

 

Filip Kutev con l’ensemble da lui fondato

 

Il regime comunista usò la musica popolare come strumento di propaganda e coesione interna, creando nel 1951 l’ensemble nazionale guidato dal compositore Filip Kutev e dalla moglie Maria e l’anno successivo il coro di stato della radio e televisione bulgara.

Il materiale era noto in Occidente solo a specialisti come Alan Lomax e ad appassionati di etnomusicologia: l’etichetta statunitense Nonesuch pubblicò nel 1955 Music of Bulgaria che divenne uno dei dischi preferiti di Frank Zappa, ma si dovette poi aspettare il 1975 perché Marcel Cellier facesse uscire Le mystère des voix bulgares per la sua etichetta Disques Cellier.

Antropologo, etnomusicologo, attivista politico e regista, l’americano Alan Lomax in oltre cinquant’anni di carriera raccolse una grandissima varietà di documenti sonori in quasi tutto il mondo. In Italia aiutò soprattutto a preservare la musica popolare meridionale con Diego Carpitella, fra i padri dell’etnomusicologia scientifica nel nostro Paese.

Lo svizzero Marcel Cellier fu etnomusicologo, organista e conduttore radiofonico: è noto soprattutto per aver fatto conoscere al grande pubblico la musica romena e in particolare Gheorghe Zamfir, il cui flauto di Pan si può sentire tra l’altro nel tema principale di C’era una volta in America.
Le ricerche di Cellier sulla musica dell’Est Europa sono il tema del documentario
Balkan Melodie del 2012.

Folk sì, ma con giudizio: conscio di dover modernizzare gli arrangiamenti per rendere più appetibile il repertorio tradizionale e forte dei suoi studi di composizione, Kutev fuse elementi di musica popolare con armonie e forme di quella colta. La strategia si rivelò vincente: oltre a rendere il folk bulgaro più accessibile agli ascoltatori di oltre frontiera, favorendone il successo oltre trent’anni dopo, facilitò il suo sdoganamento nella musica classica contemporanea.

L’oratorio Starobŭlgarski khroniki (1971) del pluripremiato compositore Georgi Minchev prevede un coro femminile folk, con notevole effetto drammatico pienamente apprezzabile in questo brano.

 

 

 

 

La fama internazionale

Nell’estate del 1985 Ivo Watts-Russell, fondatore della 4AD (che gli appassionati di post punk e new wave conoscono per i Cocteau Twins e molti altri nomi), ricevette dall’ex cantante dei Bauhaus Peter Murphy una cassetta di terza o quarta generazione con le canzoni edite da Cellier. La qualità era pessima, ma gli bastò per decidere di rieditare il disco.

Il progetto apparentemente non aveva valenza economica, ma la fama di raffinatezza e rigore della 4AD e la magnifica copertina della 23Envelope, lo studio grafico che aveva fortemente contribuito all’immagine dell’etichetta, lo fecero diventare un successo imprevisto. Un’intervista dettagliata a Watts-Russell sull’argomento si può leggere qui.

 

Oltre al cosiddetto dream pop dei Cocteau Twins la 4AD diede il via fra l’altro al goth rock con il primo disco dei Bauhaus e alla stagione dei campionamenti con Pump up the volume dei M/A/R/R/S.

Noto per la sensibilità nel precorrere i gusti del pubblico, Watts-Russell ha avuto anche il merito di riportare alla luce nomi della musica pop all’epoca caduti nell’oblio con This Mortal Coil, un progetto che univa musicisti 4AD a nomi di spicco della scena indie come Gordon Sharp dei Cindytalk e la violinista Gini Ball, nota per le sue collaborazioni con Siouxsie e Marc Almond. Fra i nomi riscoperti ci furono Chris Bell e Alex Chilton, Roy Harper e Tim Buckley: suo figlio Jeff, la cui fama di musicista superò quella paterna, anni dopo strinse amicizia con Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, che nel primo album dei This Mortal Coil fornisce una magistrale interpretazione di Song to the siren.

Stancatosi dell’ambiente musicale e afflitto da depressione, Watts-Russell vendette la sua quota dell’etichetta nel 1999 e si ritirò a vivere a Santa Fe. Alla storia della 4AD è dedicato il libro Facing the other way di Martin Aston, pubblicato nel 2013.

 

Il successo del 1986 spinse a pubblicare due anni dopo Le mystère des voix bulgares vol. 2, sempre prodotto da Cellier e vincitore di un Grammy.

La musica vocale bulgara divenne famosa: il Trio Bulgarka, composto da tre soliste del coro statale, fu coinvolto da Kate Bush negli album The sensual world e The red shoes. Gli ensemble bulgari partirono per tournée internazionali impensabili fino a pochi anni prima e lo stile di canto a gola aperta diventò una sfida per diverse cantanti: un esempio è The host of seraphim dei Dead Can Dance, non a caso un gruppo della scuderia 4AD.

Uno dei più celebri pezzi dal secondo volume è Tche da ti kupim bela seitsa, “Ti comprerò della seta bianca”: il brano è apparso anche nel film Omohide poroporo (in italiano Ricordi goccia a goccia) di Isao Takahata, cofondatore dello Studio Ghibli con Miyazaki, autore di Heidi e appassionato di cultura europea.

Il Giappone non è il punto più estremo raggiunto dalle voci bulgare: ci sarebbe l’Australia con i già citati Dead Can Dance, che furono però attivi soprattutto in Europa. Le registrazioni o campionamenti dei loro pezzi si scoprono nelle occasioni più impensate, dalla sigla dello storico programma televisivo Avanzi alle musiche composte da Mark Snow per X-Files.

Le mystère des voix bulgares ebbe un terzo e quarto volume, pubblicati rispettivamente nel 1991 e nel 1998. In quest’ultima raccolta è incluso un brano dal titolo Dilmano, Dilbero (“Bella Dilmana”), che parla di una vezzosa fanciulla intenta a spiegare come si piantano i peperoni. Ascoltatelo. Non vi ricorda qualcosa?

 

 

 

“Certo che voi bulgari siete delle sagome!”

La notevole cultura musicale e l’adorazione per Frank Zappa del complesso milanese fu la molla per collaborare con le voci bulgare: mettere in piedi l’incontro non fu facilissimo, visto che l’ensemble era all’epoca sotto il controllo statale nonostante la caduta del Muro.

Nell’incontro preliminare di Monaco Rocco Tanica fu ambasciatore del gruppo presso la severa direttrice Dora Hristova, rappresentante del coro. Le difficoltà linguistiche diedero alla conversazione toni al limite del grottesco, come si vede qui:

 

 

Alla fine si giunse a un accordo: fu così che il “coro di stato della radio e televisione bulgara” divenne protagonista di un pezzo straordinario, che convinse anche chi fino ad allora aveva liquidato Elio e compagni come epigoni degli Skiantos.

 

Il testo originale bulgaro in apparenza è una semplice filastrocca assonante, in realtà è la sagra del doppiosenso, con Dilmana che spiega come per far crescere bene i peperoni (pipero) bisogna piantare bene il seme e spingerlo nel terreno. Una discussione sui sottintesi sessuali e sugli arcaismi del testo si può leggere qui.

 

Il brano uscì il 6 maggio del 1992 spopolando in radio e diventando un grande successo. Contribuì anche il video, un pastiche di spy story, estetica da cinema sovietico e varietà da filodrammatica parrocchiale che si apre e chiude con un dialogo surreale incentrato sullo scambio tra il fantomatico ballo bulgaro Pipppero e il temibile Ramaya, pezzaccio dance degli anni Settanta.

Tra citazioni dei Beatles, campionamenti eurodance e un testo tutto basato sulle assonanze con l’originale bulgaro, è un perfetto esempio del postmodernismo degli Elii e della loro perizia musicale, e in un quarto di secolo non ha perso un filo del suo smalto.

 

Quella bulgara non è l’unica tradizione di musica vocale dell’Est europeo che ha mietuto fama in Occidente: canti del genere sono diffusi in tutta l’area balcanica ed ex sovietica, dalla musica a cappella croata klapa fino alla polifonia georgiana.
La prima tramite Goran Bregovic si può sentire nella colonna sonora della Regina Margot (qui il brano), la seconda contribuisce magistralmente all’inquietudine del Nosferatu di Werner Herzog e si apprezza al meglio nell’esecuzione dell’ensemble Basiani.

Nel 1992 la Televisione della Svizzera Italiana provvide a realizzare un making of del video: fra i momenti di spicco, Elio in bretelle e costume da cantante bulgara con elegante fazzolettone sul capo, ammirabile dal minuto 4:25 o nella foto qui accanto.

E buon Cuba dei Gibson Brothers a tutti!

 

 

Grazie a Lugg per la revisione e a Luca per l’ispirazione.

 

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