HP Spectre X360

5 anni fa

20 minuti

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Tendo ad essere un cliente molto affezionato. In primis perché impiego talmente tanto tempo a scegliere un prodotto che poi tendo a rimanerci ancorato, e poi perché la mia black-list in campo tecnologico è talmente vasta da includere metà della produzione IT.

Scherzi a parte, la scelta del portatile da usare per me è un passo molto importante. Questo perché è un apparecchio con il quale passo non meno di 8-10 ore ogni giorno, che mi serve sia per lavoro sia per la vita privata e che mi accompagna praticamente ovunque. Sono inoltre assolutamente convinto che il portatile sia necessariamente il computer primario per qualunque professionista serio nel mondo IT.

Finora ho avuto sette portatili Apple, un paio di Acer, un paio di IBM, tre HP (tutti per lavoro) e 6 Asus. Ho abbandonato Apple per una serie di motivi, in particolare perché trovo che il rapporto tra prezzo e prestazioni sia notevolmente peggiorato nel corso del tempo e poi perché MacOSX ha, a mio avviso, abbandonato troppo la sua anima Unix per diventare il fratello maggiore di iOS. Inoltre Apple è in un periodo di stagnazione, nel senso che non ha più quella fame di innovazione che l’ha sempre contraddistinta.

Da quando sono passato a PC, Asus è sempre stata la mia prima scelta. Ha computer molto ben costruiti e con un prezzo decisamente accessibile. In più i suoi trasformabili, e parlo dei Transformer con processore Intel e Windows, sono delle macchinette spettacolari.

Ho avuto HP e IBM per lavoro. Belle macchine ma, specialmente le HP, mi hanno dato l’impressione di essere molto curati dal punto di vista della costruzione ma non certamente da quello del design.

Arriviamo ad oggi. Ho due portatili, un Asus N56JK che comprato lo scorso anno (una specie di Workstation con processore quadcore e una nVidia GTX) e un Asus Transformer T200. Nessuna delle due macchine è perfetta. La prima è molto potente ma consuma come una stufa elettrica (non arriva a 4 ore con la batteria maggiorata) e pesa quasi 3 Kg, mentre la seconda (pur essendo quella che uso maggiormente) ha come problematiche principali quelle di non avere un gran potenza di calcolo (è pur sempre un Atom per quanto veloce) e uno schermo piccolo e con una risoluzione troppo bassa.

 

In ufficio quindi uso l’N56 e fuori il T200, con la conseguenza che devo sfruttare pesantemente il cloud per tenere allineati i miei dati che altrimenti finiscono per essere sempre con l’avere i dati che mi servono sulla macchina sbagliata.

 

 

 

La scelta

Facendo una analisi di quello per cui uso maggiormente i miei computer ho stilato una serie di punti irrinunciabili:

  • Una macchina sola che possa coprire almeno l’80% del mio utilizzo quotidiano
  • Massima portabilità
  • Batteria capiente
  • Schermo almeno 13” e FHD
  • Almeno 2 porte USB3
  • Possibilità di connettere un monitor esterno (meglio 2)
  • Form factor 2-in-1
  • Processore almeno Core i5
  • 8 GB di RAM sono irrinunciabili

Tra i desiderata ci sono invece:

  • Supporto per la penna (invidio ogni volta uno dei soci dell’azienda quando lo vedo prendere appunti su Onenote con il suo favoloso Surface Book, in più il nuovo framework Ink presentato alla //Build 2016 promette moltissimo)
  • Una scheda grafica che mi permetta di giocare, anche se casualmente
  • Discreto audio (anche se non penso troverò mai un portatile che suona come il mio N56)

Ho scoperto subito che trovare una macchina con queste caratteristiche non è facile e, certamente, non si può cercare tra i prodotti di fascia media, ovvero quelli tra cui ho sempre attinto nel corso degli anni.

Mi sono fissato un Budget decisamente più elevato del solito e sono arrivato a € 1.500 tassativamente non superabili.

Nonostante questo trovare una macchina non è stato semplice. Anche prendendo Lenovo e spostandola fuori dalla mia blacklist (dove è finita in pianta stabile dopo l’affair Superfish), non ci sono macchine della linea Yoga che soddisfino tutte le caratteristiche richieste, semplicemente o sono di fascia troppo bassa o sono fuori budget.

Il Surface Pro 4 è bellissimo, ma ha due problemi. In primis la versione i5, 8 GB costa € 1499 praticamente ovunque, a cui minimo bisogna aggiungere € 150 per aggiungere la tastiera. Inoltre mi conosco. Non sono capace di lavorare alla scrivania. ¾ del mio lavoro avviene seduto per terra in un Datacenter, in viaggio su mezzi di vario genere o sul divano di casa o del divanetto dell’ufficio. Non posso digitare sul video e un Surface, per quanto abbiano migliorato a dismisura il kickstand e la Cover con la tastiera, sarebbe sempre troppo ballerino.

Mi ha invece colpito l’HP Spectre X360. Annunciato a fine 2014, ha raccolto una serie di recensioni entusiastiche dalla stampa specializzata durante tutto il 2015. Progettato da HP con la collaborazione diretta di Microsoft, è stato definito da tutti un convertibile quasi perfetto, con punti di forza principali come la batteria (da 9 a 12 ore a seconda della configurazione), il livello di finitura, il numero di porte e lo schermo. Difetti riscontrati in molti un peso non particolarmente contenuto (1,6 Kg) e pochissimo altro.

 

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La linea Spectre è la più prestigiosa di HP.

La linea Spectre è la più prestigiosa di HP. Si tratta di una serie di Ultrabook costruiti interamente in metallo, con caratteristiche da macchina premium e soluzioni d’avanguardia. Il prezzo di questo modello da 13,3” varia da € 900 a 1800 circa a seconda di quattro possibili variabili (CPU, memoria, SSD e schermo).

La versione che ho scelto è quella con processore Core i5, 8 GB di RAM, SSD da 256 GB e schermo FHD (che poi è la più diffusa nei negozi italiani). Per molto tempo sono stato indeciso con la versione con schermo QHD, ma alla fine ho seguito il consiglio di molti recensori che insistevano, nelle loro analisi, che il FHD non solo è più che accettabile per uno schermo da 13.3” ma anche per il fatto che rispetto al modello superiore in QHD, si rischia di guadagnare più di un’ora di batteria per carica.

Il prezzo, pur non essendo economico, si assesta a € 1.299,99 a cui bisogna aggiungere il prezzo per la penna attiva. Quindi altri € 35 su Amazon e il sistema è completo.

Lo Spectre X360 esiste in due colorazioni differenti. La prima è alluminio satinato con le cerniere e bordi in alluminio lucido, la seconda è grigio antracite con cerniere e bordi color bronzo. A mio avviso sono bellissime entrambe ma la seconda non solo permette di differenziare il portatile dai prodotti della concorrenza (la versione tutta in alluminio è davvero simile ad un Macbook Air) ma ha anche il vantaggio di contrastare maggiormente le lettere (specialmente con la retroilluminazione) con il fondo dei tasti.

 

 

 

Unboxing

Che sia un prodotto premium lo si capisce subito, appena si rompe il sigillo che tiene chiusa la confezione. All’interno si trova una sleeve in neoprene (bruttarella e di qualità appena passabile) e la vera scatola del portatile.

Il packaging è curatissimo. La scatola è composta da due parti nere leggermente staccate tra di loro e attraverso le quali si nota una scatola interna colo argento. Aperta appare subito il portatile al di sotto del quale, all’interno di uno scomparto in cartone, si trovano l’alimentatore, il manualetto di istruzioni e un panno in microfibra per pulirlo.

Ogni singolo componente è sigillato separatamente. Non si hanno dubbi sul fatto che si è comprato il top di gamma dei convertibili HP. Unica nota veramente stonata è l’alimentatore. Si è piccolo, ma è così dozzinale!

È il classico alimentatore cinese da due soldi.

Inoltre è fornito con un cavo tripolare che termina con una spina Shucko tanto enorme quanto inutile. La cosa migliore sarebbe quella scrivere una mail di protesta ad HP, lasciarlo nella scatola e prendere qualche prodotto compatibile più portatile e meno orribile. Purtroppo non si può fare dato che lo spinotto non è il classico HP e non ho trovato un singolo alimentatore compatibile che ne abbia uno uguale. Quindi ho tagliato la Schucko e l’ho cambiata con una spina italiana da 10 A, molto più leggera e usabile.

Con un po’ di amaro in bocca per aver trovato un alimentatore da € 10 nella scatola, passiamo al portatile. Qui le cose si fanno molto diverse. Il computer appare subito un prodotto di classe superiore, con una bellissima finitura grigio scuro e i bordi e le cerniere di un lucidissimo color bronzo. Ogni volta che lo si guardano si notano nuovi particolari, come la bordatura interna bronzo lucido nel bordino del touchpad. Personalmente posso dire che un simile livello di dettaglio l’ho visto solo sul Surface Book di Microsoft.

HP sembra pensare che gli acquirenti abbiano dei problemi di memoria a breve termine, in quanto il simbolo HP è stato sostituito dalla scritta “Helwett – Packard” in ben tre parti della scocca, ovvero sul retro del monitor, dove è realizzata in bronzo e con i caratteri in rilievo, sulla cornice del monitor e sulla cerniera della tastiera. L’unica spiegazione a cotanto tripudio di scritte è il fatto che si vuole che il marchio sia ben in vista indipendentemente da come si posizioni l’oggetto. Tutto è fatto in metallo con una tecnica costruttiva simile a quella usata per i Surface.

Colpisce la rigidità del portatile, per quanto sottile. Anche preso per un angolino non flette mai, in nessuna situazione.

 

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Una volta aperto la prima cosa che balza agli occhi è il touchpad, o meglio, quella specie di piazza d’armi che prende il posto del touchpad. Viene immediatamente da chiedersi come si possa evitare di muovere il mouse e fare disastri mentre si digita dal momento che occupa più della metà dello spazio del palm rest.

Toccandolo il materiale è spettacolare, al punto di poter dire che è uno dei migliori touchpad che si trovano in commercio. Alla fine ci si fa subito l’abitudine, anche alle generose dimensioni, ed è ulteriormente dotato di un ottimo algoritmo che gli permette di spegnersi  nel momento in cui si digita sulla tastiera e si appoggia inavvertitamente il palmo sulla sua superficie.

A me risulta ancora ancora un po’ scomodo quando devo stare a premere l’angolo in basso a destra ma probabilmente è una questione di prenderci le misure. Un plauso invece al materiale della superficie che mostra un coefficiente di attrito davvero bassissimo e che lo rende davvero molto piacevole da usare. Inutile dire che tutte le più comuni gesture sono supportate.

La tastiera ha dei tasti fantastici con la giusta resistenza e una corsa più che sufficiente.

Si può digitare per ore senza alcun problema. Da questo punto di vista siamo ben distanti (in meglio) dalla keyboard cover del Surface Pro 4, il che mi fa pensare di aver fatto la scelta giusta dato che questa sarà certamente la macchina su cui scriverò la prossima edizione del mio libro. Però non è perfetta. In primis ha un layout davvero strano, con il tasto con la “ù” e il “§” posto dove dovrebbe esserci la parte alta del tasto “Enter”.

È una posizione scomoda e innaturale e spesso si preme “ù” per andare a capo. Altro tasto che è migrato per inspiegabili ragioni è il tasto con “<”, “>” finito in una posizione assurda, di lato al tasto menù e a quello ALT-GR. Il tutto per avere un shift sinistro di ampie dimensioni. Non mi convince.

 

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Due ulteriori difetti per fortuna sono facilmente corretti. Il primo è il tasto “F5” che, quando la retroilluminazione non è attiva, rimane acceso in maniera fastidiosa. Certo sarebbe utile se per caso una improvvisa eclissi totale di sole oscurasse il cielo e non trovaste più il modo di attivare la retroilluminazione, ma durante il normale utilizzo è davvero seccante.

Il secondo problema sono i tasti F1-F12 che si ottengono in doppia battuta premendo il tasto Fn e privilegiando quindi le funzioni multimediali. Scomodo in maniera spaventosa se usate programmi che utilizzano  questi tasti per funzioni varie. Per fortuna, per entrambi i problemi, è uscito un aggiornamento Firmware che permette di impostare da BIOS lo spegnimento del LED del tasto F5 e l’attivazione dei tasti F1-F12 in prima battuta.

Lo schermo è, a mio avviso, fantastico.

Come ho già detto si tratta di un IPS FHD (ho volutamente evitato il 4k per privilegiare la batteria) da 13,3”. Nell’utilizzo normale la risoluzione si rivela più che sufficiente, al punto che praticamente è impossibile usare gli elementi della GUI di Windows con uno scaling del 100% dato che diventano davvero troppo piccoli. Non ho idea come sarebbero con un QHD. L’angolo di visione è ampio in orizzontale e estremamente ampio in verticale. I colori sono resi in maniera molto fedele.

Come tutti gli schermi touch il vetro di protezione anteriore ovviamente rende lo schermo lucido con il vantaggio di evidenziare i colori e lo svantaggio di essere estremamente riflettente, cosa che risulta fastidiosa se c’è una finestra alle spalle o se lo si usa all’aperto. La luminosità è alta ma non eccessiva. La cornice attorno al monitor è spessa e in primis verrebbe da chiedersi se non sarebbe stato il caso di sfruttare meglio lo spazio disponibile. Poi è d’obbligo ricordare che si tratta di un convertibile e quindi, quando è usato come tablet, è necessario avere lo spazio per poterlo afferrare senza dover toccare le zone sensibili al tocco dello schermo.

Anche se non vi è menzione nella documentazione, lo schermo utilizza anche un digitalizzatore Synaptics e quindi supporta la penna attiva. Quella di HP ha ricevuto più o meno un pollice verso da quasi tutti i siti che, invece, consigliano la DELL Active Pen, di qualità molto migliore e, cosa che non guasta, più economica.

 

HP Spectre x360 Modes

 

Nel momento in cui lo schermo supera l’angolo di 180°, la tastiera e il touchpad si disattivano e, se si è attivata la modalità Continuum, la GUI si commuta in modalità touch/tablet.

Le cerniere si muovono perfettamente e permettono di ribaltare completamente lo schermo in modo da usare il portatile in una delle quattro posizioni possibili, ovvero laptop, tenda, presentazione o tablet. In modalità tablet risultano perfettamente a filo e quindi non sono ne’ brutte da vedere ne’ scomode. Nel momento in cui lo schermo supera l’angolo di 180°, la tastiera e il touchpad si disattivano e, se si è attivata la modalità Continuum, la GUI si commuta in modalità touch/tablet.

Ottima la dotazione di porte (Apple, impara) pur essendo una macchina molto sottile. Ci sono tre porte USB Type-A 3.0, HDMI, Minidisplay Port, Jack combo da 3,5”, slot SD-Card, e presa per l’alimentatore.

Si possono usare tre monitor al massimo, quello del laptop e altri due collegati contemporaneamente alla Display Port e a HDMI. Tra le varie porte si trova anche il tasto di accensione (lato sinistro) e il rocker del volume, unito con il tasto Windows sul lato destro della tastiera.

Ovviamente non vi è porta seriale ne’ tantomeno un adattatore Ethernet. Se necessitate di uno di questi due collegamenti dovrete necessariamente ricorrere ad un adattatore esterno USB 3.0.

 

 

Funzionamento

In primis parliamo del lato software. La prima cosa che salta all’occhio è la quasi totale assenza di crapware. Niente programmi scemi, trial  o altro. Una installazione Windows 10 bella pulita, con solo un paio di utility (necessarie) per la gestione dell’hardware e, incredibile, l’antivirus McAfee licenziato per un anno invece dei soliti 30 gg.

Ma il ghigno soddisfatto si spegne subito quando si nota una cosa che mi ha fatto accapponare la pelle.

La versione del sistema operativo è una HOME? Ma dico, scherziamo?

Compro  una macchina da € 1300, molto orientata al business, con tanto di TPM a bordo, SSD e tutto il resto e tu mi metti una Home? Niente Bitlocker, niente, Hyper-V e un sacco di funzioni utilissime per il business in meno? Ma non esiste! Shame on you HP, shame on you. Altro scivolone sulla dotazione, dopo l’alimentatore sfacciatamente “China” e la sleeve da tablet Mediacom da  70 €. Non ci siamo, prendete i genialoidi del Marketing e mandateli a raccogliere patate nei campi, magari saranno più utili.

Recuperata per 30 € una versione di Windows 10 Pro su Internet e aggiornato il sistema e finalmente il piccolo HP inizia a funzionare a dovere.

Come va? L’uso è un piacere. Il processore Core i5 di sesta generazione, unito agli 8 GB di RAM vi permettono di lavorare agevolmente con moltissime applicazioni, senza rallentamenti di sorta. Il mio setup comprende sempre l’ambiente Cygwin completo (in attesa del sottosistema POSIX ufficiale di Microsoft annunciato durante la //Build 2016), Office 2016, un paio di VM Linux sotto Hyper-V, X Server, Visual Studio, Bitvise SSH, Filezilla, Client VPN, X-Ways Forensics, Oxygen Forensics suite e un bel po’ di altre utility.

Niente di trascendentale ma certamente c’è il necessario per capire se la macchina è in grado di lavorare con più programmi contemporaneamente. E, davvero, non fa una piega.

Sul lato multimediale non mi sono fatto mancare Netflix, VLC, Groove Music, le app di connessione con l’Xbox One e un paio di giochini da casual gamer.

Ho installato pure il MMORPG Guild Wars 2 con il quale da anni non disdegno di fare una partita. Non è un gioco particolarmente impegnativo per i moderni PC da gioco, ma riesce comunque a mettere alla corda PC meno esasperati. Chiaro, lo Spectre non ha una scheda grafica discreta e si basa solamente sulla Intel HD 520 inclusa nel processore, quindi non bisogna pretendere troppo. GW2 con i dettagli compresi tra il medio e il minimo, riesce a mantenere tra i 26 e i 30 fps. Non è la macchina migliore per lunghe sessioni di gioco, ma per rilassarsi in pausa pranzo è più che sufficiente. Quindi onore al merito alla serie Skylake e alla scheda Intel che, nonostante non sia il top del mercato, riesce comunque a destreggiarsi anche in questi compiti più impegnativi.

 

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Se comunque la scheda audio fa il proprio dovere, il reparto audio latita.

Se comunque la scheda audio fa il proprio dovere, il reparto audio latita. Non serve scrivere “Bang & Olufsen” sulla scocca per ottenere un audio di livello decente. I due altoparlantini posti agli angoli della tastiera e rivolti verso il basso fanno a malapena il loro dovere, con un volume troppo basso in generale, e una preponderanza marcata sui toni medi, con buona pace dei bassi inesistenti e di alti non troppo cristallini. Va bene per sentire un video su Youtube ma siamo ben lontani dai livelli che raggiunge l’Asus N56 a cui sono abituato.

Ma la parte convertibile? Ha molti pregi e qualche difetto. Tra i pregi si può annoverare certamente un ottimo touchscreen che, con il supporto dello stilo attivo, dà il meglio di sé. Per la prima volta ho avuto modo di utilizzare le funzioni penna di Windows, compreso il supporto al riconoscimento della scrittura manuale e finalmente l’uso di OneNote come blocco per gli appunti. Certo non è uno stilo sofisticato come quello del Surface Pro 4 che supporta l’uso di diverse punte e ha il comodissimo tasto della gomma ma fa il suo dovere e la sensibilità alla pressione è sufficiente anche per poter disegnare senza patemi. Devo purtroppo ammettere che una volta provato un notebook con lo stilo  tornare ad un comune laptop è veramente difficile.

Rimango invece un po’ perplesso dalle cerniere.

Rimango invece un po’ perplesso dalle cerniere. Sembra che la loro resistenza non sia costante su tutto l’arco dei 360°. Ci sono posizioni dove il display rimane perfettamente in loco e ci sono posizioni dove il peso dello stesso fa sì che la posizione scelta finisca per modificarsi di qualche grado. Non è un difetto serio in quanto vi sono comunque almeno una decina di posizioni lungo tutto l’arco del movimento dove non vi sono problemi, semplicemente mi sarei aspettato un’azione più fluida e lineare.

Il discorso di avere quattro modi d’uso (notebook, tenda, presentazione e tablet) ha il suo perché e, in effetti ci si ritrova ad utilizzare il computer in maniera diversa dalla tradizionale per adattarsi ad ogni situazione. Se lo schermo supera un angolo di 180° tastiera e touchpad sono automaticamente disabilitati.

Usandolo come tablet, fa una certa impressione sentire la tastiera sotto le dita e quando lo si appoggia su una qualche superficie ci sono solo i quattro minuscoli gommini (usati normalmente per l’appoggio della parte interna del display sulla tastiera) lungo la cornice che prevengono che la finitura della tastiera e del suo ripiano si graffi o si rovini. Magari sono sufficienti ma, psicologicamente, si rimane sempre un po’ sul chi vive.

Il portatile non è leggerissimo, se paragonato alla concorrenza, ma quando lo si usa come tablet, il chilo e mezzo tende a farsi sentire, quindi, tra tutte le diverse modalità questa è quella che, a mio avviso è  quella meno fruibile, almeno finché lo si tiene sempre in mano.

In ultimo vorrei permettermi di citare la durata della batteria. Io provengo da un Asus N56JK la cui batteria, se va bene, dura circa 3 ore e da un convertibile Asus T200 la cui batteria dura quasi 9 ore, a fronte, però, di un sistema che dispone di un Atom Z3795 quad core che, pur non funzionando assolutamente male con gli applicativi da ufficio, mostra abbastanza frequentemente i suoi limiti. Qui invece c’è un Ultrabook con un Core i5, 8 GB di RAM, SSD da 256 GB che arriva senza troppi problemi a quasi 11 ore. La cosa è quasi miracolosa, tanto che verrebbe da smontare il fondale per vedere se all’interno oltre ad una batteria molto capiente via sia nascosto anche  un reattore ARC.

 

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Infatti dopo qualche giorno d’uso viene da chiedersi come tutto questo ben di Dio possa sopravvivere così tanto tempo lontano dal una presa di corrente. Si po’ tranquillamente rimanere fuori casa tutto il girono senza dover toccare l’alimentatore o cercare un plug di corrente con la disperata consapevolezza di un possessore di iPhone.

Rispetto ad altri prodotti davvero non ci si raccapezza di come possa funzionare così bene e così tanto.

Questo ha anche uno svantaggio, ovvero quello per il quale si perde l’abitudine di guardare l’indicatore della batteria che, comunque con l’uso ovviamente cala. Quindi ci si ritrova dopo molte ore a ricordarsi che il gioiellino va comunque caricato, magari nel momento meno opportuno.

 

 

 

 

Conclusioni

 

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Non posso che consigliare questo prodotto HP praticamente a chiunque necessiti di un laptop leggero e potente.

Non posso che consigliare questo prodotto HP praticamente a chiunque necessiti di un laptop leggero e potente. Non è una macchina perfetta ma ci va drammaticamente vicino in quanto i peccati riscontrati sono del tutto veniali. L’aggiornamento di fine 2015, con il passaggio alla sesta generazione di processori Core ha ulteriormente alzato l’asticella senza, peraltro, influire sui costi generali.

Cercando di trovare il pelo nell’uovo, io cambierei la telecamera con una che permetta di utilizzare Windows Hello e metterei dei gommini più grandi sul ripiano della tastiera. Poi, ovviamente metterei un carica batteria che sia degno di questo nome, uno stilo direttamente nella confezione e, per ultimo, la versione Pro di Windows che, su una macchina di questo tipo è d’obbligo.

Plauso anche a Windows 10 che si destreggia senza troppi problemi nelle varie modalità d’uso e che, certamente, permetterà a questo computer di essere ancora più fruibile con la nuova Anniversary Edition prevista per Luglio e con il suo ottimo framework destinato all’utilizzo della penna attiva.

 

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