SELECT

L’apocalisse Zombie tra Letteratura e Cinema

5 anni fa

12 minuti

zombies

E se il problema più grande di Elizabeth Bennet non fosse stato riuscire a non sopperire allo stereotipo imposto alla figura femminile della Londra del primo Ottocento, dove si voleva la donna moglie e madre, e non intelligente e superiore all’uomo, ma bensì addestrarsi nelle arti marziali con le sue sorelle per non divenire la cena di uno zombie durante un’apocalisse?

Oh, beh, se questo vi sembra follia, vi assicuro che dal 4 Febbraio sarà realtà. Dal romanzo di Seth Grahame-Smith, basato sul celebre classico Pride and Prejudice di Jane Austen, PPZ – Pride and Prejudice and Zombies porta l’apocalisse nella vita delle sorelle Bennet e nelle nostre sale cinematografiche, per la regia di Burr Steers con Lily James, Sam Riley, Matt Smith, Lena Headey e Charles Dance.

Probabilmente Jane Austen, nel 1813, non immaginava neanche lontanamente che la sua Elizabeth e il bel Mr.Darcy sarebbero diventati dei valorosi guerrieri votati alla liberazione dell’umanità dalla minaccia zombies; eppure, solo tre anni più tardi il primo morto vivente nella storia della letteratura gotica avrebbe fatto la sua comparsa, diventando uno dei classici per eccellenza che ancora oggi domina dal cinema alla serialità.

 

zombies

 

 

L’inizio

Era il 1816 e nel salotto di Lord Byron un gruppo di amici, composto dal poeta Shelley e sua moglie Mary, la sorellastra di Mary, nonché amante di Byron, Claire Clairmont e il giovane scrittore e medico John William Polidori, presi dal tedio per il tempo piovoso fuori i vetri di una villa a Ginevra, danno vita a due dei mostri sacri che avrebbero condizionato per sempre il romanzo gotico: Frankestein e Il Vampiro.

zombiesMary Shelley, però, diede alla luce un libro carico di scienza e di speranza nel progresso, dal quale trasudava lo scetticismo per la razza mana, incapace di amare un essere
risvegliato dalla morte.

La creatura, infatti, sebbene negli anni sia stata sconvolta sia dalla letteratura che dal cinema, non rappresentava assolutamente l’essere abominevole e feroce che siamo abituati a immaginare, ma bensì un uomo con gli stessi sentimenti, la stessa intelligenza e curiosità di qualsiasi essere umano, abbandonato il giorno stesso della sua nascita.

La figura di Frankestein è poi mutata col tempo; c’è chi ha tentato di restare più fedele al libro, come per il Mary Shelley’s Frankestein (1994) di Kenneth Branagh prodotto da Francis Ford Coppola – nonostante i disaccordi generati in seguito alla riprese – o all’interno della serie Penny Dreadful di John Logan, oppure come Mel Brooks, nel celebre Frankestein Junior (1974), e ironizzare sulla natura sia del mostro ma soprattutto della società.

Frankestein resta comunque lo zombie, inteso appunto morto vivente, più famoso all’interno della letteratura, ma non è stato nemmeno il primo.

 

Zombies

 

Nell’horror moderno la nostra concezione di zombie è ormai legata a un immaginario specifico:

Nell’horror moderno la nostra concezione di zombie è ormai legata a un immaginario specifico: ovvero un morto vivente vittima di un contagio, il cui unico bisogno è nutrirsi di carne umana. La considerevole produzione letteraria e cinematografica di ogni genere hanno fatto evolvere l’ipotesi di una possibile epidemia zombies a un punto tale che nel 2011 il Governo del Stati Uniti preparò un piano militare: il Conplan 888.

Il Conplan venne fatto passare dal pentagono come esercitazione strategico tattica, ma ipotizzava un’apocalisse zombies, attuando azioni elastiche adattabili alle diversi tipologie di zombies, dalle infezioni virali alle creazioni belliche, passando per le galline zombies (si, ho detto proprio galline).

Ma il Conplan è decisamente robetta, se lo confrontiamo con il manuale di perfetta sopravvivenza zombies adoperato dal giovane Columbus (Jesse Eisenberg) nell’ormai cult della cinematografia horror comedy, Zombieland (2009) di Ruben Fleischer. L’antifona qui è molto chiara, se si vuole sopravvivere a qualsiasi tipo di apocalisse zombies bisogna seguire delle regole, e seguirle alla lettera.

 

 

zombies

Ma perché io sono ancora vivo mentre tutti sono diventati cibo? Perché io seguo le regole…

 

Le apocalissi, l’epidemie, sono il risultato di decenni di contaminazioni tra letteratura e cinema che affollano il fantastico e sconvolgono del tutto il mito, generando un vero fenomeno sociale.

L’origine della figura dello zombie, o meglio dell’ossimoro che sta alla base delle parole non morto/morto vivente, trova la sua base negli archetipi che si sono modellati nel tempo, assimilando culture e variazioni sul tema di carattere antropologico e di tradizioni differenti.

Se scaviamo nelle leggende di altri Paesi, di altri continenti, dall’Europa all’Oriente, troviamo demoni, creature maledette o esseri umani vittime di incantesimi, spiriti tormentati che tornano dalla tomba per poter placare il loro strazio.

Condannati a vagare come dannati sulla terra, reietti di un mondo che non gli appartiene e rinnegati dall’altra parte, tormentano le anime degli esseri umani, bramandone carne e sangue, per poter sopperire al loro status di frustrazione eterna. Per quanto il mito da un continente all’altro possa cambiare, il comune denominatore è sempre lo stesso. E le leggende da tradizioni popolari migrano verso la letteratura e il cinema.

Dopo Mary Shelley dobbiamo aspettare i primi decenni del Novecento.

Dopo Mary Shelley dobbiamo aspettare i primi decenni del Novecento prima di rivedere comparire la figura del morto vivente, quasi sempre relegata alla magia nera e riti voodoo. Nel 1921 H.P. Lovecraft con il racconto L’estraneo porta alla luce una figura molto simile allo zombie, attraverso un uomo inconsapevole della sua nuova forma entro la quale si è risvegliato. Vaga senza meta, privo di memoria, muovendosi come un fantasma carico di angosce e di dubbi. Solo il confronto con lo specchio, e l’orrore provocato sul mondo dei vivi, lo metterà di fronte alla sconvolgente realtà del suo ripugnante stato da morto vivente.

Nel 1930 segue lo stesso filone Robert H. Roward all’interno di un capitolo de I Figli di Asshur, quando lo spadaccino Solomon Kane incontra delle antiche e demoniache creature non morte.

 

 

 

Il Cambiamento

Eppure, in questo contesto, sembrerebbe che lo zombie sia ancora qualcosa di molto blando, di indefinibile e molto lontano da ciò che rappresenta adesso per noi. Ma la pazienza è la virtù dei forti, e sarà un giovane regista, nel 1968, a ridefinire totalmente il mito. Chi? Ovviamente il papà di tutti i film del genere horror sugli zombies, George A. Romero con Night of the Living Dead.

 

 

zombies

I morti ti prenderanno, Barbara.

 

Fino all’arrivo di Romero, la figura dello zombie in letteratura e nel cinema, è sempre stata unita a quella del mago/sciamano e la sua resurrezione era più qualcosa di rituale o legato ad un patto stabilito prima della morte, culminante con la schiavitù di chi ha venduto l’anima. Ma da Night of the Living Dead le scene di estrema violenza sono protagoniste supreme e il cannibalismo sostituisce definitivamente la ritualità.

Qualche contaminazione la troviamo ancora con il cinema di Sam Raimi, che unisce la tipologia di zombies di Romero con i rituali; esempio storico è la trilogia, iniziata nel 1981, di Evil Dead (Evil Dead, Evil Dead II, Army of Darkness), dove il ritorno dei morti viventi e degli inquietanti spiriti maligni è legato al libro maledetto rinvenuto da Ash (Bruce Campbell) e i suoi amici, il Necronomicon.

 

zombies

 

Dopo l’arrivo di George Romero la figura dello zombie, inteso come morto vivente vagante senza meta e spinto dalla sola insaziabile fame di carne umana, non influenza solo il cinema ma anche la letteratura.

Stephen King è tra i primi a dare il suo contributo alla letteratura sugli zombies, secondo questo nuovo schema, nel 1983 con Pet Sematary aggiungendo un altro step al mito: il cimitero, luogo ormai diventato simbolo di queste creature.

La regista Mary Lambert, solo tre anni dopo, da la sua versione cinematografica di Pet Sematary, aggiungendo un seguito nel 1992.

Ma non tutti gli zombie arrivano dai cimiteri, e già verso i primi anni novanta sia il cinema che la letteratura hanno iniziato a mutare nuovamente il mito, spinti dalla domanda: cosa genere l’epidemia?

 

 

 

Epidemia e Post-Apocalisse

Lo zombie di Romero, nonostante la sua natura cannibale e mostruosa, resta un ammasso di carne piuttosto lento e per nulla sveglio. Attraverso i primi sviluppi sulle epidemie, iniziate da Romero stesso,  il concetto di zombie muta.

E il primo a sperimentare il morto vivente sveglio e veloce è nel 2003 il Premio Oscar Danny Boyle con 28 Days Later. Boyle non solo rimescola le carte in tavola del mito, ma porta al cinema una vera e propria epidemia a regola d’arte con tanto di virus, mutazioni e apocalisse, inevitabile, annessa.

 

 

zombies

 

 

Il  culmine ancestrale della paura dell’apocalisse zombie in letteratura

Il  culmine ancestrale della paura dell’apocalisse zombie in letteratura viene magistralmente raccontato nel 2006 nel libro W.W.Z. da Max Brooks. Gli zombies di Brooks sono molto diversi:  molto meno stupidi e più veloci, sono organizzati e ragionano secondo una strategia, muovendosi non solo in orde ma anche nel singolo, esattamente come gli zombies di Boyle.

Ancora una volta è la cinematografia a influenzare la letteratura, e nel 2005 anche Romero cade nella contaminazione di genere con La terra dei Morti Viventi, strutturando l’infezione zombie come un’invasione e non più soltanto un contagio.

Novità assoluta è la creazione di un leader, quanto mai più rassomigliante a un essere umano, tra gli zombies, ovvero Big Dady. Big Dady ragiona come un dominatore, e conduce l’orda di zombies verso la conquista dei luoghi abitati. Veniamo introdotti a una nuova era dello zombie, distruttore e pianificatore con non più unico obiettivo il nutrimento, ma bensì la colonizzazione del mondo intero.

 

 

zombies

 

 

zombiesIl genere post apocalittico, sebbene non proprio riguardante gli zombies, ha iniziato nel 1954 con Richard Matheson, padre di I am a Legend, dove il protagonista Robert è l’unico essere umano sopravvissuto ad una apocalisse di… vampiri! La causa è dovuta a una mutazione virale. A causa di chi? Dell’essere umano. Inizia, così, a introdursi un nuovo mito all’interno della figura degli zombies, l’infezione. Non solo gli zombies sono creati dagli sperimenti degli uomini stessi, ma diventano una minaccia inarrestabile per l’essere umano.

E su questo esempio si muove Resident Evil, celebre saga zombies videoludica e cinematografica, uscita nel 1996 tra i primi videogiochi della console Sony Playstation. Gli zombies, in questo caso, sono di pura ispirazione da Romero, ma l’Umbrella Corporetion diventa ben presto il primo esempio di laboratori di ricerca e sperimentazioni illegali di stampo militari che genera mutazioni terribili da prima sugli animali e, successivamente, sugli esseri umani, compromettendo irreversibilmente il dna di chiunque venga a contatto con il virus. Il risultato? Un’invasione zombie in piena regola senza via d’uscita.

Nel 2002 Paul W.S. Anderson firma la sceneggiatura e la regia della prima trasposizione cinematografica di Resident Evil.

Nel 2002 Paul W.S. Anderson firma la sceneggiatura e la regia della prima trasposizione cinematografica di Resident Evil, con protagonista la bella Milla Jovovich, ormai icona femminile all’interno del panorama zombie cinematografico. Anderson contribuirà alla scrittura degli altri quattro capitoli – Apocalypse, Extinction, Afterlife, Retribution – e alla regia degli ultimi due di questi. Resident Evil è sicuramente tra i maggiori titoli dove il “virus” è il nucleo centrale intorno al quale ruota la storia.

Questa tipologia, generalmente ha di sottofondo quello status di critica sociale nei confronti di un uomo perennemente in lotta e competizione con la Natura, votato in tutto e per tutto a modificarla, quasi sempre in peggio. Gli zombie sono solo una delle tante conseguenze contro cui l’arroganza dell’uomo deve far fronte.

 

 

zombies

 

 

Col passare del tempo gli zombies sono diventati sempre più un fenomeno di massa, che non ha solo coinvolto la letteratura e il cinema, oltre che i videogiochi, ma anche il fumetto e la televisione. E a unire queste due categorie è indubbiamente l’opera di Robert Kirkman The Walking Dead, dal 2010 vero cult di lunga serialità sugli zombies.

Kirkman segue l’identikit dello zombie degli ultimi anni, dalla creazione al suo comportamento, ma porta avanti uno dei temi sui quali gli ultimi lavori del mondo zombie si sono concentrati di più: il rapporto tra uomo e uomo durante un’apocalisse.

In questo scenario di mondo totalmente distrutto, l’oscura natura degli esseri umani prende forma ed esce fuori, a tal punto da mettere la figura dello zombie in secondo piano come fattor pericolo. In quella che è la lotta alla sopravvivenza e utopica illusione di ricostruire dal principio l’intero pianeta terra, la maggior parte degli esseri umani si sono trasformati in mostri ben più cruenti degli zombie.

 

zombies

 

 

Step finale, ma ancora non troppo in voga nell’abito letterario e cinematografico, è lo zombie umanizzato nella serialità. La britannica In the Flesh (2013-2014) e l’australiana Glitch (2015), portano la figura dello zombie a un livello successivo, molto meno “morto” e molto più simile all’idea di Shelley stessa. Gli zombies vengono trattati più come malati, esseri da curare, controllandone gli istinti famelici, e far reintegrare con la società. Entrambe le serie sfruttano la figura dello zombie per poter parlare, senza peli sulla lingua, dei problemi che affliggono attualmente la nostra società, cercando di far riflettere lo spettatore su chi sia il vero mostro.

Questi, ovviamente, sono solo alcuni degli esempi più significativi che hanno influenzato la nostra letteratura e cinematografia contemporanea sulla figura degli zombies. Nel bene o nel male, sono indubbiamente tutti ottime palestre su come affrontare un’eventuale epidemia. Del resto, se si prepara anche il Pentagono, occorre lucidare per bene la balestra in stile Daryl, no!?

 

zombies

 

Chissà come se la caveranno le sorelle Bennet durante questa imminente apocalisse ottocentesca. E voi? Avete già buttato giù le vostre regole e tecniche di sopravvivenza? In caso contrario, meglio ricordare le sagge parole di Columbus:

E quando toccherà a voi, ricordate: allenamento, cinture di sicurezza e visto che ci siete, una scorta della vostra merendina preferita. E ora Colombus, in diretta da Zombieland vi augura sogni d’oro.

 

 

PPZ – Orgoglio + Pregiudizio + Zombie uscirà nelle sale cinematografiche il 4 febbraio.
The Walking Dead: per Greg Nicotero i film su Rick Grimes si faranno
The Walking Dead: per Greg Nicotero i film su Rick Grimes si faranno
Spider-Man: ecco il video con il provino di J.K. Simmons come J. Jonah Jameson
Spider-Man: ecco il video con il provino di J.K. Simmons come J. Jonah Jameson
Nightmare on Elm Street: Elijah Wood vorrebbe fare un nuovo film
Nightmare on Elm Street: Elijah Wood vorrebbe fare un nuovo film
Doctor Strange 2: Bruce Campbell gioca con il rumor sulla sua apparizione
Doctor Strange 2: Bruce Campbell gioca con il rumor sulla sua apparizione
Stephen King: "Blood Feast è il peggior horror che abbia mai visto"
Stephen King: "Blood Feast è il peggior horror che abbia mai visto"
Resident Evil: Infinite Darkness, una clip dalla serie Netflix spin-off del videogioco
Resident Evil: Infinite Darkness, una clip dalla serie Netflix spin-off del videogioco
Il Sacro Male, il regista: “Un classico Disney horror sarebbe fantastico, ma non succederà mai”
Il Sacro Male, il regista: “Un classico Disney horror sarebbe fantastico, ma non succederà mai”