Die Hard (1988)

6 anni fa

6 minuti

“Fuckin’ California…”. Lo dice un paio di volte, John McClane da New York, nel corso di due ore di spigolose disavventure in canotta lurida. Va capito: lui a Los Angeles manco ci voleva venire, per tutta una questione d’orgoglio.

Ma anche se il suo orgoglio è una brutta bestia, è pur sempre Natale e John vuole riconciliarsi con la moglie Holly, vuole rivedere i suoi figli, s’è pure trascinato dietro un orsacchiotto gigante supertenerone, per la miseria.

E fa niente per la tipa in pantacollant bianco con un culo incredibile che gli tira via la prima alzata d’occhi al cielo, appena sceso dall’aereo.

Solo in California, appunto.

Ok, in seguito sapremo che certe cose a McClane non succedono affatto solo a Los Angeles, ma un po’ ovunque si trovi; che la sfiga si attacca al suo ghigno come un anziano al tavolo di una sala bingo o al bigliettino dell’eliminacode in posta. Ma tutto questo, nel 1988, non abbiamo modo di saperlo.

 

Die Hard Bruce Willis

 

John è solo un piedipiatti di Manhattan che si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Sbagliato non per lui, chiaro, ma per la banda di fintoterroristi rapinatori europei guidati da Severus PitonAlan Rickman.

Un attimo prima John è scalzo, a fare “i pugni con piedi” sulla moquette per vedere se quella roba che gli hanno raccontato in aereo è una cazzata o meno, due ore dopo emerge da una battaglia epica, fatta di nervi, sudore, sarcasmo, tanti proiettili e un numero importante di sigarette, e la sua canotta è ricoperta di uno strato alto due dita di sangue, fumo, insofferenza e badasseria.

 

Die Hard Alan Rickman

 

Nelle sue chiacchierate via walkie-talkie con Hans, il colto capo della banda del tecno-buco che legge Forbes e sa dove va a comprare i suoi abiti Arafat, John gli dice di chiamarsi Roy Rogers, perché gli piace giocare al cowboy circondato dagli indiani cattivi. Gli indiani hanno in questo caso quasi tutti l’accento tedesco e dei parrucconi in testa alla Sandy Marton, ma vabbè, sono dettagli.

 

Die Hard Bruce Willis

 

Cita non solo John Wayne, il nostro McClane, ma anche Schwarzenegger e Rambo. Perché lui è già un eroe degli anni 80 di seconda generazione, consapevolissimo del suo ruolo, portatore sano di aggressività autoironica in canottiera,

McClane è un portatore sano di aggressività autoironica in canottiera.

e in quanto tale gran visir di tutti i camperisti d’agosto costretti a difendere il posto all’ombra e con spazio per le grigliate da rumorosi campeggiatori tedeschi invadenti. A qualunque costo.

Ci proverà l’impeccabile Hans, poco prima di volare nel vuoto, a rubare a McClane il suo yippie-ki-yay, tormentone istantaneo già fatto e finito, ma servirà a poco. Cioè a niente. Buon volo giù dal Nakatomi, ciccio.

 

Il titolo italiano del film è Trappola di cristallo perché in quel periodo si tramandava ancora questa suggestiva usanza ostrogota di dare ai film americani un titolo italiano, possibilmente a membro di chihuahua (Atto di Forza, anyone?). Solo che il titolo scelto per la versione italiana di Die Hard era ancora più lungo e fantasioso, A un passo dall’inferno (Trappola di cristallo)… almeno finché non si sono accorti che un A un passo dall’inferno esisteva già da oltre vent’anni.

Die Hard Bruce Willis

“Yippie-ki-yay, figlio di sultana!”.
No, aspe’, com’era?

Come tante storie di Hollywood (nel mondo post-BoJack Horseman, Hollywoo e basta), anche una pellicola iconica del cinema action come Die Hard avrebbe dovuto avere un volto completamente diverso. A cominciare dal protagonista.

Il film venne proposto a Schwarzenegger come un seguito di Commando, pare, ma Schwarzy non ne volle sapere.

Per farla breve, il film venne proposto ad Arnoldone Schwarzenegger come un seguito di Commando, pare (la faccenda è controversa), ma Schwarzy non ne volle sapere.

Il progetto cambiò così pelle e la parte venne proposta a una serie di attori lunga così, comprensiva di chiunque e sua cugina, per approdare infine sul tavolo dell’agente di Bruce Willis. Un tizio che fino a quel momento era apparso solo in un paio di film… ed era noto più che altro per la drammedia televisiva Moonlighting? Yep.

 

 

Sia quel che sia, la Fox tira a bordo Willis, pagandolo anche un fottìo di soldi giusto per aumentare i rischi (that’s anni 80, baby) e il regista John McTiernan, fresco dalla giungla di Predator, impone una serie di cambiamenti al copione – trasformiamo i terroristi tedeschi in finto-terroristi, via, che fa più blockbuster estivo? Ok – e Die Hard diventa un fenomeno in grado di generare cinque volte il suo budget, quattro seguiti e il grande culto dell’eroe in canotta lurida. Soocare, campeggiatori teutonici, non avrete mai quello spazio grigliata. Mai.

 

Die Hard

 

Come fatto per Commando la volta scorsa, passiamo in rassegna un po’ di facce note che appaiono nel film, ragguardevole concentrato di anni80ità. Come il Sergente Al Powell, cioè Reginald VelJohnson, il pover’uomo che ha dovuto sciropparsi per anni quel rompicoglioni di Steve Urkel in 8 sotto un tetto.

 

 

Come Robert Davi, che per un’intera generazione di trentenni e quarantenni resterà a vita Jake della banda Fratelli ne I Goonies, che canta malissimo l’opera e prende ceffoni da sua madre quando tira in ballo il terremoto perché non gli va di andare a controllare suo fratello, il debosciato.

 

 

Come Lorenzo Caccialanza, che magari non sapete chi è, ma in Die Hard è l’italiano della banda (Marco), è italiano davvero (di Cologno Monzese) ed è apparso in tutta una serie di telefilm yankee.

 

 

E naturalmente come William Atherton, il Walter Peck di Ghostbusters, qui alla sua prima apparizione come giornalista ficcanaso Richard Thornburg, nato com’è con una faccia perfetta per fare lo stronzo al cinema. Anche lui, come Caccialanza, è apparso ne La signora in giallo.

Bella forza, chiunque è apparso
ne La signora in giallo.

 

E lei è… Erika Eleniak di Baywatch? No, Rebecca Broussard di Mars Attacks! Non sembrano due gocce d’acqua? Rebecca ha avuto un paio di figli da quel vecchio marpione di Jack Nicholson ed è stata sposata con Richard Perry, autore delle colonne sonore di film come Beverly Hills CopNational Lampoon’s Vacation e Balle spaziali.

A posto così, come tasso di anni80ità?

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