Paris can wait: un “già visto” troppo americano

5 anni fa

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Paris Can Wait

Presentato nella sezione Best of Fest del Biografilm Festival arriva Paris Can Wait, film di Eleanor Coppola, con protagonisti Diane Lane, Arnaud Viard e Alec Baldwin.

Arriverà domani nei cinema la commedia dallo stampo francese Paris Can Wait, presentato nella sezione Best of Fest del Biografilm Festival, diretto dalla regista Eleanor Coppola. Come il cognome suggerisce, per chi non lo sapesse, Eleanor è la moglie di Francis Ford Coppola, nonché mamma di Sofia e Roman.

Una famiglia di cineasti che sa esprimere l’amore per la settimana arte in stile totalmente differente gli uni dagli altri. E se Sofia ci ha sbalordito a Cannes70 con L’Inganno, film su giovani donne pronte a tutto pur di difendere la propria casa in tempi di guerra, Eleanor Coppola al suo debutto alla regia e sceneggiatura preferisce restare sul romantico, giocando tra gli stereotipi e le suggestioni dei bellissimi panorami francesi.

Partendo da Cannes, proseguendo lungo la campagna francese, fino ad arrivare a Parigi, Paris Can Wait è una commedia romantica che vorrebbe celebrale il gusto della vita degli europei e la fascinazione che riescono ancora ad esercitare sugli americani.

 

Paris Can Wait

 

Ma se Woody Allen ha saputo dare una profondità alle sue storie ambientate nelle più belle cornici europee, pur peccando con il nostro bel paese in un film da dimenticare, Eleanor Coppola non riesce per nulla a staccarsi dallo stereotipo dell’Europeo medio sempre con la pancia piena, il bicchiere di vino pieno, sciupa femmine e incurante del tempo che passa.

In questo caso sotto il mirino sono i francesi, rappresentati da Arnaud Viard nei panni del carismatico produttore Jacques. Jacques è un uomo che sembra aver fatto un patto con il tempo stesso. Per lui ogni momento dell’esistenza deve essere vissuto fino in fondo e travolgerà, con il suo modo di fare estremamente rilassato, la vita misurata al millimetro di Anne (Diane Lane).

Anne è la moglie di un famoso produttore (Alec Baldwin), fedele e sempre vicina, ma alla disperata ricerca di un momento di tranquillità solo tra loro senza il continuo squillare del cellulare o volo da prendere per portarli da una parte all’altra del mondo.

 

Paris Can Wait

 

 

Costretti a dover lasciare Cannes prima del previsto, a causa di un’urgenza che porta Michael a Budapest per lavoro.

Costretti a dover lasciare Cannes prima del previsto, a causa di un’urgenza che porta Michael a Budapest per lavoro, Anne finisce con l’andare direttamente a Parigi in macchina, impossibilitata a volare a causa di un mal d’orecchie. Accompagnare di questo viaggio in macchina è proprio Jacques, ma l’idea di Jacques è molto lontana dal voler raggiungere subito Parigi.
Capendo a un solo sguardo la frustrazione che Anne si porta addosso, pur nascondendola perfettamente con il sorriso sulle labbra, decide di far scoprire alla donna i piaceri del carpe diem, facendola immergere nei sapori e nei colori di una Francia inesplorata.

Fin dalla premessa Paris Can Wait ci può far ricordare almeno una dozzina di film già visti con lo stesso meccanismo. Ma ciò che rende questo esordio alla regia di Eleanor Coppola così macchinoso e poco digeribile e l’abuso continuo degli stereotipi e di strutture narrativa ridondati e tedianti.

 

 

Paris Can Wait

 

 

Un continuo guardarsi davanti allo specchio della regista, che sembra voler più raccontare una sua piccola fantasia, il bisogno e desiderio di fuga, ma che alla fine della pellicola resta comunque castrato o, per lo meno, sospeso in una promessa.

Una pellicola che non si capisce davvero cosa voglia raccontare o cosa voglia esprimere nella sua profondità, se non diventare meramente un classico film cartolina dominato da paesaggi e gustose abbuffate, annaffiante ovviamente da litri di vino e parole sdolcinato.

Prevedibile, forzato e con situazioni tra il paradossale e l’esasperante. Pur comprendendo le buone intenzioni della Coppola, ma la pellicola diventa un infinito viaggio verso una Parigi che non arriva mai. E con il passare del tempo è lo stesso spettatore che vuole arrivare a Parigi, ormai esasperato dalle cene, i picnic, e gli imprevisti del Don Giovanni Jacques.

 

Paris Can Wait

 

Ciò che più infastidisce e il continuo dipingere l’europeo come una persona estremamente tranquilla, distaccata dal resto del mondo, come se vivesse in una bolla.

Jacques è sicuramente un personaggio innamorato della vita, delle donne e del cibo, il ché non è certo un aspetto negativa, e tenta di portare Anne a prendersi un minuto per vivere le piccole bellezze ed imprevisti del mondo. Teoricamente questo aspetto è sicuramente il più piacevole, quello che porta a riflettere e trasporta anche un po’ lo spettatore all’interno della storia, ma il modo così ciclico con cui Eleanor Coppola cerca di sviluppare la narrazione non va, assolutamente.

Il risultato finalmente è noia, insofferenza e non poco fastidio. Un’occasione un po’ sprecata, per una Coppola non proprio in linea con il cognome che porta.

 

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