Blade of Immortal: un Miike divertente, ma poco soddisfacente

6 anni fa

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Blade Of Immortal

Presentato fuori concorso al 70° Festival del Cinema di Cannes, Blade of Immortal (Mugen-no-Jūnin) di Takashi Miike è la trasposizione dell’omonimo famoso manga di Hiroaki Samura. Nel suo modo di fare stravagante ed eccessivo, Takashi Miike rimane sempre una garanzia.

Takashi Miike arriva al 70. Festival di Cannes, nella sezione Fuori Concorso, con Blade of Immortal, in lingua originale Mugen-no-Jūnin, tratto dall’omonimo manga di Hiroaki Samura.

In Giappone questo manga è leggenda. Tutti, ma proprio tutti, vorrebbero essere il protagonista!

Afferma il maestro Miike, durante la conferenza stampa di presentazione prima del tappeto rosso.

Miike ricalca fedelmente la storia di Blade of Immortal, cercando di portare sullo schermo molta della tradizione giapponese sui samurai che ha caratterizzato il suo cinema, grazie soprattutto all’essere stato allievo di una grandissima leggenda del cinema orientale come Akira Kurosawa.

L’amore per i manga dell’artista non è certo un mistero, infatti, sono molte le opere all’interno della filmografia di Takaski Miike, come The Mole Song presentato nel 2013 al Festival del Cinema di Roma e As The God Will, del 2014 e sempre portato sul tappeto rosso della Festival romano.

 

Blade Of Immortal

Ho sempre letto manga e in Giappone leggere manga è molto importante per i bambini. Incominciano da subito e molti sognano di diventare dei mangaka nel futuro. Ciò che più mi piace è il fatto che parliamo di storie create, disegnate dalla stessa persona. Mondi che prendono vita dalla stessa persona, e personalmente è un concetto che mi ispira moltissimo.

 

Miike torna sulla croiesette con un film in bilico tra horror e fantasy, mantenendo sempre alta la tradizione del suo cinema eccessivo e paradossale. Un cinema quasi dell’assurdo, ma che si fonde su una tradizione ben solida. Ed arrivato quasi a 100 lungometraggi, Takashi Miike può davvero ritenersi un grande maestro del genere.

Ovviamente, parlando di tradizione in Blade of Immortal, non può certo mancare il sangue, una costante all’interno del cinema di Miike, ma dove a padroneggiare su tutto sono i combattimenti corpo e corpo.

Sequenze adrenaliniche di scontri che appassionano e divertono, pur non riuscendo a brillare della sua solita originalità. Terza opera sfornata nel giro di un anno, Takashi Miike è un regista produttivamente inarrestabile.

Blade of Immortal è incentrato su Manji, interpretato dall’idol giapponese Takuya Kimura, un abilissimo ronin ricercato dai soldati dello Shogun, dojo tradito dal samurai.

 

 

Blade Of Immortal

 

 

Ma la potenza di Manji non è data unicamente dalla sua bravura, ma anche a causa del verme kessenchu, un parassita che non permette il deterioramento del suo corpo, dandogli incredibili capacità rigenerative.

Nel suo cammino da reietto e fuggitivo, Manji incontrerà sulla sua strada Rin Asano (Hana Sugisaki), unica sopravvissuta alla strage del suo villaggio in cerca di vendetta.

E nel percorso di vendetta per entrambi i personaggi, il sangue scorrerà a fiumi e tutti gli appassionati dei combattimenti acrobatici non ne resteranno assolutamente delusi.

Sicuramente, per chi è alle prime armi con Miike, ed è un amante del genere, non può fare a meno di divertirsi e appassionarsi alla storia, pur esasperata leggermente nella sua parte centrale. Invece, per chi ha una conoscenza molto più approfondita del cinema di Miike, pur divertendosi moltissimo, non potrà fare a meno di restare con un po’ di amaro in bocca a fine film.

Ciò che realmente non convince all’interno della pellicola di Miike è la sottotrama del film, praticamente assente. L’impianto narrativo funziona, e pur nella sua dilatazione un po’ eccessiva, del resto difficile trovare un film di Miike che non superi le due/due ore e mezza, riesce a intrattenere e a divertire, ma senza lascia molto altro.

 

Blade Of Immortal

 

Le tematiche di Miike portano spesso a far riflettere lo spettatore.

Perfino nei film più estremi di Takeshi Miike, dove apparentemente splatter e gore ne fanno da padroni, si riesce sempre a rintracciare una critica, mai troppo sottile, nei confronti della società o di un’ideologia.

Le tematiche di Miike portano spesso a far riflettere lo spettatore, richiamando anche ad elementi della tradizione giapponese, come il binomio uomo – natura, uomo – divinità. In Blade of Immortal, così come nell’omonimo manga si cerca di puntare il riflettore sulla natura divisa del protagonista, il discorso non viene mai realmente approfondito.

La pellicola è lineare, semplice. Manji agisce unicamente per vendetta, azione incondizionata, senza scendere più in profondità all’interno del suo percorso scelto.

Un film che si lascia guardare e che intrattiene, del resto è sempre un piacere passare due ore della propria vita con un maestro come Miike, ma che non soddisfa pienamente le grandi aspettative nei confronti di questo film.

 

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