Blockchain: cronache di una rivoluzione in atto

5 anni fa

6 minuti

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Il sistema di decentralized ledger che il blockchain rende possibile promette di cambiare il modo in cui le informazioni vengono scambiate e verificate in rete. In questo e nella serie di articoli che seguirà, proveremo a capire come ciò potrebbe rivoluzionare la nostra architettura economica, sociale e politica.

Prima di addentrarci in quello che mi piace definire un “ginepraio algoritmico dalle conturbanti conseguenze economico-giuridiche”, sarà bene fare un paio di premesse/promesse sull’articolo che segue e sul suo autore:

La questione è un “ginepraio algoritmico dalle conturbanti conseguenze economico-giuridiche.
  1. Sono un giurista e non un ingegnere, mi intendo di informatica e crittografia quanto l’ultima Miss Italia di storia. Per tale ragione le questione strettamente tecniche saranno skippate.
  2. Per la ragione sub. 1, l’articolo proverà a rispondere a domande quali: a cosa serve il blockchain? Quali sono le conseguenze del suo utilizzo? Di come funziona, invece, non ne capisco quasi un razzo.
  3. Il titolo e l’introduzione dell’articolo riferiscono di una rivoluzione in atto, dello stravolgimento del mondo come noi lo conosciamo, ecc. Mettendo da parte le presentazioni da colossal (che servivano esclusivamente a impegnare il lettore fino a questo punto), la verità è che la disruptiveness del blockchain è ancora oggetto di dibattito. C’è chi ritiene che il mondo verrà rivoltato come un calzino e chi, al contrario, è sicuro sia un vaporware della peggior specie. Dal canto mio, scomodando la scommessa di Pascal, sostengo che se una rivoluzione dovesse arrivare, tanto meglio essere preparati.
Se la rivoluzione dovesse arrivare, tanto meglio essere preparati

Ciò presupposto, godetevi la lettura e, se siete ingegneri informatici e siete incazzati per le imprecisioni o l’eccessiva semplificazione delle definizioni che seguono, venite pure a minacciarmi sotto casa. Sono abituato alle folle inferocite che brandiscono torce e forconi.

 

 

 

Blockchain: definiamolo

Riducendo la questione all’osso, il blockchain non è altro che un sistema che permette l’istituzione di un database decentralizzato e distribuito in cui le informazioni vengono verificate attraverso lo sfruttamento della potenza computazionale dei componenti dei blocchi che fanno parte della catena.

 

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La blockchain permette l’istituzione di un database decentralizzato e distribuito.

Questo significa, sempre in parole molto povere, che attraverso il blockchain è possibile avere un registro di informazioni verificabile senza che esista un intermediario a fare da garante.

Per capire bene cosa questo significhi, faremo un esempio estremamente pratico: abbiamo da poco adocchiato una tipa, siamo riusciti a conoscere il suo nome e a scambiare qualche chiacchiera, sfoggiando il nostro ancora non inflazionato fascino nerd. La aggiungiamo su Facebook, ma non troviamo informazioni relative al suo stato sentimentale. Il dubbio che possa essere sposata con un omone muscoloso di due metri di nome Antonio ci assale e ci depriva del sonno.

Potremo, allora, recarci al Comune e chiedere un certificato che attesti lo stato di nubile della tipa in questione. Ogni ente locale deve, infatti, mantenere un registro dello stato civile dove vengono conservate le informazioni relative a nome, data di nascita e stato civile dei suoi residenti. In questo modo avremo un’informazione certa che la tipa non è sposata e, nel caso in cui un certo Antonio dovesse venire a bussare alla nostra porta, avremmo un documento ufficiale da opporgli per dimostrare la nostra buona fede ed evitare il pestaggio.

L’informazione che abbiamo ottenuto nel caso Antonio era conservata in un registro ufficiale garantito dall’ente locale e ci è stata fornita da un soggetto, il dipendente pubblico, che ha fatto da intermediario tra noi e il registro. Sia l’intermediario che il garante hanno, ovviamente, un costo. Se ci allontaniamo dal caso Antonio e prendiamo in considerazione, per esempio, il mondo delle transazioni finanziarie, è facile capire come la necessaria esistenza di un garante e di un intermediario possa incidere sostanzialmente su costi e tempi di elaborazione.

Blockchain elimina la necessità che qualcuno garantisca e poi fornisca, come intermediario, le informazioni

Ebbene, il blockchain elimina la necessità che qualcuno garantisca e poi fornisca, come intermediario, le informazioni.

 

 

Blockchain: i possibili usi

Che viviamo nel mondo dell’informazione è una cosa che ci sentiamo ripetere fin troppo spesso. L’affermazione è vera. Tuttavia, non è esaustiva. L’essere umano ha, infatti, sempre vissuto nel mondo dell’informazione. Ciò che è cambiato, semmai, è che adesso l’informazione è sempre più digitale.

Prendiamo soldi il vile denaro, quelli che guadagniamo con i nostri lavori più o meno onesti, più o meno interessanti, più o meno dinamici, e che ci servono per comprare i nostri videogiochi, le skin su LoL, i viaggi, le donne  o per contribuire a qualche start up attraverso siti di crowdfunding. I soldi non sono nient’altro che informazioni.

La banconota è la rappresentazione fisica di un valore garantito da un’autorità centrale (banca centrale) sull’assunto che chi ha il possesso dell’oggetto ha anche la titolarità del valore.

I soldi che abbiamo in banca, invece, non sono nient’altro che cifre in un database digitale. Il valore di queste cifre è attribuito attraverso un sistema di garanti (banche e fornitori di servizi finanziari). Ogni movimento di un tale valore dev’essere processato da un intermediario.

I soldi che abbiamo in banca, invece, non sono nient’altro che numerini in un database digitale che rappresentano un valore attraverso un sistema di garanti e che possiamo scambiare attraverso intermediari.

Sulla base di queste premesse sono nati i Bitcoin e le altre cryptocurrency: monete dematerializzate e decentralizzate, il cui scambio non ha bisogno di essere garantito e gestito da nessun intermediario grazie proprio al funzionamento del sistema blockchain.

Quella monetaria è l’applicazione del blockchain più immediata e venale e la approfondirò in una delle prossime puntate (o forse no, giacché, tra le varie applicazioni, è quella che mi intriga di meno).

Le altre possibili applicazioni sono innumerevoli.
Si va dai così detti smart contract, contratti scritti in linguaggio di programmazione che si auto eseguono senza alcuna necessità di intervento o mediazione umana, alla fondazione di una e-democracy che permetta la consultazione diretta dei cittadini senza costi e senza pericoli di alterazioni (quando in Italia non si parla d’altro che di abolizione del senato, è pure giusto che qualche illuminato discuta la possibilità di eliminare pure la Camera).

Nel prossimo articolo affronterò nello specifico una delle possibili applicazioni del blockchain. Nel frattempo preparatevi. La rivoluzione è in atto.

 

 

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