Pets – Vita da Animali: intervista ai doppiatori Alessandro Cattelan e Lillo

5 anni fa

11 minuti

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Il 6 ottobre è uscito nelle sale italiane il nuovo lungometraggio Illumination Entertainment, Pets: Vita da Animali, che ci porta a curiosare nel mondo dei nostri amici pelosi. In occasione dell’uscita del film abbiamo incontrato i doppiatori italiani dei due protagonisti, Alessandro Cattelan e Lillo.

Presentato al 73° Festival del Cinema di Venezia, Pets: Vita da animali segue le avventure del piccolo terrier Max e del suo nuovo “fratellino” ingombrante, Duke.

Max vive la sua tranquillità casalinga con la sua adorabile padroncina Katie. Come la maggior parte dei cani, Max passa le sue giornate gironzolando per casa, aspettando impaziente il ritorno di Katie.

Tutto è destinato però a incrinarsi quando Katie porta a casa una grossa, e non particolarmente piacevole sorpresa, il randagio Duke. Duke è un cagnolone pieno di entusiasmo, imbranato e goffo, che non vede l’ora di adattarsi a questa nuova e felice sistemazione. Max, però, da bravo “figlio unico” e viziato, non è della stessa opinione. Riusciranno i due nuovi coinquilini a trovare un compromesso.

Se siete curiosi di scoprire qualcosa di più su Pets: Vita da Animali, leggete la nostra recensione.

In occasione dell’uscita del film abbiamo incontrato i due doppiatori italiani, Alessandro Cattelan, voce del protagonista Max, e Pasquale Petrolo, in arte Lillo, voce di Duke.

 

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Doppiare un lungometraggio animato, un’esperienza quasi nuova per entrambi. Com’è stata quest’avventura?

A.C.: È stato molto divertente! Tutto piuttosto veloce, sebbene intenso. Sono state ore e ore di lavoro, ma che alla fine si sono concluse nel migliore dei modi. Anzi, abbiamo perfino finito con qualche giorno di anticipo. Proprio perché non è il mio lavoro ed è qualcosa che va fatta seriamente, c’erano dei momenti in cui volevo spaccare tutto, perché continuavo a dire la stessa frase con una “e” troppo aperta. Senso di frustrazione a parte è stata una gran bella esperienza.

L.: È stata veramente un’esperienza molto divertente. Nonostante la difficoltà tecnica del tipo di lavoro, anche perché non sono abituato a fare doppiaggio, Francesco Vairano, il direttore del doppiaggio, è riuscito a farmi sorvolare questa paura dell’approccio, spingendomi a divertirmi nel farlo.  Io ho sempre doppiato piccole sequenze e, a volte, anche me stesso. Insieme a Greg doppiammo un film d’autore, andato al Sundance ma durato talmente poco nelle sale che non ricordo nemmeno io il titolo, ed è stata l’unica esperienza che abbiamo fatto insieme. Diciamo che Pets è stata una delle prove più impegnative, anche perché doppiare un cartone non è facile.

Lillo c’è stato un momento particolare nel lavoro con il direttore del doppiaggio, Francesco Vairano?

Mi è capitato due/tre volte di fermarmi da solo e lamentarmi della modo pessimo in cui avevo appena recitato la battuta. Lui allora, in modo molto affettuoso, mi disse di lasciarmi rimproverare da lui, che la battuta andava bene così come l’avevo recitata. Alla fine della giostra quello troppo severo ero io.

Alessandro tu, invece, sei il protagonista a tutti gli effetti. Ti sei sentito un po’ sotto pressione per questo ruolo? 

Non ci avevo mai pensato, sotto questo punto di vista. Ci sto pensando adesso e mi sciocca, ma per fortuna è tutto finito! Scherzi a parte, è bello, i cartoni animati sono un bel attestato di stima nei confronti di chi viene scelto. È un prodotto sempre grande, ambizioso, quindi quando vieni scelto vuol dire che stai facendo bene il tuo lavoro. Io personalmente non avevo mai doppiato. Mi è capitato di doppiarne due in un mese. In Angry Birds avevo un ruolo secondario, ero la spalla del protagonista. Ammetto di non avere una gran cultura in lungometraggi animati, però generalmente è il personaggio secondario che mi piace di più. Il primo è obbligato a tenere la barra della storia, mentre il secondo può permettersi di andare fuori le righe.

 

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E il confronto con il doppiaggio originale?

Se mi avessero chiesto “Devi doppiare un cartone che è stato doppiato da…” e avessi potuto scegliere io tra cinque nomi sogni, avrei messo Louis C.K. perché è uno dei miei idoli. Per natura io vado più verso quel tipo di tono e intonazione, il quale funziona benissimo in America e meno qui in Italia. Ho cercato di rispettare l’intonazione di Louis C.K., cercando di renderlo più fruibile qui in Italia.

Com’è stato muoversi nei panni del vostro personaggio? Vi siete sentiti rappresentati da lui?

A.C.: Max  è il personaggio che mi rappresenta di più all’interno di Pets – Vita da Animali. Un cane comodo che sta bene per conto suo, bonariamente un po’ stronzetto. In una situazione come la sua, avrei reagito come lui, spinto più dal terrore che dal cervello. Max non ragiona moltissimo, va molto d’istinto per cercare di ritornare a casa. Non è uno stratega, è uno che cerca di reagire abbastanza d’istinto quando e se si ritrova nei guai, ed io sono fondamentalmente molto simile.

L.: Duke è un personaggio meraviglioso! Un tenero che gioca a fare il duro. Tra l’altro ha delle caratteristiche che mi rispecchiano moltissimo, come l’entusiasmo in tutto quello che fa. Senza contare che lui è veramente divertente, ed io stesso doppiando mi sono divertito tantissimo a tal punto da interrompere, più di una volta, il doppiaggio perché scoppiavo a ridere. Mi ci rivedo molto in Duke; come lui sono maldestro, preso dall’entusiasmo faccio dei danni pazzeschi. La troppa energia che metto nelle cose, a volte, mi crea dei veri e propri problemi. È una cosa tipica di Duke. È un personaggio invasivo, sebbene nel senso buono del termine, quindi in questo senso è stato anche facile doppiarlo.

E tra gli altri personaggi di Pets, c’è qualcuno al di fuori del vostro personaggio nel quale vi siete ritrovati o che vi sarebbe piaciuto doppiare?

A.C.: Io ho amato Nevosetto, ma sicuramente non posso dire che sia simile a me. No, credo che Max fosse il personaggio perfetto per me.

L.: Io adoro Nevosetto. Questa specie di rivoluzionario che nel mondo degli animali ha creato questa comunità di nemici degli uomini è fantastica. Ma ti dirò, tra tutti i personaggi di Pets  non ce n’è uno che non sia empatico. Sono tutti dei personaggi in cui ti ci ritrovi. La cosa bella di questo film è che sono riusciti a raccontare le caratteristiche reali degli animali. Sono sicuramente umanizzati, però riconosci uno studio fatto sull’animale.

Lillo c’è qualche personaggio, all’interno di tutto il mondo animato, che ti sarebbe piaciuto doppiare?

Baloo de Il Libro della Giungla. Un personaggio che ho amato da bambino e che continuo ad amare ora. L’ho vidi al cinema, rivisto mille volte a casa, ed è sicuramente il personaggio che più mi è rimasto nel cuore. Mi commuovo e mi diverto ogni volta. E alla fine è un po’ simile a Duke. Io, tra l’altro, mi sento un po’ orso, anche fisicamente e caratterialmente.

 

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E un cartone animato al quale sei particolarmente legato?

Sicuramente Il Libro della Giungla è quello a cui sono più legato in assoluto, ma trovo meraviglioso La Principessa Mononoke di Miyazaki, uno dei film che più ho amato negli ultimi anni. Mi aveva colpito moltissimo Appuntamento a Belleville, un lungometraggio d’animazione francese veramente meraviglioso dal punto di vista dei disegni e della grafica. Inoltre, sono una gran fan della Pixar. Qualsiasi cosa faccia la Pixar io lo amo. Diciamo che tra i miei film preferiti, almeno tre sono della Pixar: Alla ricerca di Nemo, Monsters & Co. e Gli Incredibili.

I lungometraggi d’animazione di adesso, pur mantenendo trame molto semplici, sono sempre ricchi di avvenimenti. Inoltre, sembra che siano sempre più rivolti agli adulti piuttosto che ai bambini, cosa ne pensate?

A.C.: Dalla scelta musicale ad alcune sequenze del film, ci sono moltissime citazioni che farebbero andare fuori di testa qualsiasi adulto. La mia scena preferita del film è quando Max e Nevosetto sono sul ponte di Brooklyn, nel camioncino, con i Beastie Boys di sottofondo. New York, tra l’altro, è riprodotta benissimo. Credo che agli adulti piaccia molto. E poi, per i bambini, lo sto vivendo in qualche modo a casa, c’è la metafora del figlio unico che si vede arrivare in casa un fratellino. Inizialmente lo detesta, fino a quando non impara a sopportarlo e a volergli bene. Penso che questo possa aiutare molti bambini, perché è una situazione non sempre facilissima per un bambino.

L.:  Credo che siano pensati con il ritmo della vita di adesso. Pensa al Il Libro della Giungla degli anni 60, rispetto a un film di adesso, aveva dei ritmi molto più rilassati. Lo stesso approccio alla storia, ai personaggi, avevano un’andatura altamente più rilassata, totalmente in sintonia con quei tempi. Adesso, invece, è richiesta più velocità perché è più veloce tutto. È importante perché un rallentamento adesso lo noti immediatamente. È giusto che sia così, perché c’è un cambiamento dei linguaggi. Ovviamente, quando si esagera, perché ci sono anche quei casi, lo si nota immediatamente e già la struttura non funziona più, perché non capisci niente di quello che sta accadendo.

 

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Alessandro, tu cosa ne pensi del doppiaggio di cartoni animati da dei talent piuttosto che dai doppiatori professionisti?

Buon per me! Credo che un cartone animato possa aver bisogno della familiarità di una voce che la gente conosce bene. La televisione è sicuramente uno dei mezzi più rapidi per entrare in confidenza con le persone, poi in cartoni animati come questi in cui l’empatia gioca un ruolo importante tra personaggio e spettatore, una voce familiare è qualcosa di positivo, pur rinunciando alla pronuncia perfetta. Io di questo ne sono convinto anche nella vinta. Studiare è assolutamente importante, ma il cuore funziona più della tecnica.

E, secondo te, doppiaggio in italiano si oppure meglio quello originale?

Non credo sia una questione di “si” o “no”, ma una questione di gusti. Non bisogna sempre schierarsi sulle cose. Ben venga l’opportunità di poter scegliere. Io personalmente guardo in lingua originale non perché penso che i doppiatori italiani non siano capaci, anzi, ma quando uno ha la fortuna di capire cosa dicono gli attori che l’hanno fatto, è tutt’altra cosa.

 

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Dalla cinema alla televisione, dal doppiaggio alla radio, passando per il teatro. Lillo, tra le varie figure che ricopri, ce n’è una a cui sei più legato?

Il teatro mette un livello di adrenalina tale, soprattutto per quel continuo scambio diretto con il pubblico, che è impossibile da non amare. È quello che mi carica di più. Comunque sia, amo molto la radio, soprattutto perché particolarmente adatta al mio tipo di umorismo surreale, in quanto sprona a immaginare ciò che si sta facendo/dicendo. Il cinema, mentre lo fai, è abbastanza faticoso, soprattutto per la sua natura così frammentaria, poi però la magia che hai quando vedi il tuo film proiettato in sala con la gente, dopo tutto quello che hai fatto, la trovo una cosa stupenda.

E dal momento che volevi fare il fumettista, quale fumetto, graphic novel o manga ti sarebbe piaciuto disegnare e/o scrivere?

Allora, dal punto di vista della narrazione avrei voluto tanto scrivere un capolavoro come Watchmen di Alan Moore. Io sono sempre andato pazzo, fin da bambino, per l’umorismo da striscia, quindi dagli stessi Peanuts a Calvin & Hobbes. Da bambino sognavo di fare proprio il disegnatore di striscia. Mi svegliavo la mattina e disegnavo la mia striscia giornaliera. Purtroppo negli anni è andato a scemare questo tipo di fumettista, fino a sparire del tutto.

Cinema o serie tv?

A.C.: Ultimamente serie televisive, sia per necessità che per piacere. Con la mia attuale situazione familiare, i canonici 50 minuti sono la giusta porzione di tempo che mi posso permettere, ed è già un traguardo! E poi la qualità delle serie è praticamente pari ai film. Io, poi, sono sempre stato fan delle sit-com, ma tra le ultime serie amate ci sono senza dubbio Gomorra e Narcos.

L.: Nelle serie tv c’è un livello di sceneggiatura e qualità cinematografica incredibile. È giusto che se ne parli perché se lo meritano. Negli ultimi anni Breaking Bad è stato un prodotto dal meraviglioso potenziale creativo, così come se il film di Daredevil è stato qualcosa di disastroso, la serie, invece, lascia letteralmente incollati allo schermo.

 

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Ci sono animali domestici nella vostra vita?

A.C.:  Ho due cani, ma sono entrambi con i miei. Mia figlia adesso mi sta chiedendo un cane o un gatto, ma gli ho detto di scordarselo.

L.: Io ho quattro gatti. È un rapporto bello intenso e a breve prenderò anche un cane, per cui sto esagerando. Mia moglie mi butterà fuori di casa!

 

Pets: Vita da Animali dal 6 Ottobre al cinema!

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