Sulla collina: intervista a Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma

6 anni fa

13 minuti

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Gli anni ottanta. Quattro ragazzi. Una collina misteriosa. Un’avventura che li cambierà per sempre. Sulla Collina, graphic novel della collana Tipitondi della Tunué, scritto da Ilaria Ferramosca e disegnato da Mauro Gulma, è un racconto di formazione che sa arrivare anche al pubblico più maturo, facendo breccia su quelle paure sempre vive e su un immaginario letterario-cinematografico impossibile da non amare.

Nel 1986 Rob Reiner, regista di veri e propri cult come Misery non deve morire e Harry ti presento Sally, rimane affascinato da un racconto scritto quattro anni prima del celebre autore Stephen King. Il racconto in questione è Il Corpo, e gira attorno all’avventura di quattro ragazzini degli anni sessanta, alla ricerca del misterioso cadavere di un ragazzino scomparso qualche giorno.

Nasce così Stand by me – Ricordo di un’estate, iconico film di un periodo che segna l’inizio di numerosi film dedicati all’avventura ma anche alla maturazione e scoperta di sé. Romanzi e film di formazione dalle tinte dark che, inevitabilmente, condizioneranno, nel positivo, moltissimi giovani spettatori e lettori di quegli anni e degli anni a seguire.

Non da meno sono Ilaria Ferramosca  e Mauro Gulma, cresciuti ai poli opposti dello stivale, ma con gli stessi riferimenti culturali che, ben trent’anni dopo del film di Reiner, arrivano in libreria con una graphic novel intrisa di quelle sfumature, cioè Sulla Collina edita dalla casa editrice Tunué.

 

 

Sulla Collina è la storia di quattro amici, diversissimi tra di loro, che si metteranno una notte in cammino alla ricerca delle oscure leggende che girano attorno a quel luogo spettrale, dove storia, fatti di cronaca e fantasia si mescolano tra di loro.

 

Fabio, Simone, Elia e Danilo partono per un’avventura straordinaria, la quale li metterà di fronte a molte paure e ostacoli, ma che li cambierà per sempre, portandoli verso una Sulla Collinamaturità inaspettata. Vent’anni dopo gli amici si rincontreranno di nuovo, ma qualcosa in loro è cambiato, ed è giunto il momento di sconfiggere quelle paure.

Racconto di formazione, ma non solo. Sulla Collina è un viaggio che non risente semplicemente delle influenze cinematografiche che spaziano dal già citato Reiner ai Goonies di Chris Columbus e Richard Donner, ma che riesce a scavare in profondità nei sentimenti umani, facendo leva sul bisogno di ricongiungersi, almeno una volta, con il proprio bambino interiore, abbandonandosi al bisogno di quella serenità e spensieratezza infantile.

Intrigata dal mondo, racchiuso in una sola notte e 112 pagine a colori, ho voluto esplorare a fondo la collina di Ilaria e Mauro, proprio per questo motivo non ho esitato un secondo a porgere le curiosità della mia bambina interiore direttamente a loro.

 

Partiamo da un paio di domande base e semplici: come nasce questo progetto e come Mauro e Ilaria si sono incontrati?

I: Mauro ed io ci conosciamo da diverso tempo perché collaboriamo insieme per la scuola di fumetto pugliese Grafite e Lupiae Comix.  Mauro insegna caratterizzazione del personaggio, io insegno sceneggiatura, quindi è una conoscenza che va avanti da molto. Per quanto riguarda Sulla Collina, questo progetto ha avuto una gestazione piuttosto lunga ed era nato con un altro disegnatore. Per una serie di problematiche che il disegnatore ha avuto, ha deciso di lasciare. Si è trovato subito necessario cercare un altro disegnatore. Sono stati sottoposti a Tunué diversi disegnatori e poi si è scelto Mauro, visto anche il suo stile piuttosto dark e gotico.

 

I ragazzi di oggi non hanno tempo per le avventure, se non per quelle virtuali, come dice Elia. Ma è dovuto solo a questo la scelta di ambientare la vostra storia proprio negli anni ottanta?

M: Concordo con quel che dice Elia.  Ilaria sicuramente può dare una risposta più esaustiva per questa domanda ma credo che anche di questi tempi ci sono ragazzi amanti delle avventure che non si sono fatti assorbire completamente da realtà virtuali et similia. Mentre dal mio punto di vista personale gli anni ottanta li vedo come un periodo nostalgico per i ragazzi-adulti di adesso dove, con questa graphic novel troveranno un modo per assaporare di nuovo la loro gioventù, o almeno io spero.

I: Rappresenta quell’avventura che ho sempre desiderato durante la mia infanzia e adolescenza, avvenute proprio in quegli anni. Le avventure vissute dai ragazzi, sono le avventure che avrei voluto vivere con le mie amiche. Quella collina l’ho già esplorata di giorno, però mi sarebbe piaciuto moltissimo soffermarmi di notte o campeggiare. Fondamentalmente gli anni ottanta sono i miei anni ottanta. Rapportati poi a questo periodo, i ragazzi sicuramente non avrebbero avuto lo stesso atteggiamento trasgressivo nei confronti di un’avventura del genere.

 

Sulla collina. Quattro amici. Un avventura che li cambierà per sempre. Il richiamo tra Rob Reiner e Chris Columbus mi sembra palese o è solo una mia impressione?

M: Anche a questa domanda Ilaria saprà rispondere meglio visto che è la mamma della storia ma sempre a titolo personale direi di sì, anche la copertina del volume è un omaggio alla locandina di Stand by me e le atmosfere che ho cercato di ricreare son quelle dei Goonies, Monster Squad e i vari film horror-avventura con cui sono cresciuto con protagonisti dei ragazzi, difatti mentre disegnavo avevo le colonne sonore di quei film nelle orecchie.

I: Sicuramente c’è, soprattutto la parte relativa a Stand by Me o comunque i romanzi di Stephen King che hanno molto caratterizzato la mia adolescenza. È abbastanza naturale che abbiano invaso il mio immaginario. I Goonies è stato soprattutto un inserimento di spunti da parte di Mauro, mentre io mi sono lasciata più trasportare dai riadattamenti dei romanzi di King, appunto con Il Corpo. Abbiamo voluto omaggiarlo attraverso la copertina e anche il personaggio di Stephen King compare nella storia in altre vesti. Non so quanti lo abbiamo colto!

 

Sulla collina

 

La cultura anni ottanta è ricchissima di citazione cinematografiche horror che avrebbero potuto far accapponare la pelle, perfette in questo contesto giostrato benissimo, e infatti abbiamo già citato Reiner e King, eppure avete proprio scelto Dario Argento e il suo Phenomena. Mi incuriosisce moltissimo questa scelta. A per caso a che fare con qualche vostro ricordo d’infanzia?

M: Per me poco ma sicuro, è sin dalla tenera età di 8 anni che vedo film horror e il primo film è stato proprio l’esorcista per poi andare avanti a pane e zio Tibia che forse pochi ricorderanno: un programma horror a cavallo tra gli anni 80-90 dove un pupazzino di gommapiuma presentava le notti horror dell’epoca, credo dopo il Festival Bar se non sbaglio. E poi tra i ricordi le varie ragazzate fatte in adolescenza quali prove di coraggio con gli amici entrando di notte in case abbandonate o al cimitero del paesello.

I: Nella cinematografia horror italiana Dario Argento, quello di quel periodo, è il regista che ho amato di più. Di Phenomena mi piaceva in particolar modo la colonna sonora, infatti ho inserito il film nella storia per poi poter estrapolare la musica che mi sembrava particolarmente adatta al racconto. Infatti, uno degli anacronismi ai quali facevo riferimento prima, riguarda proprio questo aspetto. In Phenomena il tema portante è dei Goblin ed è senza testo, io ho preferito inserire la cover dei Rhapsody of Fire il quale testo si sposava particolarmente bene, sebbene l’adattamento fosse successivo all’ambientazione della novel.

 

Tra realtà e finzione. Quanto di questi due elementi c’è Sulla Collina e come interagiscono tra di loro?

M: La parte del fatto di cronaca sostanzialmente, per quanto orrorifica, è la parte accaduta realmente e, se ci si pensa, sembra quasi metaforica;  mentre quella dei ragazzi è frutto delle idee di Ilaria, come dire che la realtà che ci circonda può essere più terrificante di un film dove un gruppo di ragazzi trovano il coraggio di affrontare le proprie paure.

I: In realtà la linea è molto confusa perché le ambientazioni sono reali, i racconti dei ragazzi sono reali come i monaci basiliani, l’invasione dei saraceni, l’evento di cronaca nera nel leccese, avvenuto negli anni sessanta, uniti poi alla parte fantastica, ovvero tutta la linea di trama dell’avventura. Il cercare di mescolare la parte reale con quella romanzata, avviene anche attraverso piccoli spunti anacronistici che sono stati inseriti nella storia sia a livello grafico che a livello narrativo, proprio perché sia palese questo accavallarsi tra realtà e romanzo.

 

Mauro i tuoi disegni hanno un taglio preciso e raccontano, già da pochissimi dettagli, tutto  quello che la scena ha davvero intenzione di raccontare. Potrei definire il tutto molto cinematografico, quasi come se fosse uno storyboard. La scelta, personalmente molto apprezzata, è dovuta per ragioni di storia o per ragioni di stile?

Ci sono alcune vignette che Ilaria voleva proprio fossero disegnate in un modo, per il resto ho avuto libertà di gestirmi a piacimento, quindi direi più ragioni di stile grazie anche alle influenze date nel tempo dai film che abbiam citato sopra, come dire? Mi son lasciato trasportare dal cuore.

 

Sulla Collina

 

Ilaria la prima impressione che si ha nel leggere Sulla Collina è quella di trovarsi di fronte a un piccolo giallo, il quale invita il lettore più giovane ad immergersi nella vicenda e riuscire a risolvere il mistero. Parlerei addirittura di triplice mistero, considerando gli elementi seminati all’interno della storia. In che modo ti sei mossa per realizzare questo tipo di struttura?

È stato sicuramente fatto a monte, perché l’idea era quella di far ritrovare i ragazzi una volta divenuti adulti. È stato un intreccio molto calcolato in cui bisognava creare punti dove passato e presente dovevano intersecarsi. Per questo motivo è stato molto studiato e sono stati inseriti elementi destabilizzanti che creassero delle ambiguità fino al momento in cui viene dato un indizio molto forte al lettore. È stato sicuramente un lavoro di calcolo preciso sui vari intrecci di questa trama che pare quasi concentrica.

 

C’è un twist molto particolare nei personaggi, in particolar modo in quelli di Fabio e Simone. Entrambi incarnano ruoli ben precisi all’interno della “gerarchia adolescenziale”, attuale sempre. Uno di loro due è poi cruciale per tutta la storia, sorprendendo non poco. Questo tipo di percorso nasce dalla genesi dei due personaggi, in particolar modo Simone, oppure è arrivato quasi per caso?

I: Sono nati proprio così. Esattamente come facevi notare tu, nei gruppi, soprattutto tra i ragazzi, c’è sempre qualcuno che emerge e vuole posizionarsi come capo; poi c’è quello che ha una relazione tesa con il leader, in quanto ha maggiori conoscenze ma proprio per questo motivo viene bistrattato dal “capo” e definito saputello. Gli altri, invece, sono più tendenzialmente gregari. È una struttura piuttosto tipica e anche per questo motivo le caratterizzazioni sono state fatte a monte.

Mi è piaciuto creare questo paradosso tra i due personaggi, quello più scapestrato con il trauma infantile che poi supera da adulto, diventando una persona più posata, e poi Simone che è quello apparentemente più meticoloso, attento, che con le avversità successive della vita vissute da adulto ha una fase più cupa, pur mantenendo comunque il suo carattere principale.

 

Sulla collina

 

Ciò che più mi ha sorpresa di questa novel è il suo essere così penetrante da un punto di vista emozionale e riuscire a far riflettere sulle piccole e grandi difficoltà della vita, ma anche sul senso di colpa e sul riuscire a non aggrapparsi al ricordo materiale. In questo caso faccio riferimento sia alla pietra ma anche alla caverna stessa, nonché ai vari feticci religiosi dell’avvenimento di cronaca. Da cosa deriva questa scelta? Rappresenta qualcosa di legato alla vostra stessa infanzia?

M: Per quel che riguarda i luoghi fisici, non essendo dello stesso paese di Ilaria, purtroppo no, ma credo che ognuno di noi ha un oggetto in particolare che ci lega a qualcosa o a qualcuno, oggetti che ci accompagnano in un particolare periodo della nostra vita che si impregnano quasi di sensazioni e emozioni vissute quasi come se fossero “oggetti vivi” che magari, a separarsene, potrebbe quasi creare una crepa al cuore, così come la grotta : rifugio temporaneo del vento-tempo che inesorabilmente ci travolge.

I: Le manie religiose e la cleptomania della donna all’interno del racconto sono fedeli agli avvenimenti di cronaca, quindi non c’è alcun elemento metaforico. Volevo, però, trovare un elemento che fosse di collegamento tra passato e presente. Siccome da ragazzina ero fissata con le conchiglie fossili, di cui la mia terra è molto ricca, è molto facile trovarle ancora, perciò poteva essere un oggetto legato al passato ma facilmente trovabile, negli stessi luoghi, nel presente. È questo il motivo, semplicemente.

 

Graphic novel di formazione, ma non solo. Sulla collina mi è sembrato un racconto non solo rivolto ai ragazzi, ma anche agli adulti. Un monito quasi a ricordarsi del loro bambino interiore e, al tempo stesso, di chiudere con le paure del passato, affrontando i mostri a volto scoperto; infatti, nel finale c’è un vero e proprio richiamo, dopo anni, a tornare in quello stesso posto per affrontare il demone. È un sentimento che trovo fortissimo e molto particolare. Da cosa nasce questa scelta? Fa parte della vostra stessa vita o è qualcosa nato principalmente all’interno della storia?

M: Personalmente la vedo come una sorta di metafora da seguire, quando si è adolescenti ci impegniamo, per quanto possan sembrare delle ragazzate, ad affrontare le proprie paure (prove di coraggio) per crescere, non solo per dimostrare agli altri di essere migliori ma soprattutto a se stessi, per dire:”Sì, io posso farlo!”, sfrontatezza che da adulti andiamo a perdere così come sogni e speranze per omologarci a quel senso di responsabilità dovuto a status quali lavoro-famiglia che ti rendono una persona “adulta” non rendendoci conto che stiam uccidendo il classico bambino interiore perdendo quindi una parte di noi, mentre paure e fobie, di contro, rimangono incrostate nel profondo del nostro animo.

I: Io credo che sia la paura più ricorrente in tutti; un qualcosa in cui tutti si possono riconoscere, appunto il tempo che passa e non poter recuperare più la spensieratezza dell’infanzia. Se noi riuscissimo, cosa difficile, ad ancorarci al presente attimo per attimo, con la stessa sorpresa e meraviglia che avevamo da bambini, riusciremmo a vivere più serenamente ogni fase della nostra vita, anziché rifugiarci nel passato o temere il futuro. Essendo una paura inconscia di tutti, penso che tutti gli adulti si possano riconoscere in quei ragazzi cresciuti.

 

Sulla Collina

 

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Se siete freschi del binge watching di Stranger Things, omaggio di casa Netflix alla cinematografia anni ottanta, Sulla Collina, nonostante il suo taglio rivolto a un pubblico più giovane, potrebbe essere una scoperta davvero interessante, capace non solo di prolungare la magia di quegli anni ma anche di fare quattro conti con noi stessi.

La scrittura di Ilaria è molto veloce e trasporta immediatamente nel racconto. Il punto forte di Mauro sono le sue atmosfere molto dark e il taglio quasi cinematografico. C’è una profonda armonia tra scrittura e disegno, i quali riescono a dare un ritmo ben preciso al novel che non si perde in giri di parole, ma sa creare un’avventura fantastica e, al tempo stesso, far riflettere su se stessi.

Guardare in faccia le proprie paure, riuscire ad accettare i propri limiti e fermarsi quando l’ostacolo è troppo arduo, fa sempre male, ma forse tutto questo può essere più facile se affrontato con un amico.

Se siete dei veri mani dell’horror avventura adolescenziale, allora non potete davvero perdervi questa piccola perla chiamata Sulla Collina.

 

 

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