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Wunderwaffen: il Bachem Natter

4 anni fa

12 minuti

Con lo Jaegernotprogramm la Luftwaffe aveva ammesso di non controllare più i cieli del Reich, e chiedeva disperatamente ai produttori una soluzione ai bombardamenti continui.

 

 

L’antefatto

La Combined Bombing Offensive (CBO) partita a giugno 1943 lasciava agli Americani le missioni diurne e dava agli Inglesi le notturne: la Pointblank Directive definiva come obiettivi prioritari aeroporti e fabbriche di aerei, a seguire basi sottomarine ed infine impianti POL (Petroleum, Oil, Lubrifications).

Gli attacchi fecero scalare la priorità alle Vergeltungswaffen (armi di rappresaglia), tanto da far aggiungere le basi di lancio delle V1 agli obiettivi prioritari. Ad aprile 1944, in vista del D-Day, le priorità si spostarono sui centri di comunicazione e trasporto, ed a seguire le strutture dell’esercito.

Già nel 1942 il MEW (Minister for Economic Warfare) britannico aveva preparato una Bombers’ Baedeker, una lista di impianti su cui concentrarsi: il nome veniva dalla  famosa guida turistica con cui i nazisti avevano identificato i raid sulla Gran Bretagna nello stesso anno.

 

L’antiaerea tedesca rimase efficace fino alla fine, ma i bombardieri volavano tra 6.500 e 8.500 metri ed erano ben armati, scortati e organizzati in combat box anche da 1.000 alla volta.

Gli Americani poi usavano l’allora segreto puntatore Norden Mk.XV detto Blue Ox (bue blu), praticamente un computer analogico che misurava costantemente velocità e altitudine indicando il momento esatto in cui sganciare, permettendo una precisione fino ad allora mai raggiunta da alta quota.

Fino al 1942 l’USAAF mandava i suoi squadron da 12 aerei divisi in wings da 3 aerei disposti a triangolo o da 4 disposti a diamante, in formazioni “piatte” e “larghe” con distanze da 3 a 5 km tra uno squadrone e l’altro per ridurre le collisioni.
Il generale Curtis Le May, arrivato a capo dell’USAAF in UK,  inventò il box Javelin Down nel 1942 e lo mise in pratica nell’agosto di quello stesso anno.Ogni wing aveva una quota e una posizione sfalsata, per massimizzare la copertura dei mitraglieri e ridurre la distanza necessaria tra le ali: quella del capitano era più in alto e poteva osservare le altre agevolmente. In genere la direzione di volo teneva il sole alle spalle per evitare abbagliamenti. In ogni box c’era una purple heart position, quella dove più probabilmente si sarebbe stati colpiti: la purple heart era la decorazione USAAF per i feriti o caduti in battaglia.

 

Non sempre le cose andarono bene agli Alleati: nel Black Thursday del 14 ottobre 1943 l’USAAF perse 78 bombardieri (22% del totale) con altri 121 danneggiati contro ridotte perdite tedesche in un raid sopra la fabbrica di cuscinetti a sfera di Schweinfurt.

I cuscinetti a sfera sono essenziali per gli alberi dei motori a scoppio e in generale per ogni elemento che ruoti o scorra rispetto ad un altro: sono composti da anelli separati da cilindri o sfere, che riducono l’attrito tra gli anelli concentrandolo nelle superfici di contatto delle sfere, di solito immerse in lubrificante liquido (olio) o solido (grasso). Alcune configurazioni possono ripristinare l’allineamento di elementi che potrebbero disassarsi l’uno dall’altro.

I cuscinetti a sfera furono teorizzati già da Leonardo da Vinci. Una delle aziende leader nella produzione oggi è la SKF (Svenska KullagerFabriken, fabbrica svedese di cuscinetti) fondata nel 1907: la sua sussidiaria Volvo (dal latino Volvere, ruotare) si dedicò alla produzione di automobili dal 1927. Il logo è il simbolo alchemico del ferro: la barra diagonale serviva a fissarlo al radiatore.

 

A fine anno a capo della CBO americana arrivò Jimmy Doolittle e la tattica cambiò: la scorta usò modelli con più autonomia che andavano avanti in massa, attirando i meno manovrabili caccia pesanti usati dai Tedeschi per la difesa dai bombardieri, cosiddetti Zerstörer (distruttori). Questo lasciava ai bombardieri la strada aperta: dopo lo sgancio, la scorta attaccava a terra per colpire dove avevano mancato.

Nella Big Week di febbraio ’44 (Operation Argument ) gli Alleati abbatterono più di 260 caccia, uccidendo molti piloti e costringendo i Nazisti ad abbandonare la difesa massiva adottata fino ad allora.

 

 

Il programma

Il bando uscì il 3 luglio, su iniziativa di Goering, Reichsmarschall e capo della Luftwaffe: manco a dirlo fu osteggiato da Galland, il suo Generalleutnant a capo di tutti i caccia.
La produzione di bombardieri ad elica venne interrotta, lasciando fondi solo per la ricerca e la produzione di quelli spinti da motori a reazione: anche dei caccia vennero selezionati solo i modelli più efficaci tra quelli in produzione.

Ad agosto venne aggiunto il bando per un Volksjaeger (caccia del popolo) in cui le proposte dovevano usare un solo turboreattore BMW003 ed il minimo possibile di risorse strategiche come metallo o gomma. Doveva inoltre richiedere un addestramento breve, tendenzialmente fatto con versioni senza motore nel minor tempo possibile. I piloti sarebbero stati scelti tra i più giovani e fanatici nazisti. A parte il motore, l’aereo doveva essere praticamente usa e getta: lo He.162 fu scelto proprio per la rapidità di produzione consentita.

 

A novembre uscì anche il bando del Miniaturjägerprogramm: un intercettore ancora più ridotto, con un pulsogetto Argus As.014 che poteva essere prodotto in molte meno ore delle 375 necessarie per uno JuMo 004. Uno dei problemi del pulsogetto è la bassa potenza a basse velocità, già vista con la V1: il caccia avrebbe dovuto essere trascinato in quota o lanciato con mezzi aggiuntivi, rendendo il progetto più complicato e meno economico. Ciò nonostante arrivarono proposte, ma con le sempre più scarse risorse impegnate su Me.262 ed He.162 il bando fu cancellato il mese successivo.

 

 

 

La proposta

Erich Bachem prima della guerra progettava carrelli per campeggio, e aveva lavorato anche in una fabbrica di alianti. Per la Fieseler aveva progettato il famosissimo Fi.156 Storch (cicogna), velivolo da collegamento con ottime caratteristiche STOL (Short Take Off and Landing): poteva atterrare sul tetto di un vagone in corsa. Nel 1942 fondò la Bachem-Werke GmbH nel Baden-Württemberg, producendo ricambi per aerei da una più tranquilla cittadina nel sud della Germania.

 

 

Quando uscì lo Jaegernotprogramm Bachem rispolverò un progetto scartato dal RLM quando era in Fieseler: il Fi.166, basato sui progetti di Von Braun per un intercettore a decollo verticale (VTO: Vertical Take Off).

 

Il Fi.166 doveva avere un’ala dritta e due motori a reazione. Avrebbe dovuto decollare con un razzo a propellente liquido collegato in coda, che una volta esaurito si sarebbe sganciato e sarebbe atterrato con un paracadute: l’aereo invece sarebbe atterrato normalmente.

Il razzo doveva fargli raggiungere rapidamente (circa un minuto) le quote operative e lasciare fino a 45 minuti di autonomia per combattere. Per confronto, il Fw.190D per arrivare alla stessa altezza impiegava almeno 5 minuti, escluso il tempo per il decollo, con una autonomia di almeno un’ora.

 

 

Semplificando al massimo il progetto, nacque il Ba.20: un tubo di legno con semplici ali dritte e un motore Walter in coda, lanciato da un pilone verticale e con il muso in cemento per “incornare” i bombardieri avversari. Non fu l’unica idea del genere: la Zeppelin propose il Rammjaeger (letteralmente caccia incornante) per il Miniaturjägerprogramm.

Queste idee vennero respinte come “estreme”: anche con le misure di sicurezza previste per il pilota sembravano armi suicide (selbstopfer), che anche nelle condizioni dell’epoca erano ristrette a pochi reparti come il Leonidas Squadron che avrebbe dovuto usare i Fi.103R, cioè V1 pilotate, e il Sonderkommando Elbe che invece usò aerei normali carichi di esplosivo.

 

 

 

Il Natter

Parlando con l’onnipresente Galland, Bachem modificò il progetto: dopo il lancio con razzi a propellente solido e la direzione di un autopilota verso i bombardieri, il controllo sarebbe passato al guidatore.

Acceso il motore Walter e puntato il bersaglio più vicino,  a distanza di tiro questi avrebbe aperto il muso e lanciato la salva di razzi montata all’interno, volando poi via. Finito il carburante, il pilota si sarebbe eiettato e sarebbe sceso con il paracadute: muso e motore si sarebbero separati anche loro scendendo con il paracadute.

Si prevedeva di usare i razzi R4M (Rakete, 4Kilogramm, Minenkopf), detti Orkan (uragano) dalla traccia di fumo che lasciavano: introdotti nel 1944 come aria-aria ma usati anche come anticarro, pesavano 3,8kg con 520g di esplosivo e un raggio d’azione da 600 a 1.500 metri, una distanza considerata di sicurezza dalle armi dei bombardieri.

Alternativamente si pensò di adattare i lanciarazzi terra-aria Henschel Hs 297 Föhn, con una griglia di 5 x 7 razzi da 2,7kg che si potevano sparare anche singolarmente. Chiamati dagli Americani Beercrate flak (contraerea a cassa di birra) per la loro forma, furono introdotti in servizio a febbraio ’45.

 

I vantaggi del progetto di Bachem erano la semplicità di costruzione (niente carrello, ridotte superfici di controllo e strumenti), il ridottissimo addestramento necessario ai piloti, solo alcune manovre di avvicinamento, e nessuna necessità di piste alla partenza o soprattutto al ritorno: nel ’45 questa fase era ancora più delicata del solito.

 

 

Il nuovo disegno Ba.349 Natter (vipera) arrivò a Himmler: a settembre ’44 venne ordinata una serie di velivoli direttamente dalle SS, probabilmente l’unico caso in cui le Shutz-Staffeln (squadre di protezione) interferirono con il RLM, anche perché erano quasi certamente destinate al pilotaggio. Il RLM rilasciò solo una relazione tecnica a fine ottobre, per ridurre ancora di più le risorse destinabili al progetto.

I test aerodinamici avvennero su modelli in scala al DVL (Deutsche VersuchsAnstalt für Luftfahrt,, Istituto Tedesco per le ricerche sul volo) e al LuftfahrtForschungsAnstalt (istituto per la ricerca aeronautica) di Goering. I risultati mostrarono che il modello di Bachem era molto manovrabile e si prospettavano ottime prestazioni fino a circa 1.100km/h.

 

 

 

La produzione

I primi prototipi furono pronti a ottobre ’44, e usati per test di volo sia trainati (tragschlepp) che sganciati dal cavo dello He.111 che li trascinava. A dicembre altri prototipi furono usati per i test VTO, dapprima con i soli razzi a propellente solido e senza pilota.
Tra gennaio e febbraio si risolse il problema del centro di gravità che sganciando i razzi di partenza si spostava bruscamente, aggiungendo una pinna in coda.

 

 

A fine febbraio ’45 la pressione per completare i test fece provare il 23enne pilota Lothar Siebel a guidare il prototipo M23: la capottina non si chiuse bene e l’accelerazione di almeno 3g la fece saltare, facendogli sbattere la testa indietro e deviando la traiettoria verticale del velivolo in una parabola, uccidendolo. Fu comunque il primo uomo lanciato verticalmente con un razzo controllato da remoto, 16 anni prima di Yuri Gagarin con la Vostok 1.

Il 20 aprile, compleanno di Hitler, doveva iniziare la Krokus-Einsatz (operazione Crocus), cioè i primi lanci operativi: c’erano almeno 14 Natter praticamente pronti. Gli Americani arrivarono però sulle basi di lancio il giorno prima e la fabbrica venne occupata dai Francesi il 25. Nel frattempo erano stati completati solo tre voli, senza contatto con il nemico.

Hans Kammler offrì i “servigi” dei campi di lavoro per la produzione in serie, e Himmler ipotizzò di costruire un campo apposito: Bachem rifiutò. Alcune centinaia di Waffen-SS (SS combattenti) vennero quindi trasferite nella fabbrica. Alla cattura erano stati prodotti in totale 36 Natter, di cui solo uno sopravvive oggi in un museo negli USA.

 

 

 

 

Dopo la guerra

Il Natter non fu più sviluppato ma agì come antesignano dello ZELL (ZEro Length Launch, lancio a lunghezza zero), sperimentato poi da USAAF e VVS. durante la Guerra Fredda e abbandonato poi per l’aumento di precisione dei missili guidati, che resero inutili intercettori “puntuali”  pilotati (point.defence interceptors).

Bachem scappò attraverso Danimarca e Svezia per non essere coinvolto nell’operazione Overcast (o Paperclip) dagli Americani: finì in Argentina, dove tra le altre attività fondò una fabbrica di chitarre con il fondo intercambiabile. Tornò dopo in Germania lavorando nella fabbrica del suocero e progettando locomotive e altro materiale per l’industria mineraria.

Infine tornò alle origini: insieme ad Erwin Hymer, proprietario di una officina, disegnò nel 1957 un caravan su misura per un cliente. Hymer acquisì poi la EriBa (dal nome di Bachem o della moglie Erika) unendo le due aziende nella Hymer AG, che oggi è leader in Europa nella produzione di camper e caravan: ha più di 2.000 dipendenti e fattura quasi 3 miliardi di euro.

Bachem disegnò caravan fino alla morte nel 1960, portando avanti la linea EriBa che è ancora in produzione: il suo primo modello fu il Troll, nella foto sotto con (probabilmente) Erika ed il cane.

 

 

 

Dati tecnici

 

Caratteristiche generali

  • Equipaggio: 1
  • Lunghezza: 6 m
  • Apertura alare: 4 m
  • Altezza: 2,25 m
  • Area alare: 4,70 m²
  • Peso a vuoto: 880 kg
  • Peso a pieno carico: 2.232 kg (compresi 463kg di razzi per il decollo)
  • Peso del carburante: 650 kg
  • Motore di volo: 1 × Walter HWK 109-509C-1 a propellente liquido
  • Motori di decollo: 4 × Schmidding SG 34 a propellente solido

 

Performance

  • Velocità massima: 1.000 km/h a 5.000 m
  • Velocità di crociera: 800 km/h
  • Raggio d’azione:
    60 km a 3.000 m
    55 km a  6.000 m
    42 km a 9.000 m
    40 km a 10.000 m
  • Autonomia:
    4,36 minuti a 6,000 m
    3,15 minuti a 9,000 m
  • Quota di servizio: 12.000 m
  • Quota massima: 14.000 m
  • Velocità di salita: 190 m/s
  • Tempo di arrivo: 62 secondi a 12.000 m

 

Armamento

  • da 19 fino a 33 razzi R4M

oppure

oppure

  • 2 × 30 mm cannoni MK 108 cannon con 30 proiettili (proposto)

 

 

 

Questo articolo è parte di una rubrica: WunderWaffen.

 

 

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