Il secondo giorno del 34° Torino Film Festival arriva uno dei titoli più attesi di questa edizione: Sully di Clint Eastwood, con Tom Hanks, basato sul libro Highest Duty di Chelsey Sullenberger, comandante del volo che il 15 Gennaio 2009 compì un ammaraggio d’emergenza nel gelido fiume Hudson salvando 155 vite.

L’impresa di Chelsey “Sully” Sullenberger resterà per sempre nella storia come il “Miracolo sull’Hudson”, ma sono pochi a sapere quello che successe nelle ore successive a questo atto eroico del pilota.

In seguito a un bird strike  – uno stormo di uccelli schiantati contro l’aereo – che causò il totale danneggiamento di entrambi i motori, il comandante del volo US Airways 1459, partito quel giorno dall’aeroporto di LaGuardia a New York, ebbe solo pochissimi minuti per decidere la sorte di 155 persone, tra passeggeri e personale di bordo.

Dopo aver contattato la stazione aerea, Chelsey Sullenberger avrebbe dovuto decidere se tornare indietro, provare ad atterrare in un’altra pista a 7 miglia di distanza, oppure tentare la sorte con un ammaraggio d’emergenza nel fiume Hudson.

Il comandante Sully, facendo leva sulla sua esperienza di oltre quarant’anni, sapeva che l’unica chance di salvezza fosse l’Hudson.

L’ammaraggio riuscì alla perfezione e incredibilmente nessuna delle 155 vite fu stroncata, questo grazie anche alle oltre 300 persone, tra polizia, traghetti e soccorsi, arrivate per poter portare in salvo i superstiti circondati dal vento e dalle acque gelide di New York.

 

 

Sully

 

 

Tutti i telegiornali nazionali e internazionali parlarono del miracolo compiuto da Sully, considerando l’uomo un vero e proprio eroe. Eppure, mentre l’America idolatra quest’uomo comune, dall’altra parte il comandante viene messo a dura prova dalla commissione aeronautica, convinta che l’ammaraggio di Sully fosse stato un vero e proprio suicidio quando sarebbe stato possibile tornare indietro.

Clint Eastwood porta sullo schermo con Sully la viscerale e interiore storia di un uomo.

Clint Eastwood porta sullo schermo con Sully la viscerale e interiore storia di un uomo che, in pochissimi secondi, ha dovuto scegliere per la vita di 155 persone, compresa la sua. Un uomo che tenta, senza aspirare ad alcun tipo di gloria ma convinto di fare unicamente il suo lavoro, un’impresa straordinaria, riuscendo sotto l’incredulità e gratitudine di tutti.

 

Chiunque sia in grado di prendere delle decisioni quando le cose vanno male, e che possa risolvere un problema senza farsi prendere dal panico, è una persona degna di esser rappresentata in un film. Ma per me, il vero conflitto è avvenuto dopo, quando vengono messe in discussione le sue decisioni malgrado abbia salvato tante vite.

 

Paradossalmente l’elemento più incredibile della storia di Sully risiede non nell’impresa, ma in quello che è successo dopo.

Come afferma lo stesso Clint Eastwood, nonostante l’evidenza dei fatti, l’aver salvato tutti i passeggeri su quel volo, le decisioni di Sully vengono messe in discussione con l’intento di far passare l’uomo quasi per un folle, un uomo privo di coscienza che ha voluto tentare, per ego o per negligenza, un’iniziativa personale mettendo in ballo tantissime vite.

Clint Eastwood apre la sua pellicola facendoci immediatamente entrare in contatto con il suo protagonista. Mettendoci immediatamente di fronte al conflitto interno ed esterno che l’uomo è costretto a vivere. Un primo piano stretto, buio. Un’unica luce puntata su uno sguardo smarrito e disorientato.

 

 

Sully

 

 

Il nostro Sully non è un eroe.

Il nostro Sully non è un eroe. Non ha alcuna pretesa di essere tale, a tal punto da non comprendere gli abbracci di estranei, le birre offerte, l’attenzione mediatica. Chelsey Sullenberger è solo un uomo che quel maledetto 15 Gennaio 2009 ha assolto al suo dovere, riuscendo in 208 secondi a calcolare tutte le possibili opzioni che avrebbero separato lo US Airways 1459 dalla morte certa.

Un uomo che adesso viene messo alle strette. Giudicato per le sue scelte. Accusato a tal punto da dubitare di sé stesso.

Ma c’era davvero un modo differente per sopravvivere? Ma, soprattutto, conta davvero tutto questo?

Clint Eastwood non si spreca a mettere unicamente in scena una visione oggettiva e biografica degli avvenimenti. Il regista scava all’interno del personaggio, lo mette a nudo, estrapolando con violenza le sue stesse paure e incertezze. Lasciando che tutto questo passi dallo schermo allo spettatore, portandolo proprio nella mente del pilota e all’interno di quel volo.

Ossessionato dagli incubi e da quello che sarebbe potuto accadere se anche un minimo elemento non fosse andato come da lui previsto, Sully e il suo co-pilota Jeff Skiles – interpretato da Aaron Eckhart – non si lascia schiacciare dalle continue e martellanti domande della commissione investigativa.

 

 

Sully

 

 

E quando l’uomo viene portato totalmente a dubitare di se stesso, perdendosi nel limbo di quelle immagini, arriva la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile, in bilico tra la vita e la morte. Certezza dettata proprio da quel ricordo, rivivendo attimo dopo attimo la terrificante situazione di quella mattina.

Per quanto le simulazioni possano dimostrare che gli atterraggi d’emergenza nelle piste indicate dalla torre di controllo fossero fattibili, Chelsey Sullenberger afferma “semplicemente”:

Avete dimenticato il fattore umano. Queste sono simulazioni con piloti bravi ma che sanno a cosa vanno incontro. Quel giorno nessuno ci ha avvisati. Nessuno ci ha detto della perdita di entrambi i motori all’altitudine più bassa nella storia dell’aviazione.

Tralasciando l’accuratezza dell’immagine, la fotografia gelida e fredda come le acque dello Hudson, l’incredibile bravura di Tom Hanks che, ancora una volta, si cimenta in un ruolo come pochi arrivando fino all’anima del personaggio, Clint Eastwood riesce a tracciare un ritratto veritiero, capace di emozionare nel profondo lo spettatore senza romanzare la vicenda o spettacolarizzare i fatti.

Potente è la suggestione ricreata attraverso la sequenza, vista sotto differenti punti di vista, dell’ammaraggio, sia prima che dopo. Momento di estrema ansia, in cui è molto particolare come il regista riesca a scindere i sentimenti dello spettatore, facendolo ritrovare sia nella cabina di pilotaggio che tra i passeggeri.

 

 

Sully

 

 

In quei pochi secondi possiamo percepire l’odore della paura, il terrore di non farcela, di non aver detto quel “ti voglio bene”, di non essere arrivati a quell’obiettivo. I tremori dell’aereo, la fatalità del destino, il non poter conoscere ciò che avverrà dopo, contrapposto alla lucidità gelida di Sully nel valutare velocemente tutte le opzioni possibili e immaginabili.

Violento. Intenso. Un film dotato di un immenso coraggio e mai banale, mai romanzato. In Sully la parola chiave è “autenticità”.

Pura e genuina commozione generata da Eastwood pur attraverso una storia di cui tutti sanno già il finale. Una storia che riesce a suscitare un incredibile ventaglio di emozioni, riuscendo a colpire nel profondo lo spettatore, stregato dalla forza di questo personaggio magnifico. Un impatto emotivo che in un film di Clint Eastwood mancava da troppo tempo.

Non si vuole celebrare un uomo o un eroe con Sully, ma sottolineare l’aspetto più genuino di un uomo che, in fondo, ha “solo” fatto ciò che ha sempre compiuto nella sua vita: volare.

 

Sully sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 1 Dicembre  

 

 

 

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