Snowden: il “dietro le quinte” di Citizenfour

5 anni fa

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L’attesissimo Snowden del premio Oscar Oliver Stone, con protagonista Joseph Gordon-Levitt, apre la seconda giornata della XI Festa Del Cinema di Roma, portando nuovamente a riflettere sull’incredibile storia di Edward Snowden momentaneamente passata troppo in sordina.

È il 2013 quando Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt), consulente esperto di informatica, che ha prestato negli anni servizio presso le più imponenti strutture di sicurezza del governo degli Stati Uniti, lascia con il sorriso sulle labbra il suo lavoro alla NSA (National Security Agency) per poter volare a Hong Kong, dove ad attenderlo ci sono il giornalista investigativo Glenn Greenwald (Zachary Quinto), il reporter di intelligence del The Guardian Ewen MacAskill (Tom Wilkinson) e la regista Laura Poitras (Melissa Leo), la stessa che un anno dopo firmerà il documentario Citizenfour.

Dopo aver passato anni a servire il paese come ingegnere informatico all’interno della CIA, NASA e NSA, Edward Snowden arriva a denunciare quello stesso governo perché ormai conscio che la sicurezza nazionale dal terrorismo è solo una banale e mera scusa per aver in mano il controllo del mondo intero.

A essere tracciati non sono solo i dati relativi a qualsiasi tipo di comunicazione dei governi stranieri e potenziali gruppi terroristi, ma anche quelli di qualsiasi comune cittadino del mondo. Oltre tre miliardi di dati tracciati quotidianamente, spesso manipolati e usati in modo inappropriato.

 

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Quello che rivelerà Snowden verrà successivamente definito come la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani, arrivando al pari della montagne di informazioni rivelate dal caso WikiLeaks.

Come già accennato qualche paragrafo più su, Laura Poitras nel 2014 arriva al cinema con il documentario Citizenfour, presentato per la prima volta negli USA il 10 Ottobre 2014 al New York Film Festival e, successivamente, al BFI London Film Festival, nonché vincitore del Premio Oscar come miglior documentario nel 2015, e che raccoglie i lunghi quattro giorni di interviste di Snowden che precedono l’uscita mondiale della sua denuncia nei confronti delle pratiche illegali d’intercettazione della NSA e di altre agenzie dei servizi segreti.

Oliver Stone con il suo Snowden mette in scena il dietro le quinte del documentario della Poitras, ricostruendo la vita priva e lavorativa di Snowden dal primo giorno di formazione come consulente informatico fino alla maturazione della denuncia fatta.

Bisogna ricordare ciò che ha fatto Edward Snowden. C’è chi ancora lo confonde con Assange o, peggio, non lo conosce affatto. Ritengo che sia importante sapere le motivazione che lo hanno spinto a fare ciò che ha fatto e l’importante della sua denuncia.

Afferma in conferenza stampa il regista Oliver Stone, ribadendo più volte che l’obiettivo del suo film è quello di partire dalle origine per spiegare, e sperare in una maggiore comprensione, delle motivazioni che hanno spinto Edward Snowden a denunciare quello stesso Governo e Nazione che tanto desiderava servire, e di come queste informazioni debba assolutamente avere dei riscontri nel futuro.

 

 

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Gli americani sono troppo impegnati a badare al loro nuovo iPhone quando, invece, dovrebbero preoccuparsi delle conseguenze legate a quello strumento.

 

 

Non tutti conoscono la storia di Edward Snowden

È vero! Non tutti conoscono la storia di Edward Snowden e l’importanza del suo gesto, pur consapevole di rischiare la sua stessa vita, costretto ancora oggi a vivere come rifugiato in Russia, denigrato e abbandonato dal suo stesso Paese.

Stone prende molto a cuore la storia di questo giovanissimo ragazzo e traccia un quadro molto critico nei confronti degli Stati Uniti, del suo governo e politica.

La pellicola segue il cambiamento di Snowden stesso, dalla rinuncia, per questioni di salute, all’esercito, al suo ingresso nell’intelligence fino al 2013.

In questo lasso di tempo, Edward cambia radicalmente la sua idea sul suo Paese e sul modo che ha di governa e controllare. Ciò che prima sembra indispensabile e fondamentale per la sicurezza di qualsiasi cittadino, adesso sembra minaccioso e ingiusto.

I sistemi di sicurezza sviluppati dalla CIA, NSA e NASA, è vero che hanno come bersaglio principale il leader di un gruppo estremista o il presidente di un altro governo, ma dal quel soggetto passano a un suo contatto vicino e dal quello a nuovo contatto ancora. Attraverso solo tre gradi, prendendo come base la teoria dei sei gradi, i servizi segreti sono capaci di controllare e tracciare le comunicazione di ogni singoli individuo del mondo.

Il terrorismo è una scusa. Qui si tratta di proteggere la supremazia di uno Stato!

Afferma duramente Snowden all’interno delle sue dichiarazioni immortalate dalla penna di MacAskill e Greenwald e dalla macchina da presa della Poitras.

Il film è strutturato in più parti, avendo sempre come base il 2013 nella stanza d’albergo ad Hong Kong di Snowden, e alternandosi con i momenti salienti della vita dell’uomo.

 

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Oliver Stone riesce a costruire una meravigliosa suspense e intensità nei momenti dell’intervista, in cui il passaggio delle stesse ore crea nervosismo nei personaggi che si sentono messi alle strette dalle tempistiche. Il rischio di pubblicare troppo presto o troppo tardi è alto. Un’inadeguata circolazione degli articoli e dei servizi sulle informazioni rivelate da Snowden porterebbe ad un’audience talmente tanto piccola da rendere vano il “sacrificio” compiuto dal ragazzo.

Merito di ciò è da attribuirsi anche alla straordinaria interpretazione di Joseph Gordon-Levitt. Fin dal primo sguardo al film, a saltare all’occhio è lui, perfettamente calato e mutato nei panni di Snowden. Aspetto fisico, abbigliamento, tic, voce. Quello di Joseph Gotdon-Levitt è una trasformazione a tutti gli effetti, che testimonia l’intenso lavoro dell’attore, e del regista, assieme al vero Edward Snowden.

L’obiettivo del film viene un po’ perso nelle troppe ed estenuanti sequenze troppo private del protagonista.

L’obiettivo del film viene un po’ perso nelle troppe ed estenuanti sequenze troppo private del protagonista, spesso inutili ai fini della narrazione e più inserite per stuzzicare lo spettatore. Momenti di routine di Snowden, in cui spesso è coinvolta la sua campagna, che fungono da mero contorno per un pubblico di massa che, con lo scorrere della storia, distraggono, facendo perdere l’attenzione.

Oliver Stone punta a creare una certa aurea di normalità mostrando la vita, le paranoie e la stessa epilessia, conseguenza dei tormenti lavorativi, etici e morali di Edward, in parte riuscendoci, ma dall’altra parte infarcisce la struttura di elementi inutili e insignificanti e spesso forvianti.

 

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La stessa empatia, nelle numerose scene di ricostruzione di Snowden in giro per il mondo, viene a mancare, ritornando nei momenti in cui Edward si ritrova nella sua stanza d’albergo, intimorito da quella telecamera ma più convinto che mai di voler e dover fare la cosa giusta.

Il giusto equilibrio lo si riconquista verso la fine. Emblematica sequenza in cui Edward torna a sorridere. L’ombra di quegli uffici svanisce, il coraggio si palesa in una mattinata di pieno sole e la figura di Edward scompare, inghiottita da quella luce, all’orizzonte, pronto per compiere la propria impresa.

Una consapevolezza che illumina anche lo spettatore e prende forma nei reali servizi giornalistici di tre anni fa, nel clamore mondiale di quelle dichiarazioni e delle affermazioni forti da parte degli Stati Uniti, e che arriva al massimo della sua empatia con le parole del vero Snowden a chiusura del film.

 

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Snowden è sicuramente una pellicola rivolta al grande pubblico.

Snowden è sicuramente una pellicola rivolta al grande pubblico, pronta a sorprende e sconvolgere con una storia dalla fondamentale importanza storica, ancora troppo poco conosciuta. Sicuramente un film che si colloca nel panorama di quei biopic anticonvenzionali, come Il Quinto Potere di Bill Condon, film di denuncia e che usa il cinema come potente mezzo di informazione, accattivandosi lo spettatore romanzando – un po’ troppo – gli aspetti dei suoi protagonisti.

Snowden arriva allo spettatore sfuggito a Citizienfour, sebbene non riesce a essere a tal punto incisivo e forte come il meraviglioso documentario di Laura Poitras. La speranza è che sia proprio Stone a insinuare curiosità nel pubblico, invogliandolo a documentarsi, ad approfondire e a lavorare per un mondo sempre più autentico. Un mondo con molti più Edward Snowden disposti a battersi nei confronti della verità e della libertà.

 

Snowden sarà in tutte le sale cinematografiche italiane dal 1 Dicembre

 

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