Todd Haynes apre il Concorso di Cannes con Wonderstruck

6 anni fa

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Wonderstruck

Dopo il successo di Carol, presentato 68. Festival del Cinema di Cannes, ad aprire ufficialmente il concorso del 70esimo è Wonderstruck di Todd Haynes, basato sul romanzo La Stanza delle Meraviglie di Brian Selznick.

Al secondo giorno del 70. Festival del Cinema di Cannes, Wonderstruck apre ufficialmente il Concorso del Festival. Una storia senza tempo dal sapore agrodolce di una favola, sospesa tra musica, parole e immagini.

E di storie senza tempo non ne sono a digiuno né Todd Haynes, che ha fondato tutto il suo cinema sui viaggi nel tempo musicali e biografici, e nemmeno Brian Selznick, sceneggiatore di Hugo Cabret, film di Martin Scorsese candidato a ben 11 Premi Oscar e vincitore di cinque.

Fin dalla prima sequenza, Wonderstruck esprime tutta la magia e potenza del cinema di Haynes, che da Poison a Io non sono qui, passando per Velvet Goldmine, è sempre riuscito a immortalare volti, personaggi ambivalenti all’interno di cornici che sembrano non appartenere a questo pianeta.

 

Ed infatti main theme portante di questo film è proprio David Bowie con una delle sue canzoni più iconiche, Space Oddity, mentre le storie di Ben e Rose si incrociano, entrambi alla ricerca di una figura idealizzata e sempre troppo lontana da loro. Ma quanto può essere veritiera l’idea che abbiamo di una persona dalla sua reale natura?

A rispondere a questa domanda ci pensa proprio il viaggio che i due protagonisti intraprenderanno, in bilico tra il sogno e l’incubo. Una favola dalle tinte mutevoli, cangiante e polivalente.

 

 

Wonderstruck

 

E il viaggio è quello che intraprende lo spettatore stesso assieme ai due giovani protagonisti, a spasso nel tempo, da un’epoca all’altra, rivivendo le brezza di due periodi storici riportarti sul grande schermo con estrema fedeltà.

Da una parte abbiamo il 1927 di Rose e dall’altra il 1977 di Ben. La prima alla ricerca del suo più grande idolo, l’attrice Lillian Mayhew (Julianne Moore). Un mondo in bianco e nero e muto, se non per la musica da cinematografo di sottofondo. Una scelta particolare, dettata non solo per riproporre il mood dell’epoca, ma per far immergere meglio lo spettatore nel mondo di Rose, sorda da sempre. Un mondo fatto di sogni, di idealizzazioni e proiezioni verso il futuro; ma anche un mondo molto triste, carico di solitudine. Un silenzioso dolore che la protagonista si trascina dietro, sentendosi sempre incompresa, un pesce fuor d’acqua, un alieno da studiare.

Proprio per questo motivo Rose scappa dal padre padrone alla volta di New York e alla ricerca del suo idolo, avendo solo come punto di riferimento una cartolina spedita anni prima dal fratello maggiore.

Il mondo di Ben è, invece a colori, a volte rumoroso, altre volte troppo silenzioso. Un universo esteticamente differente da quello di Rose, ma che ha molto in comune con la ragazzina di cinquant’anni prima. Ben si è sempre chiesto chi fosse suo padre e perché non l’avesse mai conosciuto. Dopo la morte della madre, Ben esige delle risposte, ma non sa ancora quanto caro sarà il prezzo per ottenerle.

 

Wonderstruck

Partono così due viaggi in contemporanea, alternandosi lungo tutto la pellicola, fino ad arrivare a un’inaspettata svolta che, in un modo o nell’altro, porterà le vite dei due protagonisti a incrociarsi.

 

Todd Haynes con il suo Wonderstruck costruisce due mondi paralleli ma destinati a incontrarsi. Due mondi perfettamente curati fin nel minimo dettaglio, dove subito capiamo la fondamentale importanza della musica studiata ad hoc per ognuno di questi. Una sorta di personaggio che fa da conduttore tra i due mondi, senza mai tradire lo stile dell’epoca.

 

la musica diventa la chiave di volta

Come spesso accade nei film di questo regista, la musica diventa la chiave di volta, l’accesso diretto per la pellicola. Film che si ascoltano, attentamente e profondamente, oltre ad essere “semplicemente” visti.

In questo caso anche la componente visiva ha molta importanza, non solo per la cura nel costruire le due epoche, ma anche perché permette di interpretare meglio i personaggi protagonisti della storia.

Una favola formata da codici, gesti semplici e che portano i personaggi a compiere il proprio percorso. Una sorta di combinazione che, in quello che sembra il caos più totale, assumono un’armonia perfetta.

 

 

Wonderstruck

 

 

Una storia di legami, di molte vite, oltre a quelle di Ben e Rose, parallele e sole, alla ricerca del proprio posto nel mondo. Un racconto che si fonde sull’importanza della famiglia, non solo quella genetica, e sulla potenza di un gesto di comprensione, nel trovare una propria metà che possa volerci bene o sostenerci per quello che realmente siamo.

Una storia che non vuole solo essere un sincero inno all’amicizia, ma che diventa anche una dichiarazione d’amore a una New York inquadrata in più modi e sotto differenti punti di vista.

Una New York che passa dal bianco e nero al colore, che si sviluppa sotto i suoi molteplici immensi palazzi e costruzioni che, generalmente, inghiottisce le persone attorno a lei, ma che in questo caso, inspiegabilmente, riunisce.

Sicuramente la storia si basa su alcuni paradossi che probabilmente difficilmente nella realtà potrebbero avvenire, ma che all’interno della cornice ritagliata dal regista prendono una propria armonia. Considerando che di una favola si tratta, ma dalle sfumature attuali e dalle tematiche importanti e universali, Todd Haynes riesce a dosare tutti gli elementi per dare al meglio vita alla trasposizione dell’omonimo romanzo.

La pellicola è divisa da momenti di realistici e momenti più cartoon, ma sempre mantenuti con molta eleganza. Improvvisamente New York si fa piccolissima e noi vaghiamo da un capo all’altro della città, scoprendo tutti i suoi piccoli dettagli e misteri con i protagonisti.

 

https://www.youtube.com/watch?v=hMljHyrfXQ4

 

Sicuramente è un film che si prende molto tempo, dilatando e giocando con tempistiche non sempre vivaci e brillanti, ma fondamentali per l’apparato magico del film. Un lavoro intenso per un prodotto complesso che richiede attenzione o, per lo meno, una certa lucidità mentale. Haynes solleva delle interessanti riflessioni e chiede allo spettatore quanto l’idealizzazione di una persona possa cambiare la nostra vita, ma non solo. Interessante è capire se l’amore nei confronti di uno sogno, di una fantasia, sia davvero superiore all’eventuale delusione che questo sogno o speranza possono portare con loro.

Un Todd Haynes d’annata, perfetto come sempre nelle sue forme. Una pillola agrodolce che farà impazzire gli appassionati del regista.

 

Wonderstruck sarà nelle sale statunitensi dal 20 Ottobre, mentre non è stata ancora annunciata la distribuzione italiana del film. 

 

#Cannes70 si terrà dal 17 al 28 Maggio. Seguite tutti gli aggiornamenti con noi sul nostro hub dedicato: leganerd.com/cannes70
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