Intervista a Giancarlo Esposito: “Gus Fring si tufferebbe nel business della carne di Okja”

4 anni fa

12 minuti

Dopo il passaggio al Festival di Cannes, Okja, nuovo film di Bong Joon-ho, arriva su Netflix dal 28 giugno. Abbiamo intervistato uno dei protagonisti, Giancarlo Esposito, che, in un’intervista fiume, ci ha raccontato del suo lavoro, del veganismo, di Gus Fring, di come ha acquistato la sua sicurezza e di chi ha lo sguardo più duro tra lui e Mike, il personaggio interpretato da Jonathan Banks in Better Calls Saul, appena rinnovato per una quarta stagione.

Tutto il mondo è terrorizzato dal suo sguardo da gelido omicida quando interpreta Gus Fring, il signore della droga protagonista di Breaking Bad e Better Call Saul: dal vivo invece Giancarlo Esposito è una persona completamente diversa. Solare, estremamente sicuro di sé (lo dimostrano gli estrosi completi dai colori sgargianti che indossa a ogni apparizione pubblica), sempre gentile con tutti e pronto a dispensare con generosità il suo splendido sorriso, impreziosito dal riflesso metallico di uno dei molari superiori: Esposito è uno degli interpreti di maggior talento del panorama internazionale. Ogni volta che partecipa a un progetto, la sua sola presenza fa automaticamente guadagnare qualche punto in più.

Reso una star a livello mondiale dalla serie creata da Vince Gilligan, che prosegue ora con il prequel Better Call Saul, una delle serie originali Netflix, rinnovata in queste ore per una quarta stagione, Giancarlo Esposito in questi ultimi anni ha collaborato spesso con il colosso dello streaming, lavorando a The Get Down, Dear White People e Okja, nuova pellicola di Bong Joon-ho.

 

Dopo il passaggio al 70esimo Festival di Cannes, dove il film è stato presentato in concorso, ritrovandosi al centro di un’animata polemica, che ha visto i distributori francesi scagliarsi contro i titoli destinati alla diffusione su internet senza essere prima passati in sala, Okja è ora disponibile su Netflix dal 28 giugno.

Nel film Esposito è Frank Dawson, consulente di Lucy Mirando (Tilda Swinton, anche produttrice), capo delle Mirando Industries, impero della carne che ha creato in laboratorio un nuovo animale, a metà tra un maiale e un ippopotamo, con lo scopo di metterne i saporiti derivati facendo credere ai consumatori che si tratti in realtà di un prodotto naturale. Una piccola allevatrice, Mija (Ahn Seo-hyun), si affeziona al suo esemplare al punto da mettere in pericolo la sua vita quando arriva il momento di mandare al macello l’animale.

Abbiamo parlato del film con Esposito, che, in un’intervista fiume, ci ha parlato del suo rapporto con la carne, lui che è vegano da anni, del segreto per essere così sicuro di sé e di come la pensa Gus Fring sul business di Okja.

 

 

Okja sembra una favola moderna: quali erano le sue preferite da bambino?

Giancarlo Esposito: Amo le favole dei fratelli Grimm perché sono taglienti, mi piacciono molto. Adoro Cenerentola perché è una storia che dà speranza: racconta di qualcuno che è represso e riesce a risollevarsi. La sua bellezza è una minaccia per la matrigna e le sorellastre, ma quando lei capisce che è la sua forza, che la rende ciò che è, acquisisce la speranza di essere apprezzata e riconosciuta per quello che è veramente.

 

Okja è una metafora importante della nostra società: la creatura diventa per Mija, la piccola protagonista, come una sorella da difendere a ogni costo, e simboleggia ogni tipo di diritto negato, ad esempio quelli delle donne o dei gay. Perché, secondo lei, se qualcosa non ci riguarda da vicino, non ci impegniamo allo stesso modo per preservare i diritti altrui?

G.E.: Purtroppo sono d’accordo. È importante fare esperienza: quando provi sulla tua pelle qualcosa, questo ti insegna molto di più se la stessa cosa ti viene detta. Ti colpisce in modo molto più profondo. Okja mostra proprio questo: la connessione tra la protagonista e la creatura è profonda e umana. Ok, Okja è un maiale che sembra un ippopotamo, ma la relazione con la bambina è reale: gli occhi di Okja sono umani.

È davvero una favola moderna, che ci insegna come entrare in contatto con altri esseri umani, a opporci all’avidità delle aziende e ad avere fede e continuare a credere che, per quanto grandi siano le sfide che ci presenta la vita, possiamo sperare nella pace e in un mondo migliore. Tutto questo è raccontato senza fare sermoni, ma in modo visivo da quel grande  maestro che è Bong Joon-ho.

 

 

Mija, la protagonista, è una ragazzina: lei ha quattro figlie, quindi credo che si preoccupi del ruolo delle donne nella società e nel cinema. In questi ultimi anni ci sono sempre più personaggi femminili protagonisti di film e serie tv: secondo lei è importante mostrare il punto di vista delle donne, specialmente di quelle più giovani?

G.E.: Il nostro mondo sta cambiando e credo che le donne rappresentino il punto di vista più compassionevole: più abbiamo donne forti a rappresentarci come esseri umani più possiamo avere accesso alla parte più umana di noi stessi. Gli uomini sono i guerrieri della nostra società: per portare il cibo alle nostre famiglie, uccidiamo, rubiamo, distruggiamo. Le nostre donne ci aiutano a sciogliere la tensione e ad apprezzare la poesia della vita.

Amo il fatto che Bong Joon-ho si sia soffermato, in più di un film, su personaggi femminili forti che hanno l’abilità di illuminare il nostro viaggio ancora molto centrato su un punto di vista maschile.

 

So che lei è vegano: Okja è quasi un manifesto in favore del veganismo. È stato particolarmente importante per lei questo ruolo? Anche se nel film gioca nella squadra opposta?

Sì è molto importante. C’è stato un tempo in cui pensavo che per essere un atleta e rimanere in buona salute dovessi mangiare carne per avere tutte le proteine di cui ho bisogno: ma non è vero, è un’informazione errata che ci viene data dalla nostra società per continuare a consumare.

Capisco il bisogno di carne di alcuni, per esempio chi ha deficienza di ferro o altre patologie, e non ho problemi con chi la mangia, ma non sarebbe meglio essere a conoscenza di come quella carne arriva sulla tua tavola? È importante essere consapevoli: per i latticini è la stessa cosa. L’uomo è l’unico animale che continua a bere latte dopo lo svezzamento: perché? Perché ci viene detto che il latte contiene il calcio di cui abbiamo bisogno, ma ci sono vegetali che ne contengono quantità maggiori.

Come per la vitamina C: tutti pensiamo subito al succo d’arancia, ma i broccoli ne contengono molta di più. Sono tutte informazioni che ci vengono date per spingerci a consumare senza pensare con la nostra testa. Amo quindi il punto di vista di Okja: essere un carnivoro condiziona il tuo comportamento, anche dal punto di vista spirituale. La carne non è il male assoluto, e se la vuoi mangiare ogni tanto ok, ma credo in uno stile di vita più consapevole.

Le persone mangiano troppo e non si fanno domande su come quel cibo arriva sulle nostre tavole: quando non sei informato subisci gli effetti della tua ignoranza e le aziende sfruttano questa debolezza. Oggi il mais e il grano vengono manipolati per resistere ai pesticidi, perché si vogliono sempre più raccolti: questo è sbagliato perché ora molte persone sono diventate intolleranti a questi cereali a causa delle sostanze chimiche che contengono. C’è sempre un rapporto di causa-effetto: se ci rendiamo conto di quali sono le cause che portano a determinati effetti possiamo cominciare a capire da che parte stare.

 

 

È buffo che i suoi ruoli più rilevanti degli ultimi anni siano legati entrambi al commercio della carne: Frank Dawson in Okja e Gus Fring in Breaking Bad e Better Call Saul, che, ok, in realtà gestisce un altro tipo di business, ma ufficialmente ha una catena di ristoranti in cui si serve pollo fritto. Crede che Fring abbraccerebbe l’affare della carne di Okja?

Gustavo ci si getterebbe a capofitto! È un uomo d’affari e quando parli di affari non pensi a rapporti di causa-effetto, ma ai soldi. Il nostro mondo ruota intorno a questo: il profitto. In effetti per me in quanto vengano è imbarazzante, ma a mia discolpa posso dire che ho smesso di mangiare pollo venti anni fa: oggi non toccherei nemmeno il pollo, perché è pieno di agenti chimici. Quando sono andato in Africa per la prima volta, sette-otto anni fa, tutti insistevano sul fatto che dovessi provare il pollo. Mi sono guardato intorno e ho visto tutti questi polli magrissimi, così diversi da quelli americani, e mi sono detto: beh forse dovrei dargli davvero una possibilità.

Ho assaggiato il pollo a Johannesburg e mi ha ricordato il sapore di quello che mangiavo da bambino: sapeva di pollo, era gustoso e non gommoso, si scioglieva in bocca ed era succoso. Se ci pensiamo bene la gente non vuole mangiare carne, stessa cosa con il pesce (ogni tanto amo mangiare il pesce perché è più salutare e perché viene dal mare, senza processi strani di allevamento): spesso mi dicono non mi piace il pesce perché sa troppo di pesce e infatti troviamo in commercio carne e pesce che non hanno sapore, per non farci pensare al fatto che in realtà stiamo mangiando un animale.

È tutto un grande inganno. Nelle culture indigene, come gli Eschimesi e i Nativi Americani, quando si deve uccidere un animale si prega per la sua anima perché si è coscienti che la sua uccisione farà sopravvivere la propria famiglia durante l’inverno o per diverse settimane. Per me è questo il modo naturale di fare le cose: non la produzione di massa. Il Mediterraneo è meraviglioso perché lì tutto viene coltivato dai semi seguendo il ciclo della natura: so che una parte del mondo la pensa in modo diverso, ma questo punto di vista mi aiuta a essere più vicino all’umanità.

 

 

Sia in Okja che in Better Call Saul vediamo che i suoi personaggi, anche se sono molto potenti e hanno successo, devono comunque dimostrare qualcosa al mondo che li circonda: lei in un’intervista ha detto, la cito, “potrei rendere interessante l’elenco telefonico”. Non ha problemi di autostima immagino. Come fa una persona a essere sicura di sé quando non è ancora arrivata in cima e non sa se avrà successo o no?

È fondamentale osservare il mondo e prestare attenzione a quello che dicono i tuoi insegnanti: se credi che ognuno di noi, in quanto essere individuale, abbia il diritto di stare qui, ti convinci che tutti siamo stati creati per uno scopo, dotati di una qualità originale che ci permette di contribuire al percorso dell’umanità.

Io sono nato artista: voglio scuotere emotivamente le persone, facendole partire da un posto per finire in un altro grazie alle storie, ma ci sono altri geni nel mondo che fanno lo stesso con discipline differenti, scienziati, scrittori, poeti, con il mio stesso desiderio. Comincia tutto da lì: con il credere che la propria voce sia originale.

Tutti abbiamo dei dubbi, perché siamo esseri umani: anche io ho ancora le farfalle nello stomaco prima di salire sul palco, o ho bisogno di rilassarmi e credere in me stesso prima che si accendano le telecamere. È naturale. Semplicemente faccio tesoro di quello che ho imparato con l’esperienza, sia attraverso il lavoro che dalle sfide della vita, cercando di attingere a quella sicurezza: non ho fiducia in me perché gli altri mi dicono che sono bravo, non faccio affidamento su conferme esterne, ogni volta riparto da capo.

Credo che per me la benedizione sia essere consapevole di questo. Ai più giovani mi sento di dire semplicemente di scegliere qualcosa, qualsiasi essa sia, che per loro sia una passione e non un lavoro, perché in questo modo non ne sentiranno mai il peso e potranno farla per tutta la vita.

Se si sceglie di seguire la propria passione la voce interiore che ci connette a quello che facciamo non si spegne: è questo che dà sicurezza, che uno sia sicuro di natura o no. Io sono un attore, quindi posso fingere di esserlo! Tutti siamo in balia delle onde, ma se siamo onesti riusciamo a trovare la forza. Per esempio: se qualcuno ci fa una domanda e non sappiamo la risposta, di solito mentiamo, perché vogliamo sembrare intelligenti e saggi. Perché non dire semplicemente che non sappiamo rispondere?

È più onesto, anche se ci giudicheranno. Spesso mi chiedono se conosco ogni episodio di Breaking Bad, o tutto quello che succede in Okja, ma non ero lì ogni momento, non li ho girati io, ho semplicemente fatto la mia parte di lavoro per rendere entrambi dei progetti migliori. Invece di inventarmi le cose e mentire dico: sai che c’è, non mi ricordo quel momento.

E ogni volta devo subire le conseguenze: la gente mi guarda con aria delusa. Ma quello è un loro problema, non mio. Quindi dico: fate quello che vi piace e siate originali, vivete secondo la vostra verità. Quando vivi bene nella tua pelle hai un potere inarrestabile. Devi credere in te stesso e rimanere fedele alla tua visione: racconta la storia della tua vita e collabora con persone che vogliono fare lo stesso. In questo modo si può contribuire a qualcosa: come ho fatto io con Okja e con le storie che ho scelto di raccontare.

Solo in questo modo le cose per cui decidi di metterti al servizio possono toccare e influenzare la vita di altre persone: che tu faccia cinema, poesia, scultura, ballo… L’importante è entrare in connessione con gli altri: è solo in questo modo che il nostro mondo può rinascere ogni volta.

 

 

A proposito di essere onesti: chi ha lo sguardo più duro tra il suo Gus Fring e il Mike di Jonathan Banks?

Bella domanda! Mike ha uno sguardo da duro ma lo mantiene sempre. Credo che quello di Gus sia più tosto perché ha anche un’alternativa, ovvero il suo bel sorriso e la personalità affabile. Questo aspetto differente rende lo sguardo da duro molto più impressionante quando cambia espressione.

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