Project Scorpio può salvare Xbox?

4 anni fa

8 minuti

In attesa della presentazione di Project Scorpio che avverrà domani ad opera di Digital Foundry, proviamo ad ipotizzare quali sono i passi che potrebbero permettere a Xbox di trionfare sulla concorrenza.

Se è vero che il verde è il colore della speranza, Xbox a livello cromatico è già sulla buona strada per scombussolare tutte le carte in tavola del mercato console con Project Scorpio. Un mercato che vede quasi un monopolio (più o meno meritato) in mano a PlayStation e il principale concorrente letteralmente alle corde per questa generazione.

Abbiamo parlato di questi argomenti proprio nelle scorse settimane con due episodi della nostra rubrica video GameCast, che se vi foste persi vi consiglio di recuperare di seguito:

 

 

Ma tutto ciò appartiene al passato, in questo articolo invece andremo ad analizzare le possibilità future per il mercato e ad ipotizzare quali siano le mosse migliori che Project Scorpio potrebbe portare in campo per scalzare il trono a PlayStation, mentre forte di un concept originale Nintendo Switch gioca la sua partita da outsider.

 

 

 

 

Proporre un prodotto d’elite

Di Project Scorpio non sappiamo praticamente nulla se non che punta ad essere la console da gioco più potente mai realizzata, potendo contare come annunciato allo scorso E3 su una potenza computazionale di ben 6Tflops. Di conseguenza andrebbe a configurarsi in un segmento d’elite, creando ancor più di quanto non abbia fatto effettivamente PlayStation 4 Pro un ponte tra la tradizionale esperienza console e quella di un PC da gaming.

Ok, fin qui ci siamo. A questo punto si configurano però due strade per avere successo con un approccio di tal genere: la prima (forse la più auspicabile per il consumatore, ma anche la meno realistica) è quella che il prodotto venga venduto ad un prezzo concorrenziale. Ma in questo caso si dovrebbe trattare di un prezzo che arrivi al massimo a 399$/399€, cosa a nostro avviso altamente improbabile visto che si parla di una macchina capace di far girare titoli ad una risoluzione di 4K nativi.

La seconda strada, più realistica e preferibile, è che al di là dell’hardware d’elite proposto ci sia anche un corredo di periferiche e “optional” d’elite. Con ciò s’intende che sia riproposto un lettore blu-ray 4K come su Xbox One S, alimentatore interno e cavo HDMI di alta qualità, porte USB-C e cavi inclusi e, visto che Microsoft può vantarlo, l’Elite controller Xbox.

Offrire, dunque, un pacchetto che sia pur costoso ma completamente esaustivo anche nei dettagli per configurare un’esperienza elite completa.

 

 

 

Non dimenticare un buon design

Siamo sinceri, un buon design anche in una console da gioco contribuisce a renderla bella e desiderabile come ogni altro oggetto tecnologico e non. Molte console sono diventate nel tempo icone di design, segnando epoche con le loro linee. Microsoft non ha sottovalutato il fattore estetico con la sua prima console, che a prescindere dai gusti di ciascuno aveva un suo stile e una sua originalità. Aveva, per così dire, un “fattore x”.

Anche Xbox 360, nelle sue varie versioni a partire dalla bianca e tondeggiante Core Edition, ha segnato un’epoca anche grazie al suo design.

Anche Xbox 360, nelle sue varie versioni a partire dalla bianca e tondeggiante Core Edition con cui traghettò il mondo dei videogiochi nell’HD, ha segnato un’epoca anche grazie al suo design, passato dalle curve iniziali agli spigoli della versione Slim. Lo scivolone è arrivato con la prima versione di Xbox One, ingombrante (nonostante l’alimentatore fosse ancora una volta esterno) e poco ricercata nelle forme, tanto da aver suscitato lo sfottò generale a causa delle somiglianze con i più anonimi videoregistratori di fine anni ’80.

La giusta strada sembra sia stata recuperata con Xbox One S, che propone un design molto pulito e accattivante, sposando nuovamente il bianco come colore e rimpicciolendo di circa il 40% le dimensioni di Xbox One, con tanto di alimentatore interno! Speriamo che questa strada continui ad essere battuta anche per il design di Project Scorpio.

 

 

 

 

Non aver paura di osare e di innovare

I cambiamenti fanno paura, sempre. Anche in ambito videoludico, ma certe volte correre un rischio e subire inizialmente critiche e sfottò potrebbe risultare una strategia vincente nel medio-lungo termine. Magari sarebbe andata così a Microsoft se invece di fare dietrofront su tutta la linea avesse continuato con le scelte audaci verso un mercato only digital e una piattaforma Kinect based come era inizialmente concepita Xbox One.

Non lo sapremo mai con certezza, ma l’impressione generale è stata che dopo il cambio di rotta dall’E3 del 2013 in poi, Xbox One abbia inseguito PlayStation 4 facendo sempre un po’ peggio, e con i titoli third party e nel proporre poca diversificazione nelle sue esclusive, ove persistono comunque saghe di alto profilo quali Halo, Gears of War, Forza Motorsport, oltre a nuove piacevoli esclusive come Ori & the Blind Forest.

Phil Spencer è riuscito a tenere in corsa una divisione Xbox a cui è mancato il coraggio di offrire una visione realmente alternativa a PlayStation.

Phil Spencer è riuscito a tenere in corsa una divisione Xbox a cui è mancato il coraggio di offrire una visione realmente alternativa a PlayStation. Con Scorpio può colmare il gap e spingere il mercato verso nuovi orizzonti che magari non avevamo ancora considerato. Un bel segnale potrebbe essere incentivare fortemente il mercato digital con prezzi ridotti già dal day one (come accade già su PC con Steam), feature che integrata alla possibilità di acquistare un gioco che diventa poi fruibile su più sistemi (One/Scorpio/PC Windows) da al giocatore non solo un risparmio ma un notevole valore aggiunto rispetto alla copia fisica. In più il nuovo programma Xbox Game Pass (servizio in abbonamento con cui accedere a un catalogo crescente di titoli, un po’ stile Netflix per i videogames) ha tutte le carte in regola per diventare il “next big thing” dell’industria videoludica.

Per cui, cara Microsoft, non avere paura delle critiche e abbi il coraggio di osare.

 

 

 

Ricordare che la cosa più importante, per una console, sono i giochi

Lo so, sembra una banalità, ma in questo preciso momento della storia videoludica non lo è poi così tanto, converrete con me. Prendiamola un po’ da lontano: quando la prima Xbox arrivò sul mercato ebbe due grandi aiuti in termini di giochi, il primo era ovviamente quella eredità chiamata Microsoft Game Studios che intercettando produzioni di successo come Halo di Bungie e Fable della compiante Lionhead di Peter Molyneux fu in grado di creare un parco titoli di tutto rispetto per rivaleggiare il monolite di Sony. L’altro grande aiuto arrivò dal morente attore SEGA, dei cui giochi Microsoft acquisì i diritti portando sulla prima Xbox un bel po’ di bombe quali Panzer Dragon Orta, Jet Set Radio Future e Shenmue II.

Il momento migliore nella storia delle console di Microsoft è però senza dubbio Xbox 360, la console che ha preso tutti i meriti della prima Xbox (passaggio da memory card ad HDD interni, infrastruttura online e abbonamento per i suoi servizi) e li ha resi uno standard. Una console cha ha fatto tutto questo offrendo fin dai primi anni di vita un parco titoli dove non solo le produzioni third party giravano meglio che sulla rivale PlayStation 3, ma dove tutti i vari palati venivano soddisfatti da esclusive di qualità e di svariati generi. Tra grandi saghe che procedevano (Halo 3, Halo: ODST e Halo 4) ed altre che nascevano (Gears of War o Forza Horizon) spiccavano diverse perle tanto dal mercato occidentale quanto orientale, si pensi a Lost Odyssey, Blue Dragon, The Last Remnant, The Witcher II o Alan Wake.

 

 

Microsoft deve ritrovare la diversificazione nel proprio parco titoli esclusivo. Deve saper controbattere in modo deciso alla potenza di fuoco delle tanto apprezzate produzioni di stampo cinematografico di Naughty Dog, dei platform che può vantare Sony come Crash Bandicoot e Ratchet & Clank, dei titoli di stampo nipponico che proprio in questo periodo stanno segnando un rinascimento del sol levante, nei più svariati rami del gioco di ruolo, come Bloodborne o Ni-Oh o NieR: AutomataPersona 5. 

Bisogna che Microsoft inizi a riempire d’oro Sam Lake e i ragazzi di Remedy permettendo loro di lavorare con calma a un nuovo titolo in esclusiva che possa avere la stessa forza che hanno avuto il primo Max Payne o Alan Wake.

Bisogna che Microsoft investa in team giovani con idee nuove, come ha fatto Sony con Guerrilla che dopo una sfilza di Killzone poco convincenti hanno sfornato un Horizon: Zero Dawn di tutto rispetto. E non da ultimo bisogna che Microsoft continui a credere anche e soprattutto negli sviluppatori indipendenti, facendo di questa caratteristica un suo punto di forza. La direzione giusta l’ha intrapresa già dai tempi di Xbox 360 con il programma Arcade, grazia al quale chi vi scrive ha scoperto una perla come Bastion. 

 

 

Xbox Scorpio

 

 

Probabilmente domani conosceremo solo più nello specifico le caratteristiche tecniche di Scorpio, magari il suo vero nome e la sua estetica, se ci va di lusso qualcosa della versione di Windows 10 che monterà come OS. Ma sarà tutto certamente un assaggio di quanto si spera Microsoft abbia in serbo per l’E3 di Los Angeles, dove vogliamo vedere scintille.

Se l’erba del vicino è sempre più verde, speriamo che con Scorpio Microsoft dimostri a tutti i vicini che stavolta non c’è nulla di più verde di così.
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