È un freddo pomeriggio del 14 marzo 1997: cinque elicotteri pesanti CH-53G, scortati da alcuni Blackhawk penetrano lo spazio aereo albanese con a bordo squadre militari dell’esercito tedesco, unità di pronto intervento medico e personale di supporto. L’operazione Libelle è appena iniziata.

Gli elicotteri, nonostante fatti oggetto di alcuni colpi d’arma di piccolo calibro, raggiungono un aeroporto dismesso vicino alla capitale, i soldati tedeschi mettono in sicurezza il perimetro mentre inizia l’evacuazione di diversi civili.

I soldati tengono l’area respingendo alcune bande armate che cercano di raggiungere i civili, infine, appena mezz’ora dopo l’atterraggio, gli elicotteri lasciano l’area concludendo la missione.

Nella stessa settimana i marine del 26° MEU, di base sulla USS Nassau lanciano l’operazione Silver Wake.

Per 13 giorni i corpi aviotrasportati raggiungono diversi punti dell’Albania scontrandosi con gruppi armati e evacuando circa 900 civili. Sempre negli stessi giorni sia l’Italia che la Francia lanciarono operazioni simili per evacuare i propri concittadini sul suolo albanese.

 

Operation_Libelle_Evakuation

 

L’Albania era nel bel mezzo di una guerra civile.

Il governo albanese in carica non era più in grado di garantirne la sicurezza, un modo gentile per dire che il paese era nel bel mezzo di una guerra civile.

Guerre civili ne scoppiano in continuazione in paesi sfigati e, di solito, non è che siano cose così interessanti, quindi perché parlare di questa in particolare?

Perché ciò che per la storia è stata una piccola guerra di provincia, per l’economia è considerata il più grande case study sui danni del marketing piramidale o, come piace chiamarlo a noi economisti “truffe a schema di Ponzi”.

E in questa novella puntata de ma a parte scrivere sui blog studiare sta roba serve a qualcosa? il quarto d’ora di economia di dubbia utilità parleremo della più devastante truffa a schema di Ponzi della storia.

 

 

 

La Truffa a Schema di Ponzi

Italians do it better, anche nell’economia.

 

Ponzi partendo da appena 2 dollari riuscì a raccattarne 15 milioni.

Sebbene lo schema di Ponzi sia antico quanto il mondo divenne famoso grazie a un italiano, tale Charles Ponzi il quale, nei ruggenti anni ’20 truffò circa 40.000 persone e, narra la leggenda, partendo da appena 2 dollari riuscì a raccattarne 15 milioni.

Nonostante le legislazioni nazionali dei paesi moderni abbiano regole molto ferree per impedire tali truffe, queste continuano a moltiplicarsi, un po’ perché la legislazione è fumosa e i confini con altre pratiche come il multilevel marketing e il network marketing possono essere labili, ma, soprattutto, perché sfruttano una risorsa praticamente infinita: l’avidità.

Lo schema generale delle truffe è il seguente: l’ideatore promette un ritorno sul capitale investito a un tasso estremamente vantaggioso, a patto che, oltre che a sottoscrivere presso la sua “azienda” si sia anche disposti a cercare attivamente altri investitori.

L’ideatore quindi paga gli interessi sulle somme investite prendendo i soldi da coloro che man mano si iscrivono.

Ossia con le quote di “secondo livello” paga gli interessi agli investitori di primo livello, con quelle di “terzo livello” paga gli investitori di secondo livello e così via.

Inoltre spinge gli investitori a reinvestire i “guadagni” nella stessa compagnia.

Va da sé che questo sistema è insostenibile, o meglio, è sostenibile finché nuove persone si uniscono alla truffa, a un certo punto la piramide collassa lasciando tutti senza soldi tranne l’ideatore che, si presume, sia ormai lontano con il maltolto.

 

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Lo schema di Ponzi è tanto semplice che è facile replicarlo ammantandolo con altre pratiche (a volte si tratta di creare una rete di vendita, a volte di una rete di investimenti, a volte di investimenti offshore o gestione dei futures e così via) anche molto complesse, sulla carta.

Nel 2009 Bernard Madoff mise su una truffa a schema di Ponzi  (valutata tra i 50 e i 65 miliardi di dollari) che coinvolse pure alcune banche e istituti finanziari (qui c’è un elenco di truffe simili lungo la storia).

Truffe simili ci saranno sempre (almeno finché la gente non imparerà i rudimenti dell’economia) ma di solito si limitano a lasciare un po’ di persone sul lastrico.

Nel 1997 invece lasciarono un’economia distrutta, uno stato devastato e alcune migliaia di persone sul lastricato, delle strade, morte.

 

 

 

Un’Economia Fragile

L’economia è una dolce ragazza con le codine, ai grillini detrattori ignoranti piace immaginarla come una cazzutissima macchina da guerra ma nella realtà è spesso una ragazzina molto fragile.

Di sicuro lo era negli anni ’90 in Albania.

L’Albania era passata da un regime comunista a uno di libero mercato nel 1991. Nonostante questa transizione fosse stata relativamente indolore restava comunque un paese estremamente povero, la popolazione era priva di competenze economiche di base e il settore finanziario praticamente inesistente.

Tre banche detenevano il 90% dei depositi ed erano gravate da parecchi crediti inesigibili che avevano portato a una situazione di credit crunch.

Il settore privato, affamato di liquidità, rivolse quindi le sue attenzioni altrove e crebbe un vasto mercato “finanziario” parallelo basato su conoscenze o legami familiari.

 

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In questa situazione l’apparire di compagnie che raccoglievano denaro e garantivano alti tassi di interesse con l’obiettivo di investirli poi nel sistema privato venne vista in maniera molto positiva.

Inoltre la legislazione nel campo era ancora molto primitiva e lo stesso governo (o meglio, diversi membri del governo) appoggiavano attivamente questi gruppi dandogli un’aria di serietà.

Lo stile di vita ostentatamente ricco dei primi investitori (e dei fondatori) spinsero le persone a investire i loro averi e a far crescere esponenzialmente le piramidi.

Diverse di queste compagnie erano puramente piramidali, ossia non investivano in nulla e non avevano asset.

Altre (VEFA, Gjallica e Kamberi) avevano alcuni investimenti ma erano soprattutto molto attive in campi illegali quali il contrabbando con la vicina Yugoslavia (che in quel periodo era sotto sanzioni UN), ma in generale nel 1996 si trasformarono tutte in società piramidali principalmente a causa della fine delle sanzioni verso la Yugoslavia che resero il contrabbando ben poco remunerativo.

 

 

 

Il Sogno di Carta

Nel 1996 i tassi di interesse schizzarono al 6% mensile il che significa quasi il 100% annuo per poi crescere all’8% (quindi più del 100% su base annua).

Attirati da un tale El Dorado gli investitori crebbero, le compagnie si allargarono e ne nacquero di nuove.

Sempre nel 1996, sull’onda dell’euforia apparvero tre nuove compagnie:  Xhafferi, Populli e Sude che per attirare investimenti promisero ritorni tra il 12 e il 19% mensile.

La situazione diventò rapidamente assurda.

Per reggere alla concorrenza di tali tassi di interesse le altre compagnie si diedero a promesse incredibili (aka non credibili).

A luglio Kamberi alzò l’interesse mensile al 10% a settembre Populli rispose con un 30% a novembre Xhafferi offriva di triplicare la somma investita ogni 3 mesi.

La popolazione albanese iniziò a vendere le proprie case per investire a tassi così vantaggiosi,

Assolutamente incapaci di capire l’assurdità dei tassi loro offerti la popolazione albanese iniziò a vendere le proprie case per investire a tassi così vantaggiosi, i contadini a liberarsi del proprio bestiame per avere denaro da investire.

Tirana sembrava un immenso macello dacché chiunque possedesse qualche animale lo portava a macellare in città per incassare e investire.

Circa due milioni di persone investirono negli schemi piramidali (su una popolazione di 3,5 milioni di persone) e il giro di investimenti raggiunse un valore pari alla metà del PIL albanese.

Nonostante gli avvertimenti dell’FMI e della World Bank il governo non avvisò la popolazione fino a ottobre e anche quando lo fece mantenne comunque un atteggiamento poco chiaro e ambivalente in merito, lo stesso presidente appoggiò le compagnie incriminate, la stampa nazionale si scagliò contro l’FMI colpevole di voler “distruggere le imprese di successo albanesi”.

 

 

Piramidat

 

 

Il Risveglio

Ma gli organi di controllo internazionale non mollarono la presa e continuarono far pressione finché, a novembre, il governo cedette e creò una commissione per investigare sulle aziende coinvolte.

Era però troppo tardi, prima che la commissione potesse riunirsi, il 19 novembre Sude fece default. Il fallimento della Sude fu uno shock per la popolazione.

Nel disperato tentativo di arginare la caduta VEFA, Kamberi, Silva e Cenaj tagliarono gli interessi al 5% mensile per tranquillizzare gli investitori, ma fù tutto inutile. Nel gennaio del 1997 Gjallica fece default.

La banca nazionale albanese si mosse rapidamente bloccando i depositi di Xhafferi e Populli (che ammontavano al 10% del Pil albanese) prima del loro default e mettendo una stretta rigidissima sul ritiro di denaro dai conti correnti.

Nello stesso momento il governo passò una legge che impediva ogni compensazione sul denaro perduto (una scelta molto dura ma che permise all’economia, negli anni successivi, di riprendersi più agevolmente).

A febbraio passò una legge che rese illegali gli schemi piramidali.

A marzo la situazione era ormai fuori controllo.

I default a catena delle società piramidali avevano distrutto 1,2 miliardi di dollari.
Albania 1997

La gente, privata da un giorno all’altro di tutto ciò che possedeva, scese per le strade e diede il via a una rivolta che si trasformò rapidamente in guerra civile.

I rivoltosi attaccarono i depositi di armi e si scontrarono con l’esercito e la polizia gettando l’Albania nel caos più totale.

Le industrie cessarono la produzione, il commercio si fermò, mentre nelle strade si combatteva una guerriglia senza quartiere.

 

 

Conclusione

Il governo indisse nuove elezioni a luglio. Il nuovo governo diede poteri straordinari agli emissari dell’FMI e della World Bank e con il loro aiuto spazzò via le ultime società piramidali.

Per il marzo dell’anno dopo, nonostante minacce e violenze, i capi delle compagnie che non erano riusciti a scappare erano tutti in carcere.

Ma la situazione sul terreno fu decisamente più tragica.
Al contrario dell’economia, la realtà è una ragazza molto meno paziente, ed è armata: se non la convinci della bontà delle tue scelte, ti spara.

Pochi giorni dopo le operazioni di evacuazione la NATO lanciò l’operazione Alba. Sotto il comando del terzo corpo d’armata italiano, 7000 soldati varcarono i confini albanesi affiancando l’esercito regolare e le forze di polizia aiutandole a riportare la pace.

Sul terreno rimasero circa 2000 morti e altre 3-5000 persone furono ferite, l’intero paese ne uscì devastato.

Qualcosa da tenere a mente la prossima volta che vi offriranno incredibili opportunità di guadagno a patto di far conoscere l’azienda ad altre persone che conoscete.