Paura e Delirio alla conferenza del Movimento Raeliano

4 anni fa

20 minuti

Il Movimento Raeliano ha organizzato un evento in provincia di Frosinone. Una conferenza utile per informare la cittadinanza relativamente la prossima venuta sul nostro pianeta (o il ritorno, se vogliamo) degli Elohim, alieni che a quanto pare, sono i primi responsabili di uno degli esperimenti meno riusciti dell’intero universo: l’uomo.

 

 

 

La Genesi

Quando ho saputo dell’arrivo in città di questo fantastico gruppo di persone mi sono immediatamente ripromesso che ci sarei stato. Ad ogni costo. Volevo conoscerle, per capire in maniera più approfondita i concetti e le basi che giustificano l’esistenza del Movimento Raeliano. Per farlo, tuttavia, ho avuto bisogno di documentarmi sugli Elohim.

 

 

 

Le “entità”

Mi sento come un Ghostbuster. Un Egon Spengler ignorante o un Winston Zeddemore bianco. Intento a capire cosa si nasconde dietro la figura degli Elohim. Una razza aliena che, con cadenza ciclica, avrebbe incontrato e incaricato diversi messaggeri sul nostro pianeta per divulgare il “messaggio” relativamente all’origine dell’essere umano.

Nella pratica, secondo il Movimento Raeliano, l’essere umano non è altro che un esperimento di genetica messo in atto da queste entità che passano la loro esistenza a costruire mondi in giro per l’universo. Immaginatevi un Galactus al contrario.

L’ultimo Elohim rivelatosi sarebbe atterrato sul nostro pianeta nel 1973, per incontrarsi con un giornalista sportivo francese, Claude Vorilhon, nei pressi di un vulcano inattivo nella città di Clermont Ferrand. Deve essere stato un incontro particolarmente romantico, perché da quel giorno, Vorilhon, ha scelto di farsi chiamare Rael, di vestirsi come un santone e di andare a portare in giro per il mondo il verbo di questa particolare ideologia.

Gli Elohim vorrebbero tornare sulla Terra, ma hanno bisogno, oltre che dell’accettazione da parte della nostra comunità, anche di un luogo in cui vivere, una vera e propria ambasciata in grado di accoglierli.

In questi pochi concetti risiede gran parte del “messaggio” del Movimento Raeliano. Questa ambasciata è già stata progettata ma, per un non meglio specificato motivo, deve ancora essere costruita.

 

 

L’arrivo

L’inizio della conferenza, “La Verità sulle Origini Extraterrestri”, è fissata per le 18 di venerdì 21 aprile, presso la Villa Comunale di Frosinone. Un luogo che potrebbe essere un’ambasciata perfetta per gli Elohim, se non fosse che è già occupata, per gran parte dell’anno, da un discreto numero di alieni provenienti dai più lontani e assurdi sistemi stellari.

Entro nella “sala conferenze” e trovo un paio di persone intente ad armeggiare con un portatile. Ogni tanto parte un brano musicale, base di fiati e synth a tutto spiano per far capire che quello che ci aspetta è una sorta di vernissage new age sulla condizione sociale del cittadino medio negli anni appena dopo la dura crisi del 2008. Entro e sono solo. Io e loro. Ci guardiamo, faccio finta di niente, ma continuano a fissarmi. Balbetto:

è…è qui la conferenza del Movimento Raeliano?

Sì, cominciamo tra qualche minuto”.

Il sorriso del tipo alto e riccio non mente. Sono di fronte ad uno dei massimi rappresentanti del Movimento. Al collo, la collana con il simbolo del gruppo: la svastica (sì, la svastica) intrecciata al centro di una Stella di Davide.

Il simbolo del movimento Raeliano

 

Il tipo alto e riccio continua a sorridere e contemporaneamente si avvicina, sorride e si avvicina, sorride e si avvicina. È troppo vicino. Dice qualcosa che non capisco, si schiarisce la voce e ripete:

È un simpatizzante del movimento?”

No, un semplice curioso. Ho letto dell’evento su Facebook.

Mi sento in soggezione. Il tipo continua a sorridere e sono ancora solo. Ancora per poco, tuttavia. Superati i convenevoli, inizia ad arrivare qualcuno. Individui di varia estrazione sociale, età, sesso e status economico.

Si può cominciare.

 

 

Golden age v. Nuclear war

La prima fila della platea è occupata da tre persone: il leader riccio, una donna rifatta da testa a piedi e una che deve essersi rifatta contro un Leoncino della OM.

 

 

Prende la parola la donna rifatta che per comodità chiameremo Scarlet Witch.

Inizia raccontando l’avventura degli Elohim, spiegando come questi siano arrivati da noi circa 25.000 anni fa con una tecnologia di base da far cagare sotto le aziende hi-tech di Singapore e con concetti avanzatissimi relativamente a nanotecnologia, ingegneria genetica e astronomia solare.

Un tipo di conoscenza utile a produrre sul nostro pianeta un sistema ecologico in grado di permettere la vita a esseri come noi.

 

 

 

1° punto di divagazione

Il discorso di Scarlet Witch è caratterizzato da un paio di punti di divagazione utili per approfondire le basi dell’ideologia raeliana.

Forse per via della temperatura relativamente bassa della sala, così come ci aveva fatto notare il leader riccio poco prima dell’inizio della conferenza, il discorso di Scarlet Witch è caratterizzato da un paio di punti di divagazione utili per approfondire le basi dell’ideologia raeliana.

Il primo è relativo al concetto, in gran parte privo di basi tecnologiche, del “terraforming”, cioè la possibilità di ricreare in un ambiente ostile, un tipo di atmosfera come quella della Terra.

È un tipo di concetto che va molto di moda ai giorni nostri, perché viene spesso applicato al futuro approdo dell’uomo su Marte, relativamente alla necessità di modificare l’aspetto del pianeta per permettere all’uomo di viverci sopra senza cagarsi sotto per dissenteria o morire di tumore alla prima passeggiata quotidiana tra i canyon della Valle Marineris.

Tornata dalla divagazione succede qualcosa. Scarlet Witch non riesce più a riprendere dal punto in cui aveva lasciato per parlare di terraforming e chiede suggerimenti al pubblico:

di cosa stavamo parlando? Ho perso il filo.

Mi insospettisco, ma non troppo. A questo punto entra in gioco l’ambasciata. L’immagine più riconoscibile del Movimento Raeliano, insieme al simbolo che ormai vedo dappertutto, anche solo chiudendo gli occhi.

 

 

 

 

Scarlet Witch ci tiene a spiegare che l’ambasciata è composta da un’entrata nord, una sorta di centro conferenze, il padiglione, dove sono dislocati i 24 appartamenti per accogliere gli Elohim, un ristorante, dove far mangiare gli Elohim e un’uscita sud, che suppongo servirà per permettere agli Elohim di fare una passeggiata all’aria aperta dopo pranzo o dopo cena.

C’è davvero tutto. C’è anche una pista di atterraggio dislocata direttamente sul padiglione degli appartamenti, quindi, gli Elohim una volta atterrati potranno tranquillamente posare i bagagli in appartamento e scegliere di andare a mangiare, oppure a seguire una bella conferenza.

A questo punto Scarlet Witch è carica a pallettoni e vorrebbe non fermarsi più.

 

 

Le facezie tecniche hanno lasciato spazio ad un discorso di più ampio respiro, nel quale si riesce a cogliere un concetto fondamentale, quello del prossimo avvento di una fantomatica “età d’oro”.

Il sorriso che la caratterizzava dall’inizio della conferenza è ormai un marchio di fabbrica. Scarlet non riesce più a muovere un muscolo per la tensione pericolosa dei tessuti ai lati della bocca.

Evidentemente ha paura di rovinare qualcosa. Le facezie tecniche hanno lasciato spazio ad un discorso di più ampio respiro, nel quale si riesce a cogliere un concetto fondamentale, quello del prossimo avvento di una fantomatica “età d’oro”.

Un non meglio quantificato periodo di tempo caratterizzato da grande felicità e benessere per gli esseri umani.

Pace e amore regneranno sovrani sul nostro pianeta. L’uomo dimenticherà la guerra, le armi e il malessere di vivere.

Farà finta che il grunge non sia mai esistito e che famigerati protagonisti dei nostri tempi, come Fiorello o Le Iene, siano stati solo un infelice passaggio tra due dimensioni completamente differenti.

 

 

 

2° punto di divagazione

La temperatura della sala scende ulteriormente. Il Sole è ormai basso all’orizzonte. Scarlet Witch entra in modalità “divagazione” e dalla tranquilla bellezza dei tempi della felicità assoluta che caratterizzeranno l’età d’oro si è passati a una triste realtà di un futuro dispotico e incerto, contraddistinto dalla presenza di armi nucleari e folli politici riccastri che vogliono dare alle fiamme questo mondo.

Lo slogan utilizzato per condire questo quadro follemente apocalittico è uno e uno solo:

Siamo alle soglie della III° Guerra Mondiale.

Un conflitto che spazzerà via l’uomo e che sarà caratterizzato dall’utilizzo di armi sofisticate e pericolosissime, che colpiranno in maniera inattesa, un giorno, ognuno di noi. Sento l’irrefrenabile bisogno di allarmare tutti in sala perché, a questo punto, entrano in gioco anche degli strani effetti speciali.

Le luci artificiali, sapientemente posizionate sulle pareti laterali, iniziano ad alzarsi e abbassarsi di intensità, con una cadenza piuttosto strana, prima alcuni picchi piuttosto brevi, poi altri picchi ripetuti ma più lunghi.

Una sorta di Codice Morse indirizzato al pubblico:

-.-..-.–..–..–.

Non è il caso di dare peso a questo tipo di intuizioni, soprattutto quando ci si trova in un ambiente così freddo, in contesti così particolari. Scarlet Witch è esausta. Ha consumato i suoi residui di potere per farci capire che stiamo andando verso un periodo di pace e di guerra.

Contemporaneamente. A questo punto entra in campo il leader riccio. Deve aver intuito la debacle finale della strega, e vorrebbe metterla a sedere prima che questa esploda in una sorta di supernova di acido ialuronico e collagene.

 

 

 

Il Mandarino

L’aspetto bonario del leader riccio non deve ingannare. Conosce tutto relativamente agli Elohim e ha solide basi anche in altri particolari ambiti, quali la meditazione, la terapia del sorriso, la manipolazione.

È un genio psichico che punta a entrare dentro la mente dei presenti. Per renderlo più riconoscibile lo chiameremo “il Mandarino”.

Il linguaggio del Mandarino è più sciolto e rassicurante rispetto a quello utilizzato da Scarlet Witch.

Sono spariti tutti i riferimenti alla prossima catastrofe nucleare che, è giusto ricordarlo, andrà in scena in perfetto sincrono con un lungo periodo di pace e felicità. Sarà una cosa molto subdola.

Il Mandarino sembra essere in grado di spiegare meglio le necessità del Movimento Raeliano e il futuro avvento degli Elohim, ma lo fa utilizzando le tecniche proprie dei santoni. Ci dice di liberare la mente.

Mi guardo intorno. Nessuno lo fa. Sono tutti terrorizzati da quello che sta accadendo nella sala.

Le luci impazzite continuano a mandare quello strano messaggio in Codice Morse:

… -.-..-.–..–..–.

… -.-..-.–..–..–.

 

A questo punto la tensione in sala è palpabile. Nessuno si sogna nemmeno lontanamente di chiudere gli occhi anche solo per 10 secondi, ma il potere del Mandarino sembra avere una certa influenza sulle terminazioni nervose di ognuno di noi.

Deve essere qualcosa di importante e, allo stesso tempo, pericoloso, perché il Mandarino si concentra su di noi e dopo un’introduzione sulle grandi questioni della vita, sulla felicità e sulla scoperta della felicità, ci chiede di chiudere gli occhi per un minuto. “Un esperimento”, lo definisce lui. A questo punto la tensione in sala è palpabile.

Nessuno si sogna nemmeno lontanamente di chiudere gli occhi anche solo per 10 secondi, ma il potere del Mandarino sembra avere una certa influenza sulle terminazioni nervose di ognuno di noi.

Chiudo gli occhi. I primi secondi sono di pura agitazione.

Sento il Mandarino parlare ma non posso vedere se si sta muovendo, se sta venendo verso di me o verso qualcun altro in platea. Nella mia mente iniziano a muoversi a gran velocità riproduzioni del simbolo del Movimento Raeliano.

La svastica e la Stella di Davide ormai balenano avanti e indietro nella mia testa mentre il Mandarino ci ricorda che siamo fatti di carne e ossa, che siamo nati da intelligenze tecnologicamente superiori e che, una volta morti, ritorneremo polvere.

Ci dice di liberare la mente ma è praticamente impossibile. Nella testa si infilano come aghi i volti e i simboli di questo movimento di disadattati. Compaiono come lampi i volti di Scarlet Witch che ride e del Mandarino che parla della felicità. Il minuto sembra essere un anno. Alla fine, la voce del Mandarino, che sembra arrivare da un altro universo, ci chiede di aprire gli occhi.

È liberatorio. Soprattutto perché questo mi consente di riprendere padronanza dei miei sensi, di vederlo ancora con il microfono in mano, sorridente, e di controllare che tutti i presenti siano ancora vivi. Sembra di sì. Ci sono meno persone, ma sembrano tutte discretamente vive.

Mi sorprendo perché quello che pensavo fosse il momento clou della conferenza in realtà non ha prodotto nulla di particolare, se non un minuto di puro terrore nelle mani di un invasato santone che ama giocare con la mente delle persone.

Per fortuna questo incubo sta per concludersi. Manca solo l’ultimo tassello. La parte finale di questa trinità del disagio che è rappresentata da quella che è la PR del Movimento Raeliano.

La confusione provocata dal Mandarino non mi permette di capire le funzioni specifiche della donna, che dovrebbe essere una sorta di avvocato/ufficio stampa/segretaria del Movimento. Per comodità la chiameremo Blob.

 

 

 

 

La politica, la fine del mondo, l’ONU

Con l’arrivo di Blob e la fine del particolarmente spaventoso intervento del Mandarino, sembra essere tornata la calma in sala. Blob mostra qualche difficoltà nell’articolare le parole. Inizia zoppicando con il linguaggio ma in breve tempo prende un discreto abbrivio.

La visione del mondo secondo Blob è molto simile a quella di Scarlet Witch, ma lei carica pesante su tutti quegli aspetti che la strega aveva descritto quasi con simpatia. Ritornano i temi della fine del mondo per via delle armi nucleari, ma questa volta il richiamo ha il carattere dell’urgenza, perché, a quanto pare, siamo a due passi dal conflitto nucleare.

Questione di giorni, davvero.

Blob ci spiega che i nostri fallaci politici non sono nemmeno in gradi di spingere un bottone in maniera corretta. La sala al completo annuisce. Che non hanno la capacità di discernere il pericolo che corre il nostro pianeta. La catastrofe. L’oblio. L’abisso. Usa parole come fossero randellate su un pezzo di manzo troppo alto:

Questi politici che parlano il politichese e che non ci fanno capire, comprendere!

 

Il nocciolo della questione, a quanto pare, sembra essere una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, programmata per il prossimo mese di luglio. Da questa riunione dovrebbe uscire fuori una decisione “de-fi-ni-ti-va” (!) relativamente all’utilizzo delle armi nucleari a un livello globale.

La richiesta specifica da parte di Blob è quella di firmare una petizione chiamata “1 Minuto per la Pace”. Un modo per esorcizzare la paura e per provare a fermare questi folli che vogliono bombardarsi tra loro con tutte le armi nucleari possibili.

Blob non specifica se, dopo la riunione, a seconda dei risultati della votazione, i paesi avranno o meno la possibilità di utilizzare a proprio piacimento le testate nucleari prodotte.

Non è chiaro se una possibile scelta in questo senso, magari effettuata contro un altro paese in possesso di armi nucleari, potrà rappresentare o meno un vantaggio per qualcuno. L’unica cosa chiara è la catastrofe. L’oblio.

L’abisso. La richiesta specifica da parte di Blob è quella di firmare una petizione chiamata “1 Minuto per la Pace”. Un modo per esorcizzare la paura e per provare a fermare questi folli che vogliono bombardarsi tra loro con tutte le armi nucleari possibili.

Nell’intervento di Blob non sono stati rilasciati ulteriori particolari relativamente alla specifica funzione di questa petizione. L’unico intento era quello di pregare i presenti in sala nel fornire il loro sostegno al Movimento Raeliano per cercare di fermare questa follia. Nessuno si è sentito di obiettare nulla relativamente a questo invito.

A questo punto Blob prende un respiro piuttosto profondo, dichiara chiusi i lavori della conferenza e invita tutti i presenti a recarsi all’esterno della sala, dove è stato allestito una sorta di stand per discutere e sostenere il movimento.

La reazione dei presenti in sala, nel momento in cui Blob porta a termine il suo intervento, è chiarificatrice. La tensione accumulata esplode in un fuggi fuggi generale di persone in lacrime e anziani che si affaticano nel raggiungere l’uscita.

C’è qualcuno che cerca di comunicare attraverso smartphone con il 118, credo. La linea non va, meglio darsi alla fuga. L’unica porta di uscita è troppo piccola per agevolare il ridotto ma veemente flusso di persone che cerca di scappare. Io stesso, preso dal terrore, mi ritrovo bloccato dietro due signore di mezza età che si spintonano, con il volto confuso in un raccapricciante miscuglio di matita per occhi e lacrime.

Due signori piuttosto distinti cercano una sorta di falla, di punto debole nei vetri delle finestre vicino l’uscita, senza considerare minimamente la presenza delle inferriate oltre questi, accecati come sono dalla paura. Riesco a uscire dalla porta proprio nel momento in cui sento una mano ossuta sulla mia spalla.

Deve essere quella del Mandarino. Allungo il passo ed esco dalla Villa, evitando di finire tra le grinfie di quello stregone. La persone davanti a me attraversano la strada senza guardare, correndo a testa bassa. Mi volto e non vedo nessuno. Penso al peggio. Li staranno massacrando lì dentro. Gli toglieranno tutto. Denti d’oro, gioielli e denaro e poi li getteranno come pelli da concia dentro un qualche abbaino di questo schifo di struttura.

 

 

 

Il ritorno

Il Movimento Raeliano crede che l’uomo sia il risultato di un processo scientifico e non delle azioni di uno che una mattina si è alzato e ha sputato sulla sabbia.

Sono in macchina. Sono le 19:30, circa. C’è ancora luce fuori, ma dentro ho le tenebre. Il pomeriggio in compagnia dei raeliani è stato un fallimento orribile e un momento di grandi rivelazioni per me. Ho conosciuto persone che pensano di dover accogliere alieni in un’ambasciata con un ristorante e questo mi ha spaventato.

Mi hanno fatto capire che questa società morirà in solitudine, orrendamente mutilata dalle sue idee sul progresso, sulla scienza e sull’evoluzione dell’essere umano. Tuttavia, qualcosa da salvare c’è. Ci sono due aspetti che condivido, pur nella loro semplicità, nella folle ideologia del Movimento Raeliano.

Due paradigmi che potrebbero fare la fortuna di queste persone, ma che vengono ignorati per cianciare di cose che solo uno psicopatico o un sempliciotto prenderebbero sul serio. Il Movimento Raeliano crede che l’uomo sia il risultato di un processo scientifico e non delle azioni di uno che una mattina si è alzato e ha sputato sulla sabbia.

Credono che la crescita e lo sviluppo dell’essere umano non debbano mai essere assoggettate al non-sense religioso. Per i raeliani la figura di dio è una barzelletta. Condivido in pieno. L’altro aspetto è legato alla valorizzazione dell’intelligenza (non si capisce perché non ne facciano uso loro stessi).

Ad esempio, per i raeliani vale il concetto di “geniocrazia”, così come effettivamente denominata da loro stessi. Una vera e propria forma di governo proposta da Vorilhon nel 1977 attraverso criteri specifici relativamente all’organizzazione della vita politica di una comunità.

Sotto la geniocrazia i potenziali candidati avrebbero dovuto dimostrare di essere in possesso di un Q.I. superiore in ordine del 50% rispetto a quello medio, mentre i potenziali elettori avrebbero dovuto dimostrare di possedere un Q.I. del 10% superiore alla media.

Un’idea così semplice e pratica, applicata magari alle piccole comunità, potrebbe risultare una buona base di partenza per un futuro migliore.

Se non altro per creare una classe dirigente valida, composta da pochi individui qualificati, ma ancor di più per stimolare il miglioramento dei livelli di istruzione all’interno della comunità stessa, incoraggiando i cittadini a raggiungere un obiettivo importante come la libertà di voto per scegliere da chi farsi governare.

Una questione piuttosto articolata, in questo senso. Questo secondo paradigma meriterebbe studi approfonditi, per valutarne la potenzialità e le falle nei meccanismi, cercando di adattarlo e renderlo efficace per un utilizzo pratico.

Di contro ci sono le evidenti inadeguatezze di un sistema creato da un disadattato per disadattati. Questa cosa dell’ambasciata è molto divertente, ma sembra essere nata dalla testa di un bambino. Loro spiegano tutto questo come fossero bambini.

Gli Elohim pacifici hanno paura di noi” — ci dicono — “Non possono arrivare sulla Terra se prima non chiedono permesso”.

Idee da manicomio. Pensate senza un minimo criterio di geopolitica o senza la minima conoscenza dei vincoli amministrativi che regolano la costruzione o meno di una struttura di accoglienza. Perché non creare, ad esempio, un avamposto su Marte? Che non è soggetto a leggi di territorialità.

Oppure perché non terraformare direttamente Marte? Data la capacità di questi Elohim di creare addirittura la vita. Perché apparire a un inutile giornalista sportivo francese? Perché non scegliere un rappresentate del Ministero delle Infrastrutture? Sono solo 4 della miriade di domande che potrebbero mettere in crisi le idee dei raeliani.

È, tuttavia, sempre difficile applicare un piede di porco sulle ideologie per poterle scardinare. Una questione di fede che, con buona pace di chi crede ancora in un futuro fatto di progresso e benessere, finirà per mettere una pietra tombale inamovibile sulla nostra inutile società.

Vorilhon non è uno stupido e non è nemmeno un messaggero di queste entità. È un personaggio che ha compreso qual è il meccanismo che può attrarre l’interesse delle persone. Le paroline magiche che funzionano sempre.

Quando il Movimento Raeliano nacque, negli anni ’70, uno dei massimi obiettivi della critica dei componenti del Movimento stesso era la TV. Un mezzo di comunicazione di massa che in quegli anni stava conoscendo un’evidente espansione, che stava polarizzando l’attenzione delle comunità e che si stava preparando per posizionarsi sul vertice della piramide dei mezzi di comunicazione di massa.

Questo obiettivo ha conosciuto nel tempo una fluttuazione al ribasso tra gli interessi del Movimento, perché nel frattempo sono arrivati internet e la rivoluzione digitale. Oggi quella stessa critica ha basi più ampie e diluite, in questo senso.

I raeliani si scagliano contro le armi nucleari, contro la guerra, contro la politica e contro i fautori di vari e numerosi “complotti”. Sono pronto a scommettere che tra 10–15 anni i raeliani saranno in prima fila nella battaglia contro l’intelligenza artificiale, o a favore, magari, per tenere ben saldo all’ancora un Movimento che conta pochi adepti e che non ha alcuna radicalizzazione sul nostro territorio.

Quando penso ai raeliani mi vengono in mente tutti quei sempliciotti che credono negli alieni, nell’energia spirituale, nelle cure naturali contro i tumori e le malattie in generale, nel motore ad acqua e nelle cosiddette “catene di Sant’Antonio”.

Un sottobosco nel quale pompa il carburante dell’ignoranza e dell’analfabetismo funzionale. Oggi fare efficace comunicazione scientifica è piuttosto complesso. La forbice della comprensione, che separa i professionisti dalla gente normale, si è ampliata a dismisura e le lacune nate dalla mancata comprensione dei ragionamenti più complessi non rimangono tali, ma vengono riempite con visioni semplicistiche di fenomeni che in realtà funzionano in maniera molto più complicata o che non funzionano affatto.

Le persone si trovano a dover scegliere di ingoiare la classica pillola rossa o quella blu: nella rossa c’è una conoscenza complessa, difficile da comprendere e che richiede un tempo di studio più ampio; nella blu ci sono i meccanismi semplici, quelli che spiegano tutto in poche parole e qualche disegnino, ma che, alla luce dei fatti, non funzionano o vanno applicati in maniera totalmente diversa e assai più complessa.

Nel corso della storia dell’umanità molti “messaggeri” hanno preferito dare valore a concetti inutili, come per esempio l’omeopatia di Hahnemann, piuttosto che impegnarsi nella dura ricerca di un modo efficace per trovare una soluzione a un qualsivoglia problema. È per questo motivo che i biologi e i chimici sono chiusi in laboratorio, mentre i santoni sono delle rockstar su Facebook e Youtube. Il loro percorso, quello dei santoni, è tanto breve quanto inefficace nei risultati. 

 

I fatti e i personaggi di questo racconto sono di pura fiction e ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

 

 

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