The Beatles – Eight Days A Week: dagli inizi alla fine

6 anni fa

8 minuti

The Beatles - Eight Days a Week

Sulla scia dei documentari musicali, arriva anche Ron Howard con il suo personalissimo omaggio storico dedicato “ai quattro di Liverpool”, The Beatles – Eight Days a Week, il quale sarà proiettato al cinema come evento speciale dal 15 al 21 Settembre.

Ron Howard con The Beatles – Eight Days a Week ci conduce per mano in un racconto formato da esclusive immagine live di concerti, interviste, video di repertorio, registrazioni in studio e materiale ex novo dove attori, musicisti, storici e discografici dicono la loro su come la musica dei The Beatles abbia cambiato totalmente le regole del campo musicale conosciute fino a quel momento.

The Beatles – Eight Days a Week parte dalle prime imprese della band, analizzando velocemente come John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si sono conosciuti, approfondendo il rapporto tra i singoli membri, passando per i primi live fino ad arrivare ai grandi concerti negli stadio e le registrazioni in quelli che successivamente diventeranno i famosi Abbey Road.

The Beatles sono i primi, infatti, a suonare all’interno di uno stadio, con un pubblico di oltre cinquantacinque mila spettatori, la maggior parte dei quali appartenenti alla fascia più ribelle della vita umana: l’adolescenza.

La musica dei The Beatles ha rappresentato ribellione, eccitazione, emozione. Le loro molteplici canzoni riuscivano ad affrontare qualsiasi tema, diventando fedeli consiglieri della generazioni adolescenziale di quel periodo.

 

 

 

The Beatles - Eight Days A Week

Ti permettevano di essere ciò che eri realmente. La loro musica univa ed emancipava. Se oggi sono così è merito loro.

Afferma l’attrice Whoopi Goldberg, una delle molteplici voci che la camera di Ron Howard immortala, mentre le immagini di quegli anni sfrenati passano indisturbate sullo schermo.

Ron Howard usa le interviste degli stessi membri, mescolando quelle recenti e fatte ad hoc di Ringo e Paul, con quelle più datate degli scomparsi George e John, in modo da creare un discorso armonioso.

Un lavoro di raccolta di oltre duemila elementi tra filmati e fotografie – molti dei quali girati oltre cinquanta anni fa – visionati, scremati e selezionati per poter comporre un racconto omogeneo ma, soprattutto, non statico.

Racconto passato sotto le mani di esperti montatori e colorist, che hanno rimesso insieme tutti pezzi, rendendo più vivi i colori e i suoni dei vari filmati o registrazioni.

Su di queste sono state montate anche le testimonianze di personalità come l’attore Richard Curtis o del giornalista Larry Kane, che seguì passo passo i The Beatles durante il tour americano tra il 1964 e il 1965.

Non a caso Ron Howard non è l’unico Premio Oscar ad aver lavorato su The Beatles – Eight Days a Week, c’è anche Chris Jenkins, vincitore degli Oscar 2016 come tecnico del suono per Mad Max: Fury Road di George Miller.

Il problema dei primi filmati dal vivo dei Beatles è il rumore della folla – gli applausi, le urla – e il fatto che c’è sempre un rumore di fondo che copre tutto. Ma la tecnologia ci ha permesso di isolare le urla, abbassandone il volume per sentire meglio la musica.

 

Peccato che la potenza della tecnologia non sia stata la stessa negli anni sessanta. Le dichiarazioni rilasciate dagli stessi Beatles dopo il primo concerto in uno stadio sono state all’insegna dello shock. Un evento confusionario del quale non riuscivano davvero a cogliere gli elementi positivi. Le urla provocate dal pubblico erano talmente forti da non permettere ai membri stessi del gruppo di sentire, sul palco, la musica prodotta da loro stessi.

Ironici, sfrontati, freschi e naturali.

Ironici, sfrontati, freschi e naturali. Le carte vincenti dei The Beatles erano proprio queste. Le caratteristiche che hanno fatto innamorare chiunque posi gli occhi su questi quattro ragazzini di Liverpool, troppo giovani per capire realmente cosa gli stesse accadendo.

Gli inizi sono contraddistinti da una feroce smania ed energia, la quale si fa sentire anche all’interno dei fan, spesso dei veri e propri pericoli pubblici con i quali la polizia locale ha costantemente fatto i conti.

 

 

 

The Beatles - Eight Days A Week

All’inizio era semplice.

Afferma George Harrison in una delle ultime interviste rilasciate. L’ascesa dei The Beatles è stata frenetica e senza sosta. Un singolo ogni tre mesi. Un album nuovo ogni sei. Tour di un mese con soli cinque giorni pausa. Tutto questo è durato per oltre quattro anni. Quattro anni in cui i caschetti più amati dell’Inghilterra hanno iniziato a scalare le vette della tanto temuta America con I Want To Hold Your Hand.

Ed è proprio questa frenesia ed esaltata eccitazione dei fan a rendere insoddisfatti i The Beatles, i quali sapevano ritrovare se stessi solo durante i momenti di registrazione. Momenti di intimità e pura creazione che Ron Howard con The Beatles – Eight Days a Week riesce meravigliosamente a trasmettere con profondo rispetto.

Un percorso sempre più tediante. Una trafila di apparizioni, live, concerti, sempre meno entusiasmati e con lo scopo unico non di far musica ma di far soldi. Situazione che dopo poco tempo iniziò a creare il malcontento tra i diversi membri, pretendendo una pausa per poter raccogliere le idee e capire come andare avanti.

Il successo dei The Beatles arriva in un momento storico molto importante. Ron Howard riesce a contestualizzare ogni momento della vita di Paul, John, George e Ringo all’interno della scena sociale e politica. In un momento così buio per il mondo, dall’omicidio di J.F. Kennedy a quello di Martin Luther King, c’è bisogno di qualcuno che faccia sentire tutti uniti.

 

 

Non importa di che colore avessi la pelle. Eravamo tutti lì a urlare solo per loro. Eravamo uniti. Insieme.

Le parole della Dottoressa Kitty Oliver, storica che in quel suo periodo d’adolescenza viveva la tremenda situazione della segregazione in America. The Beatles si rifiutarono categoricamente di essere complici di questo razzismo spietato, mettendosi contro tutto e tutti. Ogni contratto dei loro concerti americani aveva una clausola in cui, in caso di segregazione, i The Beatles non avrebbero suonato.

Ed è proprio grazie a questa forma di enorme coraggio che moltissimi ragazzini poterono sentirsi parte di un unico mondo, “semplicemente” grazie al potere della musica.

 

 

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Dopo il 1966 la musica inizia a cambiare, in tutti i sensi. All’insoddisfazione del gruppo, si uniscono delle pesanti critiche provenienti oltre oceano.

Ron Howard riporta ogni momento di quegli anni, facendo entrare lo spettatore in quel racconto che perde la sua struttura di documentario, ma diviene una vera e propria macchina del tempo capace di far rivivere quei momenti sulla propria pelle, anche per chi negli anni sessanta non era ancora nato.

Howard si avvicina ai turbamenti, pensieri e infelicità di ogni singolo membro. Esplora le diverse direzioni che il gruppo sta intraprendendo, dalle feroci critiche nei confronti di una dichiarazione scomoda di John Lennon, all’uscita di un nuovo album dal sound completamente differente dal solito, Revolver.

Revolver è solo l’inizio di una fase di creatività e maturazione artistica dei The Beatles. Al sound più estivo e allegro di singoli come She Loves Me e Twist and Shout, si sostituisce una sperimentazione musicale molto più profonda.

Tomorrow Never Knows è la sintesi perfetta di queste sessioni profonde in studio, dove ogni membro esplorava sfumature musicali ed esperienze differenti.

 

 

The Beatles - Eight Days A Week

Se fino a quel momento i The Beatles avevano cambiato il modo di concepire la musica

Se fino a quel momento i The Beatles avevano cambiato il modo di concepire la musica e una boy band, adesso i The Beatles avevano cambiato il modo di fare la musica.

E da qui in poi il percorso è in discesa, o quasi. Howard con The Beatles – Eight Days a Week si concentra unicamente sul lato artistico della band, lasciando fuori diatribe sentimentali, scontri personali e problemi finanziari.

Una sequenza di lunghe copertine, una più colorata dell’altra, ci porta in cima ai tetti di Londra. Il 30 Gennaio del 1969, nel quartiere generale londinese del gruppo, i The Beatles si esibiscono nel loro ultimo live, prima di sfornare nel 1970 l’ultimo disco, Let It Be.

Un finale adeguato!

 

Ron Howard riporta scene emozionanti di quel live che per qualcuno avrà anche rappresentato la fine di un’era, ma qui si sta parlando dell’inizio di una nuova epoca. Un’epoca immortale, di cui i The Beatles sono re indiscussi.

In tutto il mondo non c’è stato più un solo artista capace, in soli dieci anni, di cambiare così tanto le sorti della musica, in ogni suo genere.

 

 

The Beatles – Eight Days a Week ha la capacità di far vivere tutto questo in un’ora e mezzo dove oltre centocinquanta brani musicali che hanno fatto la storia ci accompagnano per luoghi, immagini e testimonianze. Un viaggio appassionante, romantico e anche divertente.

The Beatles – Eight Days a Week è la dichiarazione d’amore di un autore nei confronti di una band che ha cambiato il mondo, ma anche lo sguardo oggettivo su un lavoro mai svolto fino a quel momento.

Alla fine del film c’è un extra di 30 minuti con le esclusive immagini del primo famoso concentro al Shea Stadium del 15 Agosto 1965.

 

 

The Beatles – Eight Days a Week sarà al cinema dal 15 al 21 Settembre. Evento che vi consigliamo di non perdere!

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