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Laputa, il romanzo di fantascienza di Hayao Miyazaki

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4 anni fa

10 minuti

Una ragazza custode di antichi segreti, un giovane minatore, pirati dell’aria e un malvagio colonnello assetato di potere. Tutti sono alla ricerca di un leggendario castello che fluttua nel cielo. Questa la trama di Laputa – Castello nel cielo, film scritto e diretto nel 1986 da Hayao Miyazaki.

Il 2 agosto del 1986 nei cinema giapponesi veniva proiettato Laputa – Castello nel cielo (天空の城ラピュタ Tenkū no shiro Rapyuta), terzo lungometraggio di animazione diretto da Hayao Miyazaki. Il primo prodotto dallo Studio Ghibli, fondato l’anno precedente insieme al collega Isao Takahata.

Il film si ispira a due libri della cultura europea, ovvero L’isola del tesoro di Stevenson e I viaggi di Gulliver, . Dal primo riprende la struttura del racconto, dal secondo l’idea di un’isola i cui abitanti erano capaci di sollevarla e regolarne il corso a loro piacimento.

La storia narra la ricerca di Laputa da parte di Pazu e Sheeta, inseguiti da pirati e da un perfido colonnello.

Pazu è un orfano che vive in una città di minatori. Una sera mentre si trova a lavoro nelle miniere vede cadere dal cielo una ragazza. La fanciulla è Sheeta, la quale era tenuta prigioniera dal malvagio e cinico colonnello Muska, interessato alla pietra che la ragazza porta al collo. Pietra che fa gola anche ai pirati guidati da Ma Dola. Proprio durante un’attico di questi all’aeronave di Muska permette alla ragazza di fuggire.

Insieme a Pazu inizieranno così a fuggire sia dal perfido colonnello che dai pirati. Partono così alla ricerca di Laputa, leggendario castello che fluttua nel cielo e custode di un grande tesoro e grandi segreti. Riusciranno i due ragazzi a svelarne il mistero che lo circonda?

 

 

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Miyazaki si è ispirato alla letteratura occidentale e al paesaggio e alla società del Galles degli anni ’80.

Laputa – Castello nel cielo come tutti i film di Miyazaki fonda le sue basi oltre che nella letteratura anche nella realtà. Per la realizzazione del film il regista infatti si recò in Galles per studiare le ferrovie, le miniere di carbone e le terraced house, le tipiche case a schiera dei minatori.

Durante il soggiorno Miyazaki fu testimone degli scioperi dei lavoratori causati dalla grande crisi economica del Paese che portò alla chiusura dei pozzi. Il Maestro decise così di portare nel film non solo le tipiche ambientazioni del Paese europeo, ma anche la condizione dei minatori. Pazu e gli abitanti del villaggio vivono di un lavoro precario ma nonostante ciò non si lasciano abbattere. Lo stesso regista dichiarò di «aver voluto rispecchiare nel film la forza di quelle comunità operaie».

Un condizione esistenziale molto dura quella di Pazu e della comunità cui appartiene.Questa è resa anche visivamente dall’inasprimento e dalla deformazione del già rigido paesaggio gallese. Non è un caso che le prospettive siano molto vertiginose. Questo per far in modo da far sembrare i burroni più profondi e quindi l’eventuale caduta interminabile.

Elementi su cui si basa il film sono la rivoluzione industriale e la nostalgia del futuro, per quel progresso ormai perduto per sempre.

Altro elemento su cui il film si basa è la rivoluzione industriale. Più precisamente sulla grande ed eccessiva fiducia che l’uomo ha sempre avuto nel progresso e nella sua visionaria ambizione. Il mondo in cui è ambientato il film è nel pieno del progresso tecnologico. Vi è quella che Isaac Asimov ha definito la nostalgia del futuro. Laputa è un «romanzo di fantascienza scritto alla fine del diciannovesimo secolo». Parole dello stesso Miyazaki, dove troviamo un mondo che si è evoluto ma che guarda con malinconia a quel progresso ormai perduto per sempre.

Il Castello nel cielo è un luogo mitologico simbolo di un’utopia irrealizzabile e di un passato idealizzato smentito dalla storia.

Laputa e la sua tecnologia avanzata vivono nella memoria e nelle leggende tramandate nel tempo e nei suoi pochi eredi. Una civiltà che se da una parte aveva raggiunto l’armonia tra natura e tecnologia, dall’altra proprio quest’ultima ne ha decretato la sua fine poiché portatrice di morte. Così come Atlantide, il Castello nel cielo è un luogo mitologico simbolo di un’utopia irrealizzabile e di un passato idealizzato smentito dalla storia.

Emblematico è il finale che vede i resti di Laputa che fluttuano alla deriva nel cielo. La storia ormai perduta di una progredita civiltà è tenuta insieme dalla natura, simbolo della vita che continua. Anche dove regnano ormai oblio e distruzione. Un amore per le rovine ed il passato che viene magistralmente rappresentato in maniera poetica in quest’ultima sequenza.

 

 

Proprio il passato e l’eredità che porta con sé è uno dei punti cardine della pellicola. Laputa nonostante da molti sia creduta una leggenda, conserva la storia e la memoria di un popolo che ormai non c’è più. Storie ormai perdute nel tempo. Neanche Sheeta, che ne è la custode, ne conosce la provenienza e quindi è ignara dell’immenso potere che ha ereditato. La conoscenza della ragazza è superficiale. Tutto ciò che sa gli deriva dalle filastrocche insegnatele dalla nonna. Solo la sua volontà di conoscere la porterà a sapere la verità sul passato della sua famiglia.

Punti cardine di Laputa sono il il passato e l’eredità che porta con sé e la magia.

Un passato che a livello tecnologico è stato più avanzato del presente; ma che è stato sicuramente più buio sotto tutti gli altri aspetti. L’uomo affidandosi alla tecnologia ha smarrito se stesso. Ha deciso di abbandonare il suolo per spiccare il volo e vivere in un ambiente che non gli appartiene. Un luogo da cui con il tempo verrà cacciato. Significativo che nei resti fluttuanti di Laputa restino solo un nido di uccelli e il robot giardiniere.

Al passato si unisce la magia, a cui Laputa è legato da un doppio filo. Non solo il castello ed il suo popolo sono ormai divenuti leggenda; ma essa è parte integrante della città nel cielo. Oltre ad essere distrutta da una formula magica, i robot costruiti dal popolo di Laputa si muovono come per incanto. Una magia che vive nel presente in Sheeta, grazie agli insegnamenti della nonna e alla pietra che porta al collo.

Il volo è un tema onnipresente nei film di Miyazaki. È metafora di libertà ed indipendenza.

Magia che risiede anche nel volo, elemento che è onnipresente nei film di Miyazaki. Non vi è un anime del regista in cui non siano presenti delle macchine volanti; o comunque siano previste scene di volo. Tali marchingegni divengono così metafora di libertà ed indipendenza. Sono sinonimo di sogno e l’unico mezzo per arrivare in posti fantastici. Il castello di Laputa è la personificazione di tutto ciò. È un luogo magico sospeso nel cielo il cui popolo viveva in piena autonomia.

 

 

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Punto di forza di Laputa – Castello nel cielo sono i personaggi. Come di consueto protagonista della pellicola è una ragazza in età di passaggio. Sheeta si trova in quello tra l’adolescenza e l’età adulta e come ogni eroina di Miyazaki è imperfetta. Per quanto caratterizzata da bellezza, determinazione, coraggio e altruismo la protagonista deve vincere le sue paure. È piena di dubbi ed incertezze che riguardano le sue capacità. Sarà costretta a superare i propri limiti e lo farà anche prendendo decisioni rischiose confidando nel loro buon esisto. Sheeta è un personaggio che sta cercando la sua strada.

Punto di forza del film sono i personaggi.

Ogni protagonista ha un compagno d’avventura che l’aiuterà nel corso della vicenda. Sheeta è accompagnata da Pazu, il primo a soccorrerla ed aiutarla quando scende dal cielo. Un ragazzo solare, generoso, vivace e coraggioso, entusiasta di prendere parte all’avventura che lo porterà a scoprire Laputa. Cosa che gli permetterà di ridare dignità al padre. Un ragazzo che si dimostrerà serio ed affidabile nel momento del bisogno. Inoltre riuscirà anche ad infondere coraggio a Sheeta nel momento del bisogno. Un vero e proprio salvatore.

 

 

I Pirati di Ma Dola sono dei falsi avversari che di fronte a Sheeta i pirati perdono il loro sangue freddo.

Ogni eroe che si rispetti ha degli avversari da affrontare. Nel caso di Laputa sono i pirati di Ma Dola e il colonnello Muska. I primi però rientrano in quelli che possono essere definiti dei falsi avversari. Infatti non sono quello che sembrano. I pirati diventeranno dei preziosi alleati per Pazu e Sheeta quando capiranno che i due giovani hanno scopi diversi dai loro. I membri della banda saranno affascinati dalla grazia della ragazza. La ragazza porterà ordine domestico e bellezza nel loro mondo caotico e spartano. Di fronte a Sheeta i pirati perdono il loro sangue freddo. Si trasformano in innamorati imbarazzati, dando vita ad un esilarante effetto comico. La stessa Ma Dola nei confronti dei ragazzi perde la sua fermezza. Nei loro confronti ha un atteggiamento materno e protettivo. Una donna grande e grossa, caratterizzata dal viso largo, naso pronunciato, pochi denti ed abiti di altri tempi. Un donnone che nasconde un grande cuore. Nonostante il suo essere burbera aiuterà Pazu e Sheeta nella loro impresa.

Muska è uno dei veri pochi villain presenti nei film di Miyazaki.

Discorso a parte per il malvagio Muska. Il colonnello è uno dei veri pochi villain di Miyazaki. È un personaggio egoista e bramoso di potere. Proprio perché egocentrico ed ottuso pagherà, facendo una caduta tutt’altro che metaforica. Graficamente ha un aspetto massiccio e compatto.Il corpo diviene rappresentazione dell’ottusità mentale. Anche gli abiti eleganti e classici sottolineano la sua inquietudine. Muska, così come il Conte di Cagliostro o Lepka di Conan, oltre ad avere una parentela con l’eroina la vede come un mero strumento per raggiungere i propri scopi. È un uomo arrogante che ha scarso rispetto per le opinioni e i desideri altrui. Farà di tutto per ottenere il potere ed annientare Sheeta.

 

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Nonostante Laputa – Castello nel cielo abbia una trama semplice e lineare riesce a catturare da subito lo spettatore. Una storia avvincente piena di magia che conquista sin dall’inizio. Merito anche dei titoli di testa disegnati a mano dallo stesso regista, dove vengono raffigurate macchine volanti che risultano tanto moderne quanto retrò. Un’avvincente caccia al tesoro piena di pericoli e prove da affrontare. Lo spettatore sarà portato in luoghi fantastici. Soffrirà e gioirà con i protagonisti. Un film dove non manca la critica alla società, non solo giapponese. Un’analisi che a distanza di 31 anni risulta ancora attuale.

Una pellicola che deve la sua forza evocativa e magica anche alla bellissima colonna sonora ad opera di Joe Hisaishi. Le musiche del compositore nipponico riescono a conferire al tempo testo gioia, epicità e malinconia. La musica è grado di dare alle scene una forza ed una bellezza ancora maggiore.

Nonostante la trama semplice e lineare Laputa è una storia avvincente piena di magia. Uno dei migliori film di Miyazaki.

Laputa è una pellicola fondata sul contrasto: cielo e terra, bene e male, passato e futuro. Riesce ad esprimere al meglio il dualismo insito in ogni cosa. Un prodotto dove la poetica del mono no aware (la malinconia generata dalle cose belle destinate a durare poco) è ben presente. Uno dei migliori film di Miyazaki. Imperdibile.

 

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