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XIII, l’Eroe senza Memoria e senza Paura

6 anni fa

11 minuti

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Immagina, di punto in bianco, di risvegliarti nel letto di una stanza sconosciuta senza ricordare il tuo nome né la storia della tua vita. Di non sapere assolutamente perché avresti dovuto tatuarti quello strano numero romano, XIII, sulla scapola sinistra. Immagina inoltre di provare un forte dolore alla testa dovuto a un colpo di pistola che ti ha quasi fatto saltare il cervello. Infine, pensa se pochi giorni dopo il tuo risveglio facciano irruzione nella casa delle persone che ti hanno soccorso dei killer professionisti pagati per ucciderti…

Benvenuto nella vita di XIII, il personaggio senza nome (o forse… con troppi nomi!) che da trent’anni si aggira per il mondo alla ricerca di risposte sulla sua identità e alla disperata caccia dei cospiratori che minacciano l’ordine mondiale e la sua stessa esistenza.

Un fumetto di culto che, nato nei primi anni ’80, si è imposto come la miglior serie thriller-spionistica europea e si è trasformato in un modello di business imponente, con spin-off, serie tv e videogiochi al suo attivo.

Firme eccellenti per un fumetto di culto nato nei primi anni ’80

Gli autori di questa opera tanto longeva quanto interessante sono due maestri assoluti della scuola narrativa franco-belga, ovvero Jean Van Hamme e William “Vance” Van Custen. Il primo, uno scrittore affermato e il creatore di una saga letteraria di discreto successo come quella del miliardario avventuroso Largo Winch.

Non a caso l’ispirazione che muove Van Hamme, in tempi non sospetti, arriva pari pari dall’incipit di uno dei romanzi più fortunati del gigante dei romanzi thriller Robert Ludlum: quello che in Italia conosciamo con l’evocativo titolo di Un nome senza volto, ma che è stato poi – e capirete bene perché – rieditato come The Bourne Identity, ovvero il suo titolo originale. Vi suona una campanella in testa?

Ebbene sì, nel 1984 l’autore delle sceneggiature di XIII aveva capito da subito che lo spunto dell’uomo d’azione senza memoria e senza nome, braccato da killer, polizie ed esercito, sarebbe stato una carta vincente. Non un furto ma un vero e proprio omaggio, dato che XIII, con Bourne, ha poco a cui spartire se non la condizione iniziale dell’assenza di ricordi e la presenza di riflessi agili e scattanti e costituzione di ferro.

Un tratto realistico che rende credibile il… quasi impossibile.

L’autore dei disegni William Vance, dalla sua, ha uno stile che si rifà alla tradizione della linea chiara e attraverso un tratto realistico e dettagliato riesce a rendere le vicende credibili anche durante le azioni più spericolate e i plot twist più improbabili. XIII beneficia infatti di un comparto artistico serio ma non serioso, con personaggi dalla rappresentazione mai scomposta (raramente si vedono urlare o con espressioni esagerate in volto) e una composizione della pagina dinamica e dalle inquadrature molto cinematografiche, che trasformano le vignette in veri e proprio fotogrammi di un potenziale film d’animazione.

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Per stimolare la curiosità e – forse – fare un esperimento molto interessante di collaborazione tra lettore e autore, una volta Van Hamme ha molto umilmente ammesso di aver commesso almeno tre errori lungo l’arco narrativo di XIII: ma ovviamente ha poi prontamente aggiunto di non sapere assolutamente quali siano.

Un autore che non si ritiene infallibile e dice di poter essersi sbagliato nel tratteggiare qualche snodo fondamentale dell’incasinato quadro di cospirazione va certamente ammirato… quasi quanto la sua capacità di farci dimenticare immediatamente questi dettagli, perché davvero sono poche le volte in cui ci chiediamo se lo scrittore sappia davvero dove vada a parare.

Per farla breve, la nostra sospensione dell’incredulità può anche essere messa a dura prova e mandata a farsi benedire, ma il fascino dell’intrattenimento di una storia ben raccontata a senza mai cali di tensione è incontestabile.

 

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Perché, allora, leggere un fumetto che ha trent’anni di età?

Semplice: perché non è invecchiato di una virgola quanto ad efficacia narrativa e capacità di intrattenere e affascinare il lettore. Sul serio, XIII è quanto di meglio il fumetto thriller internazionale abbia offerto ai lettori in questi lunghi anni che ci separano dagli ’80.

Una serie che è un saggio di sapiente scrittura

Non soltanto le vicende sulla ricerca del passato che fanno da cornice sono ingarbugliate ma sempre comprensibili e per nulla banali – cosa per niente scontata nel mondo della scrittura di cospirazioni e compagnia bella – ma le avventure “sul campo” del nostro protagonista sono di quelle che non vorresti mai smettere di leggere, macinando albi come fossero merendine ipercaloriche. Un saggio di calibrazione della scrittura che fa impallidire tanti “colleghi” letterari non solo a fumetti, che ogni appassionato di scrittura di genere dovrebbe studiare.

 

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Alleati fedeli, tradimenti improvvisi, trappole, servizi segreti deviati, corpi militari dalla dubbia moralità, intrighi politici e colpi di scena: in XIII Van Hamme non ci fa mancare proprio niente del repertorio spy-action tipicamente a stelle e strisce, ma declinato con sensibilità europea. Si parte fin dalle prime pagine con l’omicidio di un presidente USA con modalità identiche all’eliminazione di John Fitzgerald Kennedy per arrivare alla sua influente famiglia e ai destini della nazione in mano a colonnelli e generali più o meno fedeli alla bandiera.

L’uomo accusato di essere il killer si rivela essere soltanto una pedina in un gioco molto, molto più grande… e quell’uomo è il protagonista, vittima di amnesia ma soprattutto di una incredibile serie di identità fittizie difficili da ricostruire.

 

 

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L’azione naturalmente è anche smorzata da un piccolo ma significativo versante sentimentale che si insinua spesso e volentieri vicende.

L’azione naturalmente è anche smorzata da un piccolo ma significativo versante sentimentale che si insinua spesso e volentieri vicende: senza mai esagerare, infatti, il nostro XIII si ritrova ostacolato o aiutato da fascino di donne non soltanto belle ma anche toste e carismatiche: dall’enigmatica e sfuggente Kim Rowland alla decisa e conturbante Maggiore Jones, dalla militaresca e ironica Betty Barnowsky alla letale Irina… non crederai mica che un uomo dal fascino misterioso come il nostro protagonista, e soprattutto i suoi autori, si siano lasciati sfuggire l’occasione per inserire bellezze femminili per la gioia degli occhi del lettore?

Non c’è da stupirsi se quindi XIII, uscito per la prima volta nel 1984 in poche decine di migliaia di copie con l’ormai leggendario primo episodio “Il giorno del Sole Nero“, si sia trasformato fin dal suo secondo volume in un bestseller internazionale, che vende ancora oggi milioni di volumi dopo tanto onorato servizio.

C’è stato persino un cambio di “penna”, un vero e proprio passaggio di consegne generazionale tra Van Hamme – che iniziò a scriverlo a 45 anni – e quello che è considerato il suo erede, Yves Sente.

Bang! Dalla pagina alla TV al videogioco con i balloons

La storia di XIII è troppo ghiotta per rimanere confinata tra le pagine della sua collana: ecco dunque che, nel corso degli anni, sono nati altri prodotti che hanno beneficiato della serie creata da Van Hamme e Vance. In prima luogo lo spin-off fumettistico, come tradizione vuole affidato ad alcune delle penne migliori della scuola di fumetto franco-belga e non solo: il titolo è XIII Mistery e racconta la vicende di alcuni dei personaggi principali (e talvolta secondari) che ruotano attorno alla storyline del nostro protagonista.

Un lavoro che raggiunge il risultato di affiancare le vicende princiali, completandole e ampliandole, ma anche quello di essere opere leggibili anche come stand-alone. Non soltanto un oggetto per completisti dunque, che comunque possono leggere in parallelo la serie madre e quella figlia, ma un prodotto all’altezza della fama dell’originale.

Dallo spin-off a fumetti alle opere TV.

Il fumetto, col suo forte taglio spattacolare e le sceneggiature praticamente già pronte per lo schermo, non poteva poi non arrivare alla dimensione live-action. Sono nati però due prodotti distinti che, pur pescando a piene mani dall’opera, non seguono in tutto e per tutto il fumetto se non nei nomi e nelle caratteristiche dei personaggi. Il primo è un film tv in due parti del 2008 dal titolo XIII – The Conspiracy (da noi “XIII – Il complotto“) con Stephen Dorff (Somewhere, Blade, Immortals) nei panni del nostro XIII e Val Kilmer (Top Gun, Batman Forever) in quelli della sua nemesi, la Mangusta.

Una produzione che, per via della durata e della progettazione, non rispecchia che in minima parte la sua controparte fumettosa ma che si mantiene sui livelli di un onesto prodotto con un buono spunto iniziale e progressione thriller.

 

 

Nel 2011 è arrivata invece la serie tv in due stagioni da 13 episodi.

Nel 2011 è arrivata invece la serie tv in due stagioni da 13 episodi, che ha raccolto parte del cast originale del film-tv ma dove XIII è incarnato dall’attore Stuart Townsend (La Regina dei Dannati, La Lega degli Uomini Straordinari).

Gradita aggiunta al cast la bella Virginie Ledoyen… ed è più o meno tutto. Non che sia una pessima serie, anzi, la prima stagione si lascia vedere molto volentieri pur ingarbugliando abbastanza le trame, mentre si registra decisamente un calo di ispirazione durante la seconda stagione, con delle trovate che fanno decisamente rimpiangere la lettura dell’opera di carta. E per fortuna il fumetto è sempre a nostra disposizione per annegare i dispiaceri, con una qualità praticamente immutata per trent’anni!

 

 

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Un videogioco che ha lasciato il segno (in cell-shading)

xbox_393La trasposizione più efficace e divertente di XIII rimane comunque quella in ambito videoludico: il videogioco omonimo del 2003, ad opera di Ubisoft, rimane un perfetto esempio di traduzione di un fumetto in sparatutto in soggettiva, con una perfetta calibrazione delle trama e un sistema di gioco avvincente.

Uno dei primi giochi per PC a fare uso massiccio e stilisticamente giustificato del cell-shading, la tecnica cartoonesca che si era vista solo, se ben ricordo, in Dragon’s Lair 3D. Su console è uscito più o meno in tutti i formati esistenti all’epoca.

Ancora oggi conservo un ottimo ricordo di quel gioco, avvincente a livello di trama e gameplay e fedele alla prima parte della saga fumettistica, pur con qualche libertà che non guasta, senza parlare degli effetti sonori a vista (in stile serie tv Batman del ’66!) e i dialoghi nei balloon, che creavano un’atmosfera davvero curiosa e fumettosa… anche troppo, considerato il carattere “serio” dell’opera originale. Comunque, un oggettino videoludico interessante e ancora oggi, scommetto, divertente da giocare: se vi va, probabilmente non ne rimarrete delusi.

 

 

 

Dopo 007 ma prima di Bourne, il paradigma dell’Homo Novus d’azione

In conclusione non si può che sottolineare come la creazione di Van Hamme e Vance sia stata a suo modo premonitrice di quella che sarebbe divenuta la svolta dell’agente segreto moderno, come lo conosciamo adesso.

Se 007 proprio negli anni ’80 conobbe una crisi di identità ben percepibile nei film con Timothy Dalton – troppo violenti e action rispetto al canone dello stiloso british con licenza di uccidere – fino a diventare quasi un cartoon fantascientifico con la run di Pierce Brosnan, nel 2002 è stato proprio Jason Bourne, che con XIII condivide il background, a ridefinire l’appeal di questo tipo di personaggio.

Un agente segreto tormentato e solo contro il mondo.

Niente più strutture governative alle spalle a fare da mamma chioccia, nessun aiutante macchiettistico e creatore di gadget improbabili per risolvere situazioni senza via d’uscita. Nessun cattivo con risata diabolica e arzigogolati piani per conquistare il mondo e basta donne-oggetto.

Ecco che arriva una ventata di realismo – seppur con le dovute concessioni allo spettacolo – e i nemici si fanno oscuri e ambigui, il protagonista si ritrova solo contro tutti e il suo fascino non sempre è l’unico mezzo per arrivare a fare delle donne uno strumento utile alla propria causa… anzi!

9k=Da lì, appunto, ecco l’apprezzato Jason Bourne e la rinascita di uno 007 meno legato al suo MI-6 e più fragile, incazzato, mosso da ragioni personali e devastato nell’animo… ovviamente da una donna. L’introspezione e la ricerca di se stessi sono state chiavi di lettura e grimaldello col quale si è scardinata la pura impostazione action che ormai risentiva de peso degli anni.

Un personaggio uomo d’azione, sì, ma tormentato nell’animo e nei ricordi, capace di sopravvivere in ogni situazione ma spesso in difficoltà e sopraffatto dai nemici. Proprio per questo non si può che riconoscere nell’opera dei due artisti franco-belgi una fonte di ispirazione che certo non può essere sfuggita a chi ha preso poi in mano penna o computer per scrivere più di una sceneggiatura cinematografica o televisiva.

Lunga vita a XIII e mille di queste amnesie!

 

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