I film dei fratelli Coen da non perdere

5 anni fa

10 minuti

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Esce oggi al cinema Ave, Cesare!, il nuovo lungometraggio degli straordinari fratelli Coen e del loro mondo cinematografico che non smette mai di stupirci. Per arrivare pronti all’arrivo di questo film, ecco alcune delle fondamentali pellicole dei Coen da vedere almeno una volta.

Uscirà a breve il diciassettesimo lungometraggio dei fratelli Ethan e Joel Coen, Ave, Cesare!Hail, Caesar!, curato sia per la regia, che per la sceneggiatura e produzione.

I Coen, già vincitori di quattro Premi Oscars con Fargo (1996) e Non è un Paese per vecchi (2008), aprono con la loro ultima fatica la 66a edizione del Festival Internazionale di Berlino, conquistando critica e pubblico.

Ave, Cesare! è una commedia agrodolce sul cinema classico; sulla Hollywood degli anni ’50, agli sgoccioli del suo periodo d’oro e in lotta contro la grande minaccia rappresentata dalla televisione. Un sistema tanto splendente quanto pieno di falle, sulle quali i Coen amano giocare.

Ave, Cesare! non è solo un vero e proprio omaggio allo splendore di quel periodo, ma anche una critica nei confronti di tutto il dietro le quinte – elemento fondamentale di tutta la narrazione – di quel periodo.

 

 

 

Ma di cosa parla Ave, Cesare!?

La storia ruota attorno alla figura di Eddie Mannix (Josh Brolin), un fixer degli studios hollywoodiani. In quanto “aggiusta tutto”, Mannix è chiamato a risolvere qualsiasi tipo di problema, anche quelli più impensabili. Dal convincere un regista a non sbarazzarsi di un attore; fare da psicologo alla diva del momento o indagare sulla scomparsa della star più amata da tutti i botteghini.

Ethan e Joel Coen mettono su un vero e proprio carro circense.

Ethan e Joel Coen mettono su un vero e proprio carro circense che da un lato omaggia la grande Hollywood dei tempi dorati, dall’altro critica fortemente il sistema, il tutto per un risultato quasi giocoso che non ha voglia di prendersi sul serio, un po’ come in diverse delle pellicole dei Coen.

Tornano attori molto amati dai registi americani, come George Clooney (Fratello, dovei sei?), nei panni della star scomparsa Baird Whitlock; Scarlett Johansson (L’uomo che non c’era), nelle vesti della diva DeeAnna Moran; la musa, nonché moglie di Joel Coen, Frances McDormand e il già citato Josh Brolin (Non è un Paese per Vecchi); oltre a Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Jonah Hill, Tilda Swinton e Channing Tatum.

A modo loro, i Coen sono coerenti con lo stile del cinema classico che vogliono rappresentare e omaggiare, pur mantenendo intatto il loro marchio di fabbrica, generalmente più concentrato sulle storie di provincia. Uno stile cinematografico basato su storie dinamiche e semplici; temi esistenzialisti che hanno come protagonista l’uomo comune e l’essere inevitabilmente preda del caos e degli eventi.

 

Coen

 

Del resto, i fratelli Coen, in quasi ogni loro pellicola, si sono saputi ben distinguere per il loro amore nei confronti del cinema e per la contaminazione di genere, mescolando atmosfere e stili tra di loro, ma sempre riuscendo a dare una traccia ben riconoscibile del loro lavoro.

Joel e Ethan Coen fin dagli anni ottanta hanno saputo trasformare un genere di intrattenimento come la commedia in un cinema iconico indipendente, fatto di citazioni e simbolismi.

L’ironia e il sarcasmo sono elementi caratterizzanti delle loro storie, il più delle volte agrodolci, ma senza scivolare mai nel banale, preservando sempre una vena di serio e reale, talmente tanto autentico da fare quasi male.

Ave, Cesare! punta proprio su questi elementi, mescolando la commedia dei Coen con quella che era la commedia – genere eccelso dell’Hollywood degli anni d’oro, soprattutto per il suo scopo di far “scappare” lo spettatore dai problemi della vita quotidiana – degli anni ’50, contornato da quella spruzzatina di kolossal in chiave grottesca che non fa mai male.

A queste caratteristiche si mescolano anche le trame politiche e la suspense. Quella leggera vena di thriller che si può leggere già dai primi film dei Coen che, come si è detto prima, si va a mescolare ai toni più leggeri e paradossali della commedia dal black humor.

 

Coen

 

Questo rifacimento al cinema classico e al cinema hollywoodiano non è certo una novità in casa Coen, anzi. Diverse sono le pellicole che partono dalla rielaborazione dell’immaginario del cinema del passato per poi essere assemblate ex novo, difficilmente classificabili in un unico genere proprio per questa particolare ricerca della sperimentazione e della mescolanza tra generi che si fa sentire già dai primi lungometraggi come sceneggiatori.

Per esempio, nel 1985 scrivono per Sam Raimi – con il quale Joel aveva già lavorato, sempre come sceneggiatore, nel 1981 per The Evil DeadCrimewave (I Criminali più pazzi del mondo), dove la suspense va a braccetto con la farsa, scivolando nel musical.

Questa tendenza nello spaziare viene subito adottata dai due autori di Minneapolis, segnando una serie di colpacci cinematografici che sono rimasti impressi nella storia del cinema.

 

 

Blood Simple

Sangue Facile (1984)

È un noir vecchio stile, Hollywood anni ’40, incentrato sulle paranoie di Julian Marty (Dan Hedaya), un americano di origine greche, nei confronti di un’ipotetica storia clandestina tra la moglie, Abby (Frances McDormand), e un suo dipendente, Ray (John Getz).

Per smascherare i due, Marty decide di ingaggiare un detective (M. Emmet Walsh) affinché gli porti la prova schiacciante dell’infedeltà della donna.

 

Coen

 

Sangue Facile è caratterizzato da una sua prima parte di puro noir ma che successivamente sfocia nel pulp dove l’imprevedibilità del destino e il qui pro quo giocando un ruolo fondamentale, per non dire mortale. Un film ricco di citazioni non solo cinematografiche ma anche letterarie, che richiama alcuni dei racconti di Edgar Allan Poe. Se da un lato i Coen sembrano omaggiare un genere classico come il noir americano, dall’altro lato capovolgono totalmente le carte in tavola, rendendo la trama un susseguirsi di paradossali colpi di scena sempre più violenti e sanguinolenti.

 

 

 

Miller’s Crossing

Crocevia della morte (1990)

Sei anni e un film dopo – Raising Arizona – i Coen tornano a ridefinire i termini di genere, presentando allo spettatore un gangster movie ma che con l’andar del tempo assume sempre di più i toni della commedia. Miller’s Crossing ricorda molto il cinema degli anni ’30 nella sua galleria di tipi differenti caratterizzata da killer e truffatori.

 

Coen

 

Il genere gangster ci viene subito definito dall’ambientazione storica, ovvero il proibizionismo, ma oltre a questo di certezze ne rimangono poche. La verosimiglianza tra i personaggi viene sostituita dal paradosso e dinamicità dei loro rapporti, a volte attutita solo dal ritratto psicologico più o meno rappresentabile nella realtà.

Difficile non ritrovare figure emblematiche del genere gangster nei personaggi proposti dai Coen, ovviamente mantenendo quella vena di ironia e sarcasmo. Una pellicola che fa metacinema, ma che distrae anche lo spettatore, trasportandolo in un vorticoso intreccio di relazioni, senza però dargli troppo tempo di scervellarsi sulla storia.

 

 

 

Barton Fink

Barton Fink – è successo a Hollywood (1991)

Pietra miliare nel panorama cinematografico dei Coen che anticipa di molti anni Ave, Cesare!, con la sua critica nei confronti del mondo hollywoodiano, e lo fa proprio con l’eccentrica e buffa figura del presuntuoso commediografo Barton Fink (John Turturro).

 

Coen

 

Barton Fink prova l’esperienza della grande macchina hollywoodiana che crea, afferma e poi distrugge i propri geni. Un film quasi autobiografico, tra le opere più amate e premiate per i bros. Il personaggio di Fink inizia a segnare quello che è il tipico “eroe” del mondo cinematografico dei Coen, ovvero il perdente fino al midollo ma che se confrontato con lo squallore della società ne risulta migliore.

In questa pellicola i Coen continuano sulla strada di Crocevia della Morte, ma osando di più con i significati simbolici e visionari, puntando il dito contro la “fabbrica dei sogni”, metafora di fatiscente successo e speranze.

 

 

 

Fargo (1996)

Massima espressione del cinema dei Coen, Fargo torna sul genere noir mescolando l’humor nero con qualche spruzzata di pulp, ridefinendo quasi il genere grottesco che, in questa pellicola, arriva al massimo del suo apice.

 

Coen

 

Anche in Fargo le tematiche di fato e casualità sono sempre dietro l’angolo, oltre al qui pro quo già visto in Blood Simple. In questa pellicola i Coen affinano la loro tecnica e nuovamente usano la sperimentazione e la mescolanza di genere come loro prediletta arma per creare da zero qualcosa di nuovo e differente. Denuncia senza mezzi termini della stupidità umana e del suo incorrere, senza preoccuparsi due volte delle conseguenze, nella violenza.

Anche in questo caso i Coen ci presentano una galleria di tipi umani quanto mai controversa e particolare. A regnare sono la mediocrità e semplicità dell’animo umano, intenso nel senso più grottesco del termine.

 

 

 

The Big Lebowski

Il Grande Lebowski (1998)

Il cinismo di Fargo trova la sua via più ironica in questa pellicola che sicuramente è tra i lavori più rappresentativi dell’opera dei fratelli Coen.

Il Grande Lebowski è tra le opere più contaminate che possiamo ricordare nell’importante filmografia dei Coen. Dal musical al thriller, passando per la parodia del genere hard boiled.

 

Coen

 

Drugo Lebowski (Jeff Bridges) è un vero e proprio antieroe (e se vogliamo anche eroe) dei tempi moderni. Il film verte, fondamentalmente, su due stili di vita totalmente diversi: il magnate Lebowski e il pigro amante di white russian Lebowski.

La paradossalità del film vuole che lo slow life del secondo, con la sua anarchia postmoderna, in una società capitalista come la nostra, si mostra essere vincente, sana e genuina rispetto agli ideali e obiettivi più immorali e perversi del primo esempio.

La struttura è una girandola caratterizzata da personaggi sopra alle righe che mettono a dura prova la serietà dello spettatore. Divertente, ironico e decadente al tempo stesso.

 

 

 

O Brother, where art thou?

O fratello, dove sei? (2000)

Torniamo nel citazionismo e nella mescolanza. Questa pellicola è una versione bella e buona, in chiave comica, dell’Odissea. I protagonisti – interpretati da John Turturro (icona del cinema dei Coen), George Clooney e Tim Blake Nelson – sono tre evasi alla ricerca di un fantomatico tesoro. La loro caratterizzazione è quasi fumettistica, e si muove su uno sfondo visionario e onirico.

 

Coen

 

Il viaggio dei tre è costellato da incontri epici e messaggi reconditi, ripercorrendo quasi fedelmente le tappe dell’Odissea. Metafore chiare e citazioni costellano la pellicola, lasciando immedesimare lo spettatore nel viaggio compiuto dai tre, il quale rappresenta tutta la disillusione entro la quale è impregnato il sogno americano.

Una pellicola dalla scrittura e regia intelligente che da una propria opinione sull’America delle depressione, sulla vita, sull’essenza dell’umanità.

 

 

No Country for old man

Non è un paese per vecchi (2007)

Ispirato al romanzo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy, Non è un Paese per vecchi è il film trionfo degli Oscar per Ethan e Joel Coen. La pellicola probabilmente più dura e cruda per i due fratelli. Un film dove regna nuovamente la violenza, rifacendosi a Fargo, ma con un’ironia molto più contenuta.

Una pellicola che non vuole concentrarsi unicamente sua una coreografia di uccisioni, un po’ come farebbe il cinema più pulp di Tarantino, ma vuole mettere l’accenno su quel briciolo di umanità che riesce ad emergere anche in un mondo dominato dal solo caos e follia.

 

Coen

 

Una decostruzione del western con un suo assembramento in chiave moderna, dai toni cupi e freddi. Un deserto fatto di silenzi agghiaccianti. Una follia squarciata da quella sottile vena di profondità e moralità che traspare dalla struttura della storia.

Una delle pellicole più sentite e profonde della filmografia dei Coen, che aiuta assolutamente a comprendere l’analisi sociale che i due fratelli tendono quasi sempre a fare all’interno delle loro pellicole, che siano ambientante nell’America degli anni ’50 o in quella degli anni ’00.

 

 

Ave, Cesare! sarà nelle sale italiane dal 10 marzo, scopri tutto sul film nel nostro hub dedicato: leganerd.com/avecesare

 

In testa all’articolo e in cover: The Seven Sins of Coen Brothers Cinema by Augie Pagan

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